Dall’invasione turca agli F-35, il Governo italiano complice di tutte le porcate NATO

di Giorgio Cremaschi
Trump ha appaltato ad Erdogan la guerra in Siria. Il presidente USA non si è ritirato da uno scenario di guerra promuovendo la pace. No Trump ha detto agli alleati NATO ed in particolare agli europei: fate la vostra parte nelle nostre guerre, noi spendiamo troppo per esse.
È in continuità con la richiesta di aumentare i contributi alla NATO fino al 2%, che per l’Italia vorrebbe dire 10 miliardi di spesa militare in più ogni anno. E Gentiloni a suo tempo disse sì a questa pretesa.
La delocalizzazione ed il subappalto delle guerre, è una componente fondamentale della strategia imperialista degli Stati Uniti, e a volte sostituisce l’intervento diretto, soprattutto quando, come in Afghanistan e in Medio Oriente, è già costato migliaia di vite umane e anche migliaia di miliardi di dollari.
Così Trump si è rivolto all’amico-nemico Erdogan e gli ha concesso di far fuori i curdi, che invece prima ha usato per combattere l’Isis. Naturalmente il capo turco ha colto al volo l’occasione, così invaderà il territorio siriano…

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Il messaggio di Roger Waters al mondo: “Volete un’altra Libia, un’altra Siria o un altro Iraq? Io no e sicuramente il popolo venezuelano non lo vuole”

Il messaggio di Roger Waters al mondo: “Volete un’altra Libia, un’altra Siria o un altro Iraq? Io no e sicuramente il popolo venezuelano non lo vuole”
Un immenso Roger Waters e il suo messaggio sul “concerto per il venezuela”
“Tutto questo non ha nulla a che vedere con gli aiuti umanitari. Tutto questo ha che fare solo con Richard Branson. Con gli Stati Uniti che hanno deciso di prendere il controllo del Venezuela a qualunque costo, tutto questo non ha nulla a che fare con i bisogni del popolo venezuelano. Nulla a che vedere con la democrazia. Nulla a che vedere con la libertà. Nulla a che vedere con gli aiuti umanitari”. A parlare è il grande artista Roger Waters in un video…

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Minà: stampa vile, oscura l’infame assedio del Venezuela

Un drammatico tentativo di “regime change”, al culmine di un assedio spietato. Da sei anni, cioè dalla morte di Hugo Chavez, il Venezuela è stretto nella morsa imperiale degli Usa. Vero obiettivo: mettere le mani sulla Pdvsa, la compagnia petrolifera statale.
Per inciso: il Venezuela dispone della maggior riserva di petrolio al mondo. Altro da aggiungere? Certo, a pesare è l’insipienza del governo Maduro, che è solo l’ombra del leader “bolivariano” a cui è succeduto. Ma sarebbe assurdo non vedere – come fa la grande stampa – a quali difficoltà è stato costretto, l’esecutivo di Caracas, dalla micidiale macchina del “Washington Consensus”.
Lo afferma un grande giornalista come Gianni Minà, per lunghi anni rivoluzionario conduttore di programmi che hanno fatto la storia della televisione italiana. Intervistato da Fabrizio Verde per “L’Antidiplomatico”, Minà si schiera senza esitazione dalla parte di Maduro, che nella regione è sostenuto da paesi come il Messico e Cuba, la Bolivia e l’Uruguay…

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Mettere al bando la Russia: cosa c’è dietro la “Putin’s list”

di Fulvio Scaglione
Ma come ha fatto una grande nazione come gli Usa a ridursi così? Spiace dirlo ma una classe politica seria non si farebbe ridere dietro diffondendo questa lista di proscrizione. 
Questa lista di proscrizione diffusa dal Ministero del Tesoro americano, già ribattezzata “Putin’s List”, comprende 114 politici e 96 “ricconi”, altrimenti detti oligarchi. In pratica, tutta la Russia, o almeno tutta la “Russia che conta”. Per completare il ridicolo, nella lista, che prelude a sanzioni ad personam, ci sono sia quelli che a buon diritto possono essere definiti “uomini di Putin” come Igor Secin (anche lui ex agente dei servizi segreti e da anni capo di Rosneft, il gigante petrolifero di Stato), Aleksej Miller (presidente del consiglio d’amministrazione di Gazprom) o Dmitrij Peskov (portavoce del Presidente), ma anche imprenditori che in un modo o nell’altro sono entrati in contrasto con Putin, come Roman Abramovic (che con Putin non si è mai “preso”), i fratelli Ananiev (informatica) o Arkadyj Volozh (fondatore e amministratore delegato di Yandex, il principale motore di ricerca russo)…

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Una malattia chiamata Imperialismo

Imperialismo americano

Quella dell’imperialismo è una brutta malattia. Una volta che ne vieni contagiato, diventa difficile liberarsi dal morbo.
In questo senso vanno le dichiarazioni di Al-Maliki, l’attuale presidente dell’Iraq, il quale accusa gli Stati Uniti di volersi prendere il merito per la sconfitta dell’ISIS a Mosul, “mentre sono stati loro che hanno contribuito a creare questa organizzazione”.
In una serie di dichiarazioni senza peli sulla lingua, riportate da RT, Al-Maliki ha detto che “la riconquista di Mosul è stata un successo del popolo iracheno, mentre ora gli Stati Uniti cercano di impadronirsene, sostenendo di essere stati loro a guidare quella guerra”

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L’elite finanziaria dietro il brutale esperimento di abolire l’uso del contante in India

Abolizione del contante in India

di Norbert Haring
All’inizio di novembre 2016 senza nessun preavviso, il Governo Indiano ha dichiarato non più valide le due banconote più diffuse nel paese, abolendo la validità di oltre l’80% del denaro in circolazione.
In mezzo a tutto questo trambusto e tutta l’indignazione che questa decisione ha provocato, nessuno sembra aver preso atto del ruolo decisivo che ha giocato Washington in tutto questo. E ciò è ancora più sorprendente, per il fatto che lo “zampino made in Usa” è stato coperto solo molto superficialmente.
Il presidente USA, Barack Obama, aveva dichiarato che la partnership strategica con l’India era una priorità della sua politica estera. La Cina ha bisogno di essere frenata, quindi, nel contesto di questa collaborazione, l’Agenzia per lo sviluppo del governo americano ‘USAID’, ha negoziato alcuni accordi di cooperazione con il Ministero delle Finanze indiano. Uno di questi accordi ha come obiettivo dichiarato quello di limitare al massimo l’uso del contante e favorire i pagamenti digitali in India e nel mondo…

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L’Impero si sta sgretolando, per questo ha bisogno della guerra

L'impero si sta sgretolando

L’Impero è ben conscio che sta perdendo la presa sul potere globale.
Il mondo è in subbuglio. Come nei primi anni ’40, sta prendendo forma qualcosa di enorme, qualcosa d’irreversibile. Quasi tutti noi che abbiamo analizzato l’Impero combattendo la propaganda e il nichilismo che diffonde, e i suoi tentacoli velenosi che si estendono a ogni angolo del globo, sappiamo che “compiacere” l’imperialismo occidentale è chiaramente impossibile, tanto quanto è impraticabile e persino immorale.

Proprio come amava dire George W. Bush (chiaramente attingendo alla retorica cristiana…

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Sono tempi oscuri…

Sono tempi oscuri, in cui la propaganda dell’inganno tocca tutte le nostre vite - John Pilger

“Sono tempi oscuri, in cui la propaganda dell’inganno tocca tutte le nostre vite”. John Pilger

“In un mondo di proprietà degli Stati Uniti, l’indipendenza è intollerabile”. John Pilger, giornalista e documentarista conosciuto per il suo sostegno a Julian Assange, riflette su informazione e propaganda in tempo di guerra, nonché sul ruolo dei media. George Orwell ha detto: “in un’ epoca di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario.”

Questi sono tempi oscuri, in cui la propaganda dell’inganno tocca tutte le nostre vite. E’ come se la realtà politica…

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