Marchionne… la vera storia!

di Carlo Formenti
Marchionne guadagnava 453 volte lo stipendio medio dei suoi dipendenti (escluse le stock option): Scandaloso? No, replicano i menestrelli di regime, chi si adonta per queste disuguaglianze è un invidioso che rinnega il principio del merito: a decidere chi guadagna quanto, sono i “mercati”.
Non è il solo: la morte di un altro boss dell’industria contemporanea – il guru della Apple Steve Jobs – è stata celebrata con lodi funebri degne d’un faraone egizio. Ma Jobs non era uno “stinco di santo”. Al contrario: è stato un manager cinico e spietato, pronto a calpestare tutto e tutti pur di realizzare i propri obiettivi ma, almeno, ha inventato prodotti innovativi che hanno segnato un’epoca.
L’uomo di cui stiamo parlando, al contrario, non ha inventato nulla: si è limitato a rispolverare pratiche di repressione antisindacale che nel nostro Paese non si vedevano dagli anni Cinquanta, aggiornandole con i metodi importati dagli Stati Uniti, mentre l’altro suo “merito” è stato pompare denaro pubblico italiano, per poi scippare al Paese il controllo sulla più grande impresa che il nostro sistema economico abbia mai generato…

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Toscani, Benetton e i “Maletton”

di Marcello Veneziani
Fanno la morale e poi lucrano senza scrupoli. Sono il simbolo del capitalismo allo sfascio. E il fotografo è il loro profeta.
I Benetton non hanno prodotto solo maglioni e gestito autostrade, ma sono stati la prima fabbrica nostrana dell’ideologia global. Sono stati non solo sponsor ma anche precursori dell’alfabeto ideologico, simbolico e sentimentale della sinistra. Sono stati il ponte, è il caso di dirlo, tra gli interessi multinazionali del capitalismo global e dell’americanizzazione del pianeta, coi loro profitti e il loro marketing e i messaggi contro il razzismo, contro il sessismo, a favore della società senza frontiere, lgbt, trasgressiva e progressista.

Le loro campagne, affidate a Oliviero Toscani, hanno cercato di unire il lato choc, che…

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Multinazionali pro gender e migranti: la Silicon Valley patria del Neo-Comunismo

di Adriano Scianca
Qualche decennio fa, Giorgio Locchi e Alain de Benoist fecero scalpore con il loro saggio su “Il Male americano”, in cui arrivarono a definire Washington come “la capitale del neomarxismo”. All’epoca si poteva sorriderne, forse, ma oggi quell’intuizione ci sembra geniale.
Dovendo rifare oggi il punto della situazione, ci sarebbe solo da fare una piccla correzione: non Washington, ma la Silicon Valley è oggi il punto di riferimento del progressismo più spinto. Non è del resto un caso se esso coincida con il quartier generale del capitalismo globale.

È di pochi mesi fa la notizia che James Damore, ingegnere di Google, è stato licenziato in tronco dalla multinazionale, per aver pubblicato un documento di 10 pagine in cui ha affermato che donne e uomini sono…

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Lobbisti in Parlamento come i mercanti nel Tempio

di Alessandro Montanari
Con una scelta passata in sordina, la Camera dei Deputati ha deciso di regolarizzare l’attività dei lobbisti, riservando ai “portatori di interessi” – questa la pudica denominazione adottata – una stanza dedicata e persino un registro professionale sulla propria pagina web.
Alla stessa maniera di chi ritiene di sconfiggere la droga legalizzandone il commercio e aprendo “stanze del buco”, si è scelto dunque di combattere l’influenza del denaro sulla politica, legittimandola de facto e trasferendo nei corridoi del Transatlantico gli oscuri mercimoni che prima, quantomeno, dovevano svolgersi al riparo da occhi indiscreti…

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