Giappone, Germania e Italia: una Parabola comune

di Luciano Fuschini
Da tre quarti di secolo una traiettoria comune segna il percorso di tre grandi nazioni, Giappone, Germania e Italia. Si tratta di un parallelismo tanto sorprendente che meriterebbe maggiore attenzione. Sono, infatti, le potenze dell’Asse, sconfitte nella guerra mondiale.
Uscirono distrutte dal conflitto. Città sventrate dai bombardamenti a tappeto, anche con ordigni al fosforo su Germania e Giappone e con bombe atomiche sul Giappone. Ponti, strade, infrastrutture demoliti. Potenziale industriale quasi azzerato.
Ebbene, proprio quei tre Paesi nei decenni successivi furono i protagonisti di uno spettacolare “miracolo economico”, che li pose fra le maggiori potenze economiche del mondo.
In quelli che ora sono chiamati “i Trenta gloriosi”, i decenni della prosperità e dello sviluppo impetuoso, tutto il mondo che convenzionalmente chiamiamo “occidentale” fece registrare una grande crescita, ma il vero e proprio “miracolo” fu quello di Giappone, Germania e Italia…

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Marc Friedrich: “Prima o poi l’Italia abbandonerà l’Eurozona”

di Marina Tantushyan
Dopo mesi di minacce e intensi negoziati l’Italia ha miracolosamente trovato l’intesa con Bruxelles: la procedura per debito eccessivo non verrà avviata.
Secondo la versione ufficiale, il governo italiano ha dimostrato di poter ridurre il debito e rientrare nei parametri europei in maniera concreta e rapida, rispettando i vincoli del Patto di Stabilità per il 2020.
Come ha fatto l’Italia a convincere l’Europa? In che modo il governo intende muoversi per aumentare il potenziale dell’Italia di crescita? Cosa succede adesso? La partita negoziale con l’Ue, è definitivamente chiusa oppure si tratta della quiete prima della tempesta? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto il noto economista e analista tedesco Marc Friedrich.
Dott. Friedrich, a Suo avviso, come il governo italiano è riuscito a convincere l’Europa ed evitare la procedura di infrazione? Perché l’Ue ha deciso di fare retromarcia?

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Cambiare vita… stare in Italia!

di Giusy Vesperini
Quante volte sento da amici e parenti la frase “ah se potessi prenderei una valigia e lascerei l’Italia!”. Penso sia capitato anche a voi. E io stessa l’ho pensato e detto più volte.  E’ diventato ormai un leitmotiv: l’Italia è un paese che non offre nulla, un paese da abbandonare perché qui le tasse sono troppe e il lavoro non si trova.
Quindi, la cosa migliore da fare sembra mollare tutto e ricominciare da zero da qualunque altra parte purché lontano da dove si è ora. La realtà però è ben diversa e chi ha fatto questo passo lo sa bene. La tanto agognata oasi di pace si rivela spesso ancora peggio del deserto. Ripartire da zero in un paese straniero, significa affrontare una lingua sconosciuta, che sì possiamo imparare, ma non saremo mai in grado di padroneggiare come chi la conosce dalla nascita. Significa avere a che fare con la solitudine, perché occorre ricostruire da capo le amicizie. Significa affrontare i pregiudizi di chi abita quel paese e vede in noi comunque sempre uno straniero…

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Gli Italiani non esistono, sono un mix genetico… tranne i Sardi

di Luigi Ripamonti
La nostra penisola, dal punto di vista genetico, è divisa da una linea che separa più l’Est dall’Ovest che il Nord dal Sud. L’unica che fa storia a sé è la Sardegna.
La distribuzione genetica in Italia per linea paterna
Gli Italiani? Non esistono. “Si tratta solo di un’aggregazione di tipo geografico. Abbiamo identità genetiche differenti, legate a storie e provenienze diverse e non solo a quelle” spiega Davide Pettener, antropologo del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Bologna, che ha creato una banca di campioni di Dna per tracciare la storia genetica degli Italiani, insieme a Donata Luiselli del Dipartimento di Beni Culturali di Ravenna e collaboratori. Lo studio rientra in un progetto mondiale finanziato dalla National Geographic Society

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Perchè Macron si deve “impossessare” di Leonardo? Perchè non ha nient’altro…

di Guido da Landriano
4 maggio: l’Acte 25, cioè la venticinquesima settimana di protesta in Francia, è attesa in tono minore dato che il grosso, per questa settimana, si è avuto con il primo maggio.
Nel mondo moderno, dove le notizie scompaiono in 24 ore, 25 settimane di proteste, di prime pagine dei giornali, hanno la sua ricaduta ed in questo ha avuto la sua parte una gestione dell’ordine pubblico francamente demenziale. Nel video qui sotto, la Polizia getta sampietrini e prende a sberle la gente…
Il tutto in un allegro clima di totale impunità, perchè nessuno può toccare l’unico potere, quello repressivo. Il tutto infarcito da fake news, come quella di un’incursione dei Gilet Gialli all’interno di un ospedale denunciata dal ministro degli interni  Castaner, rivelatasi poi completamente falsa o quasi, con retromarcia ministeriale.
Macron è solo: alla fine il suo gabinetto si è rivelato insufficiente. Il fatto di aver voluto fondare un proprio partito, fatto di neofiti e di transfughi, da un lato gli ha fornito una struttura politica malleabile e composta di “yesman”, ma dall’altro lo ha isolato personalmente nel quadro politico. Avere la metà del parlamento composto da “sagome di cartone” non significa avere l’appoggio del paese, se no anche Caligola avrebbe potuto svuotare la stalla ed occupare il Senato di Roma. Macron è apatico e dividente, incapace di creare consenso, ed ora sempre più solo…

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30 anni di Maastricht hanno distrutto l’Italia…

di Thomas Fazi
La Recessione italiana può considerarsi una conseguenza del nuovo regime economico post-Maastricht, adottato dall’Italia a partire dai primi anni Novanta.
In un paper appena pubblicato, il noto economista olandese Servaas Storm, tutt’altro che radicale, si occupa delle cause della “lunga crisi” italiana. La sua conclusione è lapidaria: “Nello studio, dimostro empiricamente come la recessione italiana debba considerarsi una conseguenza del nuovo regime economico post-Maastricht, adottato dall’Italia a partire dai primi anni Novanta”.
Storm nota come fino ai primi anni Novanta l’Italia abbia goduto di trent’anni di robusta crescita economica, durante i quali è riuscita a raggiungere il Pil pro capite delle altre nazioni principali della futura zona euro (soprattutto Francia e Germania).
Da allora, però, “è iniziato un costante declino che ha letteralmente cancellato trent’anni di convergenza”

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Monti e l’arrivo dell’ “Effetto Tsipras”

di Alessandro Visalli
Sul “Corriere della Sera” Federico Fubini ha pubblicato una intervista al senatore a vita ed ex premier Mario Monti, nel quale quest’ultimo ha prodotto una serie notevolissima di affermazioni e minacce.
Inizia chiamando “realtà oggettiva” la “realtà internazionale”, con i suoi rapporti di forza e la divisione del lavoro che comporta [1], e quindi “apparenza fittizia” la condizione materiale nella quale vive la maggioranza del paese, con la quale questo governo, nel bene come nel male, ed in entrambe le sue componenti, è in contatto come non accadeva da decenni; più precisamente, ha paragonato lo stato delle forze politiche che dall’opposizione sono giunte nelle stanze dei bottoni (o, meglio, come vedremo, nella sua anticamera), a “l’equivalente politico di una bolla speculativa”.
Leggiamo:…

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Parigi non abbassa i toni: “Contro lebbra nazionalista comportarsi bene con i partner”.

Il portavoce del Governo francese attacca Roma dopo il ritiro dell’ambasciatore. Toninelli: “Francesi popolo amico, ma chiedano scusa per la Libia”.
“Se si vuol fare indietreggiare la lebbra nazionalista, se si vuole fare indietreggiare i populisti, se si vuol fare indietreggiare la sfida all’Europa, il modo migliore è di comportarsi bene con i propri partner”. È quanto ha detto il portavoce del governo francese, Benjamin Griveaux, intervistato da Europe 1, sulla crisi diplomatica tra Roma e Parigi. “Le battute di Luigi Di maio e Matteo Salvini sulla Francia, non hanno evitato all’Italia di entrare in recessione”, ha aggiunto il portavoce del governo francese.
Griveaux ha voluto chiarire, che la miccia dell’escalation tra i due paesi, è stata scatenata dall’arrivo del vice premier dei Cinque Stelle in Francia, per incontrare i ‘gilet gialli’. “Cortesia istituzionale vuole che si avverta il governo locale, quando si va in un paese vicino”, ha detto…

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Alla ricerca di un immaginario positivo in un’Italia depressa

La storia ci insegna che il nostro Paese è sopravvissuto riadattando di epoca in epoca la propria estetica immaginativa. È giunto il momento per un immaginario collettivo positivo, che non irrigidisca paure, arroccamenti, chiusure.
Un Paese chiuso e rancoroso: è questa l’immagine dell’Italia che viene fuori dalle ricerche di Censis e Conad. Il risentimento, l’invidia nei confronti dell’altro si espande tra i social network e nei diversi anfratti della vita quotidiana. L’altro, spesso lo straniero, diventa oggetto di odio ingiustificato: ci si sfoga prendendosela con chi è più in basso di noi nella scala sociale.
E ciò accade perché il problema principale del nostro Paese è l’ascensore sociale bloccato. Se nasci povero muori povero. La percezione dei cittadini è che l’aiuto politico, la conoscenza, provenire da una famiglia ricca, aiuti molto di più nella vita che rimboccarsi le maniche e studiare. Dallo stereotipo, alla realtà…

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La Turchia si è presa la Pernigotti grazie all’aiuto dell’Unione Europea

di Mauro Indelicato
Non è soltanto una questione di affezione al marchio, così come di empatia verso le 120 famiglie a cui a breve rischia di mancare la propria fonte di reddito. La paventata chiusura della fabbrica della Pernigotti è un affare che evidenzia la penalizzazione dell’Italia.
Roma non sta soltanto, come oramai da 25 anni a questa parte, svendendo tutti i propri gioielli imprenditoriali, grandi o piccoli, il caso della Pernigotti dimostra la costante penalizzazione del nostro paese e dei nostri prodotti operata dall’Unione Europea.
Da dove nasce il caso Pernigotti
Lo stabilimento dei gianduiotti e dei cioccolatini di Novi Ligure, è un pezzo di storia del Piemonte ed uno dei tanti casi di successo della piccola e media impresa italiana. Paolo Pernigotti, figlio del…

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Folkerts Landau: “L’Italia, è il paese più virtuoso in Europa”!

di Fabio Lugano
“L’Italia, è il paese più virtuoso in Europa”, almeno secondo l’economista Folkerts Landau, capo della Deutsche Bank a Londra.
Folkerts Landau, economista e capo della Deutsche Bank a Londra, interviene spesso, come commentatore della situazione economica e dei mercati, su Bloomberg TV. Il 18 ottobre scorso, nel suo intervento ha parlato anche dell’Italia, sempre sul medesimo canale.
Nel video sotto potere ascoltare direttamente il suo intervento in inglese, questa è la traduzione: “L’Italia ha un surplus, se non per il pagamento degli interessi. La cosa più straordinaria è che lo sforzo fiscale dell’Italia è oltre ciò che chiunque altro ha fatto in Europa, ed ha accumulato surplus primari per il 13% del PIL, mentre la Germania solo il 5%

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Antonio Socci: “Niente Mondiali di calcio? Grazie al governo ritroviamo il Patriottismo”

di Antonio Socci
Che l’Italia si trovi ad essere fuori dai Mondiali di calcio – che ci hanno sempre visto protagonisti e molte volte vincitori – provoca un senso di frustrazione e umiliazione. Questa esclusione arriva come suggello finale di un periodo in cui l’Italia, umiliata sotto tanti aspetti, ha perso anche colossali quote della propria sovranità.
Il calcio è stato l’unico modo in cui gli italiani per anni hanno potuto esprimere il loro patriottismo e il loro orgoglio nazionale. I Mondiali ci hanno permesso di sventolare il tricolore nelle strade (riconoscendoci tutti in esso) cosa che – in tutti gli altri giorni dell’anno – esponeva al sospetto, se non all’accusa, di fascismo. La stessa parola Patria è bandita da tempo.

Per una strana coincidenza – che ancora una…

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Le emergenze immaginarie sono sorelle delle fake news

di Piero Sansonetti
L’Italia ora è di fronte ai suoi problemi strutturali. Fondati sulla realtà, non sulla percezione costruita dai mass media.
L’Eurispes certifica un dato del quale questo giornale ha parlato già in altre occasioni: non è vero che l’Italia è il paese più corrotto d’Europa. Del resto esistono varie ricerche le quali dimostrano che il coefficiente della corruzione, in Italia, è perfettamente in media con il coefficiente europeo, anzi è lievemente inferiore. L’Eurispes ci racconta come esista un baratro che divide la corruzione reale dalla corruzione percepita. L’Italia è il paese dell’Occidente dove la percezione della corruzione è la più alta. Non è però un paese particolarmente corrotto.
Qual è il motivo di questo gap tra realtà e percezione?…

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Fuori dall’Italia ci sono finito per caso ed è stato come scoprire il mondo reale

di Italians Abroad
Inizio questo blog parlando un po’ di me. Mi sono trasferito all’estero dieci anni fa, prima ad Abu Dhabi, poi (a partire dal 2015) in estremo Oriente, base a Singapore. Fuori dall’Italia ci sono finito un po’ per caso, a 35 anni e dopo una carriera militare quasi ventennale.
Non che fossi proprio vecchio, però a quell’età credevo di aver visto della vita già quasi tutto: per lavoro l’Italia l’avevo girata in lungo e largo e di Roma, soprattutto, conoscevo ormai bene i “palazzi”, le loro dinamiche di potere e i tipi umani che li popolano, quel Generone – per dirla alla Dagospia – che divide fra indignazione, invidia e timore reverenziale…

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Il “Bel Paese” che non c’è più!

di Emanuel Pietrobon
Cosa resta del popolo di eroi, santi, navigatori e scienziati, a 157 anni di distanza dall’unificazione?
L’Italia è il paese dai mille soprannomi, amata dal cinema, odiata da molti, famosa per la cultura culinaria ricca e diversificata, celebre per l’incapacità dei suoi abitanti di curarla e rispettarne a dovere il patrimonio naturale, storico, culturale ed artistico.
Crisi del debito, progressivo smantellamento dello stato sociale, corruzione endemica, nepotismo, clientelismo, appiattimento della politica economica e sociale all’agenda comunitaria e una generale miopia da parte dei politici alla guida del paese, dalla fine della Prima Repubblica, hanno demolito nel giro di un ventennio il mito dell’Italia. L’Italia… ovvero la sesta potenza economica mondiale, nazione sovrana e premurosa genitrice di un’industria invidiata dal monto intero per la qualità – made in Italy – dei suoi prodotti…

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Grecia: all’asta sul web tutto ciò che si può vendere… anche le case private

di Maurizio Pagliassotti 
La Grecia di Tsipras affronta l’ultima parte della svendita totale del suo patrimonio e della sua civiltà. Sul mercato finisce la stessa democrazia.
Grecia di Alexis Tsipras è entrata nella «fase laboratorio»: vedere cosa succede ad un paese lasciato nelle mani dei creditori. Disse Milton Friedman: «Lo shock serve a far diventare politicamente inevitabile quello che socialmente è inaccettabile»: lo shock della Grecia risale all’estate del 2015 quando con la giacca gettata sul tavolo al grido di «prendetevi anche questa» il primo ministro Alexis Tsipras firmò la resa senza condizioni della sua nazione sconfitta.
Umiliato di fronte al proprio paese e al mondo da Angela Merkel, volutamente. Sul tavolo, quella notte, non finì solo la Grecia, ma la stessa democrazia, che l’occidente ha vissuto in quelli che il grande storico Hobsbawm ha definito «i gloriosi trent’anni». Il voto greco, consapevole, che rifiutava il commissariamento della Trojka ad ogni costo, veniva tradito in cambio di un piano “lacrime e sangue”, ancor più punitivo, perché doveva sanzionare l’ardire di un popolo intero che osava ribellarsi alla volontà suprema dell’Europa finanziaria. Che solo in quel caso e per pochi giorni gettò la maschera della finta solidarietà, dei traditi valori di Ventotene, e si manifestò nella pura essenza del terrorismo finanziario…

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Lo Stato privato

La crisi economica scoppiata nel biennio 2006-2008 ha messo in luce le debolezze del Sistema-Italia e la capacità delle Istituzioni di far fronte all’indebolimento economico della classe media, ormai pressoché scomparsa. La crisi ha rappresentato la batosta finale, ma i presupposti c’erano ed erano sotto gli occhi di tutti: le privatizzazioni.
Quando uno Stato detiene il controllo dei servizi fondamentali e attua politiche tese a calmierare i prezzi dei servizi offerti, anche le peggiori crisi economiche possono essere superate, perché i cittadini possono comunque sempre contare su uno Stato Sociale che li tutela nei bisogni primari e nei servizi essenziali quali acqua, sanità, trasporti, energia, gas, ecc.
L’Italia, invece, ha scelto la strada dello smantellamento dello Stato Sociale e della privatizzazione di tutto, anche di ciò che compete ad uno Stato, come la Sanità e la Giustizia. Ma perché oggi ci troviamo a pagare (salato) qualsiasi servizio pubblico e a vederci negato persino l’accesso alla Giustizia e ai servizi minimi essenziali? Facciamo un salto indietro…

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Di fronte alle ingiustizie gli italiani dimostrano di non essere un popolo unito: subiscono e si sottomettono

di Magdi Cristiano Allam
Come mai gli italiani non si ribellano alle ingiustizie come fanno altri popoli? È una domanda che molti di noi si pongono.
Se gli stranieri sui mezzi di trasporto pubblici si rifiutano di pagare il biglietto e peggio ancora aggrediscono fisicamente il controllore, tutti noi denunciamo totalmente indignati, ma poi concretamente li si lascia fare e alla fine siamo solo noi italiani ad essere tenuti a pagare il biglietto.

Se nelle nostre città talune vie, parchi, piazze o quartieri diventano pericolosi per la presenza di delinquenti comuni, spacciatori di droga, sfaccendati che molestano donne e bambini aspirando a violentarli sessualmente, noi denunciamo massimamente preoccupati, ma poi concretamente finiamo per non frequentare più quegli spazi pubblici…

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Spagna e Italia sotto attacco

di Cinzia Palmacci
Spagna e Italia sono finite nel mirino dell’agenda mondialista? La prima attraverso gli ultimi rigurgiti indipendentisti, l’Italia invece deve fronteggiare i pericoli che puntano diritti all’indebolimento dell’identità nazionale.
Se osserviamo quello che sta accadendo in questi ultimi periodi, pare proprio che sia l’Italia che la Spagna siano finite nel mirino dell’agenda mondialista. La Spagna, attraverso gli ultimi rigurgiti indipendentisti della Catalogna, che mirano a minare il governo nazionale di destra capeggiato da Mariano Rajoy, mentre l’Italia, almeno da quando ha una maggioranza di sinistra al potere, si è trovata più volte a dover fronteggiare pericoli che puntano diritti all’indebolimento dell’identità nazionale e allo svilimento delle sue potenzialità sotto tutti gli aspetti, primariamente quello economico e finanziario…

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L’Italia è il Cuore di Madre Terra

L'Italia è il Cuore di Madre Terra

di Valeria Gentili
Il luogo dell’Amore, dell’Arte, della Bellezza, del Gusto, dei Sapori migliori, della Natura, del Mare, delle Montagne, delle Colline; delle Donne più belle del Mondo, degli Uomini più geniali e solidali, dei Bambini amatissimi, delle Mamme che sono cantate nella più belle Musiche e Poesie; delle Famiglie più unite, del Sangue più caldo, della Passione per la vita più espressa, dell’Emozione e dei Sentimenti più netti e forti…
L’ITALIA deve morire per chi non ha l’Anima. Da fastidio, interferisce, interrompe, innalza e sublima, mentre si vorrebbe addensare; profuma troppo, ama troppo, piange e ride troppo, è troppo UMANA… E allora la si INONDA di sangue diverso, più grezzo, più atavico, meno sottile, più materialista… estraneo al DNA che ha navigato milioni di anni e ha creato Cultura e Sapere, Genio e Innovazione, Filosofia e Politica, Pittura e Musica…

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Italia ‘svenduta a trance’

Svendita dell'Italia

Parafrasando Paolo Villaggio, l’Italia è stata ‘venduta a trance al mercato mondiale del pesce’. Seguendo con tutta evidenza un piano ben definito è stata smantellata, pezzo per pezzo, e svenduta al miglior offerente.
La classe dirigente, negli ultimi vent’anni, ha provveduto a questa distruzione che assomiglia ad una svendita fallimentare. Ciò è potuto accadere innanzitutto annichilendo l’economia. Leggi, trattati internazionali ed operazioni clandestine di distruzione ambientale, hanno ucciso la vita materiale del paese, indebolendo e poi affondando soprattutto le attività tipiche degli italiani (artigianato, agricoltura, edilizia), con una precisione ed efficacia diabolica…

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Le profezie di Bettino Craxi su Europa e immigrazione in un cortometraggio

Craxi ad Hammamet

di Roberto Vivaldelli
“Ecco il nuovo cortometraggio realizzato dalla Fondazione Craxi! In questi giorni in cui tutti parlano di Europa, ecco le preveggenti parole di Bettino Craxi. Più di un trentennio fa, Craxi, metteva già in guardia l’Europa dei rischi che correva e delineava cosa dovesse essere o meno l’integrazione comunitaria…”.
Così la figlia Stefania Craxi ha presentato sui social il nuovo cortometraggio dedicato al padre-statista e alla sua visione dell’Europa (in fondo il link al video).
Ne emerge la straordinaria lucidità e lungimiranza politica dell’esponente socialista, nonché la sua chiara visione dell’Italia inserita nel contesto geopolitico del Mediterraneo. Profetiche le sue parole sull’immigrazione…

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L’Italia “galleggia” ancora grazie ai nostri nonni evasori

Mettere i soldi sotto il materasso

Che l’Italia sia in crisi nera, ce lo ripetono come un mantra ormai da qualche anno. Ogni giorno siamo sull’orlo del baratro. Ogni giorno riceviamo l’estrema unzione. Ogni sera andiamo a letto salutando i nostri cari come se non ci fosse un domani.
Eppure, ogni giorno dopo, ci alziamo e ce la caviamo. In realtà, anche piuttosto bene. A sentire i dati estesi all’Europa, l’Italia è nei guai più o meno quanto Grecia, Spagna e compagnia. Ma se Irlanda e Portogallo boccheggiano, se la Grecia è ridotta letteralmente alla fame, se la Spagna ha già vissuto di recente rivolte di piazza… in Italia l’aria da cataclisma imminente non si percepisce quasi affatto…

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