Coronavirus: pioggia di disdette in Italia per il Turismo. Presenze giù fino al 70%

di Francesco Bisozzi e Claudia Guasco

L’Italia in quarantena mette in ginocchio il turismo, dopo che paesi come Francia e Inghilterra hanno attivato politiche di isolamento nei confronti di chi ritorna dalle zone della penisola colpite dal Coronavirus.

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Risultato… in queste ore una pioggia di disdette sta falcidiando un settore che conta circa due milioni di lavoratori e vanta un giro d’affari da 146 miliardi di euro. A rischio questa primavera un terzo del fatturato annuo del comparto. Ballano decine di milioni di pernottamenti negli alberghi. E migliaia di agenzie di viaggio rischiano di dover abbassare la saracinesca a causa dell’ondata di panico legata al diffondersi della malattia.

Sono soprattutto gli stranieri a disdire in questa fase, spesso senza una giustificazione valida, dopo che le autorità di molti Stati hanno sconsigliato di effettuare viaggi nella penisola”, spiega la vice presidente di Federturismo Marina Lalli. Pesa pure la sospensione delle gite scolastiche, che sempre stando ai numeri in possesso di Federturismo, muove ogni anno un business da 316 milioni di euro. Per la presidente della Federazione italiana imprese viaggi e turismo Ivana Jelinic, interpellata dal Messaggero, le disdette complessive al momento si attestano attorno al 70 per cento: Risultano particolarmente esposte al collasso le agenzie di viaggio, che sono circa dodicimila in Italia e contano 60 mila dipendenti. L’emergenza presenta ricadute in tutti gli ambiti. Ci aspettiamo che vengano adottate al più presto misure di sostegno all’altezza della situazione”.

Le Misure

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Per il leader della Lega, Matteo Salvini, il panico da coronavirus invece è già costato l’80 per cento di disdette in entrata e uscita. Fari puntati a questo punto sulle misure restrittive adottate dagli altri Paesi che in questo momento danneggiano chi si sposta verso o da l’Italia. A rischio secondo il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, 40 milioni di pernottamenti: “Siamo molto preoccupati, in pochissimo tempo la situazione è precipitata. Durante i mesi di febbraio e marzo gli esercizi ricettivi italiani ospitano 14,5 milioni di turisti italiani e stranieri”.

La stagione primaverile, calcola Confesercenti, vale il 30 per cento circa del fatturato totale annuo del turismo. Le imprese turistiche contribuiscono al prodotto interno lordo per il 13 per cento e per il 14,7 per cento all’occupazione nazionale. Nell’occhio del ciclone non solo alberghi e agenzie di viaggio, ma anche bar, ristoranti e attività commerciali. Al governo le associazioni di categoria hanno chiesto perciò di dichiarare lo stato di crisi del comparto e di adottare provvedimenti per tamponare l’emergenza, sospendendo il pagamento di tasse, contributi e mutui ed estendendo l’area d’intervento dei fondi di integrazione salariale.

Più nel dettaglio, l’Associazione italiana distribuzione turistica, Assoviaggi, Astoi (l’associazione dei tour operator) e la Federazione del turismo organizzato, hanno chiesto alla Farnesina di fare pressione sui Paesi che stanno introducendo blocchi verso l’Italia per cercare di allentare il più possibile le misure restrittive.

Non solo. Le associazioni invocano il differimento del pagamento dei contributi previdenziali e del pagamento delle imposte dirette e indirette, per un periodo non inferiore a dodici mesi (come già avvenuto per gli eventi sismici), la riduzione dell’aliquota Irpef, l’accesso agevolato al credito e la sospensione del pagamento delle rate dei mutui, oltre all’istituzione di appositi fondi dell’Unione europea e di aiuti speciali per gli organizzatori di viaggi (tour operator e agenzie di viaggi), che consentano a questi ultimi di coprire le perdite derivanti dall’acquisto di servizi relativi a viaggi cancellati e di superare le difficoltà nei flussi di cassa per mantenere l’operatività aziendale.

Intanto a causa del coronavirus, è stato deciso di spostare il Salone del Mobile di Milano dal 21-26 aprile al 16-21 giugno. L’annullamento avrebbe provocato un danno di 120 milioni di euro.

Articolo di Francesco Bisozzi e Claudia Guasco

Fonte: https://www.ilmattino.it/primopiano/cronaca/coronavirus_turismo_disdette_ultime_notizie-5075904.html

Libri e varie...
MALATI DI FARMACI
Perchè l'industria farmaceutica vende farmaci dannosi, inventa malattie e specula sul cancro - Edizione aggiornata e ampliata
di Mauro Di Leo

Malati di Farmaci

Perchè l'industria farmaceutica vende farmaci dannosi, inventa malattie e specula sul cancro - Edizione aggiornata e ampliata

di Mauro Di Leo

Le persone sono convinte che il loro benessere si identifichi col possesso di cose e la soddisfazione che ne ricevono non dura, tutta la loro vita sarà una rincorsa continua di un obiettivo che non raggiungeranno mai (...) si confonde il ben essere col tanto avere, il tanto avere produce mal essere.

A questo mal essere generale la crescita della produzione di merci aggiunge un malessere specifico in due ambiti strettamente legati tra loro: l'alimentazione e la salute umana. (...) per riuscire a vendere le quantità crescenti di cibo le grandi aziende del settore hanno indotto una crescita dei consumi superiore al fabbisogno fisiologico, da cui sono derivati una serie di gravi problemi alla salute: dalla diffusione dell'obesità, al diabete, alle malattie cardiovascolari. Il tanto avere si è trasformato in mal essere.

Non potendo sottrarsi alle dinamiche della crescita economica, nel momento in cui la produzione e l'offerta di farmaci sono diventate superiori alla domanda espressa normalmente dalla società, le aziende farmaceutiche hanno dovuto crearsi una domanda aggiuntiva. A tal fine hanno indotto ad abbassare progressivamente le soglie degli indicatori di alcune malattie, trasformando in patologici alcuni valori precedentemente considerati normali.

L'industria farmaceutica può essere interessata alla prevenzione delle cause di malattie per cui produce le medicine? La logica della crescita non lo consente. La domanda di medicine deve crescere e non diminuire e affinché cresca deve aumentare il senso di insicurezza che le persone hanno nei confronti della propria salute,deve aumentare la paura di essere malati.

Tutti questi aspetti sono analizzati nel libro di Mauro Di Leo con l'estremo rigore di chi sa quanto sia grande la responsabilità di un medico (...) ma soprattutto di chi, nonostante tutto, continua a collocare nella sua scala di valori al posto più alto gli esseri umani e non le ragioni dell'economia. (...) se di farmaci dannosi o inutili venduti per incrementare i profitti ci si può ammalare e ci si ammala, l'unica maniera per non ammalarsene, è conoscerli e ridurne il consumo. Meglio meno, ma meglio.

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