Edificare una rinnovata Civiltà di Resistenza

di Antonio Percoco e Marcello Vezzoli
È oramai palese (il decreto 61 sulla scuola lo testimonia) che lo scopo inconfessabile del sistema di potere, è quello di dare alla luce una generazione incapace di partorire un pensiero critico autentico.
Un pensiero critico basato sulla molteplicità delle cognizioni di causa e delle loro reazioni, razionali e controllate, contro il caos imperante che, utilizzando ogni sorta di strumento diabolico, di arte riprovevole, tende a progettare (usiamo questo termine, poiché di fatto, costituisce un articolato “progetto distruttivo” pianificato in tutte le manifestazioni, in cui l’umano agire determina e si determina nel proprio vivere sociale e politico, infettato e diretto dal “pensiero unico” dominante ed ultraliberale) l’inerte prototipo dell’essere umano schiavo, spersonalizzato e irrazionale, incapace di edificare una “civiltà della resistenza”…

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Dsa, Miur fotografa boom delle diagnosi: 67mila in più in un anno. Il pedagogista: “Business dietro etichette date ad alunni”

di Alex Corlazzoli 
Gli studenti con qualche disturbo specifico dell’apprendimento toccano la quota record di 254 mila nell’anno scolastico 2016/17: sono il 2,9% degli iscritti.
Il pedagogista Daniele Novara, che al tema ha dedicato il libro denuncia “Non è colpa dei bambini” afferma: “In alcuni casi si fa confusione tra la difficoltà di apprendimento e il disturbo conclamato”.
È boom di dislessici, discalculici, disgrafici e disortografici. In Italia, il numero di studenti con qualche disturbo specifico dell’apprendimento aumenta: nell’anno scolastico 2016/17 erano 254 mila, pari al 2,9% degli iscritti. Un dato che va confrontato con quello dell’anno precedente quando, come raccontato da Ilfattoquotidiano.it, il numero dei Dsa si fermava a 187mila, il 2,1% degli alunni.
Si conferma quindi il forte trend di crescita, visto che solo sette anni fa erano solo lo 0,7% del totale della popolazione scolastica. Secondo il ministero dell’Istruzione che ha pubblicato un focus sul tema, l’aumento delle certificazioni è “dovuta all’introduzione della legge 170 del 2010, grazie alla quale la scuola ha assunto un ruolo di maggiore responsabilità nei confronti degli alunni con questi disturbi, con più formazione per il corpo docente e una sempre maggiore individuazione dei casi sospetti”
Non la pensa così il pedagogista Daniele Novara, che al tema ha dedicato il libro-denuncia “Non è colpa dei bambini”:…

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Tra scuola e natura: i consigli di Maria Montessori

di Iliana Morelli
Maria Montessori aveva colto l’importanza delle attività didattiche svolte all’aperto, al di fuori delle aule scolastiche. Perché il bambino deve vivere la natura facendone esperienza in prima persona.
Nel 1909, Maria Montessori, nel suo primo libro “Il metodo della pedagogia scientifica applicato all’educazione infantile nelle case dei bambini”, dedica un intero capitolo a “La natura nell’educazione”, perché considera la natura un importante elemento da integrare nella sua visione pedagogica della realtà scolastica. Lei stessa definisce il bambino come “il più grande osservatore spontaneo della natura, il quale ha indubbiamente bisogno di avere a sua disposizione un materiale su cui agire”

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Bambini ribelli

Bambini plusdotati e ribelli

di Gianni Lannes
A scuola ci sono bimbi distratti, spesso annoiati, talvolta vivaci o iperattivi che sovente disamorano gli insegnanti o palesano uno scarso interesse ai loro insegnamenti. In gran parte dei casi si tratta di bambini plusdotati.
Questi bambini comprendono al volo dove porta un ragionamento, intuiscono velocemente la soluzione di un problema, detestano l’esercizio ripetitivo, e quindi si annoiano, e il loro comportamento diviene irrequieto. Purtroppo, la scuola pubblica tricolore, così com’è impostata nei suoi programmi istituzionali, tende a privilegiare la cosiddetta intelligenza “convergente”, ossia quell’intelligenza che trova la soluzione all’interno dell’impostazione fornita al problema. I plusdotati, invece, presentano un’intelligenza…

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La scuola senza zaino e senza banchi

Nuovi metodi pedagogici

In Italia ci sono circa seimila bambini che ogni giorno, per loro fortuna, vanno a scuola senza zaino.
Senza macigni sulla schiena, senza pesi che li fanno camminare più curvi, più lenti, e che magari spengono anche un po’ la voglia di fare e di imparare. Penne, libri, matite, colori, pennelli, quaderni, compassi, ma anche legno, creta, carta, ferro, giochi, numeri, parole, i bambini li trovano già a scuola, o magari li costruiscono, in un’aula dotata di tutto e dove ognuno è responsabile di sé.
È così, con una rappresentazione semplice che Marco Orsi, pedagogista, ex maestro elementare, oggi dirigente scolastico a Lucca, descrive il progetto “Senza zaino”, una didattica sperimentata dal 2002 in una rete di scuole primarie toscane, ma che adesso si sta diffondendo in tutta Italia

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