Alexander Dugin: l’Ordine post-globale è qualcosa di inevitabile

di Aleksandr Dugin
L’ordine post-globale è qualcosa di inevitabile. La crisi che l’umanità sta attraversando a seguito del Covid-19 ha assunto una dimensione talmente globale, che un ritorno alla situazione preesistente è semplicemente impossibile.
La crisi che l’umanità sta attraversando a seguito della pandemia da Coronavirus, ha assunto una dimensione talmente globale che un ritorno alla situazione preesistente è semplicemente impossibile. Se non si arresta la diffusione del virus entro un mese e mezzo/due mesi, il fenomeno diventerà irreversibile e da un giorno all’altro l’intero ordine mondiale collasserà. La storia ha visto periodi simili che sono stati associati a disastri di scala globale, guerre e altre circostanze straordinarie.
Se cerchiamo di guardare al futuro senza preconcetti e in modo aperto, possiamo prevedere alcuni degli scenari generali o dei singoli momenti che con maggiore probabilità potrebbero verificarsi.  Primo fra tutti, il crollo definitivo, rapido e irrevocabile della globalizzazione…

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Un think-tank si lamenta perché il Coronarvirus “sta uccidendo la Globalizzazione”

di Paul Joseph Watson
Il fondatore di un think tank globalista ha scritto un articolo per Foreign Policy, in cui si lamenta che l’epidemia di coronavirus sta “uccidendo la globalizzazione cosi come la conosciamo ora”.
Philippe Legrain, fondatore dell’Open Political Economy Network (OPEN), afferma che la diffusione di COVID-19 “è stata un dono dal cielo per i nazionalisti”.
Legrain sostiene che il coronavirus potrebbe essere “il chiodo nella bara per l’attuale era della globalizzazione” perché “ha messo in evidenza gli aspetti negativi di una vasta integrazione internazionale mentre alimenta i timori sugli stranieri e fornisce legittimità alle restrizioni nazionali sul commercio globale e sui flussi di persone”

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La globalizzazione ha fallito: se ne stanno rendendo conto tutti

Tutti quanti in coro, politici, economisti, banchieri ed esperti di ogni risma e colore, hanno decantato per anni la bellezza del processo di globalizzazione mondialista, vantandone le improbabili virtù taumaturgiche e millantando un futuro migliore, senza più confini e diseguaglianze, nel quale l’uomo nuovo avrebbe potuto vivere serenamente, sgravato da tutto il peso dei retaggi del passato.
Hanno continuato a farlo mentre l’opinione pubblica, abbandonati i sogni con cui si era tentato di vestire l’immaginario collettivo, iniziava a prendere coscienza di una realtà fatta di guerra fra poveri, di lavoro precario, di accentramento della ricchezza, di atomizzazione dell’individuo, di perdita dell’identità. E di fronte a questo stato di cose, prima sommessamente e poi man mano con maggior vigore, iniziava a guardare alla globalizzazione scoprendone il vero volto, costituito dall’appiattimento dell’essere umano e delle sue peculiarità, sull’altare di un progresso utile solamente per ingrassare a dismisura le già pingui fatture della misera élite deputata a gestirla…

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Tremonti alla prima di Trump: “È la fine della globalizzazione”

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Tremonti è l’unico italiano ad essere stato invitato all’Inauguration Day. “Questa data ha una portata storica simile alla caduta del comunismo”.
Giulio Tremonti guarda al 20 gennaio, il giorno dell’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca: “È la fine di un’epoca. È la fine dell’utopia della globalizzazione”“Seppur in modo soft – spiega l’ex ministro dell’Economia al Corriere della Sera – questa data ha una portata storica simile alla caduta del comunismo”.
Tremonti è probabilmente l’unico italiano ad essere stato invitato alla cerimonia a Washington…

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Senza denaro… sarebbe terribile

Dipinto di Beatriz Aurora

di Gustavo Duch
Senza denaro, sarà terribile: i ricchi non saranno ricchi e i poveri non saranno poveri!
Questo ipermercato resta chiuso per caos, si leggerà sui cartelli. Senza benzina, si correrà di meno e si respirerà meglio ma il panico si diffonderà. La fine di un capitalismo che buona parte della popolazione mondiale considera insopportabile ci fa paura. Perché?

Sarà terribile, la crisi del debito finanziario porrà fine all’Euro come moneta unica, e al dollaro e allo yen come monete arroganti. Torneremo alle monete nazionali che, a una a una, anch’esse andranno scomparendo, cosicché non ci resterà altro che recuperare le monete locali, senza alcun valore di mercato, e poi le banche del tempo o qualsiasi altra forma di baratto umanizzato. Senza denaro, sarà…

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