Piani Inclinati e Punti Geometrici

di horusarcadia

In un’era di finzioni e falsificazioni come l’attuale, tutto deve essere messo in gioco per combattere battaglie di principio!

Quand’è che ci siamo accorti che l’imposizione forzosa di un farmaco stava violando tutti i principi fondamentali di civiltà democratica? Quando era ormai troppo tardi ed eravamo già chiusi in una sacca di vincoli e circondati da volenterosi quanto insospettabili – fino a poco prima – Kapò! Ma era tardi, troppo tardi.

Lo stesso dicasi per la imminente chiusura in ghetti (la famigerata città da 15 minuti!) con la scusa del cambiamento climatico addebitabile solo alla gente ordinaria!

Lo stesso per la totalizzante mentalità “gender fluid”: oggi che vediamo sanzionare e mettere all’indice opinioni e testi che osano pronunciare innocenti ovvietà semplicemente perché osano avanzare dei distinguo, delle cautele, delle identità.

Così – ma forse con una violenza repressiva inaudita – quando ci siamo ritrovati circondati – talvolta aggressivamente – da immigrati distanti per lingua, cultura, politica, visione del mondo e ci siamo sentiti schiacciati da questa parola d’ordine che imponeva “accoglienza” fusione e meticciato pena la scomunica a disumani “fascisti”!

Ma tutto questo, tutta questa distopia, era partita da lontano, aveva cominciato in punta di piedi, si era confusa in minimali accenni prima di deflagrare e dilagare. Vedremo che sintomi di questa distruzione della nostra realtà c’erano stati – evidenti o dissimulati – già molto tempo prima e TUTTI potevano essere letti e interpretati per quello che comportavano.

Purché… sì, purché si fosse adottata la visione geometrica del piano inclinato: bisogna coglierne l’inizio, quando parte, perché alla fine, al punto di caduta è troppo tardi.

Il green pass aveva avuto dei precedenti chiari nei vaccini per i bambini vincolanti per l’ingresso a scuola (da decenni), ma addirittura altri precedenti solo germinali in dettagli a volte insignificanti come la stampigliatura del pericolo di morte sui pacchetti di sigarette (ma lasciati in commercio!), sulla obbligatorietà delle cinture di sicurezza in virtù di uno stato etico-genitoriale che sa quel che è bene per te.

La ghettizzazione – ormai inevitabile – si doveva riconoscere al primo autovelox, alla prima ZTL, alle prime installazioni di telecamere di sorveglianza (hanno avuto buon gioco a venderle come sussidi per la sicurezza… che sfrontatezza! quando tutti ti possono accoltellare in pieno giorno senza che nulla lo impedisca) e soprattutto alla geolocalizzazione fornita dai telefoni digitali e che tanto successo ha avuto come giocattolino irresistibile per adulti! Ci siamo cascati tutti imperdonabilmente! Il piano inclinato iniziava là ma portava al campo di concentramento dell’immediato futuro.

La dilagante ipersessualizzazione che iniziava coi cine-porno, e via via cresceva col porno on line e dava continue piccole spallate con la sessualizzazione precoce dei bambini con abiti, mode, accessori assolutamente inadatti. Sì, con il superamento del grembiule a scuola perché no! Con la “pecora dolly” che batteva in breccia ogni remora di tipo naturale per millantare nuovi paradigmi creazionisti: tutto è realizzabile e quindi reale.

Siamo stati ciechi (e muti!)

Ai primi sbarchi (vi ricordate? All’epoca si chiamavano i “vu cumprà”) di “extra-comunitari” – altro termine coniato dai media – abbiamo tutti sentito palpiti di commozione e carità di fronte a persone sfortunate che il destino (ma era il destino?) ci metteva di fronte: ma nessuno chiedeva espressamente “quanto deve essere il numero – un numero ci dovrà pur essere – realisticamente compatibile per offrire integrazione sociale, lavorativa, sanitaria a questi nuovi arrivati?” Possibile che il bisogno – assai peloso – di sentirci buoni metteva a tacere ogni ragionevole richiesta di concreta fattibilità? Dove portava quel PIANO INCLINATO se protratto all’infinito? Era chiaro che ci sarebbe apparso l’oggi, un oggi invivibile per tutti…

E quando qualche indegno personaggio proponeva (impunemente!) di far pagare la sanità ai cosiddetti “no-vax” da dove partiva quello specifico piano inclinato e dove avrebbe irrimediabilmente portato?

Ma è evidente! Dai primissimi ticket sui farmaci, che ognuno – proprio tutti all’inizio – poteva permettersi di pagare (solo pochi spiccioli)! Eppure era così facile vedere che avrebbe portato alla sanità a pagamento (o peggio per merito!) INTERAMENTE!! Quello era solo il primo spuntare del piano inclinato; e noi l’abbiamo tollerato, colpevolmente.

Cosa insegna (non a noi ormai irrimediabilmente sconfitti) questa figura geometrica? Che per cogliere l’inizio di piani inclinati micidiali dobbiamo sempre combattere le battaglie di principio! Sì, quando non è in gioco un piccolo pegno ma è il principio di valore per il quale tutto deve essere messo in gioco.

Le battaglie di principio (per i valori che non muoiono) vanno combattute sempre, subito!

Il Punto Centrale

Altro termine derivato dalla geometria e che può esserci assai utile nell’impostare correttamente ogni ragionamento – specie di ordine politico – è quello di Punto Centrale. Esso è il focus che inquadra nitidamente la visione d’insieme, il centro attorno a cui si disegna una (o infinite) circonferenza: è lui e non un altro.

Vediamo nello specifico. Il “punto centrale” non è se i vaccini possano far male o se contengano l’elisir di lunga vita, il punto è la loro obbligatorietà, il ricatto che ha portato alla sottrazione della dignità del “disobbediente” passando per la privazione dello stipendio e delle mansioni. Il punto è l’odiosa forzatura totalizzante.

Il punto centrale della guerra ideologica sulla “crisi climatica” non è se fa più caldo o più freddo veramente rispetto al passato, e non è neppure se i comportamenti umani possano sia pure minimamente influire sul cambiamento di tendenza: il Punto è: chi paga questa inversione? Chi farà i sacrifici? Di che entità? Si modificheranno scelte politiche globaliste come lo spostamento di merci per tutto il globo terracqueo tramite navi cargo mostruose che consumano come città? O – come si intuisce – si tende solo a penalizzare ulteriormente la vita della gente comune?

Così come l’arrivo indiscriminato di masse di migranti improvvisamente calati sulle nostre strade non pone come punto centrale: delinquono e violentano oppure no? Sarebbe fuorviante: ma perché se si comportassero tutti come scolaretti modello il problema sparirebbe? Infastidiscono coloro che si limitano a controbattere “eh, ma non ci sentiamo più al sicuro!”, infastidiscono perché sbagliano clamorosamente bersaglio. Il Punto è: è vero che si va incontro ad una vera e propria cancellazione culturale? è in atto sì o no una sostituzione con un frullato di usanze e costumi estranei nei confronti di una tradizione millenaria che è stata l’anima della civiltà di ogni emisfero?

Sarebbe lo stesso se – continuando a dismisura gli arrivi – tutti i migranti agissero in modo mansueto ed innocuo; esattamente lo stesso: il punto non è quello, il punto è il genocidio culturale, non altro.

E ancora, relativamente alle dilaganti (ed eterodirette) mode “gender-fluid” il punto centrale è: qual è la natura? Qual è cioè la condizione che spontaneamente e senza interventi artificiali la natura ha offerto da sempre alla vita nel mondo? Come si fa ad affermare che non esistono uomini e donne? Riusciamo a cogliere che il punto centrale è la lotta alla natura e alla realtà?

Questo e non altro di questo: NEGARE CHE ESISTA LA REALTÀ.

Sbagliare il punto centrale è come sbagliare bersaglio, confondere obiettivi veri con obiettivi falsi, combattere battaglie inutili. Anche nel caso di qualche – illusorio! – successo.

In conclusione ribadiamo con fermezza che in un’era di finzioni e falsificazioni come l’attuale, il padroneggiare l’uso di strumenti concettuali come il “piano inclinato” e il “punto centrale” è questione assolutamente vitale.

Articolo di horusarcadia

Fonte: https://frontiere.me/piani-inclinati-e-punti-geometrici/

STATO DI SORVEGLIANZA
La via cinese verso una nuova era del controllo sociale
di Josh Chin, Liza Lin

Stato di Sorveglianza

La via cinese verso una nuova era del controllo sociale

di Josh Chin, Liza Lin

Nel libro "Stato di Sorveglianza", i pluripremiati giornalisti investigativi Josh Chin e Liza Lin accompagnano i lettori in un viaggio attraverso il nuovo mondo che la Cina sta costruendo, dentro e fuori dai suoi confini.

Raccontando le storie di chi è stato colpito dalle ambizioni del Partito, questo testo rivela un futuro che è già in corso, nel quale la libertà e la democrazia, per come le abbiamo conosciute finora, dovranno essere ripensate: quello di una società nuova, costruita attorno all'immenso potere della sorveglianza digitale.

Dove corre il confine tra l'utopia e lo Stato di polizia digitale? Questo libro prova a tracciarlo.

Racconta la storia - incredibile, dettagliata, avvincente - di come il Partito comunista cinese stia costruendo un nuovo tipo di controllo politico, plasmando la volontà popolare attraverso un sofisticato (e spesso brutale) sfruttamento dei dati.

È una storia nata nella Silicon Valley e poi proseguita con la "guerra al terrorismo" americana, ma che adesso si sta svolgendo in modo allarmante nella remota frontiera cinese dell'Asia centrale.

Nella regione dello Xinjiang, mentre un movimento di minoranza prova a opporsi al controllo del Partito, i leader cinesi hanno costruito un distopico Stato di polizia: milioni di persone – gli uiguri – vivono costantemente sotto lo sguardo dell'Intelligenza Artificiale gestita dalle forze di sicurezza.

Dall'altra parte del paese, nella città di Hangzhou, il governo sta invece tessendo un'utopia digitale.

Qui la tecnologia aiuta a ottimizzare ogni aspetto della vita dei cittadini: dai percorsi del traffico alla sicurezza alimentare, alla risposta alle emergenze.

Sono i due lati di una stessa medaglia, seducente e spaventosa: controllo diffuso e repressivo, da un lato; efficienza sicura e capillare, dall'altro.

Gli strumenti di questo straordinario esperimento sociale non riguardano però soltanto la Cina. Il riconoscimento facciale e vocale, le telecamere di sorveglianza, la raccolta di quantità imponenti di dati sugli individui: tutto ciò si è diffuso ovunque, e costituisce un "ambiente" in cui siamo costantemente immersi, sempre di più, e senza esserne del tutto consapevoli.

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