Il Ruolo dello Stress e del Panico nella crisi da Coronavirus

di Daniel Jeanmonod MD, Roxanne Jeanmonod e Francis Neirynck

Non c’è modo per noi di concepire la vita senza virus. Sono ovunque, circa il 50% del nostro genoma è di origine virale. I virus sono “più amici che nemici”. Il nostro nemico principale è la paura attivata da una scienza parziale e senza cuore.

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Lo stress ha dimostrato di essere alla fonte delle perdite cellulari nel cervello limbico (comportamentale) degli animali. È in grado di attivare meccanismi eccitotossici, ossidativi, immunologici, infiammatori, endocrini e vegetativi e causare in determinate condizioni l’insufficienza potenzialmente fatale di più organi.

Una simile situazione è stata descritta dagli etnologi nel contesto di un rituale eseguito dall’uomo kurdaitcha, o sciamano della società aborigena. Si chiama puntamento dell’osso” e causa la cosiddetta morte volontaria“, o sindrome di puntamento osseo [1] [2]. Consiste nel puntare su una vittima un osso rituale che attiva l’effetto di una “lancia di pensiero” e uccide la persona maledetta per giorni o settimane, senza grandi sofferenze. Questo rituale è stato usato dagli uomini kurdaitcha nel corso dei millenni quando un membro della loro comunità diventava pericoloso. Il potere di un’idea e la sua emozione correlata, cioè la paura, è esemplificato qui in un modo impressionante.

Proponiamo qui di considerare la possibilità, nel contesto della crisi del coronavirus, che una lancia di pensieroplanetaria carica di paura e capace di uccidere sia attiva e minacci l’intero genere umano, provocando reazioni a catena basate sulla paura in tutto il mondo.

Le immagini esposte in tutto il mondo di brutte scene da “fantascienza”, con sagome umane installate in letti circondati da dottori e infermieri dall’aspetto alieno, completamente mascherati e vestiti con tute di protezione, strade deserte sanificate da grossolani sistemi disinfettanti, l’immagine ravvicinata di un medico cinese con gli occhi sbarrati e in preda al panico, dichiarazioni di “stato di guerra” sul virus da parte dei politici, tende militari d’emergenza piene di persone in attesa del verdetto del test, ecc… completano il quadro.

Inoltre, è interessante considerare che sia il SARS-CoV-1 nel 2003 sia il MERS-CoV nel 2012, erano coronavirus: e potrebbero aver spianato la strada verso una sensibilità dell’ambiente umano a una minaccia respiratoria. Sono stati giudicati pericolosi perché avevano un’alta mortalità, sebbene la loro propagazione fosse in realtà molto limitata, con un bilancio delle vittime di 770 (SARS-CoV-1) e 850 (MERS-CoV) in tutto il mondo [3].

Erano presenti però gli stessi elementi per la generazione di panico: morte per un killer virus, fallimento economico e caos, perdita di sostegno familiare e sociale, perdita di libertà e isolamento a causa di misure di blocco, impotenza, futuro incerto per la civiltà umana e paura di perdere una persona cara senza poterle dire addio.

Come l’uomo maledetto dalla punta dell’osso del kurdaitcha, l’attuale lancia del pensiero” del virus corona, sembra in grado di colpire diversi obiettivi corporei e indurre l’insufficienza multipla di organi: ad esempio, la cardiomiopatia è descritta nell’alta percentuale (33%) di pazienti italiani [4]. La paura e l’ansia si sentono davvero tipicamente a livello cardio-respiratorio, con dispnea (sensazione di soffocamento) e palpitazioni cardiache.

Immaginiamo una persona, del nord Italia nel febbraio 2020: tossisce e ha malessere tipico da influenza. Ecco che una paura immediata di essere infettati dal virus COVID-19 nasce e domina la sua mente. Ha sentito, annunciato il giorno prima dall’OMS, che questo virus uccide più dell’influenza (contro la quale viene vaccinato, avendo 70 anni). Sa che i poliziotti hanno chiuso il paese in cui vive, vietando l’ingresso e l’uscita. Essendo un buon cittadino, annuncia di sospettare un’infezione da corona e viene portato in emergenza all’ospedale locale. All’arrivo, viene posto in una tenda probabilmente scomoda e fredda, nel mezzo di altri cittadini spaventati, e viene eseguito il suo test SARS-CoV-2. Altre persone tossiscono intorno a lui e lui aspetta l’esito. Il suo cuore batte forte e sembra che non riesca a respirare bene.

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Il suo test è positivo, viene portato in ospedale da un team medico efficiente ma stressato e viene circondato da infermiere con mascherine. Si rende conto che ora non è più libero di lasciare tutto questo incubo, per tornare a casa. Il panico alimenta molti cattivi pensieri e i suoi meccanismi di difesa cadono, aprendo la strada a un vero e proprio shock, alla sua età lo minaccia un’infezione virale. In questo stato, il nostro paziente può sperimentare uno dei tre seguenti scenari:

Nella migliore delle ipotesi: mantiene un po’ di febbre, una tosse solida attraverso la bronchite, qualche difficoltà a deglutire e un naso ostruito. Viene tenuto isolato in ospedale, il personale rimane efficiente ma stressato, molto impegnato e distante, e rimane solo con le sue paure per provare sensazioni di soffocamento in piena regola, che portano così tanti al reparto di terapia intensiva e al ventilatore. Non riesce a ricevere la visita della sua famiglia e rimane malato per le prossime due settimane. Molto probabilmente, questa esperienza rimarrà impressa per sempre nella sua emotività.

Nel peggiore dei casi (primo scenario): la sua età, la sua funzione polmonare subottimale di lunga data, il suo significativo sovrappeso lo fa precipitare in una broncopolmonite, con sviluppo virale combinato e infezione batterica secondaria da germi nosocomiali, che porta alla morte in pochi giorni. Muore senza un ultimo contatto con moglie e figli. Sempre nel peggiore dei casi (secondo scenario): l’attacco virale al suo sistema polmonare è moderato e i tessuti iniziano a riprendersi in modo corretto nel corso di una settimana. Mantiene tuttavia una profonda sensazione di paura e sventura, insorge la dispnea, viene eseguita una scansione che mostra la presenza di un AIP e viene portato all’unità di terapia intensiva. Nei prossimi giorni, la “lancia del pensiero” continua a volare, il suo stato di salute subottimale preesistente limita le sue risorse per superare la fase di rianimazione, sorgono infezioni secondarie, si sviluppano insufficienza cardiaca e insufficienza di altri organi e muore, anche in questo caso lontano dalla sua famiglia…

È facile capire come in questa situazione il personale ospedaliero venga sottoposto ad un sovraccarico enorme:

1) le persone preoccupate affluiscono negli ospedali, aumentando il carico di lavoro delle squadre mediche e infermieristiche,

2) le squadre sono ridotte dall’assenza di collaboratori distrutti, dalla quarantena di altri e in alcune situazioni da quelli tenuti lontani dalla chiusura dei confini. Ancora una volta lo stress e il panico si sviluppano e creano l’impressione pervasiva di un caos eccezionale e incontrollabile…

L’esistenza degli episodi di corona SARS-CoV-1 e MERS-CoV nel 2003 e 2012, potrebbe indicare la possibilità di mutazioni del coronavirus verso una particolare affinità polmonare. Tre mutazioni uguali o simili, presumibilmente casuali, non sono tuttavia probabili, e in questo contesto privilegiamo l’ipotesi sopra menzionata della sensibilità dell’ambiente umano a una minaccia respiratoria, una “lancia di pensiero” carica di paura e che minaccia l’intera popolazione umana.

Ci sono, attualmente alla fine di marzo, differenze molto significative nei tassi di mortalità tra i paesi. I rispettivi tassi di mortalità grezza (decessi sul numero di test positivi eseguiti) sono dello 0,3% circa per la Germania, del 3,6% per la Francia e del 7,8% per l’Italia. Esistono però tre fattori, oltre ai fattori locali, che co-influenzano la quantità di casi critici e morti:

– il livello di base dell’ansia in una data popolazione umana,

– la soppressione delle interazioni sociali umane di base attraverso l’isolamento,

– la repressione della libertà democratica attraverso la limitazione dei diritti civili.

C’è una differenza fondamentale tra una raccomandazione per le persone in nome della sicurezza di stare distanziati e avere delle accortezze, e un ordine perentorio dello Stato applicato con tanto di sanzioni e persino reclusione.

Il governo svizzero, ad esempio, è riuscito in tempi così tesi a emanare raccomandazioni e non ordini, contando sulla buona volontà del popolo svizzero. Inoltre, va notato che l‘interruzione dei legami sociali è in effetti un grave problema per tutte le società di primati e, nei primati non umani, l’isolamento può portare alla morte. A questo proposito, i paesi scandinavi che hanno rispettato la libertà delle persone e adottato solo le misure di sicurezza classiche dei periodi invernali con normale influenza, senza confinamento di tutta la popolazione, hanno tra i più bassi tassi di mortalità in Europa.

Una caratteristica dominante della paura è quella di favorire sempre le informazioni che la mantengono o amplificano, reprimendo quelle che non lo fanno. Potrebbe essere il motivo per cui l’esperienza scandinava viene raramente menzionata. La paura non consente di svolgere una buona scienza e abbiamo davvero bisogno di una buona scienza, ora e domani.

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L’applicazione di misure generali di allontanamento e di confinamento, porta inevitabilmente ad ogni sorta di decisioni discutibili. Ancora peggio, diverse misure, che hanno scarso o addirittura nessun senso, possono essere imposte dagli stati e implementate/aumentate da individui paurosi. In nome della sicurezza di tutti, gli Stati fanno appello al dovere di tutti gli individui di accettare le limitazioni dei loro diritti civili e della loro libertà. Questa mossa dovrebbe essere limitata alle sole raccomandazioni e non trasformarsi in ordini accompagnati da punizione. Le persone non dovrebbero essere minacciate da un governo che hanno scelto loro stessi.

L’adozione di misure più rigorose, crea inevitabilmente fratture all’interno del gruppo sociale. Qualsiasi controllo della popolazione rappresenta un pericolo per la democrazia. Il consiglio federale svizzero ha mostrato una posizione molto solida e ha insistito per mantenere il più basso possibile la limitazione temporanea della libertà e dei diritti civili della popolazione svizzera, resistendo alle pressioni giornalistiche.

Come esempi di discutibili misure di blocco, citiamo prima la chiusura delle scuola: non esiste uno studio scientifico che dimostri la sua efficacia, ed è stata introdotta da un paese all’altro, solo perché un altro paese lo aveva già fatto in precedenza. Lasciare i bambini liberi di interagire a scuola e al parco giochi e lasciare che i giovani (sotto i 65 anni) lavorino in gruppo, può essere visto come il modo migliore per promuovere l’immunità di gregge e quindi proteggere l’intera popolazione, sapendo inoltre che queste due fasce di età hanno un rischio assolutamente minimo di essere minacciato dal SARS-CoV-2. Vi sono quindi validi motivi per mettere in dubbio l’utilità dell’introduzione di questa misura e possiamo persino immaginare che potrebbe essere stata controproducente.

Anche la chiusura di spazi pubblici e naturali, in particolare, i parchi nelle città, non ha senso: se le persone sono obbligate a mantenere le distanze nelle strade, lo faranno ragionevolmente anche nei parchi, dove inoltre c’è più spazio ed è più facile mantenere le distanze. Il contatto con la natura e l’aria fresca, come menzionato dal governo danese, è invece della massima importanza per il benessere degli abitanti delle grandi città. Tra le altre misure altamente discutibili, vi è la soppressione/limitazione dell’accesso alle cure mediche ordinarie e a quelle di tipo spirituale, tutto ciò è del tutto inappropriato, deleterio e disumano.

Non solo i pazienti COVID-19, ma anche tutti gli altri pazienti ricoverati in ospedale per altri motivi non possono ricevere visite. In generale, ma in particolare ora nel mezzo della crisi, il sostegno dei propri cari fa parte delle funzioni sociali e spirituali che non dovrebbero mai essere toccate o ritirate, correndo il rischio di alienare gli esseri umani dal loro ambiente psicosociale e spirituale vitale. Perché un parente stretto non può applicare in ospedale le stesse precauzioni di sicurezza del personale medico? E i servizi religiosi potrebbero essere eseguiti con le stesse raccomandazioni di distanza.

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Le pratiche di blocco e isolamento, inoltre, bloccando la parte giovane e attiva della società, produrranno nel tempo significativi danni psicosociali ed economici, rischiando di destabilizzare le società in tutto il mondo. E dovrebbero essere cancellate dai governi, il prima possibile.

Esperti e medici, principalmente microbiologi ed epidemiologi, devono rendersi conto di avere in mano il potere di modulare lo stato d’animo dell’intero pianeta umano e che devono evitare accuratamente di attivare una potente reazione a catena mondiale di paura e panico. All’indomani della crisi del corona, dovrà essere eseguita un’analisi aperta, profonda e costruttiva, con l’obiettivo di evitare la futura ripetizione degli errori attuali.

I media hanno un ruolo importante nel trasmettere informazioni e dovrebbero quindi evitare di esercitare pressioni sui politici ed essere profondamente consapevoli del fatto che possono contribuire all’attivazione mondiale di potenti meccanismi ansiogeni se non forniscono informazioni equilibrate da fonti controllate.

La distribuzione molto rapida e travolgente dell’attuale panico ha come fattore facilitante la diffusione dell’efficienza dei social media, che hanno contribuito a profilare, attraverso notizie distorte e persino false, una situazione in Italia più caotica di quanto non sia nella realtà. Naturalmente, anche delle notizie positive sono state veicolate dai social media, ma un ambiente ansioso tende, come discusso in precedenza, a manifestarsi attraverso la trasmissione di informazioni prevalentemente ansiose.

Conclusione

Ad oggi (fine marzo 2020), un bilancio delle vittime di circa 35.000 in tutto il mondo è stato attribuito a COVID-19. Questo è ovviamente un numero elevato ma comunque molto inferiore all’influenza, che uccide ogni stagione tra mezzo milione e un milione di persone. Ci sono 2,6 milioni di morti in tutto il mondo ogni anno a causa di RTI.

Il mondo è ipnotizzato da un virus corona mutato come centinaia di altri che si diffondono in tutto il mondo ogni anno. Non presenta prove di mortalità più elevata rispetto alle sue mutazioni annuali precedenti. I test diagnostici vengono interpretati come un modo per seguire la propagazione epidemica, mentre rivelano (parzialmente) la presenza ubiquitaria e collaborativa dei comuni virus del raffreddore in tutto il mondo.

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Il tasso di mortalità di COVID-19 è stato calcolato come la percentuale di test eseguiti risultanti positivi, non integrando la forte riduzione della mortalità consentita dalla presenza di un’alta percentuale di forme di malattia lieve o asintomatica. La paura e il panico sono stati accesi da queste due imprecise comunicazioni scientifiche e si sono diffuse su tutto il pianeta come un incendio boschivo, causando il caos che osserviamo ogni giorno nelle notizie.

La crisi da coronavirus ha messo in luce che il pianeta umano soffre attualmente di un alto livello di ansia e deve essere trattato delicatamente, proprio come un paziente umano in una fase delicata della sua vita! Non c’è modo per noi di concepire la vita senza virus. Sono ovunque, circa il 50% del nostro genoma è di origine virale e la virologa Prof. Moelling ha portato nel suo libro argomentazioni documentate secondo cui i virus sono “più amici che nemici”. [5]. Il nostro nemico principale è la paura attivata da una scienza parziale e senza cuore.

Ricordiamoci che le pandemie del passato, come ad esempio, la peste, che suscitano in noi ataviche paure, erano nella maggior parte dei casi dovute a batteri e strettamente legate a precarie condizioni di vita umana.

Un futuro cupo, per nulla desiderabile si presenta davanti a noi. Cerchiamo allora di pensare con profondità, usare discernimento, vagliare le notizie che ci vengono propinate dai media e soprattutto cerchiamo di non farci prendere dal panico…

Articolo di Daniel Jeanmonod MD – professore emerito di Neurochirurgia presso l’Università di Zurigo e Fisiologia e neuroscienza presso la New York University, Roxanne Jeanmonod – fisioterapista, Francis Neirynck – ingegnere civile.

Rivisto da Conoscenzealconfine.it

Riferimenti:

[1] Cannon W.B. “Voodoo” Death. American Anthropologist (1942)

[2] Milton G.W. Self-willed death or the bone-pointing syndrome. The Lancet (1973)

[3] Synthesis on Coronavirus on Wikipedia including detailed references. https://en.wikipedia.org/wiki/Coronavirus

[4] Arentz M. Characteristics and outcomes of 21 critically ill patients with COVID-19 in Washington State. Journal of the American Medical Association (2020).

[5] Moelling K. Viruses, more friends than foes. World Scientific Publishing, New Jersey London Singapore (2017).

Fonte originale: www.off-guardian.org

Fonte: https://sadefenza.blogspot.com/2020/04/pensate-con-profondita-fare-buona.html

3 commenti

  1. Gian Paolo Marcialis

    Articolo davvero interessante…

  2. Sono totalmente d’accordo…consideriamo 35000 decessi su oltre7 miliardi di persone sul pianeta….il virus non è così terribile come sembra…i decessi sono più bassi delle ultime influenze stagionali….che ci sia dell’altro dietro il coronavirus?? Secondo me si….

  3. e’ necessario che tutti compartano articoli come questo, dobbiamo fare sentire che ci dissociamo da questa politica del terrore e del panico…. spero che tutti si impegnino…

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