Siria in Fiamme, come l’Occidente Ha Creato l’Ennesimo Stato Fallito

di Vincenzo Brandi
Giungono notizie di scontri interreligiosi tra milizie sunnite e druse nel Sud della Siria, di cui immediatamente profitta Israele per estendere la sua influenza nella Siria meridionale ergendosi a “protettore” dei Drusi e bombardando persino i palazzi del potere a Damasco.
Si tratta in realtà solo di un ignobile conflitto tra avvoltoi (Israele, Turchia, USA) che cercano di spartirsi le spoglie di quel martoriato paese, noto un tempo per essere la sede di una pacifica convivenza tra gruppi religiosi ed etnici (dai Sunniti ai Cristiani, dagli Alawiti ai Drusi, dagli Arabi ai Curdi e le minoranze turcomanne e assire).
La Siria era l’ultimo baluardo di quel nazionalismo arabo laico, socialista ed antimperialista, che aveva destato tante speranze tra i popoli del Medio Oriente e del Nord.-Africa, ed aveva avuto i suoi più noti rappresentanti in Nasser, Gheddafi e Assad padre. Non si trattava di regimi perfetti, ma in Siria prima del 2011 erano stati raggiunti importanti risultati nel campo economico e sociale, e dei diritti umani, soprattutto delle donne che avevano raggiunto una piena parità. La pace interetnica e interreligiosa era stata assicurata nonostante qualche tentativo fallito di colpo di stato condotto da ambienti sunniti estremisti foraggiati dall’estero…

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Margarita Simonyan sull’Attentato di Mosca: “Non è l’Isis!”

“L’Ucraina e l’Occidente hanno fatto ricorso a operazioni di false flag per convincere tutti che dietro l’attacco terroristico al Crocus City Hall, nei pressi di Mosca, ci fosse l’ISIS”, ha dichiarato Margarita Simonyan, caporedattore del gruppo mediatico Rossiya Segodnya, che fa capo a Sputnik.
La direttrice del gruppo mediatico ha sottolineato che i nomi e i volti dei responsabili sono già noti alle autorità e che i terroristi hanno rivelato tutto durante gli interrogatori. “È apparso subito chiaro perché i media statunitensi hanno affermato all’unisono che si trattava dell’ISIS”, ha detto.
Simonyan ha spiegato che gli autori sono stati scelti per compiere l’attacco in modo da permettere all’Occidente di persuadere la comunità internazionale che dietro l’attacco c’è l’ISIS…

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Con Biden si consolida il furto di petrolio alla Siria

di Redazione AntiDiplomatico 
Con l’era Biden si consolida occupazione e furto di risorse alla Siria.
L’esercito statunitense ha portato un nuovo convoglio di rinforzi militari e logistici dal territorio iracheno, uno per l’azione militare e un altro per rafforzare la sua capacità di rubare il petrolio siriano, inoltre, trasportando per via aerea soldati e attrezzature nelle sue basi illegali nella Siria orientale.
Ecco, quindi, come con l’era Biden si consolida occupazione e furto di risorse alla Siria.
Il corrispondente di Sputnik nel governatorato di Hasaka, ha riferito che un convoglio militare di 42 grandi camion carichi di attrezzature militari e logistiche e un altro con veicoli blindati ricoperti di teli neri, accompagnato da altri veicoli blindati, ha attraversato, ieri, la città di Safia, a nord di Hasakah, verso le basi illegali statunitensi in Siria…

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Assad: Israele con i suoi attacchi e gli USA con le sanzioni favorisco i terroristi in Siria

Il presidente siriano Bashar al-Assad ha avvertito che gli Stati Uniti e Israele sostengono i terroristi per mantenerli attivi
“Gli Stati Uniti vogliono che i gruppi terroristici continuino ad operare in tutta la regione”, ha dichiarato, questo pomeriggio, il presidente siriano, prima di notare che  le sanzioni che Washington impone alla Siria sono prodotte nel quadro del suo sostegno agli estremisti che operano nel paese arabo.
Nelle dichiarazioni rese durante l’inaugurazione della terza legislatura dell’Assemblea del popolo siriano (Parlamento), Al-Assad ha criticato il nuovo lotto di sanzioni statunitensi, ai sensi del cosiddetto “Caesar Act”, che, secondo il presidente, ha inflitto gravi danni alle persone e all’economia della Siria, soprattutto nel mezzo della nuova pandemia di coronavirus…

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London Bridge 2.0, un Terrore già noto

di Davide Malacaria
“Al solito, gli assassini di Londra erano noti alla polizia ed erano stati denunciati”. Iniziavamo così un articolo sull’attentato terroristico, avvenuto sempre a London Bridge, ma il 3 giugno del 2017, quando funzionari dell’Isis investirono la folla con un veicolo per poi scendere e iniziare il lavoro di coltello.
Tutto come allora. Allora i morti furono otto, stavolta due, oltre a diversi feriti. Usman Khan, l’aggressore di ieri, era affiliato a un clan terrorista ed stato condannato per aver progettato un attentato; girava con un braccialetto elettronico. Noto, sorvegliato, e però libero di uccidere… esattamente come la scorsa volta.
Anche la dinamica dell’intervento della polizia risulta stucchevolmente uguale alla precedente: anche allora i poliziotti bloccarono a terra gli aggressori e li freddarono. Anche allora si disse nella ricostruzione ufficiale che indossavano false cinture esplosive…

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Libia, Sarraj: “800.000 migranti pronti a raggiungere l’Italia”

La crisi in atto a Tripoli, con l’avanzata delle forze del generale Khalifa Haftar sulla capitale libica, potrebbe spingere 800.000 migranti e libici, tra cui criminali e jihadisti legati all’Isis, verso l’Italia e le coste europee.
Questo l’allarme lanciato dal premier del governo di accordo nazionale libico, Fayez al Sarraj, in un’intervista concessa al Corriere della Sera nel giorno in cui il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, ricevono a Roma il vice premier libico, Ahmed Maitig, e il vice premier e ministro degli Esteri del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al-Thani.
“Ho ripetuto più volte che questa è una vera e propria guerra contro di noi, una guerra che ci è stata imposta – ha ribadito Sarraj dal suo ufficio a Tripoli – noi siamo una popolazione pacifica. Le nostre forze armate e la nostra popolazione si stanno difendendo. I nostri combattenti stanno operando sul campo. Noi difenderemo le nostre città, la guerra è ancora aperta e i combattimenti continuano”

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Raqqa (Siria): la lotta dei bambini per tornare a scuola

La lotta dei bambini per tornare a scuola nel mezzo della devastazione provocata dall’ISIS e dai bombardamenti USA
Poco più di un anno dopo l’espulsione dell’ISIS da Raqqa, questa città settentrionale della Siria conserva ancora l’aspetto di un campo di battaglia, pieno di macerie e resti di automobili carbonizzate. Tuttavia, gli studenti locali affrontano l’inverno e vestiti con cappelli, sciarpe e cappotti, frequentano scuole prive di porte e vetri alle finestre. Cercano di recuperare il tempo perso durante gli anni di conflitto che hanno devastato il paese.
Non interessa più ai media mainstream il destino di Raqqa, la città siriana devastata dal conflitto e nominata dall’ISIS, capitale del suo califfato. In questa città, sotto le macerie degli edifici distrutti dai bombardamenti della coalizione guidata dagli USA per “liberarla”, sono sotterrati molti cadaveri…

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Una malattia chiamata Imperialismo

Imperialismo americano

Quella dell’imperialismo è una brutta malattia. Una volta che ne vieni contagiato, diventa difficile liberarsi dal morbo.
In questo senso vanno le dichiarazioni di Al-Maliki, l’attuale presidente dell’Iraq, il quale accusa gli Stati Uniti di volersi prendere il merito per la sconfitta dell’ISIS a Mosul, “mentre sono stati loro che hanno contribuito a creare questa organizzazione”.
In una serie di dichiarazioni senza peli sulla lingua, riportate da RT, Al-Maliki ha detto che “la riconquista di Mosul è stata un successo del popolo iracheno, mentre ora gli Stati Uniti cercano di impadronirsene, sostenendo di essere stati loro a guidare quella guerra”

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Attentato a Manchester: radunare la gioventù attorno all’Elite Occulta

ariana grande cat ears

Articolo di “The Vigilant Citizen”
L’attacco terroristico di Manchester ha avuto luogo durante un concerto di Ariana Grande, superstar dell’industria musicale.
Il 22 maggio 2017, subito dopo un concerto di Ariana Grande, nella Manchester Arena, un terrorista si è fatto esplodere. Ventisette, tra adulti e bambini sono morti, 119 sono stati feriti, 23 in modo critico. L’ISIS ha rivendicato la responsabilità per l’attacco.
Prima di andare avanti, è necessario spiegare il vero obiettivo dell’ISIS. Contrariamente alle aspettative, non è un nemico dell’elite mondiale. Infatti, l’emergere dell’ISIS è stato “facilitato” da questi poteri…

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Siria: la verità di un prete

Padre Daniel Maes

di Giampaolo Rossi
Padre Daniel Maes ha 78 anni, è belga e dal 2010 opera nell’antico monastero di Mar Yakub a Qara, a 90 km a nord di Damasco.

È stato chiamato lì direttamente da Madre Agnes-Mariam della Croce, la controversa suora accusata in Occidente di essere un agente al soldo di Assad, per la sua attività di contro-informazione sulla guerra in Siria.

Quella di Padre Maes è una figura importante per i cristiani siriani (sopratutto della comunità cattolico-melchita) non solo per la sua attività pastorale, svolta anche nei momenti più terribili della guerra, ma anche perché il suo sguardo è quello di un europeo che ha vissuto con i propri occhi quello che in questi anni è accaduto in Siria.

Qualche settimana fa è stato intervistato dal giornale olandese AD

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