di Redazione de l’AntiDiplomatico
Il presidente USA riconosce pubblicamente l’efficacia del sistema cinese: “In teoria non dovrebbe funzionare, ma produce risultati impressionanti”.

Le parole pesano, soprattutto quando a pronunciarle è colui che per anni ha fatto della contrapposizione ideologica e della critica feroce alla Cina il proprio marchio di fabbrica. La dichiarazione integrale di Donald Trump, avvenuta durante il Future Investment Initiative Priority Summit a Miami, rivela un cortocircuito storico.
Di fronte agli investitori internazionali, il presidente degli Stati Uniti ha compiuto un gesto inaspettato inchinandosi alla realtà: ha elogiato apertamente la Cina, riconoscendo l’efficacia del suo modello economico. “Devo dire che rispetto la Cina”, ha affermato Trump, “perché è incredibile che, con un sistema che, in teoria, non dovrebbe funzionare – noi andiamo a scuola, frequentiamo le migliori business school, leggiamo di libero imprenditoria – loro ottengono risultati impressionanti”.
È l’ammissione più esplicita possibile: il paradigma occidentale, fondato sul libero mercato e insegnato come verità assoluta, si scontra con una realtà che lo supera. Trump ha sottolineato la potenza produttiva cinese con dati concreti, citando l’enorme produzione industriale e persino l’eccesso di capacità nel settore automobilistico; un fenomeno che, nella sua complessità, testimonia una scala produttiva senza pari.
“È necessario avere grande rispetto per la Cina per il lavoro che fanno. Che vi piaccia o no, bisogna rispettarli”. Questa frase sintetizza il ribaltamento. Non si tratta di una semplice apertura diplomatica, ma di una crepa nella narrativa che ha dominato gli ultimi decenni: quella secondo cui solo il modello occidentale potrebbe garantire sviluppo e prosperità.
Il valore simbolico dell’intervento è enorme. Trump, il presidente che ha dato il via alla guerra commerciale e ha fatto della contrapposizione alla Cina un pilastro della sua retorica, si trova ora a validare pubblicamente l’efficacia di un sistema come quello socialista cinese che combina pianificazione strategica, presenza dello Stato e sviluppo delle forze produttive. Un sistema che, per anni, la sua stessa amministrazione ha tentato di contenere.
Quindi, se persino uno dei più accesi critici della Cina è costretto a riconoscerne i risultati, allora forse è il momento di abbandonare gli steccati ideologici e guardare ai fatti. La Cina non solo è diventata un attore centrale dell’economia mondiale, ma ha dimostrato che esistono vie alternative allo sviluppo, capaci di sfidare le teorie economiche mainstream.
Articolo della Redazione de l’AntiDiplomatico


































