“BiBi Files”!

di Umberto Pascali

“Bibi Files”! “Filmati segreti degli interrogatori della polizia su Netanyahu…” L’ultimo attacco di Tucker Carlson a Netanyahu: segnale di svolta nell’opinione pubblica (e nel governo) statunitense.

L’Ultimo Affondo di Tucker Carlson Contro Netanyahu: un Campanello d’Allarme per l’America

Il 27 marzo 2026 Tucker Carlson, uno dei commentatori più seguiti e influenti degli Stati Uniti, ha dedicato un intero episodio del suo show a Benjamin Netanyahu. Il titolo è esplicito: “Leaked Police Interrogation Footage of Netanyahu, and How He Cowers Behind War to Keep Power” (“Filmati segreti degli interrogatori della polizia su Netanyahu e come si nasconde dietro la guerra per mantenere il potere”).

Nell’episodio, Carlson intervista il regista premio Oscar Alex Gibney, che ha avuto accesso a oltre “1.000 ore” di video riservati degli interrogatori della polizia israeliana a Netanyahu, alla moglie Sara, al figlio Yair e ad altri personaggi vicini al premier. Questi filmati, al centro del documentario “The Bibi Files” (disponibile in streaming sulla piattaforma di Tucker), rivelano accuse di corruzione sistematica: regali di lusso, sigari cubani costosissimi, gioielli, favori in cambio di copertura mediatica positiva e codici segreti per le tangenti. Il documentario è stato “vietato in Israele”, segno evidente di quanto sia scomodo per il governo Netanyahu.

Ma il vero cuore dell’intervista non è solo il denaro. Tucker e Gibney sostengono che Netanyahu abbia trasformato la guerra permanente – prima a Gaza, poi con l’Iran – in uno strumento per sfuggire ai processi e restare al potere. Finché c’è un’emergenza nazionale, Bibi rimane “il leader in tempo di guerra”: i tribunali rallentano, l’opinione pubblica si compatta e gli avversari interni tacciono.

Per vedere il documentario completo “The Bibi Files”: https://tuckercarlson.com/thebibifiles o direttamente https://tuckercarlson.com/watchthebibifiles

Pochi giorni prima, il 23 marzo 2026, Tucker aveva già ospitato Avraham Burg, ex speaker della Knesset e ex presidente ad interim di Israele, che ha criticato duramente Netanyahu definendo la sua strategia: “non può mai fermarsi, solo uccidere”.

In questi stessi giorni anche Donald Trump ha puntato i riflettori su Netanyahu. Il presidente americano ha mostrato segni di irritazione verso le scelte di Gerusalemme, criticando pubblicamente alcuni insediamenti e prendendo le distanze da un’escalation troppo rapida con l’Iran. Non è più il rapporto di ferro di una volta: Trump appare sempre più orientato a mettere gli interessi americani al primo posto e a frenare chi, da fuori, sembra voler trascinare Washington in conflitti senza fine.

Data l’enorme popolarità di Tucker Carlson tra i conservatori e gli indipendenti americani, questo tipo di narrazione ha un peso notevole. Quando un opinion leader con milioni di spettatori dice chiaramente che Netanyahu sta usando la guerra come assicurazione sulla poltrona e che sta trascinando gli Stati Uniti in nuovi rischi, il messaggio arriva a un pubblico vasto. Il rigetto verso la “voglia di guerra e caos” di Bibi non è più solo una voce di minoranza: sta diventando un sentimento diffuso anche nel conservatorismo americano, stanco di aiuti miliardari e di avventure militari infinite.

Le Radici Storiche del Sionismo Politico

Tucker, nel suo stile diretto, collega il presente alle origini. Il sionismo politico moderno non nasce dal nulla: affonda le radici nel sostegno britannico del primo Novecento. Fu la famiglia Rothschild, in particolare Walter Lionel Rothschild (2° barone Rothschild), a ricevere la storica “Dichiarazione Balfour” del 2 novembre 1917. In quella lettera, il ministro degli Esteri britannico Arthur Balfour prometteva al popolo ebraico una “casa nazionale” in Palestina, all’epoca sotto controllo ottomano e poi mandato britannico. Londra vedeva nel sionismo uno strumento geopolitico utile per controllare il Medio Oriente dopo la Prima Guerra Mondiale: https://www.rothschildarchive.org/family/family_interests/walter_rothschild_and_the_balfour_declaration .

Quel filo britannico si è poi intrecciato con l’influenza americana. Negli anni Novanta i neoconservatori statunitensi, con Richard Perle in testa, prepararono per Netanyahu il documento “A Clean Break: A New Strategy for Securing the Realm” (1996). Si trattava di una vera e propria strategia che consigliava a Israele di rompere gli “Accordi di Oslo” (13 settembre 1993: sancivano il reciproco riconoscimento tra Israele e l’OLP – Organizzazione per la Liberazione della Palestina. Prevedevano un percorso graduale di pace, il ritiro delle truppe israeliane da Gaza e Gerico, e l’istituzione dell’Autorità Nazionale Palestinese ANP per l’autogoverno provvisorio nei territori occupati.), colpire duramente i vicini (Siria, Iraq, Iran) e puntare a un’egemonia regionale sostenuta dagli Stati Uniti. Molti di quei neocons hanno poi influenzato la politica estera americana sotto Bush e oltre. Il documento originale è consultabile qui: https://www.dougfeith.com/docs/Clean_Break.pdf .

Oggi quel lungo ciclo – nato a Londra con il sostegno Rothschild e proseguito con i neocons a Washington – sembra avvicinarsi alla fine. Le rivelazioni di The Bibi Files, le interviste di Tucker, le crepe nel rapporto Trump-Netanyahu e la crescente stanchezza dell’opinione pubblica americana per le guerre senza fine indicano un cambiamento profondo.

Non si tratta di essere contro Israele come Stato, ma contro un modello di potere basato sulla corruzione, sulla guerra permanente e sull’idea che gli interessi di un leader straniero debbano prevalere su quelli degli Stati Uniti. Tucker Carlson, con il suo approccio documentato e senza filtri, ha acceso un faro potente. E l’America, in questo momento, sta guardando con attenzione.

Articolo di Umberto Pascali

Fonte: https://umbertopascali.substack.com/p/bibi-files-filmati-segreti-degli

MICROBIOTA GENIALE
Curare l'intestino per guarire la mente
di Maria Rescigno

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Nel corso dei capitoli, il libro accompagna in un viaggio progressivo: si parte dalla scoperta del microbiota come vero e proprio “organo” e si esplora il funzionamento delle barriere intestinali e cerebrali, fino ad arrivare al dialogo continuo tra intestino e cervello.

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Non offre soluzioni rapide, ma una comprensione più profonda da cui partire per fare scelte più consapevoli e sostenibili nel tempo.

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