Andrà tutto bene un cazzo!

di Matteo Brandi

No, non andrà tutto bene. Se non ci ribelleremo con forza e determinazione, ci ritroveremo in un mondo che sembrerà partorito dal peggiore dei nostri incubi. Un mondo a cui ci stanno già abituando… giorno dopo giorno.

I consigli dei Pediatri di Famiglia: "importante non trascurare la situazione pediatrica. Facciamoli sentire coinvolti"" - RedaconRedacon

Ricordo che la prima volta che vidi un simile messaggio, disegnato da bambini ed appeso al cancello di una scuola, sorrisi. Era Marzo. Trovai quel disegno semplice, dolce, innocente.

A distanza di quasi otto mesi, di fronte a quelle stesse parole, la mia reazione è totalmente diversa. Provo rabbia e disgusto. Andrà tutto bene? Andrà tutto bene un cazzo! Come può andare tutto bene quando il mio Paese è in ginocchio, devastato da una crisi economica senza precedenti, dove famiglie ed imprese sono lasciate morire?

Come può andare tutto bene quando coloro che governano l’Italia sono impegnati solamente a svendere la Nazione, piegarci agli usurai di Bruxelles ed incolpare un popolo esausto del disastro in corso?

Come può andare tutto bene quando il Parlamento è poco più di una bella aula in cui annunciare decisioni prese da non si sa chi, per non si sa quale motivo e per chissà quanto ancora?

Libri e varie...

Come può andare tutto bene quando le nostre libertà personali sono state trasformate da un diritto ad una misericordiosa concessione temporanea?

Come può andare tutto bene quando i grandi media terrorizzano la popolazione 24 ore su 24, impedendo qualsiasi ragionamento su numeri, statistiche e reale pericolosità del virus?

Come può andare tutto bene quando, proprio per questo, gran parte dei miei concittadini ancora crede, nel 2020, che la realtà sia il Tg1, Repubblica e i servizi di Piazzapulita?

Come può andare tutto bene quando chi può permettersi di rimanere nella propria dimora, ad applaudire sul balcone, se ne fotte allegramente del negozio sotto casa che rischia di perdere tutto?

Come può andare tutto bene quando tutto ciò che ci rende umani, da un semplice bacio ad un abbraccio, ci viene ora dipinto come qualcosa a cui dovremo rinunciare senza appello?

Bando INAIL: Errori da non commettere

No, non andrà tutto bene. Se non ci ribelleremo con forza e determinazione, ci ritroveremo in un mondo che sembrerà partorito dal peggiore dei nostri incubi. Un mondo a cui ci stanno già abituando, giorno dopo giorno.

Andrà tutto bene un cazzo!

Articolo di Matteo Brandi

Fonte: https://sfero.me/article/andr-tutto-bene-cazzo

Libri e varie...
LA FINE DELLA SOVRANITà
Come la dittatura del denaro toglie il potere ai popoli
di Alain De Benoist

La Fine della Sovranità

Come la dittatura del denaro toglie il potere ai popoli

di Alain De Benoist

Una vera e propria dittatura del denaro sta pian piano assumendo il controllo,

togliendo ai Popoli la loro sovranità.

La crisi attuale è caratterizzata dalla completa estraneità della finanza di mercato rispetto all'economia reale, dato che ha causato un indebitamento generalizzato, che ha ormai raggiunto livelli inediti.

La prima conseguenza "naturale" è stata affidare il potere politico ai rappresentanti di Goldman Sachs e di Lehman Brothers, le più grandi potenze finanziarie mondiali, ma inutilmente, poiché la creazione di capitale-denaro fittizio non è più in grado di risolvere il problema.

Ecco quindi che l'Unione europea estrae dal cilindro due nuove "soluzioni": il Meccanismo europeo di stabilità (MES) e il Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance (TSCG) che equivalgono in sostanza a un totale esproprio di ciò che rimaneva della sovranità degli Stati.

I parlamenti nazionali, subalterni e complici, si vedono sottrarre il potere di decidere le entrate e le uscite dello Stato, ruolo ormai trasferito alla Commissione europea.

In questo modo l'intera Europa viene posta sotto la tutela di una nuova autorità, priva di qualsiasi legittimità democratica, che assegna il potere ai mercati finanziari rendendoli completamente liberi di imporre ai popoli il proprio volere.

Indice

Prefazione
La crisi strutturale della forma-capitale e la sovranità

Capitolo 1- La fine del mondo c'è stata, eccome!

Capitolo 2 - Mondializzazione, Demondializzazione

  • La mondializzazione, lo stadio supremo dell'espansione del capitale

Capitolo 3 - Il Debito infinito

Capitolo 4 - Crisi finanziaria: a che punto siamo?
Il MES, un impegno irrevocabile

  • Con la condiscendenza degli eletti socialisti
  • Istituzionalizzata la delazione fra Stati
  • Una rinegoziazione fantasma
  • Un "colpo di Stato europeo"
  • La macchina per ricattare
  • La "follia" della politica di austerità

Capitolo 5 - Il mito dei Mercati Efficienti

  • Una vera marcia verso la miseria
  • Il punto di rottura
  • L'illusorio obiettivo "deficit zero"
  • L'uscita dall'euro è una soluzione?
  • L'industria finanziaria alla conquista del potere
  • La "economia pura" non esiste
  • Le credenze liberali
  • Per un protezionismo europeo

Capitolo 6 - Sfiducia ovunque, speranza da nessuna parte?

Capitolo 7 - Il "Grande Mercato Transatlantico": un'immensa minaccia

Capitolo 8 - La Mondializzazione come ideologia

Capitolo 9 - Miserere dell'Altermondialismo

Appendice

  • Piccola genealogia del Patto di bilancio europeo
  • La sovranità popolare violata
  • Mercato comune o mercato interno?
  • Banche centrali senza controllo democratico

Estratto dal Libro - L'uscita dall'euro è una soluzione?

La decisione dei dirigenti della Commissione europea e della Bce di aiutare i Paesi in difficoltà – aggiungendo però all'aiuto delle condizioni, che in realtà ne aggraveranno la situazione – consiste nello "stabilizzare il sistema pur mantenendo intatti i suoi catastrofici funzionamenti interni", come scrive Frédéric Lordon, il quale aggiunge:

"Eccoci dunque entrati in quello che potremmo chiamare un regime di austerità sub-atroce. […]

Le popolazioni, che avevano ormai solo le speranze paradossali del peggio, cioè la prospettiva di farla finita con le loro sofferenze, grazie al crollo endogeno della costruzione europea, […] ripiomberanno in pieno nell'aggiustamento strutturale senza nemmeno il soccorso delle contraddizioni europee, temporaneamente contenute dalla Bce, e la cui divergenza costituiva il solo modo per mettere un termine alle loro prove. […]

Per finire, la chiusura di fortuna della breccia da parte della Bce lascia l'austerità come unico orizzonte"

La crisi attuale, innanzi tutto, è una crisi del debito o una crisi dell'euro?

A nostro avviso, è in primo luogo una crisi del debito, ma è evidente che le condizioni in cui l'euro è stato creato l'hanno notevolmente aggravata, volendo ignorare le disparità economiche tra i Paesi chiamati ad applicarlo; tuttavia, nelle sue radici più profonde, essa non è stata fondamentalmente provocata dall'indebitamento pubblico, che ne è stato solo la conseguenza.

Come ha di recente fatto notare un collettivo di circa centoventi economisti, l'aggravamento dei deficit pubblici è in realtà il risultato:

"della caduta delle entrate fiscali dovuta in parte ai regali fiscali fatti ai più agiati, dell'aiuto pubblico concesso alle banche commerciali e del ricorso ai mercati finanziari per trattenere quel debito a tassi d'interesse elevati. La crisi è inoltre spiegabile con la totale assenza di regolamentazione del credito e dei flussi di capitali a spese dell'impiego, dei servizi pubblici e delle attività produttive"

Infine, come ha innumerevoli volte sottolineato Jacques Sapir, è una crisi di competitività, aggravata dagli effetti perversi dell'euro, che si è tradotta nell'aggravamento dei deficit commerciali, nella scomparsa di interi settori dell'attività industriale, nella moltiplicazione dei "piani sociali" e delle distruzioni di posti di lavoro.

Uscire dall'euro è la soluzione?

Questa è ormai l'opinione di Emmanuel Todd e, da più tempo, quella di Jacques Sapir, per il quale l'unico scopo del TSCG è quello di "rendere credibile la politica di salvataggio dell'euro".

Noi ci andremo un po' più piano.

L'uscita dall'euro permetterebbe certamente una svalutazione, che a sua volta renderebbe possibile un calo "senza dolore" dei costi salariali, ma un siffatto modo di agire ha senso solo se lo si assume in modo concertato, al fine di consentire un ritorno alle monete nazionali, che vada di pari passo con il mantenimento di una moneta comune riservata agli scambi internazionali.

Orbene, è chiaro che nessuno, oggi, desidera una simile soluzione. Tutto dimostra che i dirigenti dell'Unione europea sono anzi pronti a qualunque cosa, anche al peggio, pur di non toccare l'euro.

La stessa Grecia, che pure forse alla fine sarà costretta a uscirne, sta facendo di tutto per evitare un ritorno alla dracma. La Germania, dal canto suo, vuole impedire ai Paesi mediterranei di uscire dall'euro, perché sa che ciò le costerebbe più di quanto le farebbe guadagnare, ma logicamente non vuole neanche essere la mucca da mungere dei Paesi del Sud; per questo, è la prima a battersi a favore di un controllo rigoroso della spesa pubblica all'interno della zona euro.

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2 commenti

  1. Per tutti quelli che sono Schiavi del Terrorismo dei Giornalai Puttane ‘ bisogna solo capirli ,fanno Pena

  2. Riccardo Cantamessa

    condivido! condivido! condivido! CONDIVIDO, CONDIVIDO, CONDIVIDO, CONDIVIDO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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