Moni Ovadia: “la Politica di Israele è infame, strumentalizza la Shoah”

di Franco Cardini
L’artista Moni Ovadia sugli scontri a Gerusalemme: “Io sono ebreo ma le vittime sono i palestinesi abbandonati da tutti”.
In una intervista Moni Ovadia commenta l’escalation di violenza in Medio Oriente che è sfociata in una lunga notte di bombardamenti tra Israele e la Striscia di Gaza: “La politica di questo governo israeliano è il peggio del peggio. Non ha giustificazioni, è infame e senza pari. Vogliono cacciare i palestinesi da Gerusalemme est, ci provano in tutti i modi e con ogni sorta di trucco, di arbitrio, di manipolazione della legge. È una vessazione ininterrotta che ogni tanto fa esplodere la protesta dei palestinesi, che sono soverchiamente le vittime, perché poi muoiono loro, vengono massacrati loro”

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Israele continua a bombardare i Palestinesi, salgono le vittime anche tra i bambini

di Andrea Bonazza
Mentre in televisione, da qualche giorno, i telegiornali ci stanno facendo vedere le immagini dei tumulti parlando di razzi palestinesi contro i soldati israeliani, a Gerusalemme, le pesanti e incontrovertibili prove inviate dagli arabi documentano invece un’altra realtà.
Lungi da me sostenere che sassaiole e razzi non siano mai stati lanciati dalla ribellione palestinese in opposizione degli sfratti a ridosso della Spianata delle Moschee, ma, ancora una volta, i massmedia occidentali stanno diffondendo unicamente la versione della potente propaganda sionista di Israele, censurando come da copione la tragedia che in queste ore sta vivendo la componente araba dello stato. Sia essa musulmana che cristiana.
Nella folta documentazione fotografica e video palestinese, infatti, le crude immagini dipingono tragicamente la verità di una popolazione civile che sta subendo un attacco bellico e sistematico, certamente non paragonabile agli scontri che si sono susseguiti dopo il divieto dello Stato di Israele all’accesso palestinese per la Spianata delle Moschee…

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L’ennesima beffa contro il Popolo Palestinese

di Antonello Boassa
Si è consumata l’ennesima beffa contro il popolo della Palestina ad opera di Stati Uniti e Israele.
Mentre l’ipocrita civiltà occidentale “piange” la “giornata della memoria” che nulla ha di commemorativo per le vittime del nazismo, mentre molto ha di feroce e di preparatorio per nuovi assalti contro le vittime di oggi e di domani, si è consumata l’ennesima beffa contro il popolo della Palestina ad opera di Stati Uniti e Israele.
Coloni sionisti, già in stato di esaltazione – abituati e autorizzati a compiere azioni violente nei confronti dei palestinesi, da parte della comunità internazionale e di organizzazioni internazionali quali l’ONU – hanno incendiato una scuola, gettando materiale incendiario dentro una delle classi. Tali azioni, ovviamente, per i nostri media, sono “azioni di difesa” contro il “terrorismo quotidiano” palestinese.
La beffa consiste in un accordo stipulato senza la controparte palestinese

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39 gruppi ebraici si uniscono alla Campagna per boicottare Israele

39 gruppi ebraici di tutto il mondo si uniscono al movimento pro-palestinese per il boicottaggio di Israele e sottolineano che questo regime “criminale” non rappresenta gli ebrei. (Jewish Voice for Peace)
“Israele non ci rappresenta e non può parlare per noi quando commette crimini contro i palestinesi e nega loro diritti nell’ambito delle Nazioni Unite (ONU)”, dicono i gruppi in una lettera aperta pubblicata la scorsa settimana.
Successivamente, sollecitano i loro governi, comuni, università e altre istituzioni a prendere misure efficaci per “porre fine alla complicità nelle violazioni dei diritti umani da parte di Israele”

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Ciò che Israele vorrebbe nascondere agli occhi del mondo

di Giuditta Brattini
La partecipazione di migliaia di bambini, donne e uomini alla pacifica manifestazione del 30 marzo scorso, ha dato avvio alla campagna della “Grande Marcia del Ritorno” che durerà sei settimane fino al 15 maggio prossimo.
Il ministro israeliano Lieberman aveva annunciato, nei giorni precedenti il 30 marzo, di mettere in campo 100 tiratori scelti per fermare i manifestanti. Il generale Gadi Eizenkot, aveva annunciato che per ragioni di sicurezza veniva rafforzata la zona del confine, precisando che oltre ai tiratori scelti erano mobilitate anche le forze speciali.
La risposta dell’esercito israeliano, alla pacifica manifestazione, ha causato nella sola giornata del 30 marzo scorso, 16 morti e più di 1500 feriti, di cui 750 sono ancora ricoverati. Con il passare dei giorni il bilancio si è aggravato: i morti sono 18 e i feriti aumentati a seguito delle manifestazioni dei giorni successivi, ed alcuni di questi versano in difficili condizioni…

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