In caso di attacco finanziario, l’Italia è pronta a guardare verso est?

di Danilo Della Valle
L’unica cosa certa è che una parte di Italia, quella delle lobby e degli amici delle multinazionali”, si ostina ancora a guardare al vecchio e obsoleto mondo unipolare senza voler aprire gli occhi.
L’ultima questione della nave “Diciotti” e il continuo braccio di ferro tra governo italiano e Ue sulla questione migranti, è l’ennesima questione di rilievo che pone Roma in contrasto con Bruxelles.
Qualche settimana fa diversi membri del governo italiano hanno parlato di un attacco speculativo nei confronti dell’Italia; soprattutto il sottosegretario Giorgetti ha dichiarato di aspettarsi una manovra da parte di fondi speculativi “affamati”, pronti ad attaccare l’Italia così come hanno fatto con la Turchia.
Tuttavia, il ministro Luigi Di Maio smentendo, qualche ora dopo, i timori di una parte del governo, ha affermato di non condividerne le preoccupazioni, pur avvisando i mercati di non essere ricattabile. Intanto, il governo si cautela guardando ad Est: è notizia di qualche giorno fa la costituzione da parte del Ministero per lo sviluppo economico della task force Cina, volta a rafforzare le relazioni economiche e commerciali con Pechino…

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UNA REGOLARE ATTENZIONE AL TUO RESPIRO TI APRE UN UNIVERSO DI POSSIBILITÀ!
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Sorpresa: non sono più i nostri nemici a gestire lo spread

Gioele Magaldi: “È in atto un duro confronto in seno alla massoneria sovranazionale: da una parte l’ala conservatrice, che sostiene l’establishment europeo, e dall’altra i circuiti massonici progressisti, scesi in campo per difendere il governo gialloverde”.
Colpo di scena: non sono più i soliti “signor no” europei, da Mario Draghi ad Angela Merkel, a pilotare lo spread, fino a ieri usato come clava contro l’Italia. “Visto? Lo spread cala, da quando si è insediato il governo Conte”, sottolinea a Colors Radio, Gioele Magaldi, il primo a svelare il retroscena massonico che ha opposto Sergio Mattarella a Paolo Savona.
Bisogna interpretare l’Italia come banco di prova per la fine del rigore euro-tedesco… e dei suoi terminali italiani: ieri Monti e Napolitano, poi i pallidi Letta, Renzi e Gentiloni, fino all’attuale governatore di Bankitalia Ignazio Visco, vicinissimo a Draghi, e ovviamente allo stesso Mattarella – arrivato al punto di interdire a Savona l’accesso al ministero dell’economia, dopo aver spedito Conte in udienza da Visco…

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Sindacare sulle opinioni di Savona, esula dai poteri di Mattarella

di Paolo Flores D’Arcais
L’articolo 92 della Costituzione garantisce al presidente della Repubblica la possibilità di rifiutare la nomina di un ministro proposto dal presidente del Consiglio incaricato. Ma il margine di discrezionalità di cui può avvalersi il presidente della Repubblica, è stabilito con precisione dagli articoli 54 e 95.
Quest’ultimo stabilisce che chiunque sia nominato a una carica pubblica deve adempiere il suo mandato con disciplina e onore. Il presidente della Repubblica può perciò obiettare alla nomina di un ministro che gli sia stata proposta dal presidente incaricato, se rileva nei comportamenti passati del candidato, qualcosa che confligge con l’onorabilità.
Nessun rilievo del genere è stato avanzato dal presidente della Repubblica nei confronti del Professor Savona. Quanto alla disciplina, il titolare della unità dell’indirizzo politico del governo, è solo il presidente del Consiglio come inderogabilmente stabilito dall’articolo 54.
Esula perciò dai poteri del presidente della Repubblica sindacare sulle opinioni politiche dei candidati ai singoli ministeri. Nel caso del Professor Savona, il presidente Mattarella ha invece fatto esplicito riferimento alle sue opinioni, riguardanti la possibilità di fuoriuscita dall’euro…

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Documenti dal Golpe

di Paolo Borgognone
Ciò che ci si attendeva, è stato. Mattarella rifiuta Savona come ministro dell’Economia per ragioni di opinione e riafferma il principio oligarchico secondo cui la sovranità appartiene ai “mercati”, cioè agli speculatori internazionali, e non al popolo.
Il giochino dello Spread che saliva è stato innescato da Draghi per preparare il terreno mediatico al golpe, cercando di far credere ai pensionati che i loro risparmi sarebbero stati “a rischio”, qualora Savona fosse diventato ministro dell’Economia in un governo M5S-Lega. L’inganno dello spread come apripista per agevolare e legittimare il golpe. La Costituzione cambia de facto, l’articolo 1 non ha più alcun significato. Siamo nell’era del compiuto disincanto… Il governo “tecnico” che si prospetta è la dittatura dei mercati legalizzata. Il momento è drammatico nel vero senso della parola.
La storia della “democrazia italiana”, anche formalmente, finisce qui, il 27 maggio 2018…

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