Diversamente ricchi? È difficile

di Rosaria Porcaro

Lo so in estate di certi argomenti non si dovrebbe parlare, sono discorsi che vanno bene per settembre quando, insieme ai rincari e alle spese che vengono giù a raffica, il discorso sulla povertà è assolutamente pertinente.

Mi chiedevo allora se, analogamente ad espressioni come “diversamente giovani”, “diversamente magri”, “diversamente alti” ecc. si poteva dire “diversamente ricchi” per indicare il disagio economico che nel nostro paese riguarda 5 milioni di persone. Anche bambini, ed è la cosa peggiore in quanto con l’estate certe differenze diventano pesanti da sopportare, soprattutto, per loro.

Il “diversamente ricchi” non funziona

Ma si può essere “diversamente ricchi” pure da adulti, se non si hanno gli oggetti giusti, quelli che ci qualificano nel cerchio delle conoscenze e ci “piazzano” in una classifica ideale di successo ai primi posti o a metà, oppure in fondo, ahinoi! Hai voglia a dire che si può essere ricchi di cultura e di interessi e che valgono uguale… forse in un’altra stagione, sicuramente non in estate che come stagione è molto “visiva”, nel senso che ci si guarda parecchio e i confronti sono immediati.

“Andare diversamente in vacanza” ovvero restare a casa, non è allettante come prospettiva e anche dire che si preferisce fare la spesa con calma, visto che in genere il tempo scarseggia, un po’ fa dubitare. Specialmente se a dirlo sono i pensionati che scroccano l’aria condizionata nei supermercati, mentre cercano offerte che diano respiro alla pensione.

Non va meglio alla generazione “dei lavoretti”, che anzi durante l’estate perde quel giro di micro-lavori che messi tutti insieme fanno un lavoro intero o almeno ci vanno vicino. Ma che discorsi sono con l’afa che incalza e rende “diversamente calmi” ovvero incapaci di arrabbiarsi per non sprecare energie e sali minerali?

Non lo so e per questo avevo messo le mani avanti dicendo che “diversamente ricchi” non funziona, perchè troppe diversità va a finire che si configurano come sfiga e quella è inequivocabile, sia praticamente che linguisticamente. Detto ciò chi può si goda l’estate!

Articolo di Rosaria Porcaro

Fonte: http://www.iltabloid.it/2018/07/06/diversamente-ricchi-e-diffile.html

Libri e varie...
LETTERA AI CONTADINI SULLA POVERTà E LA PACE
Prefazione di Carlo Petrini
di Jean Giono

Lettera ai Contadini sulla Povertà e la Pace

Prefazione di Carlo Petrini

di Jean Giono

Nel saggio "Lettera ai contadini sulla povertà e la pace", Giono afferma che il mestiere del contadino è l'unico nobile e valido, ma soprattutto quello che permette all'uomo di provvedere ai propri bisogni primari in modo naturale.

Considerato che il testo è stato scritto prima della seconda guerra mondiale, e quindi in una situazione sociale ed economica di gran lunga differente da quella che viviamo noi oggi, sono d'accordo con l'autore: il contadino ha la possibilità di nutrirsi, non ha bisogno di sottomettersi al potere del denaro.

Un altro aspetto molto importante, forse proprio il concetto di base di questo testo è la profonda e sincera convinzione di Giono che la vita vada vissuta con semplicità, senza mai trascurare quei valori che vanno oltre la ricchezza, ricercando un'armonia, una pace con l'ambiente naturale.

Questa considerazione si adatta perfettamente anche ai giorni nostri: troppo spesso, cercando il successo o la fama, ci dimentichiamo ciò che è veramente importante.

Anche quando non manca nulla alla nostra vita, cerchiamo qualcosa di più, inseguiamo un sogno, un desiderio, o a volte un capriccio, e in questo modo rischiamo di perdere quello che abbiamo. Inoltre, pochi di noi hanno un vero interesse nei confronti della natura e cercano di vivere in armonia con questa, rispettandola e al tempo stesso traendone il massimo dei vantaggi: talvolta l'ambiente naturale viene addirittura sconvolto perché non disturbi l'attività dell'uomo.

Per quanto riguarda il denaro, che Giono considera ingannevole e superfluo, è di gran lunga più complesso fare paragoni con la situazione attuale: oggi la maggioranza della popolazione, perlomeno nei paesi sviluppati, non ha la possibilità di auto-provvedere ai propri bisogni e deve quindi ricorrere all'utilizzo dei soldi.

Anche la lavorazione dei campi è in gran parte affidata a grandi aziende e non al contadino che, come un tempo, da solo, pianta il seme, se ne occupa, e dopo mesi di lavoro giunge al prodotto finale. Io credo, al contrario dell'autore, che la tecnologia sia qualcosa di positivo; non penso che la vita di un essere umano dipenda unicamente dal lavoro, né che si debba trascorrere la propria esistenza a lavorare: cercare di ridurre il tempo necessario per svolgere un lavoro, significa guadagnare minuti, ore, giorni che poi potremo utilizzare per coltivare altri interessi e conoscere nuove persone.

Mentre Giono considera il lavoro come centro della nostra vita, io, forse per il periodo in cui vivo, forse per inesperienza, forse per scarsa cultura in questo ambito, tendo a considerare qualsiasi mestiere come qualcosa di necessario per la vita, importante in quanto unico mezzo che ci permette poi di svolgere attività più piacevoli e interessanti.

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