L’Odio dei “Politicamente Corretti”

Politicamente Corretto

di Andrea Indini
Verrebbe da chiedere: là fuori c’è ancora qualcuno normale? C’è ancora chi pensa che, se facciamo vedere Aladdin o il Libro della Giungla ai nostri figli, non li cresciamo come pericolosi razzisti? C’è ancora chi ritiene carta straccia l’articolo di Variety in cui bolla come “film scorretti” capolavori come Indiana Jones o Forrest Gump?
Me ne sono tenuto alla larga il più possibile, tanto lo considero un dibattito stucchevole. Siamo usciti da un’emergenza sanitaria senza precedenti (secondo alcuni… secondo altri una falsa pandemia – ndr) per poi trovarci impantanati in un surreale braccio di ferro tra l’ottusità della dittatura del “politicamente corretto” e il dono dell’intelletto che, di questi tempi, mi sembra manchi davvero a tanti.
Il caso Floyd, l’afroamericano ammazzato da un poliziotto nelle strade di Minneapolis, è stata la miccia per far esplodere un odio che covava sotto da tanto tempo. L’odio contro il buon senso. Così dobbiamo assistere ai raid di un manipolo di scalmanati, che la prof di storia boccerebbe seduta stante, e al moralismo perbenista di chi si fa più censore della censura dittatoriale. E, scherzo del destino, a finire impallinato finisce uno dei boss del politicamente corretto, mister Mark Zuckerberg, colpevole di non essere abbastanza censore. Che mondo assurdo!…

Vai all’articolo

Ecco come l’allarme razzismo premia gli “inventori di Bufale”

di Alice Battaglia
Le “fake news” riguardo ai cosiddetti “hate crimes” (i “crimini d’odio”) sono parecchie, e vengono amplificate ad arte dai media mainstream.
Di Jussie Smollett, della bizzarra aggressione omofoba da lui denunciata, e della successiva conferma del fatto che si trattasse non di razzismo, bensì di una miserabile farsa inscenata dall’attore stesso, si è già parlato abbastanza. Ma il caso Smollett è davvero isolato? Oppure le “fake news” riguardanti i “crimini d’odio” sono molte più del previsto, e vengono sistematicamente amplificate dal coro dei media?…

Vai all’articolo

Mafie nigeriane in Italia, l’orrore che ignoriamo

di Rosanna Spadini
Un fenomeno preoccupante e largamente diffuso sul territorio italiano, anche se ampiamente sottovalutato, è quello della mafia nigeriana.
L’episodio di Roma San Lorenzo, del truce omicidio della povera Desirée, come quello precedente di Pamela a Macerata, violentata, uccisa e fatta a pezzi dai nigeriani, sembrano confermare l’allarme. Del resto il presunto quarto assassino della ragazza di Roma, Salia Yusif, in fuga dalla polizia, aveva lasciato Roma per tornare a Borgo Mezzanone, nel Foggiano, dove aveva già soggiornato fino al 2014 presso il C.A.R.A. Si era anche tagliato i capelli per non farsi riconoscere e viveva nella baraccopoli adiacente, ove è sorto un insediamento di immigrati che non hanno più titolo ad essere ospitati all’interno della struttura, e dove la mafia nigeriana ha creato dei potenti feudi di controllo sull’intera area.
Li chiamano “cult”, dominano il racket da Torino a Palermo, tengono legami anche con i clan di Ballarò. “Ho fatto tre informative a tre procure diverse, Roma, Bologna e Palermo, interessate al fenomeno che si sta espandendo a macchia d’olio in tutta Italia e tutta Europa”, ha detto alla Commissione parlamentare sulle periferie, il commissario della municipale Fabrizio Lotito. Gerarchia mafiosa, riti d’iniziazione, cosche: “Torino è la città con il maggior numero di immigrati nigeriani, a ruota segue l’Emilia Romagna. Le nostre indagini su questo fenomeno mafioso, vedono come attori principali i ‘cult’, nati nelle università nigeriane degli anni Settanta, poi evolutisi fuori e giunti anche in Italia”

Vai all’articolo