Spagna: approvato il Decreto che permette al governo di interrompere Internet

“Con la scusa della Catalogna si restringono le libertà”. In Spagna lo chiamano il “Decretazo digital”.
Il decreto legge che è stato appena approvato permette al governo spagnolo di interrompere la connessione internet senza l’intervento dell’autorità giudiziaria, per mantenere l’ordine pubblico. “Hanno utilizzato le proteste in Catalogna per restringere le libertà digitali in tutto il paese”, spiega Simona Levi, esperta di diritti digitali. “È un decreto legge degno dei regimi autoritari: dicono di averlo emanato per difendere la cittadinanza dalla disinformazione, invece tolgono la possibilità di usare internet. Inoltre i dati personali possono essere trasferiti da un’amministrazione all’altra, senza previa autorizzazione delle persone”

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Una società al contrario

Media mainstream

È agghiacciante vedere come le masse aggrediscano chi non si conforma all’informazione di regime (mainstream), ormai chi non crede ciecamente alla TV (e a tutti i mezzi di informazione di regime) viene ridicolizzato e nei peggiori dei casi aggredito verbalmente.
Molti di questi insorgono dicendo che i liberi pensatori non dovrebbero dire la propria sul web, vorrebbero che i media principali avessero il dominio dell’informazione al 100%. Non gli basta che i media mainstream influenzino già miliardi di persone, vorrebbero che non ci fosse nessuna controparte.
Ma poi cosa c’è di male a pensare con la propria testa, a voler indagare sulla veridicità dei fatti propinati dai media di regime? Perché chi fa questo viene visto come un eretico da ridicolizzare e aggredire?…

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L’effetto perverso e incontrollabile della censura digitale automatica

Censura digitale automatica

di Claudio Giua
Fin dove è lecito controllare e, nel caso, oscurare un contenuto pubblicato su una qualsivoglia piattaforma (carta, tv, radio, web…)? Le censure, perfino quelle finalizzate a tutelare i minori o le minoranze, non vanno a ledere il diritto all’informazione?
Negli anni Settanta e Ottanta, in un contesto assai meno complesso dell’attuale, la questione fu posta con forza da Larry Flynt, fondatore della popolare rivista pornografica The Hustler, che con i suoi legali sostenne che impedire la diffusione di immagini e testi espliciti, fosse in contrasto con il primo emendamento…

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