Trump e il Sistema Britannico: una Strategia per Liberare il Medio Oriente Partendo dallo Stretto di Hormuz…

di Umberto Pascali
Al di là della “guerra” in corso, sembra chiaro che Donald Trump sta perseguendo una linea d’azione che va ben oltre il confronto diretto con l’Iran.
Il suo obiettivo principale è quello di indebolire i meccanismi finanziari e strategici legati al cosiddetto “sistema britannico”, con particolare attenzione al controllo dello Stretto di Hormuz.
Trump ha descritto apertamente questa dinamica come “world extortion”, denunciando un sistema in cui tensioni prolungate e rischi assicurativi generano profitti consistenti per entità legate alla City di Londra, in particolare Lloyd’s of London…

Vai all’articolo

“BiBi Files”!

di Umberto Pascali
“Bibi Files”! “Filmati segreti degli interrogatori della polizia su Netanyahu…” L’ultimo attacco di Tucker Carlson a Netanyahu: segnale di svolta nell’opinione pubblica (e nel governo) statunitense.
L’Ultimo Affondo di Tucker Carlson Contro Netanyahu: un Campanello d’Allarme per l’America
Il 27 marzo 2026 Tucker Carlson, uno dei commentatori più seguiti e influenti degli Stati Uniti, ha dedicato un intero episodio del suo show a Benjamin Netanyahu. Il titolo è esplicito: “Leaked Police Interrogation Footage of Netanyahu, and How He Cowers Behind War to Keep Power” (“Filmati segreti degli interrogatori della polizia su Netanyahu e come si nasconde dietro la guerra per mantenere il potere”)…

Vai all’articolo

Il Doppio Gioco dell’Amministrazione Usa e la Fine delle Relazioni tra Stati Uniti e Israele

Alexis Cossette-Trudel nell’ambito del suo “web journal” ha fornito tasselli essenziali per l’attuale puzzle geopolitico.
Al centro della sua argomentazione c’è Joe Kent, presentato come “l’ultimo tassello del puzzle”. Ex Ranger, Berretto Verde, con undici missioni in Iraq, ex direttore del Centro antiterrorismo e vicino all’amministrazione statunitense, Joe Kent incarna perfettamente l’approccio “America First” . Le sue recenti dimissioni e le dichiarazioni pubbliche secondo cui “questa non è la nostra guerra” (riferendosi al conflitto con l’Iran) sono perfettamente coerenti con la strategia dell’amministrazione statunitense dal 2016.
Alexis spiega che l’amministrazione americana ha a lungo praticato un deliberato doppio standard, o un linguaggio ambiguo. Lo abbiamo visto con Epstein, con i vaccini anti-COVID e ora con Israele e l’Iran. Questa strategia di comunicazione a due livelli consente loro di rassicurare alcuni alleati, avanzando al contempo in modo discreto verso il loro obiettivo principale: il graduale ritiro degli Stati Uniti dal Medio Oriente…

Vai all’articolo

L’Iran Nega le Accuse di Aver Colpito la Base di Diego Garcia

L’Iran nega l’attacco alla base angloamericana Diego Garcia lontana 4 mila Km: la solita false flag sionista!
Dietro l’attacco alla base Diego Garcia vi è la solita false flag sionista, ordinata da Londra.
Ansa, gestita dai Servizi inglesi, citando l’agenzia iraniana Mehr, che a sua volta riportava la notizia del WSJ (deep state), aveva confermato che l’attacco fosse da parte iraniana. Nelle notizie però, nessuna fonte ufficiale di Teheran che confermi l’attacco, successivamente negato…

Vai all’articolo

Israele ha Perso il Controllo della Guerra per l’Informazione

di Filippo Bovo
Sotto i duplici colpi di Iran ed Hezbollah, la situazione interna in Israele va facendosi sempre più caotica, con società ed istituzioni che denotano crescenti difficoltà di tenuta.
La rafforzata censura governativa su social e riprese satellitari non basta a nascondere i tanti danni sin qui provocati dalle varie ondate dell’Operazione True Promise (l’altro ieri notte v’è stata la 55esima, che ha colpito obiettivi nel cuore del paese, soprattutto Tel Aviv e l’aeroporto Ben Gurion, con missili come i Fattah, gli Emad e i Qadr, mentre nella 54esima, che ha bersagliato soprattutto basi e centri di sicurezza settentrionali, s’è visto il debutto di un nuovo e micidiale missile balistico a due stadi, il Sejjii); e del resto anche l’ordine d’evacuazione per 10mila cittadini americani, diramato da Washington, conferma l’idea che Israele si stia rapidamente trasformando in un luogo sempre meno sicuro…

Vai all’articolo

Dov’è Netanyahu?

di La Verita Rende Liberi
Nelle guerre ad alta intensità psicologica la verità raramente si offre in piena luce.
Si ricostruisce per linee indirette: traiettorie di volo, autorizzazioni diplomatiche, sequenze temporali, formule ufficiali troppo sobrie per essere innocenti. È in questa grammatica del potere che va letta la vicenda del Wing of Zion, l’aereo governativo israeliano trasferito in Germania mentre l’opinione pubblica viene rassicurata sul fatto che Benjamin Netanyahu sia ancora in Israele. Il punto non è pretendere una prova notarile in un contesto di guerra, depistaggi e saturazione mediatica. Il punto è stabilire se gli indizi, considerati nel loro insieme, consentano una conclusione probabilistica. E la risposta, per quanto scomoda, è sì: vi sono ragioni serie per ritenere che Netanyahu sia probabilmente in Germania, oppure che lì sia stato trasferito il suo perimetro reale di comando e sopravvivenza.
Il primo dato è anche il più eloquente…

Vai all’articolo

Tensioni in Israele, la Guerra Presenterà il Conto Anche a Netanyahu

di Nicola Scopelliti
Dietro l’apparente compattarsi intorno al primo ministro, c’è una società israeliana profondamente divisa la cui tenuta dipenderà molto dall’esito della guerra all’Iran. Inquietudine e incertezza anche nei territori palestinesi. E il Patriarcato latino, per motivi di sicurezza, chiude il Santo Sepolcro a Gerusalemme.
Israele è una polveriera: la guerra contro l’Iran, scatenata insieme agli Stati Uniti, ha mandato in frantumi ogni certezza. La coesione nazionale? Una maschera, dietro la quale si celano nervosismi e tensioni che minacciano di deflagrare da un momento all’altro. Netanyahu galvanizza la Knesset, sventola la bandiera della “difesa esistenziale”, trasforma il Parlamento in una roccaforte dell’unanimità e della concordia. Ma sotto le apparenze, il Paese è attraversato da divisioni profonde. Gli israeliani vivono sospesi tra orgoglio e terrore. Il futuro è una roulette: in gioco non c’è solo la sicurezza nazionale, ma la sopravvivenza stessa della nazione…

Vai all’articolo

Trump: “Gli Usa Forniranno Assicurazione alle Petroliere in transito nello Stretto di Hormuz”

Trump ordina di assicurare le navi togliendo il pane dalla bocca ai Lloyd’s di Londra che da sempre dominano le assicurazioni marittime.
Come al solito, al netto dello show messo in piedi per le masse, per comprendere realmente cosa stia davvero succedendo, bisogna vedere i movimenti economici e finanziari.
Tutto pare già scritto come in una partita di scacchi, dove l’Intelligence che c’è dietro Trump ha già ampiamente previsto le mosse dell’avversario e preparato tutte le contromosse per raggiungere l’obiettivo sperato. Ovvero: distruggere il deep state di Londra-Parigi.
Dopo gli attacchi, l’Iran ha chiuso lo stretto di Hormuz. Mossa obbligata ed aspettata con impazienza. Nel mentre arriva l’altra, anche questa forzata:…

Vai all’articolo

Attacco all’Iran. Momento Decisivo per Tutti gli Oppositori del Regime

di Giancarlo Giojelli
Ucciso l’ayatollah Khamenei (sempre che sia vero… ). Aref al-Kaabi, leader della minoranza Ahwaz, ha affermato a Tempi: “Se questa guerra persiste e si intensifica, potremmo assistere a una fase di liberazione”
A pochi giorni dall’inizio dell’attacco all’Iran nel quale sembra sia stato eliminato anche l’ayatollah Ali Khamenei, guida suprema del regime di Teheran, il presidente americano Donald Trump si è rivolto direttamente alla popolazione: “Da anni chiedevate aiuto, nessun presidente americano ha voluto fare ciò che io ho deciso, impiegando il potere degli Stati Uniti per ascoltarvi”. Parole analoghe dal premier israeliano Benjamin Netanyahu (che però farebbe bene a chiudersi la bocca… nota di conoscenzealconfine): “Ora tocca gli iraniani liberarsi”

Vai all’articolo

Maria Zakharova Parla della Situazione in Iran

Risposta della portavoce del Ministero degli Affari Esteri russo, Maria Zakharova, a una domanda dei media sulla situazione in Iran (13 gennaio 2026)
Domanda: Da oltre due settimane si verificano in Iran proteste antigovernative che si sono trasformate in disordini. Potrebbe commentare la situazione attuale in questo Paese?
Maria Zakharova: “Le sanzioni illegali dell’Occidente, a cui la Repubblica Islamica dell’Iran è stata sottoposta per molti anni, ostacolano lo sviluppo del Paese e generano problemi economici e sociali, che colpiscono soprattutto i cittadini iraniani comuni.
Le crescenti tensioni sociali vengono sfruttate da ‘forze esterne’ ostili all’Iran per destabilizzare e distruggere lo Stato iraniano.
Vengono utilizzati i tristemente noti metodi delle ‘rivoluzioni colorate…

Vai all’articolo