Solo un “buffetto” alle quattro Big più ricche con la Pandemia

di Nicola Porro

I quattro uomini più potenti della Terra sono stati convocati a fine luglio dal Parlamento più potente della terra. È stata una farsa. Nel senso che si è trattato di teatro allo stato puro con spunti talvolta comici e talaltra grossolani.

Silicon Valley in the crosshairs: Google, Facebook, Amazon and Apple face bipartisan onslaught | Fox News

Davanti al Congresso americano sono stati convocati i numeri uno di Google, Amazon, Apple e Facebook. E deputati repubblicani e democratici hanno provato a fare loro buuuu. Formalmente i big boss erano lì per rispondere a questioni antitrust. La posizione considerata peggiore è quella di Facebook che otto anni fa comprò Instagram per un miliardo di dollari. Aveva dodici dipendenti e fatturato praticamente a zero. Oggi è il servizio di punta di Zuckerberg, con un miliardo di utenti al mese. Ma il punto vero non è il loro successo commerciale. E nemmeno l’irrequietezza dei conservatori che si sentono, con qualche ragione, colpiti nella loro libertà di propaganda e free speech da parte dei social.

La farsa è proprio questa, come, se ci passate il termine, lo era ingabbiare Al Capone per reati di evasione fiscale. La farsa è far finta di non sapere che i quattro dell’Ave Maria rappresentano il nuovo modello di gestione del potere e della società di questo millennio. C’è chi è spaventato e chi ritiene che sia normale evoluzione dell’ordine spontaneo. Resta il fatto che le armi tradizionali della democrazia con questi signori appaiono spuntate. Non li freghi con l’antitrust. Come si può condannare Zuckerberg per aver creduto in Instagram quando era niente e non aver invece pensato di fare concorrenza a Google plus che oggi in pochi conoscono? Ha scelto bene. Per la sua azienda, per il suo “circle”.

Non è un caso che i nostri eroi siano i più grandi beneficiari del democratico (sic) lockdown. Pensateci bene: i parlamenti, con l’eccezione dell’Italia a cui sono bastati i Dpcm, ci hanno messo agli arresti domiciliari. Bezos con la sua Amazon ne ha approfittato spiazzando i negozi di prossimità. Altro che manipolare l’uso dei dati, gli abbiamo consegnato il mercato senza neanche metterlo nelle condizioni di fare il furbo. Facebook e Instagram hanno prima (nessun complotto per carità…) reso questa pandemia la prima paura mondiale, grazie alla diffusione social di paura e immagini in giro per il mondo; e poi hanno organizzato la “resistenza sociale a casa”, permettendoci, come il “metadone”, di assuefarci agli “arresti domiciliari” grazie ad artificiali dosi di socialità spacciata via social: avete presente Neuramente? Nel frattempo Google organizzava la rete, i nostri spostamenti, i nostri gusti e il suo utilizzo è andato alle stelle, come l’intrattenimento regalato da Apple.

Ebbene i quattro giocano un altro campionato, in un altro girone. Pensate la follia: il Congresso americano li ha convocati via conferenza e per di più li ha messi tutti e quattro insieme: neanche lo sforzo di farli sentire soli e un po’ in soggezione (se mai dovesse esserci ancora) nei confronti della sacralità del Parlamento. Un membro del Congresso ha provato a ricordare come gli americani non si siano inginocchiati davanti ai sovrani e non hanno intenzione di farlo neanche con i grandi della tecnologia.

C’è poco da inginocchiarsi. Zuckerberg e soci dispongono del potere vero, non hanno bisogno di inutili manifestazioni di sudditanza. Loro sono la nuova America. Sanno perfettamente di essere imbattibili proprio perché senza di loro, semplicemente la potenza americana non c’è più. Un patto con il diavolo, potrebbe pensare qualcuno. O è il progresso ritengono altri. Il problema è che la stragrande maggioranza dei cittadini il problema neanche se lo pone.

Articolo di Nicola Porro

Fonte: https://www.ilgiornale.it/news/cronache/solo-buffetto-quattro-big-pi-ricche-pandemia-1880620.html

Libri e varie...
DEMENZA DIGITALE
Come la nuova tecnologia ci rende stupidi
di Manfred Spitzer

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Come la nuova tecnologia ci rende stupidi

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L'uso sempre più intensivo del computer scoraggia lo studio e l'apprendimento e, viceversa, incoraggia i nostri ragazzi a restare per ore davanti ai giochi elettronici. Per non parlare dei social che regalano surrogati tossici di amicizie vere, indebolendo la capacità di socializzare nella realtà e favorendo l'insorgere di forme depressive. Manfred Spitzer mette politici, intellettuali, genitori, cittadini di fronte a questo scenario: è veramente quello che vogliamo per noi e per i nostri figli?

Senza computer, smartphone e Internet oggi ci sentiamo perduti. Questo vuol dire che l'uso massiccio delle tecnologie di consumo sta mandando il nostro cervello all'ammasso. E intanto la lobby delle società di software promuove e pubblicizza gli esiti straordinari delle ultime ricerche in base alle quali, grazie all'uso della tecnologia, i nostri figli saranno destinati a un radioso futuro ricco di successi.

Ma se questo nuovo mondo non fosse poi il migliore dei mondi possibili? Se gli interessi economici in gioco tendessero a sminuire, se non a occultare, i risultati di altre ricerche che vanno in direzione diametralmente opposta?

Sulla base di tali studi, che l'autore analizza in questo libro, è lecito lanciare un allarme generale: i media digitali in realtà rischiano di indebolire corpo e mente nostri e dei nostri figli. Se ci limitiamo a chattare, twittare, postare, navigare su Google... finiamo per parcheggiare il nostro cervello, ormai incapace di riflettere e concentrarsi.

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