La “decadenza” dietro la moda dei Tatuaggi

di Roberto Locatelli
In nessun periodo dell’anno come nella stagione estiva si ha la percezione delle tipologie di individui che abitano il nostro universo sociale, e mai come in questa stagione si ha modo di osservare aspetti e comportamenti dell’italiano medio (ma non solo).
Si può osservare la sua involuzione comportamentale e soprattutto estetica, perché nulla come l’estetica rende evidente lo stato di civiltà di un Paese, e più in generale dei cittadini del cosiddetto “mondo occidentale”. Sull’argomento è illuminante un libro scritto dieci anni fa da Maurizio Blondet, dal titolo “Selvaggi con il telefonino”, una dura analisi sulla decadenza di un popolo nell’amoralità, nella volgarità, nella bassezza soddisfatta, nell’ignoranza compiaciuta, nella grettezza e nella mancanza di rigore mentale prima e morale poi.
Ma di tutto questo ventaglio di situazioni, mi soffermerò su di un solo elemento, una moda che da quindici anni a questa parte ha preso sempre più piede, e da segno identificativo e trasgressivo di pochi si è espanso sino a diventare consuetudine di massa: il tatuaggio…

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Bambini semplici

Bambini giocano al tramonto

Quel tramonto di una volta, era fatto per avvolgerci. Il caldo era tutto per noi, ogni brezza aggiungeva la sua pennellata al quadro della nostra felicità. Sono le belle emozioni, che sostengono il nostro vivere, senza cui tutto diviene solamente una scalata faticosa.
Siamo rimasti fermi noi, a metà sentiero, dalla parte buia della montagna, nel freddo di un inverno che non finisce. Nell’ombra di questi anni, si è perso il ricordo dell’estate, l’estate della gioia, l’estate dei bambini semplici. Giocavamo con l’aria, correvamo liberi, ridevamo verso il mare, navigavamo e volavamo, con i piedi inzuppati nella sabbia…

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