Milano, dentro al Palasharp dove dormono le tante ragazzine schiave dei nigeriani

di Claudio Bernieri
Tullio Trapasso, leader della associazione City Report: “Siamo stati nei nuovi covi della mafia nigeriana, dove i pusher riducono in schiavitù le ragazzine drogate”.
I suoi volontari monitorano da mesi stabili dismessi e abbandonati nella città, rifugio di tossici, di clochard, di clandestini, di rom. Conoscono il ventre molle di Milano, i sotterranei dei disperati. I nuovi ghetti, come Castelvoturno, come Borgo Mezzanone in Puglia. Ora, cittadelle nere metropolitane, dove la polizia non può più entrare, si moltiplicano anche a Milamo. Dove il sesso ripaga le dosi di droga.
“Visitiamo edifici occupati, che portano degrado al territorio. Ne abbiamo contati 242 a Milano e provincia: ex ospedali e consultori, addirittura un hotel intero… Noi andiamo di persona a scoprire le situazioni, scattiamo foto e giriamo video, e segnaliamo le situazioni critiche alle forze dell’Ordine e al comune di Milano, molte volte il proprietario stesso di queste strutture”

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Sala: “Qui a Milano una moschea per forza”

Il sindaco di Milano vuole costruire una enorme moschea dove ora sorge il PalaSharp ormai chiuso da anni, dove dormono le tante ragazzine schiave dei nigeriani.
Siamo stati nei nuovi covi della mafia nigeriana, come il Palasharp, dove i pusher riducono in schiavitù le ragazzine italiane drogate e fanno attività di spaccio. “Eroina gialla che viene venduta ai ragazzini. Dosi da cinque euro”.
Parla Tullio Trapasso, leader della associazione “City Report”: i suoi volontari monitorano da mesi stabili dismessi e abbandonati nella città, rifugio di tossici, di clochard, di clandestini, di rom. Conoscono il ventre molle di Milano, i sotterranei dei disperati. I nuovi ghetti, come Castel Volturno, come Borgo Mezzanone in Puglia. Ora cittadelle nere metropolitane, dove la polizia non può più entrare si moltiplicano anche a Milamo. Dove il sesso ripaga le dosi di droga…

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La Città dei Ricordi

di Mauro Vanzini
“Ci restano ancora poche occasioni, amico mio, anima del mio passato, prima che i nostri atomi si disperdano lungo le vie della città dei ricordi.
Vincere le lacrime per chiederti un abbraccio, sarebbe per me troppo difficile; dirti che ti voglio bene, quasi impossibile.
Milano ci ha abbandonati troppo presto, già in quegli anni di ragazzi tutto si sgretolava, con i nostri sogni che volavano veloci fuori dai cortili, attraverso androni e portoni, balzando sopra i lampioni delle nostre venerate poesie.
Viste dall’alto, le luci delle sere di allora, sembrano adesso le stelle di una notte ormai serena, una notte senza più paure.
Anima che mi hai sfiorato, in quegli anni di mondo, spero che ci ricorderemo di noi, spero che una sera riusciremo a sederci ancora allo stesso tavolo, alla luce di una candela, per unire finalmente i nostri occhi in un momento di eternità”.
Poesia di Mauro Vanzini

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Filosofia semplice: la Vita l’è béla!

Renato Pozzetto

Ho mandato a cagare più io in tutta la storia del cinema italiano che nessun altro.
Ma si sa…”il vai a cagare pirla”…oggi non lo si usa quasi più…

Arrivi a 75 anni e pensi che… la vita l’è béla.
Chi riesce a fregarsene dei problemi poi alla fine vince sempre.
Mi mancano quelle belle vie di Milano vuote dove si girava in bicicletta.
E la scena del trattore in piazza San Babila… fantascienza se pensiamo a cosa c’è oggi…
Ma va bene così…
Oggi le persone vivono freneticamente… con il taaac…
Se pensate alla velocità di tutto e tutti…

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