Il “Contagio psichico”: la Preghiera è l’arma che abbiamo a disposizione

Intervista di Paolo Vites a Diego Frigoli
In un momento dove la paura scatenata dal virus mette in crisi le nostre certezze, la preghiera è un aiuto “scientifico”.
Non solo difendersi dal contagio, non solo distanza sociale. In questa contingenza storica determinata dalla paura del coronavirus, l’uomo si trova davanti a una doppia battaglia: sopravvivere, fisicamente, ma anche salvaguardare, o meglio, riscoprire un contatto profondo con il proprio io.
Le persone hanno paura, sono sole, angosciate, si sentono prigioniere, non sanno quale futuro le aspetta. C’è un elemento che è stato riconosciuto, paradossalmente dalla scienza stessa, da tempo, come un “farmaco” utile, quanto un rimedio medico. È la preghiera. Ce lo dice il professor Diego Frigoli, psichiatra, psicoterapeuta, fondatore e promotore del pensiero ecobiopsicologico…

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Il Faro: la Guida

di SamhaEl
Noi, qui sulla Terra, siamo come dei navigatori in mare aperto. Spesso in balia delle onde.
Il Caso porta alla nostra vista una Potente Luce: il Faro, la nostra Salvezza! Ora abbiamo una direzione da seguire che può portarci fuori dal mare aperto e guidarci verso la “Terra”!
Le difficoltà però sembrano aumentare, perché più ci avviciniamo alla Luce del Faro e più notiamo onde alte e mare agitato. Il dubbio pervade allora la nostra mente e a volte ci domandiamo se tale Via sia corretta, dato che il mare agitato aumenta andando verso la Luce e se quindi sia meglio navigare in diversa direzione, dove le onde sembrano più quiete.
Se in direzione del Faro le acque sembrano più alte e maggiormente mosso il nostro “mare interiore”, ciò avviene semplicemente perché il Faro illumina meglio il mare dove noi navighiamo…

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Coltiva la tua “Sorgente Interiore”

Tutto ciò che ti circonda è il risultato della tua Vita interiore. Se la tua Vita interiore è scarna e poco curata, allora ciò che ti circonda sarà uguale.
Se poni più attenzione al fare e all‘apparire e ti dimentichi di essere, ciò che otterrai sarà una vita infelice e fatta di piccole soddisfazioni passeggere ed effimere.
Immagina la tua Vita interiore come una palude: acqua putrida e stagnante dove non vi cresce più nulla e che attira insetti fastidiosi come zanzare e mosche e anche sanguisughe e serpenti velenosi. Puoi metterti lì con il retino e provare a scacciare gli insetti o a ucciderli, ma ti richiederà uno sforzo immenso e, soprattutto, dopo qualche tempo, ne arriveranno altri.
Immagina, invece, se da questa palude iniziasse a sgorgare una sorgente di acqua pura e limpida, acqua che prende il posto di quella putrida e stagnante. Una volta nata, questa sorgente attirerà animali e insetti bellissimi: uccelli, cervi, farfalle e tanti altri…

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Diventerai ciò di cui ti “nutri”

Nutrire l'anima

di Andrea Panatta
Spiacente per gli amici vegetariani o vegani, ma il nutrimento di cui parlo qui, oggi, ha poco a che fare con ciò che mangiamo, per quanto io trovi che a un certo punto, anche le nostre abitudini alimentari cambieranno a seguito di un onesto lavoro su noi stessi.
Il nutrimento cui sarebbe importante prestare attenzione è quello sottile, vibrazionale, emotivo cui ci sottoponiamo in quei momenti in cui ci prendiamo del tempo per noi stessi e nei quali ci abbandoniamo a quelli che consideriamo momenti di rilassamento. Sono quelli i momenti di maggior permeabilità delle sfere inconsce e quelli, spesso, i momenti in cui ci mettiamo davanti a tv, cinema, film, libri e musica varia. E fin qui niente da eccepire…

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La solitudine ti fa ascoltare l’anima e spegnere le luci finte

Solitudine

«La solitudine ti fa ascoltare l’anima e spegnere le luci finte.»
Raffaele Morelli, La felicità è qui

«È necessaria una cosa sola: solitudine, grande solitudine interiore. Volgere lo sguardo dentro sé e per ore non incontrare nessuno: questo bisogna saper ottenere. L’amore consiste in questo, che due solitudini si proteggono a vicenda, si toccano, si salutano» Rilke
“La solitudine è per me una fonte di guarigione che rende la mia vita degna di essere vissuta. Il parlare è spesso un tormento per me e ho bisogno di molti giorni di silenzio per ricoverarmi dalla futilità delle parole.”
Carl Gustav Jung

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