100 Nuovi Iscritti all’Asilo su 102 Hanno Origini Straniere: il Caso che Scuote Mestre

di Francesca Galici

Attualmente, Mestre rappresenta un caso limite ma a Milano, Bologna, Torino e in tante altre città ci sono situazioni molto simili e in pochi anni il rischio è che le scuole pubbliche italiane saranno interamente al servizio della comunità straniera.

Nelle prime medie solo 10 alunni su 118 sono italiani. Le famiglie italiane cambiano istituto e il rischio è una scuola sempre più separata.

Integrazione difficile e aule con sempre meno bambini italiani: l’immigrazione sta cambiando il volto della scuola pubblica irreversibilmente, costringendo a riflessioni complesse sulla tenuta dei programmi didattici e sull’equilibrio sociale nei quartieri urbani.

Uno degli esempi più recenti di questa mutazione si registra a Mestre, presso un istituto comprensivo, dove i dati relativi alle nuove iscrizioni tracciano un solco tra il prima e il dopo: nella scuola dell’infanzia dell’istituto, su un totale di 102 nuovi iscritti, ben 100 appartengono a famiglie con background migratorio, portando la quota di nuove iscrizioni di studenti stranieri a superare il 98%.

Una tendenza analoga si riscontra anche nei livelli di istruzione successivi: la prima media, su 118 frequentanti, solo 10 risultano essere italiani, con 4 sezioni su 6 composte interamente da ragazzi con cittadinanza o origini straniere.

È una situazione che peggiora di anno in anno, una tendenza comune in molte città italiane che, però, a Mestre viene portata all’estremo dalla modifica del tessuto sociale. I (pochi) bambini italiani che devono andare a scuola vengono iscritti in altri istituti per evitare di trovarsi da soli in classi composte completamente da bimbi stranieri, con tutte le difficoltà del caso per quanto riguarda le difficoltà di apprendimento in italiano. Questo esaspera ulteriormente la situazione della scuola, che si ritrova ad avere larga prevalenza di alunni non italiani.

Già in passato, la forte concentrazione di alunni non italofoni, con una netta prevalenza di comunità asiatiche e in particolare bengalesi, ha creato dinamiche gestionali complesse, con gli insegnanti chiamati ad affrontare severe barriere, soprattutto linguistiche.

Inoltre, diversi gruppi di genitori stanno promuovendo iniziative per sollecitare un intervento da parte dell’Ufficio scolastico regionale, evidenziando il rischio che un’eccessiva sproporzione nelle classi possa ostacolare sia il reale inserimento degli studenti stranieri, sia la continuità educativa.

Attualmente, Mestre rappresenta un caso limite ma a Milano, Bologna, Torino e in tante altre città ci sono situazioni molto simili e in pochi anni il rischio è che si arrivi ad avere scuole in cui i genitori italiani non vogliono più mandare i propri figli (non devono passare anni, ci si è già arrivati!nota di conoscenzealconfine.it) per garantire loro un migliore percorso di studi, trasformando le scuole pubbliche italiane in scuole interamente al servizio della comunità straniera, con tutte le difficoltà del caso per i docenti.

Articolo di Francesca Galici

Fonte: https://www.ilgiornale.it/news/nazionale/100-nuovi-iscritti-all-asilo-su-102-hanno-origini-straniere-2696451.html

DI MORTE NON SI MUORE

di Daniela Muggia

Di Morte Non si Muore

di Daniela Muggia

Se il titolo del libro vi pare provocatorio, beh, forse lo è. E forse no.

L’occidente, infatti, ha spesso descritto il passaggio dalla vita alla morte come un interruttore che passa da “acceso” a “spento” appena il cuore smette di battere e un esame degli strati più superficiali del cervello mostra che non vi è più attività. Un attimo prima sei vivo, un attimo dopo sei morto.

Ma queste due etichette sono incapaci di cogliere il complesso processo descritto da molte tradizioni tanatologiche planetarie, prima fra tutte quella tibetana, in cui l’Autrice si è specializzata.

Un processo complesso, come nel tukdam, dove la vita nel corpo continua “al minimo” anche dopo la morte clinica...

A seguito di un’esistenza di pratica meditativa, la meditazione si prolunga durante il processo di morte e anche dopo: il corpo del “defunto” mostra allora una serie di segni del permanere della coscienza in esso, come assenza di rigidità o decomposizione anche a temperature ambientali elevate...

Sapevate che un tukdam può sfociare nella riduzione parziale del corpo, che diventa non più lungo di un avambraccio? E che il corpo può persino scomparire, lasciando sul posto solo unghie e capelli?

Il tukdam, il corpo di arcobaleno e altri fenomeni ritenuti un tempo leggende sono oggi al vaglio della scienza. Che incomincia a dare ragione alla tradizione...

Daniela Muggia ci conduce in questa esplorazione affascinante con un piede nella tradizione e uno nella scienza, secondo l’approccio di indagine tanatologica che la distingue.

"Tutti muoiono ma nessuno è morto."

(proverbio tibetano)

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Un commento

  1. Viva l’Italia! Ed ora? Dobbiamo obbligare i nostri insegnanti e concittadini a studiare il bengalese, oppure i nuovi “italiani” a studiare l’italiano? Chi ha portato a questa situazione? Forse qualcuno dovrà mettere mano ai criteri di ammissione, anche se ciò penalizzerà i nuovi arrivati. Vuoi essere italiano? Apprezzo che tu ed i tuoi genitori lo vogliate, ma, almeno, studiate la lingua prima di essere ammessi nelle scuole italiane. Qualcuno dei nostri non ha fatto quel che doveva, e questo è il risultato

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