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La Catena Psicologica

di Luca Nali
Il Sistema prima di perpetrare un condizionamento crea il personaggio su cui infierire, e lo fa con una tecnica particolarmente subdola ma allo stesso tempo anche particolarmente facile da vedere.
Viviamo una nostra esperienza totalmente finalizzata alla creazione di emozioni che fin tanto sono di nostro dominio sono funzionali. Ma non possiamo mai sottovalutare che di queste emozioni qualcuno si nutre e che di fatto dovremo sempre impedirne il controllo o cederlo ad altri per una nostra negligenza o superficialità.
La nostra sottomissione inizia dal definirci in un ruolo che noi assecondiamo e addirittura alimentiamo con orgoglio e identificazione. Faccio un esempio: quando qualcuno ci ha definito “proletari”, in definitiva si è creato l’orgoglio operaio e di conseguenza quello proletario che in ultima analisi è la definizione della bestia, con tutto il rispetto per gli animali ovviamente…

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Il peso dell’Isolamento sulla nostra Salute fisica e mentale

di Laura Tonon
Chiudere le scuole e gli spazi pubblici, passare allo smart working, imporre ai cittadini di evitare gli spostamenti non indispensabili e gli assembramenti, invitare tutti a rimanere il più possibile isolati, chiusi in casa. Sono le misure del cosiddetto “distanziamento sociale” adottati in Italia e in molti altri paesi per rallentare la diffusione del nuovo coronavirus pandemico.
Lo scopo è quello di distribuire le infezioni su un arco temporale più lungo, per riuscire a curare le persone, evitare il collasso del sistema sanitario e per guadagnare tempo in attesa di un vaccino (ma non è un virus che appartiene alla stessa categoria del raffreddore? Un virus che muta continuamente e quindi… non può esserci vaccino) o di terapie di dimostrata efficacia. Le misure di distanziamento sociale, necessarie vista l’emergenza, possono però avere conseguenze psicologiche negative sulle persone.
“La diffusione del coronavirus in tutto il mondo ci obbliga a reprimere il nostro bisogno di relazione, un impulso profondamente umano radicato nell’evoluzione: vedere gli amici, aggregarsi in gruppi, stare l’uno vicino all’altro”

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Il “Contagio psichico”: la Preghiera è l’arma che abbiamo a disposizione

Intervista di Paolo Vites a Diego Frigoli
In un momento dove la paura scatenata dal virus mette in crisi le nostre certezze, la preghiera è un aiuto “scientifico”.
Non solo difendersi dal contagio, non solo distanza sociale. In questa contingenza storica determinata dalla paura del coronavirus, l’uomo si trova davanti a una doppia battaglia: sopravvivere, fisicamente, ma anche salvaguardare, o meglio, riscoprire un contatto profondo con il proprio io.
Le persone hanno paura, sono sole, angosciate, si sentono prigioniere, non sanno quale futuro le aspetta. C’è un elemento che è stato riconosciuto, paradossalmente dalla scienza stessa, da tempo, come un “farmaco” utile, quanto un rimedio medico. È la preghiera. Ce lo dice il professor Diego Frigoli, psichiatra, psicoterapeuta, fondatore e promotore del pensiero ecobiopsicologico…

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Il Silenzio è Potere, un metodo di manipolazione molto aggressivo

Il silenzio significa distanza, e questa non è mai una buona alleata per chiarire o risolvere i conflitti.
L’ideale quando si verifica un conflitto è parlare. È così che si risolvono le questioni, ma se si smette di parlare con l’altra persona, l’unica cosa che si ottiene è di introdurre più tensione ancora al problema, e che l’altra persona finisca per sottomettersi se vuole risistemare le cose in qualche modo.
Il silenzio rappresenta ancora una lotta per il potere. Con quel silenzio la persona manipolatrice cerca, infatti, di sottomettere la sua vittima. Ciò che si cerca di ottenere è di punire l’altra persona con il silenzio. Il silenzio è per il manipolatore emotivo, la migliore tattica per far cedere l’altra persona e ottenere tutto ciò che vuole

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Chi sono Io? Storia dello sconosciuto che abita in noi

Dott.ssa Marta Cricelli
Capita di non riconoscerci nelle parole con cui gli altri ci descrivono. O di non voler essere come siamo. Che fare dunque quando la nostra identità sfugge o ci tiene in trappola?
Non vi è mai capitato, chiacchierando con un amico, di ritrovarvi a dire frasi come “io sono sempre stata così…” oppure “è un mio tratto, una mia caratteristica”? Perché è tanto facile definirci nella vita di tutti i giorni e poi, quando accade qualcosa di nuovo, destabilizzante, magari traumatico, o al contrario inaspettatamente bello, ci ritroviamo in crisi perché non sembriamo più gli stessi? È davvero possibile, e soprattutto desiderabile, darci delle etichette?
La considerazione da cui vorrei partire, è che l’identità dipende dai legami e dagli accadimenti del reale. Dunque “la nostra identità è assai poco identica”. È, invece, sensibile a impatti che la modificano, ed è in perenne costruzione.

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Narcisismo Patologico e aggressività: tra invidia e ingratitudine

 Dott.ssa Silvia Michelini
Il grande auto-inganno: “Io non ho bisogno di nessuno“. Chi si relaziona (o si è relazionato con una persona affetta da NP) ha imparato a sue spese, che i narcisisti sono incapaci di provare gratitudine verso la vita e ancora meno verso le persone, a meno che queste persone si pongano nella relazione come umili servitori infaticabili e, soprattutto, muti.
I narcisisti sono ciechi rispetto all’oggetto (inteso come persona, situazione o cosa con cui ci si relaziona), possono mostrarsi gentili e umili, ma solo come strategia di manipolazione finalizzata a raggiungere un proprio obiettivo. Il paradosso è molto chiaro: “se tu mi aiuti, io mi irrito intimamente e devo svalutarti, perché il tuo aiuto conferma che io non sono invulnerabile e che quindi ho bisogno degli altri per sopravvivere”.
La negazione dell’implicita dipendenza nelle relazioni (uomo/donna, amicali, genitoriali..) è la base dell’inganno narcisistico. Se io ho ottenuto qualcosa grazie a te, la mia integrità è minacciata. Per questo non è raro, che ad un gesto di gentilezza e cortesia di affetto segua un agito aggressivo verso l’altro (dinamica di contro-dipendenza)…

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Genitori e figli: quando sono i toni ad essere sbagliati

di Stefania Partipilo
Sembra che il tono di voce sia uno strumento prezioso, in alcuni casi in grado di determinare gli esiti della comunicazione e relazione tra genitori e figli.
Modalità brusche di comunicare fra genitori e figli rischiano di compromettere i benefici che si potrebbero trarre da una sana comunicazione, finendo per intaccare la qualità della relazione stessa.
“Sarà pur vero ciò che dice, ma sono i toni ad essere sbagliati”. Quante volte abbiamo sentito dire questa frase? Quando ci si relaziona con persone che utilizzano un tono di voce brusco ed aggressivo, viene naturale la tendenza a soffermarsi sulle modalità utilizzate per comunicare, piuttosto che sul contenuto del discorso. Inoltre, questo ci porta a valutare negativamente la persona che ci sta parlando con fare direttivo. In particolare, quando queste situazioni si verificano fra genitori e figli, si rischia di compromettere i benefici che potrebbero trarsi da una sana comunicazione, finendo per intaccare la qualità della relazione stessa. A tal proposito, un recente studio ha voluto indagare come cambiano le risposte dei figli adolescenti alle richieste fatte dalle mamme, in base all’utilizzo di tono di voce diversi…

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Il Potere dell’Attrazione e la “vocina sabotatrice”

di Monica Crivelli
A chi non è mai capitato di udire una vocina interiore sabotatrice che ci dice: “non puoi fare questo!”, “non puoi fare quello!”, “non puoi ottenere ciò che vuoi!”… insomma, che ci dice che non possiamo essere chi vorremmo essere?
È proprio questo il punto! Noi siamo il sole del nostro cielo, ma la sua luce viene continuamente coperta da nuvole di paura. La vocina sabotatrice quindi non è altro che la paura che offusca le nostre capacità attrattive… ma come liberarcene? 
Ammettilo… ciò che ti impedisce di realizzare i tuoi sogni sei proprio tu, con la tua vocina sabotatrice e i tuoi pensieri negativi. 
I pensieri negativi condizionano il nostro tono dell’umore e, automaticamente, sintonizzandosi su frequenze basse sprigionano onde magnetiche cosiddette α (alpha)…

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Il paradosso dell’Ignoranza: “Chi meno sa più crede di sapere”

Dunning e Kruger hanno scoperto che, per effetto di una distorsione cognitiva, tendiamo a sovrastimare le nostre abilità.
“Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”, il famoso detto che, prima o poi, sarà sfuggito, o sfuggirà, di bocca a ciascuno di noi, trova un’evidenza scientifica. Entrando a contatto con persone poco istruite, si notano immediatamente delle differenze sia nei modi di fare, che di approcciarsi ai problemi, che di rispondervi in una maniera adeguata. Detta in parole povere, poca istruzione e poca flessibilità mentale sono direttamente proporzionali alla forza dell’ostinazione della persona e alla sovrastimazione delle sue stesse competenze.
Dunning e Kruger, affascinati dal fenomeno, hanno deciso di osservarlo da un punto di vista scientifico, riscontrando un’evidenza empirica tra questi due fattori che prese, poi, il nome di “Effetto Dunning-Kruger”. Successivamente, Antonio Sgobba riprese l’esperimento trasponendolo ad una riflessione critica sul mondo e su quanto l’ignoranza possa essere considerata un male, o meno…

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La “Ferita” più profonda…

di Antonella Consoli
La ferita da rifiuto è la prima che si manifesta ed è profondissima, la persona si sente respinta con tutto il suo essere e sente che il suo diritto di esistere è negato.
Può accadere che un figlio arrivi ad una coppia inaspettatamente, “per caso”, in modo non prestabilito e quindi magari non del tutto desiderato. Ma può accadere anche che il genitore non abbia reale intenzione di rifiutare il bambino/a, ma che questi veda tutto attraverso il filtro del rifiuto, leggendo la realtà secondo questa “ferita”.
Quindi la “ferita da rifiuto” dipende anche dalla propria percezione. Il corpo della persona con questa ferita, è striminzito, sembra voler occupare poco spazio e anche nella vita quotidiana cercherà di prenderne il meno possibile. Si sviluppa così la “maschera del fuggitivo”; la prima reazione di chi si sente rigettato in tutto il suo essere, infatti, è la fuga…

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