Amazon assume manager… ma li vuole militari!

di Andrea Moizo

Lavoro o caserma? L’azienda cerca ufficiali, ex e attuali, che devono “guidare e motivare” team di cento persone nei magazzini italiani.

https://comedonchisciotte.org/controinformazione/wp-content/uploads/comedonchisciotte-org-informazione-alternativa--i-frenetici-ritmi-di-lavoro-di-amazon-mettono-a-rischio-i-dipendenti-screen-shot-2019-11-27-at-10.13.41-am.png

Ufficiali militari come capi magazzino. Per i suoi centri di distribuzione e depositi di smistamento, almeno venti in tutta la Penisola, con circa 6 mila lavoratori impiegati, la filiale italiana di Amazon ha avviato una campagna di reclutamento riservata a chi abbia nel curriculum una carriera nell’esercito, in corso o pregressa. L’annuncio spiega, mutuando una frase attribuita al fondatore Jeff Bezos, come l’azienda cerchi “leader inventivi, che pensino in grande, abbiano propensione per l’azione e il servizio al cliente, caratteristiche familiari a uomini e donne che abbiano servito il loro Paese nelle forze armate”. Fra i requisiti preferenziali c’è il comando quinquennale di unità di non meno di cento individui, il che stringe il campo agli ufficiali, da capitani e tenenti in su.

Del resto, il primo degli obiettivi dei nuovi Area Manager sarà “guidare, motivare e sviluppare un team di 80-100 amazzoniani (fino a 200 durante i periodi di picco)”. L’Area Manager, in sostanza, dovrà vigilare sulla disciplina dei lavoratori. La scelta di persone abituate a comandare non può non rimandare al contesto generale in cui Amazon opera in Italia.

Libri e varie...

La logistica italiana, ad esempio, è oggi un settore caratterizzato da un alto livello di tensione sindacale, frutto di una terziarizzazione spinta che, in parallelo al crescere della presenza di personale extracomunitario, ha aperto la via a episodi di sfruttamento in altri ambiti dimenticati e, quindi, a forme virulente di protesta, da anni inedite nell’industria.

Le sigle autonome hanno trovato ampio spazio, con risultati di segno diverso a seconda delle vertenze, ed è indubbio che le relazioni sindacali nel settore restino problematiche. Tanto da portare lo scorso governo ad accogliere, col primo dl Sicurezza, l’invito delle organizzazioni datoriali a criminalizzare il picchettaggio, facendone ragione di espulsione per il lavoratore non europeo. L’approccio di Amazon non è nemmeno anti sindacale. Per Amazon, è proprio la funzione sindacale a non aver senso, tanto da non aver neppure un ufficio centralizzato nazionale dedicato spiega Danilo Morini della Filt Cgil. Qualcosa in Europa sta cambiando dopo che coi colleghi francesi e spagnoli l’abbiamo costretta ad attivare un Cae (Comitato aziendale europeo, organo di informazione dei lavoratori che gli stessi possono imporre alle multinazionali operanti in Europa) e qualche apertura s’è registrata, anche se Amazon ha dato l’agibilità al confronto sindacale solo territorialmente, coi responsabili dei singoli magazzini”.

https://static.ilmanifesto.it/2019/02/amazon-antigentrification.jpg

La ricerca di Amazon di ufficiali dell’esercito, quindi, può apparire critica se legata a questo contesto, più che alle origini militari della logistica. Tanto più che l’essenzialità del background militare caratterizza gli annunci italiani e spagnoli. “Si tratta di un refuso che stiamo correggendo – replicano dalla sede milanese dell’azienda. La carriera militare è un requisito preferenziale, ma l’attenzione a questo genere di esperienza è frutto di un programma iniziato nel 2017. Amazon impiega centinaia di veterani e riservisti nei suoi uffici e magazzini in tutta Europa, un numero che continua a crescere. Sono buoni leader che hanno difficoltà a trovare delle opportunità soddisfacenti dopo aver lasciato l’esercito.

Inquadrare alla disciplina militare un plotone di facchini pare un’ottima alternativa: secondo la testimonianza di una ex ufficiale raccolta dal Fattoquotidiano, sarebbero in tanti ad aver risposto all’offerta di Amazon, tanto da creare qualche problema d’organico, soprattutto in Marina, da cui però non sono arrivate conferme.

Articolo di Andrea Moizo

Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/09/15/signorsi-amazon-assume-manager-ma-li-vuole-militari/5453612/

Libri e varie...
PICCOLA GUIDA AL CONSUMO CRITICO
Acquisti responsabili e stili di vita etici 2.0 - Con 10 infografiche

Piccola Guida al Consumo Critico

Acquisti responsabili e stili di vita etici 2.0 - Con 10 infografiche

Una piccola guida per passare dal dire al comprare.

Perché le nostre scelte quotidiane possono cambiare il mondo. Questo libro non solo raccoglie, seleziona e illustra in modo chiaro le prassi quotidiane di consumo critico - dal cibo ai vestiti, dai cosmetici ai prodotti per l'igiene di casa - ma spiega come adottare "stili di vita" responsabili. Una mappatura sintetica ed esaustiva, a partire dai criteri per stilare la nostra "lista della spesa". Scegliere prodotti rispettosi dell'ambiente e dei diritti dei lavoratori è semplice: i Gruppi d'acquisto solidali, le botteghe del commercio equo e solidale, i nuovi mercati contadini ma anche il web sono i luoghi reali o virtuali dove è possibile fare acquisti, con una stretta di mano o utilizzando le più recenti tecnologie.

Una guida "biologica, a filiera corta e KmO", che - oltre alla spesa quotidiana - spiega come aprire un conto in una banca "etica", mantenere un'impronta ecologica leggera, usare energie da fonti rinnovabili e una mobilità a bassa COz. viaggiare in punta di piedi con il turismo responsabile. Tutte le informazioni sulle "reti di economia solidale" per chi vuole impegnarsi in prima persona.

Il libro è completato da 10 infografiche, che permettono al lettore di cogliere in un solo sguardo le principali prassi di consumo consapevole, dal funzionamento dei Gas alla finanza etica.

Quali sono i criteri per fare la nostra lista della spesa?

Il consumo critico prende in considerazione - prima ancora del prezzo e della qualità - gli effetti sociali e ambientali dell'intero ciclo di vita di un "prodotto".

Il "consumatore critico" orienta infatti i propri acquisti dei prodotti in base a criteri che tengono conto di numerosi fattori: tra questi possiamo citare le materie prime utilizzate, il processo produttivo, il trattamento dei lavoratori e le caratteristiche dell'azienda che le produce, le modalità di trasporto e - last but not least - quelle dello smaltimento. Ogni bene o servizio ha infatti un'Impronta" sociale e ambientale. Il "consumo critico" comprende in sintesi prodotti capaci di futuro, perché durevoli e sostenibili.

(...) Questa è la nostra griglia per passare dal dire al comprare".

...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *