di Weltanschauung Italia
Le masse han bisogno di idealizzare i propri beniamini. È così che si costruiscono idoli che riempiono gli stadi.

Achille Lauro, Geolier, Ultimo, Sfera Ebbasta. Sembra incredibile, molti di noi non hanno neppure idea di chi siano costoro, ma questi sono i nomi oggi in grado di riempire gli stadi.
Achille Lauro si è trasformato in sentimentale che cita i classici della musica italiana, ha trovato la formula giusta e la macchina del culto si è messa in moto da sola.
Geolier con il dialetto napoletano e la biografia di quartiere fa da specchio a quel pubblico che ha bisogno di rivendicare il Sud.
Ultimo recita lo stesso copione che fu di Vasco Rossi, il cantore del sentimento vissuto.
Sfera Ebbasta vende, con la trap, il mito del successo come redenzione, il denaro come prova di salvezza.
Al di là di valutazioni musicali, ciò che bisogna osservare è cosa accade dentro quegli stadi. Migliaia di persone non vanno semplicemente ad ascoltare un “artista”, ma lo venerano. Lo trasformano in un idolo. Lo difendono come fosse una divinità, gli attribuiscono profondità, genialità, grandezza.
Basta un gesto di beneficenza, una donazione, una dichiarazione di sensibilità sociale e l’idolo non è più soltanto “bravo”, diventa buono. E se è buono, allora merita la venerazione. Un minimo segnale di virtù basta a trasformare il personaggio in modello, in uomo esemplare.
Le masse han bisogno di idealizzare i propri beniamini. È così che si costruiscono idoli che riempiono gli stadi.
Musica scadente, grandi giri di denaro, furbizia, costruzione di personaggi e marketing per masse sempre più consumate.
Articolo di Weltanschauung Italia
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