di Luca Alberici
La formula che descrive la fine dell’impero britannico non è più una metafora storica per studiosi di geopolitica, ma la cronaca clinica di un collasso strutturale in pieno svolgimento.

Quello che sta accadendo a Londra è l’epicentro dell’implosione dell’intero modello neoliberista e atlantista.
La Gran Bretagna si ritrova oggi intrappolata in un vicolo cieco materiale che mette a nudo il fallimento storico di chi ha scambiato la produzione reale con la finanza virtuale.
I leader di Scozia, Galles e Irlanda del Nord si sono riuniti formalmente a Cardiff per firmare una dichiarazione congiunta che rivendica il diritto all’autodeterminazione, con l’obiettivo esplicito di forzare la secessione.
La stampa inglese sottolinea apertamente lo stallo del premier Andy Burnham, che rischia concretamente di passare alla storia come l’ultimo Primo Ministro del Regno Unito prima dello smantellamento definitivo dello Stato unitario.
Questo collasso territoriale è la conseguenza diretta di una devastazione economica regolata da precise leggi macroeconomiche: la Gran Bretagna registra oggi i tassi di interesse sul debito pubblico più alti di tutto il G7, con i titoli di Stato a dieci anni, i gilt, che hanno sfondato la barriera del 5,3%.
I mercati finanziari internazionali stanno letteralmente strozzando il bilancio britannico. Con il petrolio stabilmente sopra i 100 dollari al barile e il gas ai massimi a causa delle tensioni in Medio Oriente, un Paese che ha interamente smantellato la propria manifattura interna per trasformarsi in un’economia di puri servizi e speculazione offshore si ritrova senza difese.
L’impotenza burocratica delle élite londinesi è emersa plasticamente nel piano del Ministero dell’Interno, pronto a erogare fino a 40.000 sterline in contanti alle famiglie di richiedenti asilo respinti pur di convincerli a lasciare fisicamente il Paese.
È il ritratto di uno Stato che, avendo rinunciato alla sovranità reale e al controllo fisico dei propri confini per compiacere i trattati della globalizzazione, tenta disperatamente di ricomprare la propria sicurezza materiale a suon di mance.
Altro che i 5000 dollari di Trump… La svolta decisiva che ha fatto saltare il banco non è nata da un’autocombustione interna, ma dal cambio di paradigma impresso dall’altra parte dell’Oceano.
Il modello economico britannico si reggeva su un asse strategico ferreo: la potenza militare americana garantiva la globalizzazione delle rotte e dei mercati, mentre la City di Londra fungeva da principale camera di compensazione per far girare la liquidità virtuale.
Quando Washington ha spezzato questo giocattolo, l’effetto domino ha colpito il centro nevralgico del sistema. Il disimpegno statunitense dal fronte ucraino e la richiesta tassativa agli alleati europei di pagarsi la propria sicurezza hanno svuotato la postura bellica di Londra, trasformando l’attivismo militare della Corona in un costo insostenibile per le casse statali.
Al tempo stesso, la guerra tariffaria contro le agende globaliste e la stretta sui flussi finanziari internazionali hanno prosciugato il polmone della City.
Nel momento in cui i capitali si frammentano e tornano a essere vincolati ai confini e alla produzione, una piattaforma puramente finanziaria come Londra perde la sua funzione storica e inizia a soffocare.

La Gran Bretagna rappresenta il modello da manuale di cosa succede quando una nazione applica fino in fondo i dogmi del vincolo esterno: cancella le fabbriche, si affida interamente alla finanza immateriale, sposa le scadenze green e rinuncia all’indipendenza energetica.
Quando la finanza virtuale finisce l’ossigeno della liquidità stampata dal nulla, non rimane più nulla.
La realtà dei fatti economici ha i piedi piantati sui metri cubi di gas, sull’acciaio e sulla protezione dei confini industriali.
Chi ha pensato di poter governare il mondo cancellando la produzione reale oggi assiste al crollo delle proprie fondamenta, dimostrando che la storia non si fa con la retorica dei salotti globalisti ma con i rapporti di forza della struttura.
L’Impero sta crollando.
Articolo di Luca Alberici
Fonte: https://www.facebook.com/luca.alberici.3










































