L’Europa non farà mai un Regalo all’Italia

di Davide Gionco

L’Europa non farà mai un regalo all’Italia. Da molti anni siamo abituati alle sensazionali notizie sulla “pioggia di miliardi dall’Europa” che dovrebbero dissetare le aride terre d’Italia. Ma se guardiamo ai dati reali la storia è un po’ diversa.

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Abbiamo costruito dei grafici partendo dai dati ufficiali di bilancio relativi ai fondi versati dall’Italia all’Unione Europea ed ai fondi erogati dall’Unione Europea all’Italia. Prendendo in considerazione i dati dal 1994 (poco dopo l’entrate in vigore del Trattato di Maastricht) e il 2019, la rappresentazione è quella che segue.

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Dopo 25 anni il conto netto è che l’Italia ha erogato, a fondo perduto, quasi 113 miliardi di euro all’Unione Europea!

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Abbiamo rappresentato gli stessi dati mettendo in evidenza il valore cumulativo nel tempo:

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Dobbiamo anche tenere conto del fatto che 2,3 miliardi netti erogati alla UE nel 1994 corrispondono a 3,7 miliardi del 2019, in quanto nel 1994 l’indice dei prezzi era più basso di oggi. Abbiamo quindi ricalcolato la tabella tenendo conto dell’indice ISTAT di rivalutazione dei prezzi:

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Ci avevano detto che nel medio-lungo termine avremmo avuto grandi vantaggi dalla nostra adesione all’Unione Europea. Sono passati 25 anni, ma i risultati sono stati molto diversi da quelli promessi. Peraltro che cosa ci si dovrebbe attendere da una “impresa” che per 25 anni taglia gli investimenti e la spesa corrente, per fare donazioni a fondo perduto a delle “imprese” concorrenti?

Nessuno vuole negare l’importanza etica della solidarietà fra paesi più ricchi e paesi più poveri, anche a livello continentale. Ma allora ce lo avrebbero dovuto dire: l’Unione Europea non era un progetto politico per lo sviluppo economico comune dei paesi europei, ma era un fondo comune per trasferire denaro ai paesi più poveri, per farli uscire dalla povertà, al prezzo del “nostro” impoverimento. È una proposta politica che potrebbe avere un senso, ma ce lo avrebbero dovuto spiegare e chiedere la nostra approvazione, cosa che, invece, non è mai accaduta.

Dopo 25 anni e più di Unione Europea l’Italia sta scalando le classifiche della povertà, oramai solo dietro Romania, Bulgaria e Grecia.

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La povertà è quasi triplicata negli ultimi 15 anni. E non disponiamo ancora dei dati, certamente catastrofici (basta leggere il Rapporto Caritas 2020) del 2020, con i danni economici causati dal coronavirus, a cui il governo non ha voluto rispondere adeguatamente. Diciamo che forse non è l’Italia il paese ricco che doveva aiutare, a sue spese, i paesi poveri a crescere economicamente.

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Ora ci annunciano la “pioggia di miliardi” del Recovery Fund che, al netto dei prestiti, potrebbero significare, finalmente, un attivo di 5-6 miliardi di euro fra quanto l’Italia paga e quanto riceve, sempre che le quote da pagare non aumentino a seguito della Brexit. Questo se tutto va bene. Ma non chiamiamola “pioggia di miliardi”.

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Se pioggia di miliardi c’è stata, lo è stata dall’Italia verso l’Europa. E ne abbiamo pagato molto caro il conto.

Articolo di Davide Gionco

Fonte: https://www.sovranitapopolare.org/2020/12/26/pioggia-di-miliardi-italiani-sulleuropa/

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Cosa si nasconde dietro la tessera sanitaria elettronica che ha da poco fatto capolino nel portafoglio di tutti gli italiani? Oltre al nobile intento di salvaguardare la salute nazionale attraverso un capillare monitoraggio, non potrebbe celarsi l'ennesima incursione del sistema nella privacy dei cittadini? E, scavando più a fondo, quanto è fitta la rete che controlla le nostre vite?

Secondo l'inquietante scenario descritto dalle due autrici, il Grande Fratello è ovunque: carte di credito, tessere di fedeltà, telepass, confezioni dei prodotti e simili, altro non sono che minuscole spie tecnologiche che hanno il compito di tracciare e registrare i nostri spostamenti, i nostri acquisti, le nostre tendenze sociali, alimentari e culturali.

Quest'occhio indiscreto agisce per conto dell'insaziabile società di mercato, che per sopravvivere ha bisogno di sempre più dettagliate informazioni sulle nostre abitudini di consumatori. Il risultato è che siamo continuamente osservati attraverso particolari microchip chiamati RFID (Radio Frequency IDentification), una tecnologia semplice e di basso costo, della quale però non sono stati ancora sufficientemente indagati i pericoli per la salute umana.

Come salvarsi dal perverso intreccio tra marketing e tecnologia? 
Un'informazione completa, aggiornata e oggettiva come quella offerta dalle due autrici di questo saggio rappresenta uno strumento potente a tua disposizione. 

Non lasciartelo sfuggire. Il testo è arricchito da un'esauriente appendice che inquadra il problema nel contesto della società italiana ed europea e delle relative legislazioni in materia.

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