L’UE Limita e Sanziona Acquisto di Case e Terreni

di Ruggiero Capone

Molti cittadini dovranno sbarazzarsi alla svelta di terreni, aziende agricole e case di campagna, onde evitare di pagare tasse dal chiaro sapore di amare sanzioni.

Nel 2025 vi avevamo anticipato le iniziative cui lavorava la Commissione europea, per limitare acquisizione di terreni e case da parte dei privati cittadini. Iniziative alquanto discutibili che soprattutto comportano un cambio di rotta nelle abitudini e nell’economia italiana.

Per i terreni è ancora in itinere la norma Ue che vieterebbe l’acquisto (forse anche la proprietà, ne imporrebbero la vendita) di terreni agricoli; quando all’atto del rogito l’acquirente risultasse privo di un “titolo di conduzione agricola”, ovvero solo un coltivatore diretto potrà vantare una proprietà agricola.

Questo comporterà che molti cittadini dovranno sbarazzarsi alla svelta di terreni, aziende agricole e case di campagna, onde evitare di pagare tasse dal chiaro sapore di amare sanzioni.

Nei molti paesini italiani dovranno dire addio al fazzoletto di terra tanti insegnanti, postini, impiegati: insomma gente che ha ereditato la vigna o l’oliveto, l’orto o il frutteto dovrà ripiegare sul supermercato. Anche perché sono in arrivo restrizioni su autoproduzione e consumo, ed è la fine per migliaia di piccole cantine.

Vi piace stare nell’Ue? Per giocare con i poteri europei necessita rinunciare a tante cose, soprattutto alle proprie tradizioni agricole.

Intanto il boccone amaro è già pronto per essere servito ai proprietari di seconde case. L’Ue ha già sentenziato che gli italiani hanno creato un deficit immobiliare europeo. Per la Commissione Ue gli italiani sono un esempio negativo: portano come prova analisi anagrafiche in cui si dimostrerebbe che, ancora troppi cittadini del Belpaese nascono in una dimora e decenni dopo vi muoiono.

In pratica l’Ue accusa gli italiani di cambiare poco casa, bloccando così il mercato immobiliare: portano l’esempio dei cittadini di Berlino, che traslocherebbero nel corso della loro vita venti volte di più di quelli di Palermo o di Lecce, Ancona e Pescara. I dati all’Ue per la comparazione li ha forniti l’Associazione dei comuni italiani (Anci).

La Commissione stima in Italia la presenza di circa 6 milioni di seconde case, a cui si aggiungono 9 milioni di palazzi, cascine e alloggi non abitati. Le cosiddette case vuote che, secondo il censimento, includono immobili dismessi o case senza residenti anagrafici.

Oggi circa il 26 per cento degli italiani possiede una seconda casa, fino a vent’anni fa si sfiorava il 40 per cento. Ma per l’Ue il 26 per cento rimane un dato negativo, superiore alla media europea. La Commissione valuta negativamente anche l’utilizzo delle seconde case per vacanze, fine settimana, messa a reddito come “casa vacanza” o riserva per il futuro anche dei figli.

Risultato di questi studi Ue? La Commissione europea ha presentato la proposta di regolamento “Affordable Housing Act“: esso introduce un quadro comune che obbliga gli enti locali a limitare acquisto e uso di seconde case e immobili vuoti, soprattutto nelle aree ad alto stress abitativo.

Allora cosa prevede la proposta Ue? Che l’Italia è la regina dello stress abitativo, e che le autorità locali dovranno intervenire limitando sia le compravendite che l’utilizzo di immobili per finalità diverse dalla residenza principale.

La stampa tutta ha già raccontato come queste misure avranno subito una ricaduta sugli affitti brevi. I sindaci più zelanti sono prossimi ad introdurre i famigerati “tetti alle notti affittabili: autorizzazioni comunali ad ospitare non residenti (fossero anche parenti), limiti per quartiere alla circolazione pedonale (tornelli e acquartieramento), aggravi fiscali per contrastare la “turistificazione” di paesi, campagne e città.

Ma siamo sicuri che le eventuali restrizioni sull’acquisto riguarderanno gli immobili comprati dopo l’entrata in vigore delle norme? Già si ventilano proposte pubbliche tese alla dismissione delle seconde case.

Insomma, norme Ue e provvedimenti locali totalmente in spregio anche delle situazioni pregresse: case e terreni ereditati. La proposta sulle case fa parte del “Piano europeo per gli alloggi a prezzi accessibili” ora in discussione al Parlamento europeo.

Dopo toccherà ai terreni agricoli. Obiettivo della Commissione von der Leyen è centralizzare e orientare ogni scelta di spesa dei cittadini: in pratica su patrimoni, risparmi, lavoro o investimenti non ci sarà più libertà di scelta dei singoli, ma si dovranno adeguare ai limiti Ue.

L’Europa in riarmo si trasforma così in una grande “democrazia bancariamente protetta”: in essa le varie banche dati avranno il compito di controllare i movimenti economici dei cittadini; quindi, impedirne scelte diverse dalle politiche d’indirizzo decise a Bruxelles.

Del resto, la presidente della Commissione ha detto chiaramente “abbiamo bisogno di tutte le risorse dei cittadini”.

Ricordate cosa dicevano al WEF?: “…NON AVRETE NULLA E SARETE FELICI!” (nota di conoscenzealconfine)

Articolo di Ruggiero Capone

Fonte: https://opinione.it/politica/2026/09/18/ruggiero-capone-ue-limita-e-sanzione-acquisto-di-case-e-terreni/

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