Genitori e figli: quando sono i toni ad essere sbagliati

di Stefania Partipilo
Sembra che il tono di voce sia uno strumento prezioso, in alcuni casi in grado di determinare gli esiti della comunicazione e relazione tra genitori e figli.
Modalità brusche di comunicare fra genitori e figli rischiano di compromettere i benefici che si potrebbero trarre da una sana comunicazione, finendo per intaccare la qualità della relazione stessa.
“Sarà pur vero ciò che dice, ma sono i toni ad essere sbagliati”. Quante volte abbiamo sentito dire questa frase? Quando ci si relaziona con persone che utilizzano un tono di voce brusco ed aggressivo, viene naturale la tendenza a soffermarsi sulle modalità utilizzate per comunicare, piuttosto che sul contenuto del discorso. Inoltre, questo ci porta a valutare negativamente la persona che ci sta parlando con fare direttivo. In particolare, quando queste situazioni si verificano fra genitori e figli, si rischia di compromettere i benefici che potrebbero trarsi da una sana comunicazione, finendo per intaccare la qualità della relazione stessa. A tal proposito, un recente studio ha voluto indagare come cambiano le risposte dei figli adolescenti alle richieste fatte dalle mamme, in base all’utilizzo di tono di voce diversi…

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Il Potere dell’Attrazione e la “vocina sabotatrice”

di Monica Crivelli
A chi non è mai capitato di udire una vocina interiore sabotatrice che ci dice: “non puoi fare questo!”, “non puoi fare quello!”, “non puoi ottenere ciò che vuoi!”… insomma, che ci dice che non possiamo essere chi vorremmo essere?
È proprio questo il punto! Noi siamo il sole del nostro cielo, ma la sua luce viene continuamente coperta da nuvole di paura. La vocina sabotatrice quindi non è altro che la paura che offusca le nostre capacità attrattive… ma come liberarcene? 
Ammettilo… ciò che ti impedisce di realizzare i tuoi sogni sei proprio tu, con la tua vocina sabotatrice e i tuoi pensieri negativi. 
I pensieri negativi condizionano il nostro tono dell’umore e, automaticamente, sintonizzandosi su frequenze basse sprigionano onde magnetiche cosiddette α (alpha)…

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Il paradosso dell’Ignoranza: “Chi meno sa più crede di sapere”

Dunning e Kruger hanno scoperto che, per effetto di una distorsione cognitiva, tendiamo a sovrastimare le nostre abilità.
“Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”, il famoso detto che, prima o poi, sarà sfuggito, o sfuggirà, di bocca a ciascuno di noi, trova un’evidenza scientifica. Entrando a contatto con persone poco istruite, si notano immediatamente delle differenze sia nei modi di fare, che di approcciarsi ai problemi, che di rispondervi in una maniera adeguata. Detta in parole povere, poca istruzione e poca flessibilità mentale sono direttamente proporzionali alla forza dell’ostinazione della persona e alla sovrastimazione delle sue stesse competenze.
Dunning e Kruger, affascinati dal fenomeno, hanno deciso di osservarlo da un punto di vista scientifico, riscontrando un’evidenza empirica tra questi due fattori che prese, poi, il nome di “Effetto Dunning-Kruger”. Successivamente, Antonio Sgobba riprese l’esperimento trasponendolo ad una riflessione critica sul mondo e su quanto l’ignoranza possa essere considerata un male, o meno…

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La “Ferita” più profonda…

di Antonella Consoli
La ferita da rifiuto è la prima che si manifesta ed è profondissima, la persona si sente respinta con tutto il suo essere e sente che il suo diritto di esistere è negato.
Può accadere che un figlio arrivi ad una coppia inaspettatamente, “per caso”, in modo non prestabilito e quindi magari non del tutto desiderato. Ma può accadere anche che il genitore non abbia reale intenzione di rifiutare il bambino/a, ma che questi veda tutto attraverso il filtro del rifiuto, leggendo la realtà secondo questa “ferita”.
Quindi la “ferita da rifiuto” dipende anche dalla propria percezione. Il corpo della persona con questa ferita, è striminzito, sembra voler occupare poco spazio e anche nella vita quotidiana cercherà di prenderne il meno possibile. Si sviluppa così la “maschera del fuggitivo”; la prima reazione di chi si sente rigettato in tutto il suo essere, infatti, è la fuga…

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Chi erano gli “Scemi di Guerra”?

di Marta Erba
Ce n’era uno quasi in ogni famiglia. Erano l’eredità (a lungo rimossa) della Prima guerra mondiale: uomini tornati dal fronte sotto shock, con gravi disturbi mentali.
Durante e dopo la Prima Guerra Mondiale migliaia di soldati furono ricoverati per disturbi mentali: negli ospedali si trovavano reduci estraniati e muti, che camminavano come automi, con i muscoli irrigiditi. La gente li chiamava ingiustamente “scemi di guerra”. Ma chi erano davvero?
Le cartelle cliniche parlavano di “tremori irrefrenabili”, di “ipersensibilità al rumore”, di “uomini inespressivi, che volgono intorno a sé lo sguardo come uccelli chiusi in gabbia, che camminano con le mani penzoloni e piangono in silenzio o che mangiano quello che capita, cenere, immondizia, terra”

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L’Associazione americana degli psicologi sostiene che la mascolinità è “pericolosa”

L’American Psychological Association (APA) ha pubblicato le linee guida che insegnano agli psicologi che lavorano con uomini e ragazzi, che “la mascolinità tradizionale è psicologicamente dannosa”.
Il rilascio di “Linee guida” da parte dell’APA per la pratica psicologica con ragazzi e uomini, arriva dopo una revisione di oltre 40 anni di ricerche, che dimostrano che gli uomini hanno gravi problemi comportamentali.
Secondo l’APA: gli uomini commettono il 90% degli omicidi negli Stati Uniti e rappresentano il 77% delle vittime di omicidi. Sono il gruppo demografico più a rischio di essere vittima di crimini violenti. Hanno 3,5 volte più probabilità delle donne di morire per suicidio e la loro aspettativa di vita è di 4,9 anni più bassa rispetto alle donne. I ragazzi hanno molte più probabilità di essere diagnosticati con disturbo da iperattività, o da deficit di attenzione rispetto alle ragazze, e affrontano punizioni più severe a scuola, in particolare, i ragazzi di colore…

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La Spiritualità protegge il Cervello

La spiritualità, di qualsiasi tipo, sembra proprio che faccia bene al cervello. Aumentano le connessioni cerebrali e si riduce il rischio di depressione: lo dicono gli esperti della Columbia university.
Succede qualcosa nel cervello quando ci accingiamo a coltivare la nostra spiritualità. Aumenta la “sostanza bianca” e questo correla con un minor rischio di depressione. Ora arrivano gli scienziati della Columbia e New York State Psychiatry Institute a confermarlo: si vede attraverso la risonanza magnetica.
Gli effetti sul cervello
Più spiritualità, più religiosità, portano il cervello a sviluppare più connessioni cerebrali: questa è la tesi. Anche nelle persone ad alto rischio di depressione, per fattori genetici (genitori depressi), si vede che la pratica spirituale rende più spessa la corteccia del cervello nelle aree parietali e occipitali…

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Come riconoscere una persona falsa: 4 segnali inconfondibili

È possibile riconoscere una persona falsa facendo attenzione a 4 segnali inconfondibili.
Nella vita incontriamo un gran numero di persone e non è detto che si riesca sempre ad intravederne la loro vera natura. Tuttavia, è importante riconoscere in tempo una persona falsa, prima che questa ci faccia del male.
La società attuale, frenetica ed iper-connessa, moltiplica a dismisura gli incontri, senza che però ci sia per tutti il tempo necessario per maturare una reale conoscenza dell’altro. Questo si rivela a volte un vantaggio, per chi non ama svelare il proprio vero carattere, e può comodamente indossare la maschera che più gli conviene, senza il rischio di essere scoperto…

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Figli Padroni e Manipolatori: cosa deve fare il genitore quando si ribaltano i ruoli?

di Maura Manca
A volte capita che la conflittualità tra le due generazioni diventi esagerata, rasenti il limite della tollerabilità, della violenza fisica e verbale e in cui la vittima è il genitore.
Il genitore viene gestito e prevaricato dalla personalità patologica del figlio che non gli riconosce più un ruolo, sempre che lo abbia mai fatto, che vede solo se stesso e le sue esigenze, e individua il genitore come una persona da usare per ciò che gli serve, a cui non deve rendicontare niente e riconoscere nulla, bensì pretendere.
È vero che la crescita e soprattutto l’adolescenza con figli con un temperamento reattivo, un comportamento oppositivo e provocatorio, dà luogo ad un “braccio di ferro” molto duro ed estenuante, soprattutto per il genitore e che spesso finisce in un ribaltamento dei ruoli, in cui il figlio comanda, detta legge ed in un certo senso diventa padrone…

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Troppo silenzio: 4 situazioni in cui tacere è negativo

di Valerio Guiggi
Capire quando parlare e quando tacere può essere tutt’altro che semplice, nelle diverse situazioni che ci troviamo ad affrontare.
In alcuni casi il silenzio parla, infatti, e dice qualcosa di noi, ma quello che trasmette può non essere positivo: per capire meglio, in questo articolo abbiamo raccolto quattro situazioni in cui il silenzio eccessivo può essere dannoso; in altre parole, situazioni in cui per il nostro bene non è corretto tacere.
1. Quando ci sono dei conflitti
Quando ci sono dei conflitti con altre persone, tacere non è mai una buona idea. Non parlare, infatti, equivale ad una sottomissione, e se sappiamo di avere ragione potremmo passare dalla parte del torto.
Certo, è importante naturalmente anche come si parla; se dobbiamo arrabbiarci e passare quindi ad un dialogo emotivo e non razionale è meglio lasciar perdere, ma nei conflitti, parlare con razionalità e spiegare le nostre ragioni è la soluzione in generale migliore…

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Adolf Hilter, la Cia svela il rapporto segreto: non solo bisex, aveva anche tendenze sadomaso

di Giordano Tedoldi
“Adolf Hitler ha una vita sessuale doppia, come la sua visione politica; è sia omosessuale che eterosessuale; sia socialista che fervente nazionalista; sia uomo che donna”.
La frase è tratta da un rapporto classificato “top secret” scritto nel 1942, dall’antropologo americano Henry Field, membro di una commissione speciale voluta dal presidente Roosevelt, per tracciare i profili psicologici dei maggiori capi nazisti e, in primo luogo, del Führer. Per 75 anni il rapporto è stato secretato negli archivi dell’Office of Strategic Services prima, e poi della CIA, che ora l’ha reso pubblico.
Settanta pagine di sesso
Nelle 70 pagine, sono soprattutto le informazioni sulla vita sessuale di Hitler che imporranno un clamoroso aggiornamento della sua biografia. Tali informazioni vengono da un testimone attendibile: l’imprenditore Ernst Sedgwick Hanfstaengl, amico e sostenitore di Hitler fin dal fallito colpo di Stato di Monaco, nel 1923. In quell’occasione Hanfstaengl ospitò Hitler nella sua casa e lo dissuase dall’uccidersi. Caduto in disgrazia presso il regime, Hanfstaengl riparò prima in Gran Bretagna e poi, sfruttando la sua amicizia con Roosevelt, negli Stati Uniti, dove collaborò con i servizi segreti…

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Non esiste un solo tipo di Intelligenza: scopri il tuo!

Dott.ssa Claudia Casalboni
Pensiamo sempre all’intelligenza come ad una facoltà esclusivamente cognitiva, mentre in realtà esistono molteplici altre manifestazioni dell’intelligenza.
Siamo abituati a pensare all’intelligenza come ad una facoltà solo di tipo cognitivo, che prevede la capacità di risolvere problemi e raggiungere obiettivi, formulare ragionamenti logici o pensieri astratti, comprendere ed apprendere. In realtà, questa definizione racchiude solo una delle manifestazioni dell’intelligenza: lo psicologo Howard Gardner ne ha identificate ben 9.
Ciò che è più importante sapere non è quanta intelligenza si possiede, ma quale: ognuno di noi ha il dovere e il diritto di riconoscere la propria e di esprimerla al meglio; chi non è consapevole delle potenzialità di cui è provvisto, non potrà metterle a frutto e sarà sempre governato da una spiacevole sensazione di insicurezza ed incapacità. Liberare e seguire la propria tendenza naturale è il modo migliore per raggiungere l’auto-realizzazione e la soddisfazione di sé…

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Analfabetismo emotivo fra blog e social network

di Cristina Rubano
Le realtà virtuali di blog e social network, sostenendo identità multiple, fluide o spesso fittizie, rischiano di creare un paradosso della comunicazione: si può essere in contatto con tutti e in ogni momento, semplicemente “esibendo” il proprio avatar, senza quel coinvolgimento cognitivo-emotivo che una vera relazione fisica comporta.
Questo rischia di alimentare, specie nei più giovani, un analfabetismo emotivo che li allontana non solo dagli altri ma anche da se stessi. Le moderne teorie in psicologia cognitiva, psicoanalisi e psicosomatica riconoscono tutte, pur da varie angolazioni, l’importanza delle emozioni nel sostenere i processi motivazionali e di pensiero, la soddisfazione nelle relazioni e il mantenimento della salute fisica e mentale…

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Ecco perché ci baciamo, il significato psicologico del bacio

di Massimo Lattes
A cosa serve il bacio? C’è più intimità in un bacio o in un rapporto sessuale? Com‘è visto il bacio da una donna? E da un uomo? Ma è vero che un semplice bacio ci può far diventare più ricchi? Gli uomini primitivi si baciavano?
Faccio tutto tranne baciare sulla bocca..” spiegava la prostituta Vivian Ward (Julia Roberts) all’uomo d’affari Garry Marshall (Richard Gere) nel film cult “Pretty Woman”.
Che il bacio sia un qualcosa di più intimo del sesso, qualcosa che lega più a fondo due persone lo sostengono anche i due sociologi Joanna Brewis and Stephen Linstead nel loro libro “Sex, Work and Sex Work: Eroticizing Organization”. Così infatti scrivono i due ricercatori: “Il bacio rappresenta un genuino desiderio d’amore per qualcun altro, infatti, le coppie che si baciano di più sono anche quelle più gratificate dalla relazione. Inoltre, è solo evitando di baciare sulle labbra i loro clienti che le prostitute sono in grado di non farsi coinvolgere, riuscendo così a tenere al di fuori le loro emozioni”

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Il Cambiamento arriverà quando realmente voluto

Dott. Pasquale Saviano
Nella nostra vita l’impatto dell’inconscio su come agiamo è forte. Ma da cosa scaturiscono, in realtà, i nostri comportamenti?
I nostri comportamenti sono mediati da ciò che sono i vissuti, dalle emozioni, dalle nostre aspettative ecc., ma soprattutto dalla nostra mente. Quando infatti la mente conscia (che rappresenta le nostre aspirazioni, gli obiettivi di vita, i desideri, ecc.) e la mente inconscia (in cui si trovano le abitudini, le credenze, le esperienze, i programmi comportamentali che abbiamo acquisito dagli altri) sono allineate, esse lavorano insieme e la prima trae forza dalla seconda. Tuttavia, quando le due sono in conflitto, e questo capita spesso, quella che domina è sempre la mente inconscia.
Sarà quindi facile capire, che se desideriamo qualcosa che non riusciamo ad ottenere, molto probabilmente è perché esiste in noi un conflitto interno, che in alcuni casi si configura come blocco emotivo e che influenza il nostro modo di porci e comportarci nella quotidianità. Questo perché la maggior parte delle decisioni che prendiamo è profondamente influenzato da quelli che sono gli schemi comportamentali che ci hanno inculcato gli altri e che abbiamo fatto nostri, senza rendercene conto…

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Perché le menti più brillanti necessitano di Solitudine

Sempre più studi condotti da esperti di sociologia e psicologia confermano che lo stare da soli è imprescindibile prerogativa delle menti più brillanti e creative.
Così si spiegherebbe perché molti leader finiscano per condurre una vita da single e perché la maggior parte dei più grandi geni della storia abbiano partorito le loro scoperte nel chiuso di una stanza. In perfetta solitudine.
Se, infatti, vivere da single, per alcuni versi, previene, come è ovvio, gli attriti e permette di gestire in autonomia spazi e tempi, quello della gestione della casa non è il solo ambito che trarrebbe beneficio dall’essere soli. Secondo il sociologo Eric Klinenberg, dell’Università di New York, infatti, vivere da soli significa anche godere di relazioni di qualità, poiché per la maggior parte dei single è chiaro che “essere soli è meglio dell’essere male accompagnati”…

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È impossibile… non comunicare

di Laura Marzo 
È impossibile non comunicare. La comunicazione è parte integrante della vita di tutti i giorni e ci permette di relazionarci con gli altri, di esprimere le nostre emozioni e stati d’animo.
Tutto è comunicazione: ciò che diciamo, ciò che facciamo, ciò che siamo o che vogliamo dimostrare d’essere. Ogni parte del nostro corpo, oltre alle parole dette, comunica qualcosa.
In base al tipo di comunicazione, nel tempo, si sono sviluppati diversi studi: nello specifico la “cinesica”, scienza nata grazie al contributo dell’antropologo Ray L. Birdwhistell, che si occupa dello studio dei movimenti corporei; la “prossemica”, introdotta da Edward T. Hall, che studia l’utilizzo dello spazio e le distanze mantenute all’interno di una comunicazione; la “paralinguistica”, frutto dell’operato di G. Trager, che studia le particolarità e modulazioni della voce.
Oltre le parole “dette”, pertanto, è necessario analizzare la componente non verbale del linguaggio, per cercare di arrivare a cogliere quanto più in profondità le vere intenzioni, emozioni e pensieri del nostro interlocutore…

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La Piramide dell’Intimità

Dott. Duccio Baroni
Cos’è l’intimità? L’intimità è definita come un processo psicologico all’interno del quale una persona si sente profondamente validata, compresa e accolta dall’altro.
Il cuore dell’intimità è la condivisione di ciò che è più profondo con l’altro. Molti autori sostengono che la vicinanza psicologica sia una conseguenza di una progressiva self-disclosure, cioè dell’auto-apertura rispetto a temi personali profondi. Parlare dei propri gusti, della propria storia personale, dei propri problemi all’altro, costruisce una relazione e avvicina gli interlocutori.
Talvolta, però, costruire l’intimità può essere un obiettivo complesso e frustrante. Per raggiungerlo, infatti, è necessario sopportare l’incertezza e il timore di non piacere all’altro e quindi la possibilità di essere rifiutati. Nonostante sia del tutto normale provare un certo grado di paura nell’aprirsi all’altro, per le persone con ansia sociale questo risulta particolarmente difficile. Dal momento che l’intimità richiede un certo grado di condivisione, coloro che provano intensa ansia sociale hanno difficoltà a costruire e mantenere legami ad alta componente di vicinanza…

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Quando la Mente paralizza il Corpo

Monique Van Der Vorst, argento alle Paralimpiadi di Pechino nell’handbike, potrà inaspettatamente riprendere l’attività sportiva sulle proprie gambe.
Per spiegare la parabola della sua esistenza – di nuovo in piedi dopo 13 anni di vita inchiodata ad una carrozzina – ha tirato in ballo Nietzsche: “Ciò che non mi uccide mi rende più forte” ha annotato sulla home page del suo sito, felice perché a 26 anni, potrà riprendere l’attività sportiva sulle proprie gambe.
Ma mentre qualcuno grida già al miracolo, non è possibile trascurare il nesso profondo e sorprendente tra mente, emozioni e corpo. “Il cuore ha ragioni che la ragione non conosce”, scriveva Pascal nel lontano Seicento. Ragioni che a volte, in modo inconsapevole e imprevedibile, ti scavano in fondo all’anima, fino a renderti diverso da ciò che eri: Malato! …

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Stranieri a se stessi: la Depersonalizzazione

Quali sono i segnali che indicano un distrurbo di depersonalizzazione?
Negli Stati Uniti il 50 % degli adulti, almeno una volta nella vita, ha sofferto di “Depersonalizzazione”, intesa come episodio isolato o vero e proprio disturbo. Il Disturbo di Depersonalizzazione e i sentimenti di irrealtà (DPAFU) sono fenomeni complessi e la stessa condizione della malattia mentale, spesso, è mal diagnosticata. Per comprendere la depersonalizzazione, è necessario capire prima di tutto la “Dissociazione”.
La dissociazione è “un’interruzione” che si verifica nei vari elementi della coscienza, dell’identità, della memoria, delle azioni fisiche e/o dell’ambiente. È una disconnessione o assenza di una connessione tra cose che sono normalmente associate tra loro. Si tratta di uno scollamento tra l’esperienza e il senso di sé…

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Quando ti ritrovi a dire “non cambia mai niente”

di Lino Fusco
Dopo tanto lavoro su di sé una persona può arrivare a dire “non cambia mai nulla”.
Magari ha fatto tanti cambiamenti importanti in diverse aree della sua vita, ha sviluppato nuovi modi di guardare alla realtà, ha smesso di lamentarsi in modo sterile e sta lavorando sui suoi obiettivi, ha imparato a comunicare in modo più efficace, ma alcune cose restano sempre le stesse…
Ad esempio, sono presenti pensieri quali: “non mi sento mai all’altezza di questa situazione”, “non mi sento mai adeguato al mio lavoro”, “non riesco mai a vivere una relazione con serenità”, “non riesco ancora a farmi rispettare”

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È possibile cambiare il proprio carattere?

“Cos’è il carattere? Da cosa dipende? È stabile e definito o plastico e mutabile? È la scusa utile per giustificare i nostri errori o, al contrario, è solo il risultato dei nostri comportamenti ripetuti nel tempo?” (Filippo Ongaro)
Aristotele diceva che noi siamo ciò che facciamo ripetutamente e che l’eccellenza non è un’azione ma un’abitudine. È una frase che fa riflettere, sia in senso negativo sia in senso positivo, perché se da un lato il mancato raggiungimento degli obiettivi, la pigrizia e i fallimenti non sono né azioni né destini sfortunati, bensì conseguenze dirette delle proprie abitudini, dall’altro sarebbe sufficiente cambiare un po’ ogni giorno, per dare una svolta alla propria vita.
A forgiare il nostro carattere sono le abitudini. Ma cambiare non è impossibile, basta sapere come fare e quali sono i 3 aspetti cardine su cui concentrarsi, per raggiungere ogni traguardo ambito. Cerchiamo di far nostra questa frase del dr. Filippo Ongaro – medico degli astronauti dal 2000 al 2007, primo italiano certificato in medicina anti-aging e performance coach: “se cambiamo abitudini, prima o poi cambierà anche il nostro carattere“…

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Casualità e Sincronicità

di Domenico Bumbaca
Dalla scienza ci arrivano continue conferme sul fatto che “il caso non esiste”, perchè ciò che sembra casuale, in realtà, ci viene da “un qualcosa” di molto profondo.
A riprova di questo fatto, che per i più sembrerebbe incontestabile, ognuno di noi può provare a ricordare certi fatti (apparentemente) inspiegabili, (che accadono a tutti) che poi, semplicemente vengono ignorati o bollati come mere coincidenze.
Però a pensarci bene, quando accadono quelle cose, ammettiamolo, un pò sorprendenti, si ha la sensazione che esistano, percepibili solo a tratti, una serie di fili invisibili che uniscono cose e persone. Insomma si ha l’impressione palpabile che tra gli avvenimenti, ci siano legami, che uniscono persone e informazioni. Ad esempio, cercate una casa e conoscete “per caso” una persona che gestisce un’agenzia immobiliare; cercate di risolvere un problema e, alla pagina successiva del libro che state leggendo, vi trovate la soluzione; cercate una persona al telefono e mentre vi accingete a chiamarla, vi squilla il telefono e guarda caso, è proprio quella specifica persona che vi chiama; vi trovate in un centro commerciale e incontrare, anche qui per caso, proprio la persona che dovevate assolutamente chiamare per dargli una cosa…

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Crescere di notte… attraverso gli incubi

di Noedimis 
Si spengono le luci, si spegne la giornata, si spegne la coscienza e l’inconoscibile multidimensionale emerge per poter parlare e animarsi, scioccarci e parlarci, portare immagini e significati che, da svegli, non abbiamo nessuna intenzione di sviscerare e analizzare.
E allora – per fortuna – arrivano i sogni, arrivano gli incubi, che ci porgono uno specchio più che limpido, ma di difficile  osservazione, ci mostrano niente poco di meno che i volti e i personaggi che siamo e che, durante la giornata, per coerenza della mente, non possiamo pienamente incarnare.
Gli incubi sono spesso visti come fastidiosi visitatori della notte, pieni di mostri che compaiono per infastidirci e distrarci dalla bellezza della nostra vita. Oggi, invece, vorrei spezzare una lancia a loro favore e parlarne come fossero dei fantastici alleati che ci permettono, non solo di renderci più consapevoli, ma anche di sciogliere vissuti problematici che, nelle restanti 17 -18 ore del giorno in cui siamo coscienti, non avremmo il tempo materiale (e forse anche emotivo) di elaborare e di risolvere…

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Gli adolescenti e il brivido del rischio

di Enrica Gaetano
Studi recenti hanno indagato quali siano i fattori che portano gli adolescenti ad adottare comportamenti rischiosi, promiscui e impulsivi. Oltre ai fattori neurobiologici sono emersi anche fattori di carattere sociale.
Alla luce degli studi recenti, sorge spontaneo chiedersi se davvero gli adolescenti siano delle inarrestabili e autolesive macchine in corsa o se invece ci siano altri fattori coinvolti nella propensione al rischio in adolescenza.
L’adolescenza è un periodo estremamente delicato: solo nel 2015 si stimano circa un milione e mezzo di morti di età compresa tra i 10 e i 19 anni.
Più precisamente si calcola che la percentuale mondiale di decessi tra i 15 e i 19 anni sia del 35% più alta rispetto alla fascia di età che va dai 10 ai 14 anni, soprattutto per il genere maschile; le morti si verificano soprattutto a seguito di incidenti stradali, violenza interpersonale, autolesionismo e abuso di alcol o tabacco (Telzer et al., 2015)…

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Il Narcisista e l’auto-lesionista: la coppia perfetta

Dottor Riccardo Coco
Una delle caratteristiche salienti della personalità narcisistica è l’arroganza di chi crede che tutto gli sia dovuto per “diritto di nascita”.
“Queste persone nell’infanzia erano trattate con un’adorazione incondizionata e con deferenza come fossero ‘Sua maestà il bambino’ “ (L.Benjamin).
Questo modo di fare, se continua nella crescita – specialmente dopo che il bambino comincia a gattonare e ad esplorare di più l’ambiente, periodo in cui dovrebbe iniziare a confrontarsi con la realtà – lo programma allo sviluppo di un disturbo narcisistico di personalità.
I genitori dovrebbero, quindi, nella prima infanzia, far capire al bambino che i suoi comportamenti hanno degli effetti su di loro e sulle persone e che di conseguenza non tutto gli è concesso o dovuto…

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“Gli opposti non si attraggono”: il vantaggio di essere simili

di Igor Vitale
Molto spesso è stato riscontrato, nei detti popolari, un fondamento scientifico. Non pare esser così per il famoso “gli opposti si attraggono”: la maggior parte degli studi di psicologia sociale, perlomeno, suggerisce che sono i simili ad attrarsi, e non gli opposti.
Tendiamo a valutare positivamente le persone simili a noi, sia per quanto riguarda la somiglianza fisica, sia per quanto riguarda la somiglianza nei termini della personalità, degli hobby e così via. Questa tendenza avviene per mantenere alta l’autostima, e anche perché naturalmente siamo più in grado di comprendere le persone a noi simili.
Per mantenere alta l’autostima abbiamo infatti diverse strategie:
1. valutare positivamente noi stessi. Questa strategia è molto esplicita, e tende proprio per questo ad essere poco utilizzata, proprio perché è molto esplicita. Per non apparire vanitosi pochi scelgono questa alternativa…

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Il senso di fragilità personale: l’Ipocondria

di Simona Chiari
Cos’è l’ipocondria? L’ipocondria è un disturbo legato all’idea o al timore di avere una grave malattia, a volte anche mortale. Le persone che soffrono di questo disagio, tengono costantemente sotto controllo il loro organismo, verificando di continuo la presenza di eventuali segni di malattia.
La conoscenza produce forza, ma anche preoccupazione. I continui progressi della medicina scientifica ci hanno resi  più consapevoli dei mali che potrebbero colpirci, nel corpo e nell’anima. A dimostrazione di una cultura del presente che è però antica, in occidente siamo diventati ipocondriaci da almeno un paio di millenni: Ippocrate descrisse il concetto di ipocondria nel “Male degli ipocondrici”, come un disordine della mente e dello stomaco, che procurava problemi digestivi, grave melanconia e paura di morire. La connessione di stomaco e tristezza non ci sorprende: i greci pensavano, infatti, che nell’addome fosse situata la sede dei sentimenti e delle passioni umane…

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Famiglie tossiche: caratteristiche

Nella maggior parte dei casi nelle famiglie tossiche soffrono i figli, poiché più vulnerabili.
Le famiglie tossiche sono come delle piccole isole cariche di conflitti, comandi e dinamiche disfunzionali che interessano tutti i membri.
Sappiamo anche che l’aggettivo “tossico” va molto di moda. Tutti voi avrete sicuramente ascoltato o utilizzato espressioni del tipo “la mia relazione è tossica” o “ho un collega tossico”. È importante sottolineare che questa etichetta non corrisponde a nessuna descrizione clinica e che non esiste nessun manuale di psicologia che la definisca come una patologia o un disturbo. Tuttavia, il suo uso colloquiale, raggruppa un insieme di processi che si identificano alla perfezione con la parola “tossicità”…

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Solitudine di coppia: quando chi ci sta accanto non ci soddisfa a livello emotivo

Dobbiamo capire che sentirsi soli nonostante la presenza degli altri, non fa altro che consumarci e distruggerci poco alla volta. Avere il coraggio di ammetterlo e allontanarci da questo contesto, è il modo migliore per iniziare a vivere una vita più appagante ed emotivamente sana.
C’è una frase che a detta di tutti rivela una grande verità, anche se in pochi ci hanno davvero riflettuto e l’hanno messa in pratica, “meglio soli che male accompagnati”. È un chiaro riferimento alla solitudine di coppia, forse la più terribile di tutte.
Se l’idea di non avere nessuno accanto ci fa paura e ci spaventa, immaginiamo come dev’essere sentirsi soli anche in compagnia del partner. Purtroppo, però, si tratta di una situazione più comune di quanto pensiamo. E i problemi iniziano quando, pur sapendolo, non si fa nulla al riguardo…

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