L’Ansia dà spettacolo e noi applaudiamo

di Giada Cipolletta
Lei è lì, camuffata dai filtri di Instagram, idolatrata nei testi delle canzoni, vaporosa e calda nel respiro corto di una reazione che si fa attendere, timida nel suo vorrei ma non posso.
Non siamo formati per questa costante sovraesposizione, non siamo abituati a questa convivenza digitale che ci porta a spartire le nostre vite con persone che prima, almeno, l’occhio non vedeva o la vita selezionava.
Certo, anche ora possiamo non esserci, è vero. Possiamo scegliere chi seguire, dove e quando. Ma non prendiamoci in giro: la nostra natura curiosa è lì che spia, vuole capire, indagare ed esplorare. Lo facevamo prima e lo facciamo, a maggior ragione, oggi con la facilità degli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione.
Ma non siamo pronti. No, non siamo pronti a tutta questa umanità che ci cade addosso e invade il nostro microcosmo. Ci opprime, ci soffoca, ci fa salire l’ansia. Troppe cose da vedere, troppe cose da invidiare, troppi consigli da seguire, troppa diversità da metabolizzare…

Vai all’articolo

DEODORANTI NATURALI: SAI COME SCEGLIERLI?
Come scegliere il giusto prodotto che rispetti la pelle

Sappiamo che la pelle è l'organo più esteso che costituisce il nostro corpo e che rappresenta il filtro di scambio tra l'esterno e l'interno. Ciò che utilizziamo per la cura del corpo, viene assorbito e filtrato ed entra in contatto a livello più profondo.
Per questo, è importante utilizzare prodotti naturali, anche per quanto riguarda la scelta del deodorante.
Il deodorante viene applicato su una delle zone più delicate del corpo umano: alcuni studi scientifici mostrano i rischi correlati con l'utilizzo di prodotti chimici per la nostra salute.
I principali nemici sono i parabeni, spesso contenuti nei deodoranti tradizionali. Seguono sostanze come il triclosan e l'etanolo, anch'esse da evitare.
SCOPRI TUTTI I BENEFICI DEI DEODORANTI NATURALI ›››
...e scopri la ricetta del deodorante in crema all'argilla fai da te!›››

Quei giovani selvaggi. Lo spassoso dibattito sul bullismo tra ipocrisia e “politicamente corretto”.

di Carlo Formenti
Trovo letteralmente spassoso il “dibattito” sui recenti episodi di bullismo nei confronti di alcuni docenti di scuola media superiore.
Giornali e televisioni hanno convocato opinionisti, psicologi, pedagoghi, tuttologi, politici, studenti, professori, genitori e chi più ne ha più ne metta, ma da questo diluvio di chiacchiere non è emerso granché.
Da un lato si è preso atto di alcuni dati di fatto: siamo di fronte a una generazione caratterizzata da un’elevata percentuale di ragazzi narcisisti, privi di freni inibitori, incapaci di distinguere fra realtà e videogiochi, inconsapevoli degli effetti del proprio esibizionismo online (che molti vivono come l’unico strumento in grado di certificarne l’esistenza), incapaci di concentrarsi per più di un minuto su qualcosa che non sia pura immagine, privi di empatia… ma le riflessioni sulle cause del fenomeno sono patetiche…

Vai all’articolo

Una società di psicopatici: bambini al parco che giocano con lo smartphones!

Genitori che non sanno più dare delle regole ai propri figli, non sanno più giocare e parlare con loro e non hanno tempo da dedicargli. Non vogliono perdere tempo e sbuffano ad ogni occasione. Si limitano a mettere nelle mani dei bambini, anche piccolissimi, strumenti tecnologici devastanti oppure li piazzano davanti alla TV.
La causa dei disturbi del linguaggio, dell’attenzione, dei comportamenti nei bambini? Gli schermi di tv, smartphones, tablet ecc… Siamo circondati da una massa di ritardati e pazzoidi e siamo in pochissimi a cercare di risvegliare la coscienza di questi zombies. Cosa che, vista la situazione, resterà una chimera ancora per molto, perché questi goggetti sono convinti che sia tutto normale. “Lo fanno tutti!”, “Tutti hanno problemi!”, “Tutti lo utilizzano!”, “Tutti, tutti, tutti…” rispondono intelligentemente. In sostanza, una società dove il nulla totale ha la meglio…

Vai all’articolo

“Homo precarius”: la classe delle solitudini a tempo determinato

di Diego Fusaro
L’uomo precario è la quintessenza dell’isolamento individualistico e del nesso sociale interrotto.
Ha spezzato ogni legame comunitario, di classe e solidale, aderendo al dogma dell’imprenditoria concorrenziale che lo vuole nemico di chi, nella medesima posizione di sfruttato, gli sta accanto. Egli è sempre pronto ad autocolpevolizzarsi in caso di insuccesso. E’ completamente indifeso e solo, strumento nelle mani del capitale absolutus, che può disporre illimitatamente del suo corpo e della sua mente, delle sue braccia e dei suoi neuroni.
Il diffuso sentire che il mondo in cui viviamo non dovrebbe essere com’è, sarebbe chiamato a porsi come base per il rifiorire della debole forza messianica evocata da Benjamin, come punto di connessione sentimentale tra gli io frammentati e, invece, resta oggi orfano di conseguenze politiche, perché non tracima mai dalla coscienza del singolo soggetto nomade e monadico, né trapassa nella figura della “rabbia appassionata” di gramsciana memoria…

Vai all’articolo

La tragedia silenziosa che sta colpendo i bambini di oggi

“Occorre fare dei cambiamenti nella vita dei nostri bambini prima che un’intera generazione vada sotto farmaci”.
“C’è una tragedia silenziosa che si sta svolgendo proprio ora, nelle nostre case, e riguarda i nostri gioielli più preziosi: i nostri bambini. Attraverso il mio lavoro con centinaia di bambini e genitori come ergoterapista (terapia occupazionale), ho visto questa tragedia svolgersi proprio sotto i miei occhi. I nostri bambini sono in uno stato emotivo devastante!” Inizia così un articolo di Victoria Prooday, una psicoterapeuta canadese (di origini ucraine) specializzata in terapia occupazionale e che lavora con bambini, genitori e insegnanti.

Come si legge nell’articolo (letto da 10 milioni di persone), negli ultimi 15 anni sono state pubblicate statistiche…

Vai all’articolo

Bambini semplici

Bambini giocano al tramonto

Quel tramonto di una volta, era fatto per avvolgerci. Il caldo era tutto per noi, ogni brezza aggiungeva la sua pennellata al quadro della nostra felicità. Sono le belle emozioni, che sostengono il nostro vivere, senza cui tutto diviene solamente una scalata faticosa.
Siamo rimasti fermi noi, a metà sentiero, dalla parte buia della montagna, nel freddo di un inverno che non finisce. Nell’ombra di questi anni, si è perso il ricordo dell’estate, l’estate della gioia, l’estate dei bambini semplici. Giocavamo con l’aria, correvamo liberi, ridevamo verso il mare, navigavamo e volavamo, con i piedi inzuppati nella sabbia…

Vai all’articolo