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Salvate la Fede, salvate la Famiglia! L’Attacco al Natale sarà l’assalto per sottometterle

di Diego Fusaro

Vorrei oggi richiamare la vostra attenzione su un aspetto che ai più potrà prima forse apparire secondario, quando non irrilevante. L’aspetto in questione è la Santa Messa di Natale di questo 2020.

Salvate la fede, salvate la famiglia! L'attacco al Natale è l'assalto per sottometterle

Già da giorni si parla già di sospendere la messa di Natale in ragion del fatto che, da Dpcm, è previsto il coprifuoco. Si ipotizza anche un’anticipazione della messa per renderla compatibile con gli orari previsti. Certo, qualcuno si è spinto anche al di là, come il Ministro Boccia, che con un ragionamento poco raffinato sul piano teologico, ha sostenuto che non ci sarebbe nulla di male ad anticipare la nascita di Gesù bambino di qualche ora.

Credo non valga neanche la pena commentare queste riflessioni, data la loro grettezza. Avevamo già capito che quest’anno il Natale sarebbe stato diverso. Ce l’ha ricordato il Vis-Conte dimezzato giallofucsia, che lo ha ribadito più volte, ma già lo aveva anticipato Ursula Von der Leyen, l’euroinomane di Bruxelles, e non diversamente si è espresso il gallico Macron.

In fondo, si potrebbe dire che la messa di Natale è questione secondaria. Eppure credo che, in fondo, vi sia qualcosa di decisivo. Una partita fondamentale. Chiariamo subito che è di primaria importanza il fatto che sia il Governo a chiedere alla religione cristiana di sacrificarsi in nome di un Dpcm e del coprifuoco. Il coprifuoco non ha ragioni medico-scientifiche, l’ha detto apertamente la Dott.ssa Viola di Padova, in un’intervista, spiegando che non serve a proteggere la vita o a contenere il virus: serve solo a cambiare le nostre abitudini di vita, per rieducarci alla “nuova normalità” gradita alle nuove élite cosmopolite, che usano l’epidemia infinita come arma nella loro lotta di classe.

Perché mai allora, chiediamocelo, bisognerebbe cambiare le nostre abitudini e il Santo Natale in nome di un coprifuoco che non ha nulla di medico e di scientifico? In fondo anche per i non credenti il Natale è un momento conviviale. La festa della famiglia, della comunità. Per i cristiani, poi, è il simbolo della nascita di Cristo, un momento sacro per la tradizione come anche per la comunità. Non stupisce allora il tanto accanimento delle élite atee e nichiliste contro il Natale.

Del resto possiamo dire altresì che è una sorta di banco di prova, lo stadio finale con cui l’élite dominante e i suoi maggiordomi in livrea giallofucsia – nel caso italico – vogliono sperimentare la disponibilità della Chiesa cattolica di cedere. E ha già ceduto in larga parte con Bergoglio, che di fatto è la Chiesa ai tempi del globalismo, la Chiesa che si è arresa, che è divenuta ancella della scienza terapeutica.

Tuttavia il Natale resta forse la partita decisiva. Mi ha colpito in questi giorni assistere a dibattiti in cui si diceva grosso modo quanto segue: “Ma cosa costa in fondo ai cristiani anticipare di due ore la Messa di Natale per rispettare il Dpcm e il coprifuoco?”. Mai una volta che qualcuno dicesse: “ma cosa costa ai fautori del Dpcm e del coprifuoco sospenderlo per una sera?Si dà per scontato che tutto – la religione, la sacralità della famiglia – debba venire dopo rispetto alla norma del coprifuoco (folle…).

Ecco perché non è secondaria la questione della messa di Natale, anzi, occupa un posto strategico primario. È in qualche modo l’assalto finale che gli ierofanti del capitalismo terapeutico, della biopolitica e della sorveglianza totale fanno contro la tradizione, la trascendenza, la comunità. Per questo è importante opporsi e contestare questo trans-umanesimo disumano del nuovo capitalismo della sorveglianza.

Articolo Diego Fusaro – RadioAttività, lampi del pensiero quotidiano

Fonte: https://gloria.tv/post/NvtUeceBvtMT4iq7NcanpJuUE

LO SCONTRO DELLE CIVILTà E IL NUOVO ORDINE MONDIALE
Il futuro geopolitico del pianeta nell'analisi più discussa di questi anni
di Samuel P. Huntington

Lo Scontro delle Civiltà e il Nuovo Ordine Mondiale

Il futuro geopolitico del pianeta nell'analisi più discussa di questi anni

di Samuel P. Huntington

Questo libro ha una genesi curiosa e affascinante, che può spiegare il suo enorme impatto sul pubblico americano (sei edizioni in quattro mesi, best seller anche in Germania) e sul dibattito politico negli USA e nel mondo intero.
Nel 1993 la prestigiosa rivista "Foreign Affairs" pubblica un articolo dal titolo Lo scontro delle civiltà, firmato da Samuel P. Huntington. Il saggio suscita un enorme dibattito, paragonabile solo a quello suscitato da Mr. X (George Kennan), quando negli anni Quaranta tracciò le linee fondamentali della politica americana contro l'URSS e in definitiva diede inizio alla Guerra Fredda.
In questi ultimi tre anni Samuel P. Huntington ha ampliato la sua indagine e sviluppato la sua ipotesi strategica, e meglio precisato e approfondito le sue tesi. Il frutto di questo lavoro è un volume di ampio respiro, che si trova da mesi al centro dell'attenzione dei massimi esperti di relazioni internazionali e dei media di tutto il mondo. In Italia, "la Repubblica" gli ha già dedicato un'intera pagina (a firma di Romano Giachetti), ne hanno parlato tutti i più importanti organi di stampa. Huntington prende le mosse da una constatazione.
Sotto la spinta della modernizzazione, la politica planetaria si sta ristrutturando secondo linee culturali. I popoli e i paesi con culture simili si avvicinano. Le alleanze determinate da motivi ideologici o dai rapporti tra le superpotenze lasciano il campo ad alleanze definite dalle culture e dalle civiltà. I confini politici vengono ridisegnati affinché coincidano con quelli culturali... Le comunità culturali stanno sostituendo i blocchi della Guerra Fredda e le linee di faglia tra civiltà stanno diventando le linee dei conflitti nella politica globale.
Ma quali sono le grandi civiltà che stanno entrando in conflitto nello scenario globale? Da un lato naturalmente c'è il modello americano. Ma quali sono gli altri protagonisti? Qual è il peso della potenza militare e quale quello della potenza economica in questa partita per la supremazia mondiale? Che ruolo può avere l'Europa? Quale sarà il peso dell'Asia, dal Giappone al gigante cinese alle economie emergenti?
E' questo il filo conduttore del grande scenario tracciato dallo studioso americano, nel primo approfondito tentativo di comprendere l'evoluzione della politica estera dopo l'89 e il crollo del modello bipolare.

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