L’Unione Europea, un Regime oligarchico dominato da Massoni

di Luciano Lago

Chiariamo subito un concetto: l’Europa non ha niente a che vedere con quella costruzione artificale capziosa e oligarchica denominata UE.

L’Europa ha una sua Storia, un insieme di culture e tradizioni che non hanno nulla in comune con l’attuale apparato tecno burocratico che viene chiamato Unione Europea. La Storia dell’Europa, come continente e come singole nazioni, è stata fatta dai popoli, orgogliosi della loro cultura, e gli Stati europei quella cultura l’hanno difesa per millenni dalle ondate “migratorie” ostili, a partire dalle battaglie contro le invasioni.

Alle origini della Storia d’Europa abbiamo avuto la Battaglia delle Termopili e la vittoria di Salamina (480 a.C.), nell’epoca romana la vittoria sugli invasori che venivano dal nord Africa, vedi la Seconda guerra punica contro Annibale (218-202 a.C.) Lo stesso avvenne nella Battaglia di Poitiers (732 d.C.) ove Carlo Martello sconfisse Abd al-Rahaman, frenando l’espansione musulmana verso l’Europa occidentale, dando inizio alla dinastia che conobbe il suo massimo splendore con Carlo Magno.

Secolare fu la resistenza dell’Impero Bizantino contro i Turchi, fino alla caduta di Costantinopoli (1453), quando l’imperatore Costantino XI Paleologo, rivestì l’armatura antico-romana con le aquile imperiali d’oro per andare a morire, combattendo su una breccia delle mura con un manipolo di nobili.

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Gloriosa fu la Battaglia di Moàacs, 1526, dove il re Luigi d’Ungheria e di Boemia col suo esercito magiaro si oppose al Solimano, e morì in battaglia. Nella lotta della cristianità europea contro i turchi dobbiamo commemorare il Primo assedio di Vienna (1529), dove 17 mila difensori absburgici, con mercenari tedeschi, spagnoli e boemi ebbero la meglio sui 120 mila uomini comandati da Solimano il Magnifico. Poi venne la Battaglia di Lepanto, 1571 e fu definitivamente sconfitta la pretesa ottomana di invadere l’Europa.

Ricordiamoci poi di quando, durante il secondo assedio e battaglia di Vienna (1683), quando ormai i turchi avevano invaso l’intera Austria. Il cappuccino Marco d’Aviano, confessore dell’imperatore d’Austria Leopoldo, riuscì a radunare la lega militare di resistenza, vincendo i puntigli dei capi cristiani fra loro rivali. Fu grazie a lui, che si riunì un esercito, mettendo assieme i 18000 austriaci (e toscani e mantovani e veneziani) comandati dal Prinz Eugen (Eugenio di Savoia); da Varsavia il re Jan Sobieski unì i suoi 30 mila polacchi, fra cui erano 3-5 mila cosacchi ucraini; il tedesco Giorgio Federico di Waldek apportò i suoi 19 mila svevi, bavaresi, franconi; l’elettore Giovanni Giorgio di Sassonia i suoi 9 mila sassoni, sicché l’Europa intera, di tutte le “razze”, (con la vergognosa diserzione del Re Sole che non partecipò, per meschina ripicca anti-absburgica) si precipitò a battersi su quella breccia fatale che erano le mura di Vienna, per non rendere l’Europa turca.

In quella fase storica, l’Europa poteva contare sull’appoggio della Santa Sede di Roma, che contribuiva a finanziare con le sue risorse le armate dei cavalieri che combattevano per difendere la Cristianità. A Roma, in quell’epoca non c’era un Papa come quello di oggi, che vuole aprire le porte all’invasione, inseguendo la falsa utopia di un’unica religione mondiale.

L’Unione Europea e i suoi burocrati, i circoli liberal progressisti e globalisti negano questa cultura e ci raccontano quale dovrebbe essere per loro la civiltà, la stessa “civiltà” che loro sostengono come “nostri valori”, ovvero le nozze tra persone dello stesso sesso, l’aborto, la droga, l’eutanasia, l’educazione gender – e li stanno opponendo in sostituzione dei valori tradizionali, cercando di imporli anche a nazioni che li rigettano, come la Polonia e l’Ungheria, mettendo queste due nazioni sotto accusa a Bruxelles – visto che rifiutano l’individualismo edonista e consumista e il relativismo morale.

L’ideologia globalista di questa Unione Europea è quella che esalta la falsa libertà, quella che, come ben dice il filosofo russo Alexander Dugin, “ha privato l’uomo di ogni forma di identità collettiva. La religione, i valori tradizionali, la gerarchia, la coscienza nazionale: bisogna liberarsene secondo gli oligarchi della UE. Tutto diventa opzionale: ognuno può scegliere la propria religione, la propria nazione, e oggi il proprio sesso. È ideologia pura: l’uomo inventa questi concetti e la realtà ci si adatta. L’obbiettivo ultimo del liberalismo è di eliminare l’umanità: si dà all’uomo la scelta di continuare a vivere o come cyborg o come animale. La preminenza viene data al mercato, alla grande finanza ed alle centrali transnazionali che decidono alle spalle dei governi e sulla base di oscuri interessi. L’elite finanziaria si arricchisce e le masse si impoveriscono.

Tutto ciò spiega la detanalità da cui è afflitta l’Europa di oggi, la disgregazione delle famiglie, l’avanzare di fenomeni come la droga e la deviazione giovanile, le ricorrenti crisi economiche. Questa UE non ha niente in comune con l’Europa, quella gloriosa e orgogliosa che ha fatto la Storia e portato al mondo la sua civiltà.

Articolo di Luciano Lago

Fonte: https://www.controinformazione.info/lunione-europea-un-regime-oligarchico-dominato-da-massoni/

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OLTRE L'AGONIA
Come fallirà il dominio tecnocratico dei poteri finanziari
di Marco Della Luna

Oltre l'Agonia

Come fallirà il dominio tecnocratico dei poteri finanziari

di Marco Della Luna

Il capitalismo finanziario alimenta il falso dogma della scarsità della moneta e sta diventando sempre più una guida politica assoluta. Oltre a mercificare l'uomo, disgrega e degrada la società in due maniere: le infligge ricorrenti crisi e dissolve le sue basi morali in una logica di competizione individualistica.

Con il pretesto di dover assicurare la governance richiesta dagli stessi mercati che hanno destabilizzato la società, essa crea la giustificazione per controllare la vita sociale attraverso nuovi strumenti elettronici e biologici, che tracciano, violano e manipolano l'uomo fin nella sua integrità neurofisiologica. Questa "società gestita" è il risultato dell'applicazione degli strumenti della psicologia aziendale, potenziati con tecniche di manipolazione neurale e biologica.

Tale tecnologia ha dato ai governanti non solo un potere di controllo e intervento su tutti noi prima impensabile, ma anche una nuova struttura del potere stesso, delocalizzata e politicamente irresponsabile, in cui l'automazione e la smaterializzazione degli strumenti di governo e di arricchimento hanno privato le persone del potere di contrattazione e della partecipazione ai processi decisionali, relegandole al margine dei circuiti produttivi e decisionali.

Ha generato un ordine contrario ai bisogni dell'uomo e della biosfera, un ordine cementato da un catechismo ideologico "politicamente corretto" che criminalizza, censura e inibisce chi ne critica i fondamenti.

Siamo piegati dalle crisi incalzanti e dalle loro imposizioni, e così accettiamo che la sopravvivenza del sistema produttivo da cui dipendiamo necessiti di un maggior controllo sociale, di una crescente riduzione delle sicurezze personali, delle relazioni comunitarie e delle libertà. Quando saremo completamente sottomessi, per governarci non sarà più nemmeno necessario concederci i diritti e la dignità basilari.

Descrivendo questo minaccioso passaggio epocale, in cui l'Uomo sta rischiando tutto, il libro indica la via di uscita dall'incombente dominio tecnocratico nella stessa insondabile e incoercibile complessità del mondo, della psiche, dell'Essere.

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