L’ingiustizia degli “Algoritmi”

Intervista di Alessandro Longo a Virginia Eubanks
È possibile essere discriminati da un Software?
Gli algoritmi stanno facendo il loro ingresso nei servizi di welfare negli Stati Uniti e in numerosi altri paesi. Decidono a chi erogare i sussidi per la disoccupazione o addirittura quali bambini togliere ai genitori (in caso di maltrattamenti o di trascuratezza). In questo modo, ci siamo esposti al rischio di “automatizzare la diseguaglianza” e di usare la tecnologia per disempatizzare i nostri sentimenti nei confronti dei più poveri e deboli.
Parole di Virginia Eubanks, professore associato all’università di Albany (New York), che con il suo “Automating Inequality” ha toccato il nervo scoperto di una nazione. E non di una soltanto, come dimostra il suo tour di presentazione del libro in molti paesi: dalla Scandinavia all’India, fino in Australia. La particolarità del saggio (acclamato anche dal New York Times e dal Guardian) è l’aver raccolto “centinaia di testimonianze, da parte di persone che sono state soggette al trattamento algoritmico da parte del sistema pubblico: tutte riferiscono di essersi sentite disumanizzate da questo processo”, racconta a Le Macchine Volanti

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Tre giovani su cinque al mondo, sono discriminati

Omosessuali, rom, neri, obesi, disabili: tre giovani su cinque al mondo sono discriminati. È quanto emerge da uno studio di Save the children. Studio realizzato su oltre 2000 studenti.
Più di 3 ragazzi su 5 sono vittime di discriminazioni, emarginati o derisi dai loro coetanei; 9 su 10 testimoni diretti di episodi contro i loro compagni, soprattutto a scuola. È quanto emerge da un rapporto di Save the children. L’omosessualità, l’appartenenza alla comunità rom, l’obesità o il fatto di essere di colore sono i “motivi” o meglio le “etichette” per cui le persone rischiano di essere discriminate, secondo più dell’80% degli intervistati. A queste, seguono l’essere di religione islamica, l’essere povero o disabile (per il 70%)…

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12 Paesi in cui le donne sono trattate peggio degli animali

Pensiamo di sapere ormai tutto dei vari paesi che costituiscono il mondo, grazie alle innumerevoli informazioni che ci arrivano. Tuttavia, alcune cose sorprendenti e allo stesso tempo spaventose che riguardano ad esempio certe  vecchie “tradizioni” di quei luoghi, non le conosciamo affatto. Ce ne sono purtroppo di molto crudeli che ancora oggi vengono praticate, di cui sono vittime, ancora una volta, le donne.
Oggi affronteremo proprio questo argomento: paesi in cui le donne non possono far valere i propri diritti. “Diritti” che un essere vivente dovrebbe avere, in qualsiasi parte del mondo sia, uomo o donna senza alcuna distinzione. Le donne in questi paesi vengono quotidianamente esposte a violenze e trattate come merci e non come esseri umani. In questi paesi non tutti gli animali vengono trattati in egual modo, alcune specie vengono venerate ed altre denigrate, come se fossero dei rifiuti… il titolo dell’articolo nasce proprio da questo.
Guardate quindi i 12 paesi che trattano le donne peggio degli animali e, se possibile, evitate di visitare questi luoghi:…

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Come i mancini vissero nei secoli: geni o “mano sinistra” del diavolo?

Secondo i dati, una persona su dieci sarebbe mancina. Nel corso del tempo i mancini si sono sempre dovuti adattare alla società e forse per questo hanno una mente più reattiva.
È opinione comune che i mancini siano abbastanza rari nelle popolazioni del mondo. Se ci fate caso, però, con ogni probabilità avete già incontrato qualcuno che predilige l’uso della mano sinistra anziché della destra nelle azioni di tutti i giorni; forse sono mancini anhe alcuni dei vostri amici e forse esistono sinistrorsi anche all’interno della vostra famiglia. Niente di strano, quindi, perché in termini di numeri si è scoperto che circa una persona su dieci è mancina. E sembra che anche in passato – qualsiasi periodo storico si prenda come riferimento – ci siano stati mancini tra la popolazione, e con lo stesso rapporto di circa un mancino ogni nove “destri”…

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Quanto vale la prima impressione?

di Emanuela Cruciano
Bastano un libro e uno chignon per dare un’impressione diversa della stessa persona. Nella vita di tutti i giorni il rischio di dare, o ricevere, una prima impressione ingannevole è sempre presente. Il problema è che ci mettiamo pochi istanti a etichettare le persone. E infatti spesso sbagliamo.
Un decimo di secondo. Poco più di un battito di ciglia. È il tempo che impieghiamo a farci un’idea di una persona, “etichettarla” in un determinato modo e formulare un giudizio di massima che probabilmente non cambieremo più.
Una modalità di socializzazione tutta umana che la scienza indaga da tempo, che molti professionisti conoscono (manager, professori, direttori del personale devono saper dare di sé la giusta impressione ed essere capaci di giudicare…

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