Immigrati scaricano in Italia i figli, la rivelazione: “Vengono perché sanno che dove governa il PD saranno mantenuti”

In Albania e Kosovo c’è un passaparola che va avanti da un decennio: se vuoi mandare un figlio (minore) in Italia per farlo formare a spese dei contribuenti italiani, meglio scegliere una regione governata dal PD come l’Emilia Romagna o la Toscana.

L’Italia, infatti, garantisce vitto, alloggio e percorsi di integrazione a 7.580 figli di immigrati che si dichiarano presunti minori. Un business osceno. E di questi, 1.662 sono albanesi (un flusso costante nel tempo), il 22% del totale. A questi, vanno aggiunti altri 359 kossovari, nazionalità all’ottavo posto della strana classifica che registra “un aumento della presenza” di minori di queste due nazionalità. Due particolarità: gli albanesi accolti a Firenze hanno un’età media di 17,4/17,5 anni (un caso?) e quasi nessuno, neppure tra i kossovari, risulta irreperibile. Il motivo è semplice: è qui che vogliono rimanere. A spese nostre.

Secondo quanto emerge dal report del Ministero del Lavoro, chi parte da Tirana o Pristina sa bene dove dirigersi. La maggior parte degli albanesi sono infatti accolti in Emilia Romagna e Toscana. Lo stesso vale per i kossovari, che in numero minore si concentrano anche in Friuli Venezia Giulia e Veneto. “Questo – spiega una fonte del Comune di Firenze – lascia presupporre l’esistenza di un racket organizzato e governato da qualcuno che li porta prevalentemente in queste regioni”.

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La domanda però è un’altra: perché? Semplice, spiega la fonte, la colpa è del “buonismo peloso” dei governanti: “Il problema deriva da alcuni anni del governo di sinistra. Io lavoro per una amministrazione di sinistra e vedo i limiti di un ‘buonismo da salotto’ che crea opportunità per chi vuole approfittarne“.

“Vengono come se fosse un hotel. Dicono: ‘Ci sono belle strutture e si mangia bene'”. Inoltre, spiega una operatrice del settore, “i ragazzi albanesi e kossovari hanno una rete comunitaria molto ampia sul territorio toscano”. Sanno che il Pd li manterrà a spese dei contribuenti. Ma attenzione, ci guadagnano, e molto, anche le coop che poi finanziano il PD: ogni presunto minore costa ai contribuenti il doppio di un richiedente asilo adulto. E quei soldi vanno alle coop: non è un caso che siano le stesse regioni dove si rubano i bambini ai genitori, c’è “fame” di bambini da gestire. A Bibbiano li fabbricavano rubandoli, figuriamoci quando arrivano da soli e dichiarano di essere “minori”.

A Firenze sono ospitati 270 tra kossovari e albanesi, l’80% del totale. Arrivano spesso accompagnati dai parenti o in autobus. Una volta in città si presentano dalla polizia municipale, dichiarano di essere non accompagnati, vengono portati in una struttura di accoglienza e qui rimarranno fino ai 18 anni. Sfruttando tutti i servizi (scuola, formazione, ecc) che l’Italia garantisce ai figli degli immigrati, ma non ai propri figli.

Nel 2018/2019 il 54% dei nuovi ingressi: “La municipale se li trova lì e li consegna ai servizi sociali come un pacco – spiega la fonte – non verifica se sono davvero non accompagnati o, come spesso accade, se hanno parenti in Italia”. A volte il minore si presenta alla polizia diversi giorni dopo il suo approdo in aeroporto. Perché nessuno gli chiede cosa abbia fatto tutto quel tempo? Da chi abbia dormito? La verità sovente viene a galla molto tempo dopo, quando ormai sono a carico dello Stato.

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Così, alla fine, i migranti finiscono sulla colonna dei costi nel bilancio del Comune e dello Stato. La spesa totale prevista per gli Msna per il 2019, solo a Firenze, è di 5 milioni di euro. Se si considera che l’80% degli ospiti è kosovaro o albanese, facendo i conti della serva, a loro sono destinati circa 4 milioni. Non proprio spiccioli.

Insomma: voi magari non potete mantenere i vostri figli, ma dovete pagare le tasse per mantenere i figli degli altri. Il problema è anche che possono entrare in Italia senza visto. Il visto di ingresso è stato abolito dai governi precedenti, così possono entrare quando vogliono. E non vogliono più uscire. Una sorta di Erasmus a senso unico a spese nostre.

Le famiglie partono dall’Albania, arrivano in Italia e qui lasciano i ragazzini da soli per farli dichiarare “minori stranieri non accompagnati”. Una categoria che il nostro Paese riconosce come bisognosa di assistenza, con generosi sostentamenti economici. E in tanti – troppi – ne approfittano. A denunciare questo scandalo, per primo, fu il sindaco di Faenza Giovanni Malpezzi, nel 2016, che decise di intentare una serie di cause civili contro le famiglie di alcuni di questi mantenuti inviati dalle famiglie a studiare in Emilia-Romagna. Naturalmente a spese dei contribuenti italiani.

“Non sono affatto abbandonati e non fuggono da guerre né persecuzioni– spiega il sindaco – vengono per studiare, soprattutto nelle scuole professionali. Perché lo Stato italiano deve pagare loro il college? Sono servizi che a noi costano dagli 80 ai 100 euro a persona. Vengono tutti dalla stessa provincia albanese“.

Come se non bastasse, al compimento del diciottesimo anno di età i ragazzi ottengono il “permesso di soggiorno”. E poi la cittadinanza italiana. Lo Stato fornisce 45 euro al giorno per ogni minore straniero non accompagnato, spiega Malpezzi, ma il resto (altri 45€) è a carico dei Comuni. In Italia i finti minori stranieri non accompagnati sono quasi 13mila, il 10,5% dei quali albanesi. Nella sola Emilia-Romagna i minori stranieri non accompagnati sono 820 e gli albanesi sono oltre la metà.

Per questo diversi sindaci dei Comuni più importanti hanno inoltrato una petizione al Viminale per chiedere che la loro gestione passi dalle amministrazioni municipali allo Stato. Ma la gestione dovrebbe passare al governo albanese… che se li riprenda, non si vergogna? Ovviamente no!

Rivisto da Conoscenzealconfine.it

Fonte: https://voxnews.info

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PROFUGOPOLI
Quelli che si riempono le tasche con il business degli immigrati
di Mario Giordano

Profugopoli

Quelli che si riempono le tasche con il business degli immigrati

di Mario Giordano

La società che organizza corsi per buttafuori e addetti alle pompe funebri ed è controllata dal noto paradiso fiscale dell'isola di Jersey. L'ex consulente campano che con gli immigrati incassa 24.000 euro al giorno e gira in Ferrari. La multinazionale francese dell'energia. E l'Arcipesca di Vibo Valentia.

Ecco alcuni dei soggetti che si muovono dietro il Grande Business dei Profughi: milioni e milioni di euro (denaro dei contribuenti) gestiti dallo Stato in situazione d'emergenza. E proprio per questo sfuggiti a ogni tipo di controllo. Dunque finiti in ogni tipo di tasca, più o meno raccomandabile.

Si parla spesso di accoglienza e solidarietà, ma è sufficiente sollevare il velo dell'emergenza immigrazione per scoprire che dietro il paravento del buonismo si nascondono soprattutto gli affari. Non sempre leciti, per altro. Fra quelli che accolgono gli stranieri, infatti, ci sono avventurieri improvvisati, faccendieri dell'ultima ora, speculatori di ogni tipo. E poi vere e proprie industrie, che sulla disperazione altrui hanno costruito degli imperi economici: basti pensare che, mentre il 95 per cento delle aziende italiane fattura meno di 2 milioni di euro l'anno, ci sono cooperative che arrivano anche a 100 milioni e altre che in dodici mesi hanno aumentato il fatturato del 178 per cento.

Profugopoli è un fiume di denaro che significa potere, migliaia di posti di lavoro, tanti voti. E che fa gola a molti perché, come è noto, "gli immigrati rendono più della droga". Però l'impressione è che Mafia Capitale, che tanto ci ha indignato, sia solo l'inizio: c'è un pentolone da scoperchiare che non riguarda solo Roma, ma tutta Italia. Lo ha detto anche il capo dell'Anticorruzione Raffaele Cantone: "Temo abusi di un sistema diffuso". Diffuso sì, ma quanto? Leggendo queste pagine ne avrete un'idea.

Profugopoli, infatti, vi anticipa gli scandali che stanno per scoppiare, e vi svela ciò che nessuno ha ancora svelato: le coop sospette che continuano inspiegabilmente a vincere appalti, i personaggi oscuri, gli affidamenti dubbi, i comportamenti incomprensibili di alcune Prefetture. Come si giustifica, per esempio, che nel Nordest si aggiudichi bandi di gara a ripetizione una coop modenese, guidata da uno studente ventiduenne, già segnalata per "gravi inadempienze, poca trasparenza e false comunicazioni"?

Tutti gli scandali sono insopportabili. Ma quelli che si fanno scudo della generosità sono i peggiori. E vanno denunciati, in primo luogo per rispetto ai tantissimi volontari perbene: questo libro è dedicato proprio a loro, che ogni giorno tendono la mano al prossimo senza ritirarla piena di quattrini. E che, perciò, non possono essere infangati da chi ha trasformato l'accoglienza in una grande mangiatoia. Perché se i volontari aiutano gli altri è per cercare di guadagnarsi il paradiso. Quello vero, non quello fiscale.

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