“Movida Selvaggia”: cartelli “vendesi” in centro Pisa per protesta

Hanno trasformato i centri delle città italiane in parchi giochi per dementi e perditempo. A Pisa avviata protesta dei cittadini contro la “Movida Selavaggia”.
Decine di cartelli con la scritta “vendesi” – attaccati alle finestre delle abitazioni, appesi sui banchi del mercato o sulle vetrine dei negozi – sono esposti a Pisa in una protesta promossa da residenti, lavoratori, commercianti e semplici domiciliati della zona di “piazza delle Vettovaglie”, nel centro storico, per protestare contro gli effetti della “mala movida”, che “impediscono il riposo fino all’alba per colpa delle emissioni sonore dei locali e dello spaccio indisturbato nei vicoli”.
All’iniziativa è intervenuto anche il sindaco Michele Conti, che ha ascoltato le lamentele dei manifestanti e raccolto la proposta di formare un tavolo di partecipazione “con utenti della movida, per lo più giovani e studenti universitari, esercenti, residenti e commercianti che operano di giorno e di notte, per avviare un confronto insieme alla prefettura e trovare soluzioni condivise per limitare gli effetti negativi della vita notturna e contrastare gli abusi nella somministrazione di alcolici e altre illegalità diffuse”

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Fenomeni sociali: adolescenti che dormono tre, quattro ore a notte

di Christian Raimo
Qualche anno fa ho avuto uno studente che dormiva in classe. Aveva vent’anni – era stato bocciato due volte – si faceva almeno due, tre ore di sonno pieno con la faccia sul banco. Non dormiva per noia – o insomma, credo, non solo. Era il sonno di chi arrivava a scuola distrutto, dopo una nottata in bianco. Non era l’unico…
Ogni volta che chiedo ai miei studenti – tra i 15 e i 19 anni – quanto dormono, ricevo una risposta abbastanza preoccupante: più della metà meno di sette ore; ma c’è chi mi dice che dorme anche cinque o tre ore. Le mie classi non sono un osservatorio privilegiato, né in positivo né in negativo. È l’impressione che hanno anche quei professori e quei genitori che osservano con attenzione ragazze e ragazzi, anche se questo interesse spesso manca. Nelle molte interviste che ho fatto in varie scuole superiori, ho capito che della questione non si parla quasi mai…

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Ma in questo Mondo Moderno, ci interessa ancora Vivere?

di Tragicomico.it
La domanda è d’obbligo… visto l’andazzo di questo mondo moderno, un mondo nel quale il progresso, l’economia e lo sviluppo, sono i pilastri di una civiltà fondata sull’avere, sul consumo e sulle dipendenze.
Non sappiamo più vivere autonomamente, noi ormai dipendiamo interamente dai servizi del sistema tecno-industriale al collasso, che regola le nostre esistenze. Vi dipendiamo in maniera sempre più pressante e sempre più estesa in tutti gli aspetti della nostra vita.
Vi dipendiamo per abitare, per studiare, per curarci, per risolvere i nostri piccoli problemi. Vi dipendiamo per mangiare, per divertirci, per conoscere ma, soprattutto, per vivere. Non siamo più animali liberi, siamo diventati dei polli in batteria. E basta poco per rendersene conto. Pensate se qualcuno dovesse interrompere il flusso del “mangime”… saremmo tutti già morti! Infatti, non sappiamo più realizzarci attrezzi o utensili, non sappiamo più costruirci un riparo, non sappiamo più cucirci un vestito, non sappiamo più coltivare, cacciare, amare…

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L’Ansia dà spettacolo e noi applaudiamo

di Giada Cipolletta
Lei è lì, camuffata dai filtri di Instagram, idolatrata nei testi delle canzoni, vaporosa e calda nel respiro corto di una reazione che si fa attendere, timida nel suo vorrei ma non posso.
Non siamo formati per questa costante sovraesposizione, non siamo abituati a questa convivenza digitale che ci porta a spartire le nostre vite con persone che prima, almeno, l’occhio non vedeva o la vita selezionava.
Certo, anche ora possiamo non esserci, è vero. Possiamo scegliere chi seguire, dove e quando. Ma non prendiamoci in giro: la nostra natura curiosa è lì che spia, vuole capire, indagare ed esplorare. Lo facevamo prima e lo facciamo, a maggior ragione, oggi con la facilità degli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione.
Ma non siamo pronti. No, non siamo pronti a tutta questa umanità che ci cade addosso e invade il nostro microcosmo. Ci opprime, ci soffoca, ci fa salire l’ansia. Troppe cose da vedere, troppe cose da invidiare, troppi consigli da seguire, troppa diversità da metabolizzare…

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Quei giovani selvaggi. Lo spassoso dibattito sul bullismo tra ipocrisia e “politicamente corretto”.

di Carlo Formenti
Trovo letteralmente spassoso il “dibattito” sui recenti episodi di bullismo nei confronti di alcuni docenti di scuola media superiore.
Giornali e televisioni hanno convocato opinionisti, psicologi, pedagoghi, tuttologi, politici, studenti, professori, genitori e chi più ne ha più ne metta, ma da questo diluvio di chiacchiere non è emerso granché.
Da un lato si è preso atto di alcuni dati di fatto: siamo di fronte a una generazione caratterizzata da un’elevata percentuale di ragazzi narcisisti, privi di freni inibitori, incapaci di distinguere fra realtà e videogiochi, inconsapevoli degli effetti del proprio esibizionismo online (che molti vivono come l’unico strumento in grado di certificarne l’esistenza), incapaci di concentrarsi per più di un minuto su qualcosa che non sia pura immagine, privi di empatia… ma le riflessioni sulle cause del fenomeno sono patetiche…

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Una società di psicopatici: bambini al parco che giocano con lo smartphones!

Genitori che non sanno più dare delle regole ai propri figli, non sanno più giocare e parlare con loro e non hanno tempo da dedicargli. Non vogliono perdere tempo e sbuffano ad ogni occasione. Si limitano a mettere nelle mani dei bambini, anche piccolissimi, strumenti tecnologici devastanti oppure li piazzano davanti alla TV.
La causa dei disturbi del linguaggio, dell’attenzione, dei comportamenti nei bambini? Gli schermi di tv, smartphones, tablet ecc… Siamo circondati da una massa di ritardati e pazzoidi e siamo in pochissimi a cercare di risvegliare la coscienza di questi zombies. Cosa che, vista la situazione, resterà una chimera ancora per molto, perché questi goggetti sono convinti che sia tutto normale. “Lo fanno tutti!”, “Tutti hanno problemi!”, “Tutti lo utilizzano!”, “Tutti, tutti, tutti…” rispondono intelligentemente. In sostanza, una società dove il nulla totale ha la meglio…

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“Homo precarius”: la classe delle solitudini a tempo determinato

di Diego Fusaro
L’uomo precario è la quintessenza dell’isolamento individualistico e del nesso sociale interrotto.
Ha spezzato ogni legame comunitario, di classe e solidale, aderendo al dogma dell’imprenditoria concorrenziale che lo vuole nemico di chi, nella medesima posizione di sfruttato, gli sta accanto. Egli è sempre pronto ad autocolpevolizzarsi in caso di insuccesso. E’ completamente indifeso e solo, strumento nelle mani del capitale absolutus, che può disporre illimitatamente del suo corpo e della sua mente, delle sue braccia e dei suoi neuroni.
Il diffuso sentire che il mondo in cui viviamo non dovrebbe essere com’è, sarebbe chiamato a porsi come base per il rifiorire della debole forza messianica evocata da Benjamin, come punto di connessione sentimentale tra gli io frammentati e, invece, resta oggi orfano di conseguenze politiche, perché non tracima mai dalla coscienza del singolo soggetto nomade e monadico, né trapassa nella figura della “rabbia appassionata” di gramsciana memoria…

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La tragedia silenziosa che sta colpendo i bambini di oggi

“Occorre fare dei cambiamenti nella vita dei nostri bambini prima che un’intera generazione vada sotto farmaci”.
“C’è una tragedia silenziosa che si sta svolgendo proprio ora, nelle nostre case, e riguarda i nostri gioielli più preziosi: i nostri bambini. Attraverso il mio lavoro con centinaia di bambini e genitori come ergoterapista (terapia occupazionale), ho visto questa tragedia svolgersi proprio sotto i miei occhi. I nostri bambini sono in uno stato emotivo devastante!” Inizia così un articolo di Victoria Prooday, una psicoterapeuta canadese (di origini ucraine) specializzata in terapia occupazionale e che lavora con bambini, genitori e insegnanti.

Come si legge nell’articolo (letto da 10 milioni di persone), negli ultimi 15 anni sono state pubblicate statistiche…

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Bambini semplici

Bambini giocano al tramonto

Quel tramonto di una volta, era fatto per avvolgerci. Il caldo era tutto per noi, ogni brezza aggiungeva la sua pennellata al quadro della nostra felicità. Sono le belle emozioni, che sostengono il nostro vivere, senza cui tutto diviene solamente una scalata faticosa.
Siamo rimasti fermi noi, a metà sentiero, dalla parte buia della montagna, nel freddo di un inverno che non finisce. Nell’ombra di questi anni, si è perso il ricordo dell’estate, l’estate della gioia, l’estate dei bambini semplici. Giocavamo con l’aria, correvamo liberi, ridevamo verso il mare, navigavamo e volavamo, con i piedi inzuppati nella sabbia…

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