Cosmonauta russo rivela: “gli Extraterrestri sono già in Contatto Telepatico con gli Umani”

di Sergej Demkin

L’Intelligenza Extraterrestre è già entrata in contatto con noi tramite messaggi mentali.

Oggi molti terrestri riconoscono l’esistenza di un Creatore o di una Mente Superiore e quindi anche la presenza nell’Universo di altri esseri intelligenti da esso creati, che siamo soliti definire extraterrestri. Essendo dotati di intelligenza, nel corso del loro processo evolutivo, devono aver trovato il modo di scambiare informazioni non solo con i propri simili, ma anche con i rappresentanti delle altre forme di vita che si trovano nel cosmo. Per ora l’umanità, a causa delle proprie limitate possibilità tecniche, non è ancora riuscita a fare lo stesso. Ma l’intelligenza extraterrestre è già entrata in contatto con noi, tramite messaggi mentali, telepatici”.

Nei primi anni ’90 la redazione del giornale ‘Cudesa i prikljucenja’ mi commissionò un’intervista con un astronauta. Non vi dirò il suo nome e poi capirete perché. Chiamiamolo semplicemente Vladimir. Ciò che a me interessava sapere, era soprattutto se durante i voli, lui e i suoi colleghi avevano avvistato gli UFO e in generale se nello spazio aperto si fosse verificato qualche fatto insolito. Vladimir mi disse che conosceva persone degne di fede che avevano visto gli UFO, ma a lui non era mai successo di imbattersi nei dischi volanti.

Per quanto riguarda certi fatti strani che si verificano nello spazio, mi confidò un episodio inspiegabile che gli era capitato. “Questo però non deve pubblicarlo” mi avverti. In tutti questi anni ho mantenuto la promessa e non ho pubblicato nulla di ciò che Vladimir mi aveva detto.

Ma ora che gli eventi enigmatici capitati agli astronauti non sono più un segreto, posso parlarne. Ecco il racconto dell’astronauta: Durante il volo di avvicinamento alla stazione orbitante, il comandante che pilotava la navicella non riusciva in alcun modo ad immettersi nella traiettoria prevista per effettuare l’aggancio. La riserva di carburante per le manovre della navicella era limitata. Gli restava, meno che niente. Se la correzione successiva non fosse andata a buon fine, avremmo oltrepassato la stazione e saremmo tornati sulla Terra senza aver portato a termine i nostri compiti. Io ero impossibilitato a prestare qualsivoglia aiuto, poiché il comando della navicella è prerogativa esclusiva del comandante. Come ingegnere di bordo potevo soltanto stare seduto nella poltrona accanto e preoccuparmi in silenzio.

Ad un certo momento all’improvviso ho sentito un ordine nella mente: ‘Prendi il comando!’. Più tardi analizzando ciò che era successo non sono riuscito a capire se si fosse trattato della voce di qualcuno o cosa. So soltanto che ho ricevuto un ordine mentale altrui e che non potevo evitare di eseguirlo. Quello che sorprende ancor più è che il comandante non obiettò nulla e mi passò il comando della navicella. In seguito mi ha detto di non aver ricevuto alcun ordine, semplicemente all’improvviso aveva saputo che doveva fare proprio così, anche se ciò andava contro tutte le nostre ferree disposizioni. Non ho perso conoscenza, ma mi trovavo come in trance ed ho eseguito docilmente i comandi che mi venivano in mente. Solo grazie ad essi è stato possibile eseguire l’aggancio con successo. Una volta sulla Terra durante il rapporto di volo, il comandante si beccò una strigliata, e me la beccai anch’io, anche se in misura minore. Ma entrambi evitammo di menzionare i comandi ‘soprannaturali’ “.

Il primo episodio inspiegabile verificatosi nello spazio fu riferito dall’astronauta Sergej Kricevskij nell’ottobre del 1995. Sergej Kricevskij è assistente scientifico superiore del Centro di preparazione degli astronauti Jurij Gagarin e dell’Istituto di Storia delle scienze naturali e della tecnica RAN, nonché dottore in Scienze tecniche e membro effettivo dell’Accademia di astronautica K.E. Ziolkovskij. Ciò che riferì il candidato astronauta presso l’Istituto Internazionale di antropologia spaziale di Novosibirsk, ha una importanza enorme per la comprensione dei misteri nascosti nello spazio.

Ecco alcuni estratti del suo rapporto: “Nel 1989 ho iniziato a prepararmi al volo nello spazio e ho avuto contatti sia informali che di lavoro con i miei colleghi. Fra questi c’erano anche gli astronauti che erano stati nello spazio. Tuttavia, le informazioni sulle visioni – denominate ‘stati di sogni fantastici’ (FSS) – le ho ricevute soltanto nella seconda metà del 1994, cosa legata più che altro all’approssimarsi della scadenza del volo imminente… Tutte le testimonianze delle visioni nello spazio sono nelle mani di una cerchia di persone estremamente ristretta… Le testimonianze di queste visioni sono state e sono trasmesse esclusivamente dall’uno all’altro, condividendo le informazioni con coloro che si apprestano a compiere il volo…

Le visioni fantastiche che si manifestano in volo costituiscono un fenomeno nuovo, prima sconosciuto, riconducibile alla nota tipologia degli stati alterati di coscienza… Improvvisamente l’astronauta, ad esempio, oltrepassa in un attimo i limiti della propria normale autopercezione di essere dall’aspetto umano per trasformarsi in un animale e muoversi nell’ambiente in questa nuova forma. E può continuare a percepirsi nell’aspetto trasformato o sentire di immedesimarsi in un’altra entità soprannaturale.

Diciamo che un collega mi ha confidato la sua permanenza nella ‘pelle’ di un dinosauro. Pensate che sentiva di essere un animale che si muoveva sulla superficie di un pianeta sconosciuto, mentre camminava oltrepassando burroni e precipizi, e ostacoli fisici di un qualche tipo.

L’astronauta ha descritto in modo abbastanza preciso il ‘suo’ aspetto: le zampe, le scaglie, le membrane fra le dita, il colore della pelle, gli artigli enormi e altri particolari. La fusione del suo ‘io’ con l’essenza biologica dell’antico sauro, era talmente completa da consentirgli di percepire come proprie tutte le sensazioni di questo organismo estraneo. Sentiva di avere delle placche cornee che si rizzavano sulla pelle della schiena in corrispondenza della colonna vertebrale. Del grido penetrante che si sprigionava dalle fauci disse addirittura: ‘Era il mio grido…’ “.

Di più: la catena di eventi relativa ad ogni trasformazione e le trasformazioni dell’ambiente stesso si avvicendavano contemporaneamente. Inoltre, non solo succedeva che l’astronauta avesse la sensazione di trovarsi nella “pelle” di questo o quell’altro organismo vissuto in epoche remote, ma accadeva anche che la persona sentisse di assumere un’altra personalità, che poteva anche rivelarsi appartenente ad un’entità umanoide extraterrestre.

L’aspetto interessante è che le immagini delle visioni osservate appaiono insolitamente vivide e colorate. Sono stati uditi diversi suoni, qualcuno ha persino percepito il linguaggio di altre entità che si è rivelato comprensibile come se fosse stato assimilato senza bisogno di alcun insegnamento. Era come se l’astronauta fosse stato catapultato in un altro continuum spazio-temporale e su altri corpi celesti sconosciuti, e pur trovandosi in un mondo per lui assolutamente nuovo, lo percepisse tuttavia come qualcosa di normale e familiare.

Un tratto caratteristico delle visioni fantastiche è costituito dalla variazione istantanea della percezione del tempo e del relativo flusso di informazioni… L’astronauta comincia ad avere la sensazione di percepire un flusso di informazioni proveniente da un qualche luogo esterno. Vale a dire che l’individuo ha la sensazione che una sorta di entità grande e potente gli trasmetta dall’esterno delle informazioni per lui assolutamente nuove ed insolite.

Si sono anche verificati episodi – e con pronostici estremamente precisi – di anticipazioni di eventi futuri, con “dimostrazioni” dettagliate di situazioni o momenti critici incombenti, come se fossero stati individuati e commentati da una voce interna. E in questi casi ‘si sentiva’: ‘tutto si sistemerà, andrà tutto bene…’ In tal modo sarebbero stati previsti in anticipo i momenti più complessi e pericolosi del programma di volo. E si è addirittura verificato un caso in cui se non fosse stato per uno di questi ‘sogni premonitori’ gli astronauti sarebbero anche potuti morire.

È sorprendente anche notare quanto la descrizione dei momenti critici fosse precisa e circostanziata. Evidentemente la “voce” aveva previsto un pericolo mortale che attendeva gli astronauti al momento dell’uscita nello spazio aperto. Questo pericolo era già stato segnalato qualche volta nei sogni premonitori con il commento della “voce”. E al momento della reale escursione nello spazio aperto, durante il lavoro all’esterno della stazione la previsione si avverò in tutto e per tutto: l’astronauta si dimostrò preparato e si salvò la vita (in caso contrario, si sarebbe irrimediabilmente allontanato dalla stazione).

Agli astronauti non era mai successo niente di simile prima (al di fuori del volo)… Il problema delle visioni degli astronauti viene occultato tenacemente dalla comunità scientifica. Non se ne parla, è come se non esistessero. Nessuno degli astronauti ha mai menzionato ufficialmente le visioni fantastiche e gli equipaggi non hanno mai incluso informazioni di questa natura nei loro rapporti ufficiali. Perché? La risposta è evidente: gli astronauti temono conseguenze negative, come la squalifica medica e la diffusione di queste informazioni interpretate come sintomi di malattia psichica e così via.

Uno degli astronauti ha tenuto degli appunti giornalieri nei quali ha descritto le sue visioni. Un documento unico! Tuttavia in risposta alle mie proposte e alle preghiere di pubblicarlo, o almeno di farmi parlare con gli scienziati che studiano il problema dal vivo, l’astronauta ha opposto un rifiuto categorico spiegando che sarebbe stato prematuro e perciò pericoloso per la sua carriera. È per questo che non posso, non ho il diritto morale, di fare né il suo nome né quello della navicella.

Articolo di Sergej Demkin

Fonte: https://www.segnidalcielo.it/cosmonauta-russo-rivela-gli-extraterrestri-sono-gia-in-contatto-telepatico-con-gli-umani/

Libri e varie...
LA VIA DELL'ESPLORATORE
Il viaggio di un astronauta dell'Apollo 14 nei mondi materiali e mistici
di Edgar Mitchell

La Via dell'Esploratore

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di Edgar Mitchell

IL PRIMO LIBRO DI UNO DEI POCHISSIMI UOMINI

AD AVER CALPESTATO IL SUOLO LUNARE.

EDGAR MITCHELL, ASTRONAUTA DELL'APOLLO 14, RACCONTA IL VIAGGIO SPAZIALE E QUELLO CHE NE È SEGUITO, PIÙ INTIMO, PIÙ PROFONDO, PIÙ INTENSO.

E LA COSTRUZIONE DI UN MODELLO DIADICO DI REALTÀ, GRAZIE AL QUALE SCIENZA E RELIGIONE TROVANO UN TERRENO COMUNE E SI INTEGRANO, INDICANDO ALL'UMANITÀ LA STRADA PER L'EVOLUZIONE.

La notevolissima ricerca di un astronauta dell'Apollo 14 per riunire scienza e religione in un universo auto-organizzatosi.

Il 31 gennaio del 1971 l'Apollo 14 lasciò la base di Cape Kennedy e, tre giorni dopo, Edgar Mitchell e Alan Shepard camminarono sulla superficie lunare. Erano tempi audaci per l'umanità. Per Mitchell, comunque, il viaggio più straordinario non era ancora cominciato.

Come venne scagliato in direzione della Terra attraverso il nero abisso tra quei due mondi, Mitchell fu avvolto da un'intensa sensazione: "Avvertii di essere connesso con l'intero l'universo". Intuì che la sua presenza, quella dei suoi compagni astronauti, e persino quella del pianeta visibile attraverso il vetro dell'Apollo erano parte di un deliberato processo universale, e che lo stesso cosmo luccicante era, in qualche modo, cosciente.

L'esperienza fu così travolgente che Mitchell capì che la sua vita non sarebbe stata più la stessa.

La direzione che il suo lavoro prese nei seguenti venticinque anni fu un viaggio di tutt'altro genere, che l'avrebbe condotto nelle profondità dell'umano, alla scoperta dell'ineffabile mistero della coscienza e dell'esistenza.

Cresciuto in una famiglia battista conservatrice in Texas, e avendo studiato tutte le scienze più avanzate al MIT, sentì il bisogno di integrare ciò che, secondo la mentalità occidentale, è sempre stato separato e sempre lo sarà: scienza e religione. Agli inizi degli anni Settanta, Mitchell ha dunque lasciato la NASA per fondare l'Istituto di Scienze Noetiche, con il quale cominciò a condurre ricerche in quei campi fino ad allora tralasciati dalla scienza perché non corrispondenti al pensiero dominante. Grazie al suo lavoro, è arrivato a costruire una teoria che può spiegare non solo il mistero della coscienza umana, ma anche gli eventi psichici, ciò che i religiosi chiamano "miracoli" e gli scienziati semplicemente rifiutano.

 

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