L’Allarme dell’Anglosfera: la Sconfitta in Ucraina Sarà il Crollo definitivo del Nuovo Ordine Mondiale

di Cesare Sacchetti

Sembra passato un secolo dall’anno scorso quando i quotidiani del mainstream italiano ed internazionale parlavano della “disfatta” della Russia in Ucraina.

Addirittura è rimasto particolarmente impresso nel nostro immaginario collettivo un articolo nel quale si raccontava come l’esercito russo fosse rimasto a corto di calzini, nel maldestro e paradossale tentativo di raffigurare le forze armate russe come un  manipolo di sbandati che non era minimamente preparato per affrontare l’arte della guerra, soprattutto quella moderna.

Oggi invece sfogliamo le pagine di un quotidiano di rilievo del mainstream britannico ed internazionale quale il Telegraph e troviamo un articolo scritto da Daniel Hannan con un titolo alquanto esplicativo come: “La Russia sta portando a termine una devastante vittoria: le fondamenta dell’Europa stanno tremando”.

È lo stesso Hannan che solamente lo scorso luglio parlava di una imminente disfatta della Russia in Ucraina, e oggi questa enorme discrepanza tra il suo articolo di luglio e quello di pochi giorni fa sta suscitando non poche ilarità nel mondo dei media alternativi.

Le capriole dei media mainstream e i suoi disordinati dietrofront sono la prova di un sistema, quello Occidentale, che vive di una profonda dissonanza cognitiva.

Lo vediamo continuamente in ogni aspetto della vita sociale in Italia e nell’Europa intera. Ancora oggi sentiamo parlare di “sogno europeo” per quello che riguarda i trattati di Maastricht e la nascita dell’Unione europea, quando essa non ha portato altro che enormi disparità sociali tra le classi lavoratrici e i nuovi oligarchi europei, chiamati dai media Occidentali “imprenditori”, a differenza di quelli russi chiamati invece oligarchi.

La stessa Unione europea che nella sua folle politica fondata sui confini aperti ha spalancato le porte a milioni di immigrati irregolari, in quello che è stato sin dal primo istante un deliberato tentativo di distruggere le popolazioni autoctone europee per mescolarle con popolazioni afro-asiatiche, in omaggio alla visione “kalergica” sulla quale l’UE si fonda.

Adesso però evidentemente il tempo della dissonanza cognitiva dev’essere giunto al termine, almeno per alcuni membri dell’anglosfera Occidentale perché ci si deve essere resi conto che scrivere semplicemente “la Russia sta perdendo” sui quotidiani europei non cambia le sorti del regime nazista ucraino.

La realtà virtuale dei media mainstream non può sostituire in nessun modo quella del mondo reale e più si nega la seconda, tanto più l’impatto con essa per costoro sarà ancora più devastante e traumatico, una volta che la vera realtà si manifesta definitivamente con tutte le sue conseguenze per chi ha cercato ostinatamente di negarla.

Nel suo pezzo per il quotidiano britannico, Hannan prova a dire che ciò che lui scriveva in passato si fondava su degli errori di valutazione tattici e militari ma ciò non appare minimamente credibile.

L’esercito russo era enormemente superiore già un anno fa, non solo numericamente ma anche per la tecnologia militare di cui dispone Mosca che Kiev non può raggiungere in nessun modo.

La NATO ha provato non tanto a colmare l’immenso gap ma a ridurlo di molto poco attraverso delle forniture di armi ai nazisti di Kiev, ma la distanza tra i due Paesi è rimasta abissale.

La Gran Bretagna è stato il Paese che si è più profuso nel tentativo di rifornire di armi Zelensky ma questo Paese non ha mai avuto le reali capacità per cambiare le sorti del conflitto.

Il Paese che poteva cambiare le sorti della guerra erano solo e soltanto gli Stati Uniti, e questi sono decisamente mancati all’appello.

Gli Stati Uniti Hanno Lasciato la NATO al suo Destino

Washington nel corso di questo conflitto non ha mai dato ciò che veramente poteva dare a Kiev. Spesso gli annunci di rifornimento di armi agli ucraini quali i famosi F-16 o i carri armati Abrahams sono stati puntualmente smentiti dai continui rinvii dei membri della cosiddetta amministrazione Biden.

A nostro avviso, la variabile decisiva, oltre alla chiara superiorità russa sul campo, è stata proprio questa. Il disimpegno bellico degli Stati Uniti che, nonostante un’amministrazione sulla carta atlantista, ha deciso di lasciare l’Ucraina al suo destino.

Washington non si è prodigata come avrebbe, sulla carta, dovuto fare e questo ha accelerato la crisi dell’anglosfera e di tutto l’ordine liberale internazionale, per utilizzare l’espressione tanto cara agli Euro-Atlantisti.

Attraverso tale espressione non si intende altro che quell’assetto geopolitico, economico e militare uscito dalla seconda guerra mondiale che vedeva gli Stati Uniti rivestire un ruolo di assoluta supremazia nel campo delle relazioni internazionali fino ad arrivare all’edificazione di un vero e proprio impero americano.

E l’impero per affermare il suo potere non andava spesso troppo per il sottile poiché, come molti nostri lettori sanno, quando si trattava di rimuovere gli ostacoli che si ponevano sulla sua strada non aveva il minimo scrupolo a ricorrere agli omicidi politici e ai colpi di Stato come accaduto a Salvador Allende, Aldo Moro, Enrico Mattei, Slobodan Milosevic, Muammar Gheddafi e molti altri che ora in questa sede sarebbe troppo lungo elencare.

Questo è l’ordine che si è instaurato dopo il 1945 e che tutti i gruppi che contano dell’establishment internazionale quali il Bilderberg, il Club di Roma, Davos e le varie massonerie internazionali si sono adoperati per mantenere.

Gli Stati Uniti sono stati il manganello del potere che si abbatteva senza pietà alcuna contro coloro che “osavano” servire il proprio popolo e la propria nazione piuttosto che svendere la sovranità nazionale sull’altare di una globocrazia che opprime da molti decenni il mondo intero.

Il passaggio di consegne tra Trump e Biden non ha ripristinato il precedente status quo e gli Stati Uniti piuttosto che impedire la crisi della NATO hanno lasciato che questa andasse incontro al suo destino con la imminente e definitiva disfatta in Ucraina.

La Disfatta di Kiev è la Disfatta del Nuovo Ordine Mondiale

L’Ucraina per gli atlantisti aveva e ha un’importanza fondamentale poiché la sua caduta non si circoscrive al solo Zelensky ma a tutto l’ordine Euro-Atlantico.

Una volta che verrà ufficializzata la sua sconfitta, nei fatti già ampiamente presente, e una volta soprattutto che uscirà di scena il suo famigerato presidente, allora l’ordine del dopoguerra andrà definitivamente in frantumi.

È una realtà della quale sono molto consci a Bruxelles, capitale belga sede sia della NATO sia dell’UE, a dimostrazione dell’importanza che questa città assume come simbolo del potere Euro-Atlantico.

È una realtà che non si può più ignorare e non si può pretendere che essa sparisca solamente attraverso una grottesca campagna stampa che affermi che la Russia sta perdendo.

Hannan deve aver scritto il suo articolo perché coloro che gestiscono il mainstream, lobby atlantiste e sioniste di vario tipo, devono aver compreso che non è più il momento di negare l’evidenza.

È il momento di accettare la realtà e di prepararsi ad essa. Gli ultimi eventi sembrano aver portato ad una rapida presa di coscienza del problema, e abbiamo l’impressione che si stia cercando una via d’uscita morbida e meno disastrosa dal conflitto che consenta all’Ucraina di salvare il salvabile.

Nelle ultime ore, la moglie di Zelensky ha lanciato l’allarme affermando che se l’Ucraina non verrà sostenuta ulteriormente, essa morirà.

I segnali venuti da Washington non sono affatto incoraggianti per Kiev dal momento che il Congresso si è appena rifiutato di mandare un pacchetto di aiuti all’Ucraina e senza il contributo degli Stati Uniti, il crollo del regime nazista è semplicemente scontato.

Bruxelles non è affatto in grado di sostituire gli Stati Uniti nel ruolo di garante dell’atlantismo e questa crisi ha dimostrato come le velleità dell’UE di assurgere a blocco geopolitico mondiale sono appunto rimaste tali.

Il peso specifico dell’UE sullo scacchiere interazionale è pari a zero, e oggi Bruxelles si guarda intorno e scopre che piuttosto che essere Mosca isolata lo è proprio la debole Unione.

L’intervento della Russia in Ucraina e la tela geopolitica del mondo multipolare hanno costruito degli assetti nuovi di politica estera che hanno annullato di fatto le sanzioni economiche di Bruxelles e reso ininfluente il ruolo dell’UE nel mondo.

Indiscutibilmente, per chi è dotato di minime capacità analitiche nel campo delle relazioni internazionali, la Russia oggi è il Paese geopoliticamente più influente.

Il continente africano si sta spostando quasi interamente nel blocco multipolare e gli attori che qui la facevano un tempo da padrone, quali la Françafrique e la Gran Bretagna, stanno perdendo, o hanno già perso, tutta la loro influenza.

Solamente negli ultimi 2 anni, Paesi che prima appartenevano alla sfera d’influenza francese quali il Mali, il Niger e il Burkina Faso hanno dato il benservito alla Francia, che oggi si ritrova priva dell’enorme bacino di materie prime africane dal quale Parigi attingeva in precedenza senza pagare un euro ai vari Paesi africani.

Il mondo sta cambiando, a nostro parere chiaramente in meglio, ad una velocità impressionante se pensiamo che anche il dollaro, l’architrave finanziaria dell’ordine post-bellico, inizia ad essere utilizzato sempre di meno negli scambi internazionali.

Non appena Washington ha lasciato a bocca asciutta Kiev, Zelensky ha compiuto un irrituale viaggio in Argentina, laddove è stato ricevuto dal neo-eletto presidente Milei, molto vicino al gruppo ebraico di Chabad Lubavitch.

L’impressione che si è avuta da tale visita è che forse il presidente ucraino stia sondando il terreno per un eventuale asilo politico in Argentina, perché dalle parti dell’Occidente e di Israele non sembrano molto disposti a prendere tra le mani una simile “patata bollente”.

Siamo quindi in una fase che ha superato il crepuscolo della NATO ed è entrata già nel suo tramonto.

Sono gli ultimi tempi di un sistema di potere che da troppo tempo ha represso la sovranità delle nazioni e oppresso la libertà dei popoli di vivere senza subire l’americanizzazione mondiale che è stata imposta dal 1945 ad oggi.

La fine dell’americanizzazione è il ritorno ad una dimensione culturale nazionale che era stata rimossa dalla moderna globalizzazione, nella quale il mondo intero è stato modellato ad immagine a somiglianza dello stile di vita americano.

È una fase questa che atterrisce moltissimi ai piani alti e bassi della decadente anglosfera e il 2024 si annuncia essere l’anno che vedrà delle trasformazioni globali che non hanno precedenti nella storia moderna.

Sono delle trasformazioni che cambieranno gli equilibri internazionali per molti anni a venire e porteranno alla fine dell’ordine post-bellico che ha governato l’Occidente dal 1945 in poi.

Delle trasformazioni che non potranno non toccare necessariamente l’UE che dipende da tale apparato così come l’Italia e la sua corrotta classe politica, al pari degli altri Paesi europei.

La geopolitica è fatta di macrosistemi e microsistemi. Il macrosistema in questo caso è chiaramente la NATO e le altre istituzioni finanziarie Occidentali. I microsistemi sono gli apparati politici nazionali quali quello italiano ed europei ed è evidente che questi ultimi non possono sopravvivere se crollano i macrosistemi che hanno permesso la loro esistenza.

Il 2024 si annuncia come un anno estremamente interessante e foriero di grandi cambiamenti per l’Italia e l’Europa. A qualcuno questi cambiamenti tolgono il sonno perché costoro sanno che siamo alla fine di un’epoca.

Ad altri, noi compresi, lasciano vedere un futuro migliore dove le nazioni torneranno finalmente ad essere tali e dove delle corrotte classi politiche che non hanno fatto altro che tradire le loro nazioni e svendere la sovranità per portarla tra le fauci dello sfumato Nuovo Ordine Mondiale.

Articolo di Cesare Sacchetti

Fonte: https://www.lacrunadellago.net/lallarme-dellanglosfera-la-sconfitta-in-ucraina-sara-il-crollo-definitivo-del-nuovo-ordine-mondiale/

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