Amazon assume manager… ma li vuole militari!

di Andrea Moizo

Lavoro o caserma? L’azienda cerca ufficiali, ex e attuali, che devono “guidare e motivare” team di cento persone nei magazzini italiani.

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Ufficiali militari come capi magazzino. Per i suoi centri di distribuzione e depositi di smistamento, almeno venti in tutta la Penisola, con circa 6 mila lavoratori impiegati, la filiale italiana di Amazon ha avviato una campagna di reclutamento riservata a chi abbia nel curriculum una carriera nell’esercito, in corso o pregressa. L’annuncio spiega, mutuando una frase attribuita al fondatore Jeff Bezos, come l’azienda cerchi “leader inventivi, che pensino in grande, abbiano propensione per l’azione e il servizio al cliente, caratteristiche familiari a uomini e donne che abbiano servito il loro Paese nelle forze armate”. Fra i requisiti preferenziali c’è il comando quinquennale di unità di non meno di cento individui, il che stringe il campo agli ufficiali, da capitani e tenenti in su.

Del resto, il primo degli obiettivi dei nuovi Area Manager sarà “guidare, motivare e sviluppare un team di 80-100 amazzoniani (fino a 200 durante i periodi di picco)”. L’Area Manager, in sostanza, dovrà vigilare sulla disciplina dei lavoratori. La scelta di persone abituate a comandare non può non rimandare al contesto generale in cui Amazon opera in Italia.

Libri e varie...

La logistica italiana, ad esempio, è oggi un settore caratterizzato da un alto livello di tensione sindacale, frutto di una terziarizzazione spinta che, in parallelo al crescere della presenza di personale extracomunitario, ha aperto la via a episodi di sfruttamento in altri ambiti dimenticati e, quindi, a forme virulente di protesta, da anni inedite nell’industria.

Le sigle autonome hanno trovato ampio spazio, con risultati di segno diverso a seconda delle vertenze, ed è indubbio che le relazioni sindacali nel settore restino problematiche. Tanto da portare lo scorso governo ad accogliere, col primo dl Sicurezza, l’invito delle organizzazioni datoriali a criminalizzare il picchettaggio, facendone ragione di espulsione per il lavoratore non europeo. L’approccio di Amazon non è nemmeno anti sindacale. Per Amazon, è proprio la funzione sindacale a non aver senso, tanto da non aver neppure un ufficio centralizzato nazionale dedicato spiega Danilo Morini della Filt Cgil. Qualcosa in Europa sta cambiando dopo che coi colleghi francesi e spagnoli l’abbiamo costretta ad attivare un Cae (Comitato aziendale europeo, organo di informazione dei lavoratori che gli stessi possono imporre alle multinazionali operanti in Europa) e qualche apertura s’è registrata, anche se Amazon ha dato l’agibilità al confronto sindacale solo territorialmente, coi responsabili dei singoli magazzini”.

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La ricerca di Amazon di ufficiali dell’esercito, quindi, può apparire critica se legata a questo contesto, più che alle origini militari della logistica. Tanto più che l’essenzialità del background militare caratterizza gli annunci italiani e spagnoli. “Si tratta di un refuso che stiamo correggendo – replicano dalla sede milanese dell’azienda. La carriera militare è un requisito preferenziale, ma l’attenzione a questo genere di esperienza è frutto di un programma iniziato nel 2017. Amazon impiega centinaia di veterani e riservisti nei suoi uffici e magazzini in tutta Europa, un numero che continua a crescere. Sono buoni leader che hanno difficoltà a trovare delle opportunità soddisfacenti dopo aver lasciato l’esercito.

Inquadrare alla disciplina militare un plotone di facchini pare un’ottima alternativa: secondo la testimonianza di una ex ufficiale raccolta dal Fattoquotidiano, sarebbero in tanti ad aver risposto all’offerta di Amazon, tanto da creare qualche problema d’organico, soprattutto in Marina, da cui però non sono arrivate conferme.

Articolo di Andrea Moizo

Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/09/15/signorsi-amazon-assume-manager-ma-li-vuole-militari/5453612/

Libri e varie...
I NUOVI SOVRANI DEL NOSTRO TEMPO - AMAZON, GOOGLE, FACEBOOK
Cosa vogliono? Vanno fermati?
di Jonathan Taplin

I Nuovi Sovrani del Nostro Tempo - Amazon, Google, Facebook

Cosa vogliono? Vanno fermati?

di Jonathan Taplin

Quando il nostro modo di navigare online (e non solo) ha cominciato a essere condizionato da Amazon, Google e Facebook?

Chi ha permesso una crescita senza precedenti di queste potentissime aziende con grosse conseguenze per tutti noi (dalla pirateria in ambito editoriale, musicale e cinematografico alla riduzione della nostra privacy)?

Perché oltre 50 miliardi di dollari all’anno sono passati dalle mani di artisti, editori, scrittori, musicisti a quelle delle piattaforme digitali monopolistiche di proprietà di questi colossi?

E come mai nessuno si è opposto a questi cambiamenti generando così uno squilibrio di potere che ha portato Amazon, Google e Facebook a godere di un’influenza in campo politico pari a quella dei colossi petroliferi (Big Oil) e farmaceutici (Big Pharma)?

Jonathan Taplin descrive in maniera chiara e appassionante queste grandi aziende, come sono nate, chi le controlla, quali sono i loro veri obiettivi e soprattutto perché dobbiamo fermarle subito!

“La grande truffa dell’era digitale… e l’uomo che la combatte”
The Guardian

“Una concentrazione di potere così non si vedeva da più di un secolo. Un rischio per gli utenti e per la democrazia, denuncia Jonathan Taplin”.
Il Corriere della Sera

Jonathan Taplin: “I monopoli digitali sono una minaccia per la democrazia”
La Stampa

“Come arginare il potere di Google, Facebok e Amazon”
Internazionale

“Uno strapotere che non vede la realtà”
Il Sole24Ore

“Soldi, potere e privacy: ora i giganti fanno paura”
Il Giornale

“Un’accusa feroce di avidità e arroganza”.
The Guardian

“Un libro rivoluzionario… Se vuoi capire dove la tecnologia ci porterà nell’era di Trump, metti da parte un po’ di tempo per leggere questo libro.”
AlterNet

“Chi possiede Internet? Cosa significa per la nostra cultura il monopolio di Amazon, Google e Facebook”
The New Yorker

“Non fatevi ingannare dalla retorica hippie, i nuovi magnati del Web sono avidi come i vecchi ladri di oro”
The Times

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