SARS-CoV-2 o Ossido di Grafene?

di Ricardo Delgado
Dato che ad oggi non ci sono prove scientifiche di un effettivo sequenziamento e isolamento del SARS-CoV-2, sospettiamo con molte indicazioni credibili, che la malattia COVID-19 sia in realtà l’effetto collaterale dell’introduzione dell’ossido di grafene nel corpo in modi diversi.
Il grafene all’interno del corpo acquisisce proprietà magnetiche ed è un superconduttore. Serve per l’accumulo di energia e la condensazione. Senza ancora avere alcuna conoscenza di cosa ci fosse all’interno della fiala, ci siamo resi conto che l’industria o meglio il mercato azionario dell’industria del grafene aveva alti picchi di trend in rialzo proprio mentre la campagna di vaccinazione COVID-19 stava iniziando, all’inizio dell’anno e già alla fine di dicembre 2020. Ma anche, abbastanza curiosamente, durante la campagna di vaccinazione antinfluenzale.
Quando abbiamo visto le possibilità che ha il grafene, o meglio, che le nanoparticelle di ossido di grafene hanno all’interno del corpo quando si tratta di neuromodulazione e quando si tratta di raccogliere effetti elettrofisiologici neuronali per la mappatura del cervello, ci siamo resi conto della possibilità che il grafene venga iniettato.
Si può iniettare il grafene? Sì. Il grafene può essere iniettato…

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La “Sentinella Tech” anti-Covid che sfrutta Sensori al Grafene per “scovare” i Positivi

di Federica Bosco
Ormai si sa che nei vaccini covid è presente il grafene… ebbene ecco come rilevare, “scovare” chi non ha il vaccino in corpo e impedirgli di accedere ai luoghi pubblici e privati. Il cerchio purtroppo si stringe sempre più…
Si chiama “Aiskom Tower Sentinel” ed è un prototipo in grado di individuare la presenza di RNA del virus Sars-CoV-2, in modalità non invasiva, tramite una scansione passiva di un individuo posizionato dinnanzi a dei sensori al grafene. Uno strumento che, se validato scientificamente, potrebbe rivelarsi “utile” non solo per monitorare la temperatura corporea e il corretto posizionamento della mascherina, ma anche la “positività” al Covid. Intorno al progetto c’è il massimo riserbo…

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Il Canada e le Mascherine al Grafene: “Possibilità di inalare particelle”

di Anrea Ippolito
L’Agenzia governativa Health Canada consiglia ai canadesi di non utilizzare maschere facciali che contengono grafene, perché esiste la possibilità di inalare particelle di grafene e che ciò possa comportare rischi per la salute.
Alcuni modelli di mascherina potrebbero contenere un materiale potenzialmente tossico e pericoloso per i polmoni, la notizia arriva dal Canada e riguarda una direttiva emessa alla fine di marzo dal governo provinciale del Quebec.
Il comunicato del Dipartimento della salute canadese dice espressamente, tra le altre cose, di “non utilizzare mascherine per il viso etichettate contenenti grafene o grafene da biomassa”. Addirittura viene motivata questa decisione perché “esiste la possibilità che si possano inalare particelle di grafene, con rischi per la salute”. Poi viene avvisato di segnalare “eventuali eventi avversi o reclami relativi a prodotti sanitari alla Health Canada”

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Mascherine al Grafene per eliminare il Coronavirus

Alcuni ricercatori italiani hanno creato dei tessuti “funzionalizzati”, ovvero normali tessuti (cotone e poliuretano), nelle cui fibre vengono inseriti dei “foglietti” di grafene oppure di ossido di grafene.
Ricercatori dell’Università Cattolica, campus di Roma, Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs hanno scoperto un modo per sviluppare mascherine e altri strumenti di protezione a prova di coronavirus: infatti, hanno dimostrato che tessuti “imbastiti” (funzionalizzati) con il grafene e con ossido di grafene (che sicuramente fanno molto più male del coronavirus – ndr) possono eliminare il Sars-Cov-2 con un’efficacia fino al 99% (peccato che le mascherine non siano ermetiche… quindi? -ndr)…

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Il “Grafene”: tutto quello che può fare il materiale del futuro

Nel 2010 Andre Geim e Konstantin Novoselov ricevettero il premi Nobel per la Fisica per le loro ricerche sul grafene. Nel 2004, i due scienziati ottennero dalla grafite, quella che comunemente troviamo nelle matite, questo materiale dalle proprietà eccezionali.
Avevano solo 52 anni, Andre Geim e 36 anni, Konstantin Novoselov, quando il comitato dei Nobel di Stoccolma li premiò per aver scoperto “il primo materiale a due dimensioni”. Sorsero subito molte domande su quello che poteva implicare quella scoperta, la prima di esse fu: “cosa ci si può fare?”, alla quale Andre Geim rispose: “Non lo so. È come presentare un pezzo di plastica a un uomo di un secolo fa e chiedergli cosa ci si può fare: un po’ di tutto, penso”

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