La Teoria della “Luna Cava”

di Jim Marrs

Esistono riscontri a sostegno dell’eventualità che la Luna sia cava. Studi sulle rocce lunari rivelano che l’interno del satellite differisce dal mantello terrestre secondo modalità indicanti un nucleo assai esiguo, o addirittura inesistente.

Nel 1962 lo scienziato della NASA Dr. Gordon MacDonald dichiarò: “Se si riducono i dati astronomici, si rileva che tali dati esigono che l’interno della Luna sia meno denso delle parti esterne. Invero, sembra che la Luna sia una sfera cava piuttosto che omogenea.”

L’astronauta dell’Apollo 14, Dr. Edgar Mitchell, pur schernendo l’eventualità di una Luna cava, ha nondimeno ammesso che, dal momento che i materiali più pesanti si trovano in superficie, è del tutto possibile che all’interno del satellite esistano caverne gigantesche. Il Dr. Sean C. Solomon del MIT, ha scritto: “Gli esperimenti del Lunar Orbiter hanno ampiamente affinato le nostre conoscenze inerenti al campo gravitazionale lunare… indicando l’allarmante eventualità che la luna sia cava.” Perché “allarmante”? Il significato lo ha delineato nel 1966 l’astronomo Carl Sagan, nella sua opera a più mani dal titolo “Intelligent Life in the Universe”: “Un satellite naturale non può essere un oggetto cavo.”

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I riscontri più sorprendenti a sostegno dell’eventualità che la Luna sia cava, giunsero il 20 novembre 1969, allorquando l’equipaggio dell’Apollo 12, una volta tornato al modulo di comando, inviò lo stadio di risalita del modulo lunare (LM) a schiantarsi sulla Luna, creando un “lunamoto” artificiale. L’LM impattò la superficie a circa 40 miglia di distanza dal sito di allunaggio dell’Apollo 12, dove le ultra-sensibili attrezzature sismografiche registrarono qualcosa di sbalorditivo e inatteso: la Luna riverberò come una campana per oltre un’ora. L’onda della vibrazione impiegò quasi otto minuti per raggiungere il picco, quindi diminuì di intensità. In occasione di una conferenza stampa tenutasi quel giorno, Maurice Ewing, uno dei co-direttori dell’esperimento sismico, riferì ai giornalisti che gli scienziati non riuscivano a spiegare il tintinnio.

“Quanto al suo significato, al momento opterei per non avanzare alcuna interpretazione. Tuttavia, è come se qualcuno avesse colpito una campana, diciamo, nella cella campanaria di una chiesa, un singolo colpo, per poi rilevare che il riverbero derivante si è protratto per 30 minuti.” In seguito, si determinò che vibrazioni di minore intensità perdurarono per oltre un’ora. Il fenomeno si ripeté allorquando, tramite un comando radio, si inviò a schiantarsi sulla Luna il terzo stadio dell’Apollo 13, che impattò con l’equivalente di 11 tonnellate di TNT. Secondo la NASA, questa volta la Luna “reagì come un gong”. Anche se le attrezzature sismografiche si trovavano ad oltre 108 miglia di distanza dal sito dell’impatto, le registrazioni indicarono che i riverberi perdurarono per 3 ore e 20 minuti e viaggiarono ad una profondità di 22-25 miglia [35,42-40,25 km]. Studi successivi inerenti a impatti prodotti dall’uomo sulla Luna, diedero risultati analoghi. Dopo un impatto, la Luna riverberò per quattro ore.

Tale tintinnio, unito al problema della densità sulla Luna, rafforza la nozione di una luna cava. Gli scienziati speravano di registrare l’impatto di una meteora abbastanza grande da inviare e ricevere indietro onde d’urto sino al nucleo della Luna, e in tal modo dirimere la questione. L’opportunità capitò il 13 maggio 1972, quando una grande meteora impattò la Luna con una forza equivalente a 200 tonnellate di TNT, inviando onde d’urto nelle profondità del satellite. Gli scienziati rimasero sconcertati dalla scoperta che non si produsse alcuna onda d’urto di ritorno, a conferma del fatto che il nucleo della Luna, o la sua assenza, ha qualcosa di inconsueto.

Secondo alcune citazioni, lo scienziato lunare Dr. Farouk El-Baz ha affermato: “Si sospetta che sotto la superficie della Luna esistano numerose caverne non ancora scoperte. Sul satellite si sono condotti vari esperimenti finalizzati a verificare se di fatto tali caverne esistessero.” I risultati di tali esperimenti non sono stati divulgati al pubblico.

A quanto pare la Luna ha un involucro esterno coriaceo e un interno esile o inesistente. L’involucro della Luna contiene minerali densi quali il titanio, utilizzato sulla Terra per la costruzione di velivoli e veicoli spaziali. Molti ricordano di aver osservato in televisione i nostri astronauti mentre tentavano invano di perforare la crosta lunare: le loro trivelle appositamente progettate riuscivano a penetrare solo di alcuni pollici.

L’enigma della coriacea superficie lunare è stato complicato dalla scoperta di quelli che sembravano metalli lavorati. Alcuni esperti sono rimasti sorpresi di trovare rocce lunari contenenti, oltre a titanio quasi puro, anfibolo, ottone e mica. Secondo l’Argonne National Laboratory, nelle rocce lunari sono stati reperiti uranio-236 e nettunio-237, elementi mai trovati in precedenza in natura. Mentre si cerca ancora di spiegare la presenza di questi materiali, gli scienziati sono rimasti ulteriormente sconcertati nell’apprendere la presenza di particelle di ferro a prova di ruggine, in un campione di suolo prelevato nel “Mare della Crisi”.

Nel 1976, la Associated Press riferì che i Sovietici avevano annunciato la scoperta di particelle di ferro che “non arrugginiscono” in campioni riportati sulla Terra nel 1970 da una missione lunare priva di equipaggio. In natura, non si conosce ferro che non arrugginisca, un materiale la cui produzione esula dalle attuali prerogative tecnologiche della Terra.

Teorie sulle origini della Luna

Senza dubbio il più grande mistero relativo alla nostra Luna, riguarda il modo in cui si è inizialmente posizionata dove si trova attualmente. Prima delle missioni Apollo, secondo una seria teoria relativa alle sue origini, la Luna si era staccata dalla Terra eoni fa. Anche se nessuno era in grado di stabilire con sicurezza il luogo della Terra in cui il satellite aveva avuto origine, molti ipotizzavano che il distacco di materiale spiegasse l’enorme incavo che sulla Terra forma l’Oceano Pacifico. Ad ogni modo, tale nozione venne abbandonata quando si scoprì che fra la composizione del nostro mondo e quella della Luna vi è scarsa similarità.

Una teoria più recente prevedeva che la Luna si fosse formata da detriti spaziali rimasti dalla creazione della Terra. Tale concetto si è dimostrato insostenibile alla luce dell’attuale teoria gravitazionale, indicante che un corpo di grandi dimensioni accumula tutto il materiale disperso, senza lasciarne alcuno utile alla formazione di un altro corpo. Attualmente, è opinione comunemente accettata che la Luna abbia avuto origine altrove e sia penetrata nel campo gravitazionale terrestre in qualche momento del remoto passato.

A questo punto, le teorie divergono: una sostiene che originariamente la Luna fosse un pianeta che entrò in collisione con la Terra, creando detriti che si combinarono sino a formare, per l’appunto, la Luna; l’altra teoria asserisce che la Luna, mentre vagava per il nostro sistema solare, venne catturata e trascinata in orbita dalla gravità della Terra.

Nessuna delle due teorie è convincente, in virtù della mancanza di qualsiasi riscontro a sostegno delle ipotesi, in quanto né la Luna né la Terra sembrano aver subìto frantumazioni a causa di un remoto incontro ravvicinato. Nello spazio non sono presenti detriti indicanti una passata collisione, né sembra che la Terra e la Luna si siano sviluppate nel medesimo arco temporale.

Rappresentazione artistica di un impatto della Terra con un corpo planetario che avrebbe potuto generare la nostra Luna (Foto: NASA).

Quanto alla teoria della “cattura”, persino lo scienziato Isaac Asimov, celebre per le sue opere di fantascienza, ha scritto: “È troppo grande per essere stata catturata dalla Terra. Le probabilità che una tale cattura sia avvenuta e che la Luna abbia quindi intrapreso un’orbita quasi circolare attorno alla Terra, sono troppo esigue per rendere credibile una tale eventualità.”

Asimov aveva ragione a tenere in considerazione l’orbita lunare: non solo si tratta di un cerchio quasi perfetto; l’orbita è stazionaria, un lato rivolto sempre verso la Terra, con variazioni minime. A quanto ne sappiamo, si tratta dell’unico satellite naturale provvisto di un’orbita di tal genere. Tale orbita circolare è quanto mai bizzarra, considerando che il centro della massa lunare si trova oltre un miglio più vicino alla Terra rispetto al suo centro geometrico. Questo aspetto da solo dovrebbe determinare un’orbita instabile e traballante, allo stesso modo in cui una palla con massa fuori centro non rotolerebbe seguendo una linea retta.

Inoltre, quasi tutti gli altri satelliti del nostro sistema solare orbitano nel piano dell’equatore del pianeta di riferimento. Non la Luna, la cui orbita si trova stranamente più vicina all’orbita della Terra attorno al Sole, ovvero inclinata di oltre cinque gradi rispetto all’eclittica della Terra. Aggiungete a tutto questo, il fatto che il rigonfiamento della Luna, situato sul lato lontano dalla Terra – a negare la nozione che sia stato provocato dall’attrazione gravitazionale terrestre – determina un mondo fuori equilibrio.

Sembra impossibile che un corpo talmente bizzarro rientri naturalmente in tale precisa orbita circolare. Si tratta di un affascinante rompicapo, come espresso dallo scrittore scientifico William Roy Shelton: “Va ricordato che qualcosa deve aver attratto la Luna vicino o presso l’attuale schema circolare attorno alla Terra. Proprio come un velivolo Apollo che gira attorno alla Terra ogni 90 minuti a 100 miglia [161 km] di altitudine, per permanere in orbita deve mantenere una velocità pari a circa 18.000 miglia [28.980 km] all’ora, così qualcosa deve aver impresso alla Luna l’esatta velocità necessaria per il suo peso e la sua altitudine. Il punto – di rado considerato allorquando si prende in esame l’origine della Luna – è che risulta estremamente improbabile che qualsivoglia oggetto si imbatta per caso proprio nell’esatta combinazione di fattori necessaria a permanere in orbita. Qualcosa deve aver sospinto la Luna verso la sua altitudine, la sua traiettoria e la sua velocità. Il quesito è: cos’era questo ‘qualcosa’?”

Se si considera la precisa orbita stazionaria della Luna come una mera coincidenza, altra coincidenza è forse il fatto che la Luna si trovi all’esatta distanza dalla Terra utile a oscurare completamente il Sole durante un’eclissi? Anche se il diametro della Luna è di sole 2.160 miglia [3.477,6 km] rispetto alle gigantesche 864.000 miglia [1.391.040 km] del Sole, nondimeno, quando il nostro satellite transita fra il Sole e la Terra si trova nell’esatta posizione utile a oscurare tutto tranne la corona fiammeggiante del primo. Asimov spiegava: “Non sussiste alcuna ragione astronomica in virtù della quale Luna e Sole debbano collimare talmente bene. Si tratta della più pura delle coincidenze, e fra tutti i pianeti solo la Terra gode di una situazione del genere.”
Pura coincidenza? Come si spiegano questo e molti altri misteri della Luna?

Articolo di Jim Marrs

Fonte: https://www.nexusedizioni.it/it/CT/chi-ha-parcheggiato-la-nostra-luna-un-mistero-fuori-dal-mondo-5809

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Un commento

  1. A questo punto di questa querelle, che sembra una gara a cui nessuno risulta vincitore, la definizione di S. Swerdlow sulla comparsa del nostro satellite è la più appropriata. Tutte le altre, sono diventate nel tempo misere illazioni, o puramente ‘ragionevoli’ stronzate.

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