Condannato a sei mesi per Expo, Beppe Sala “non lascia” e fa pure la vittima

Sala: “Questa sentenza non produrrà effetti sulla mia capacità di essere sindaco di Milano”.
Il sindaco di Milano Giuseppe Sala, ex ad di Expo, è stato condannato a sei mesi di reclusione, convertiti in pena pecuniaria di 45 mila euro (poverino andrà in malora… ), nel processo milanese in cui era imputato per falso materiale e ideologico, per la presunta retrodatazione di due verbali con cui, nel maggio del 2012, sono stati sostituiti due componenti della commissione di gara, per l’assegnazione del maxi appalto per la “Piastra dei servizi” dell’Esposizione Universale del 2015.
“Questa sentenza non produrrà effetti sulla mia capacità di essere sindaco di Milano”. È il primo commento del sindaco di Milano Giuseppe Sala dopo la condanna a sei mesi nel processo Expo. “Assicuro i milanesi – ha aggiunto – che resterò a fare il sindaco per i due anni che restano del mio mandato. Di guardare avanti ora non me la sento”

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Sala: “Qui a Milano una moschea per forza”

Il sindaco di Milano vuole costruire una enorme moschea dove ora sorge il PalaSharp ormai chiuso da anni, dove dormono le tante ragazzine schiave dei nigeriani.
Siamo stati nei nuovi covi della mafia nigeriana, come il Palasharp, dove i pusher riducono in schiavitù le ragazzine italiane drogate e fanno attività di spaccio. “Eroina gialla che viene venduta ai ragazzini. Dosi da cinque euro”.
Parla Tullio Trapasso, leader della associazione “City Report”: i suoi volontari monitorano da mesi stabili dismessi e abbandonati nella città, rifugio di tossici, di clochard, di clandestini, di rom. Conoscono il ventre molle di Milano, i sotterranei dei disperati. I nuovi ghetti, come Castel Volturno, come Borgo Mezzanone in Puglia. Ora cittadelle nere metropolitane, dove la polizia non può più entrare si moltiplicano anche a Milamo. Dove il sesso ripaga le dosi di droga…

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