Quando arrivò l’Apocalisse…

Quando arrivò l’Apocalisse… nessuno la prese troppo sul serio.

In seguito molti si giustificarono dicendo che quelli erano strani giorni. Giorni in cui era difficile distinguere il vero dal falso.

Avevano ragione. I media raccontavano storie inventate, lavorando sull’indignazione. Le armi di distruzione di massa si trovavano sulle prime pagine dei giornali, ma non nei paesi accusati di possederle. Qualcuno giurava di aver letto che il governo avrebbe presto concesso case gratuite a poveri e terremotati e in risposta decine di baracche venivano date alle fiamme.

Case farmaceutiche iniettavano malattie nei nostri figli tramite i vaccini. E nei cieli venivano sparse polveri misteriose che ci assoggettavano ai voleri dei governi.

Chi leggeva queste notizie e le credeva vere, era spaventato e arrabbiato. Chi invece pensava fosse tutto falso era spaventato da coloro che ci credevano.

Verità e menzogna, spacciate a poche sterline o condivise gratuitamente, finirono per confondersi, finché, semplicemente, la gente smise di farci caso.

Senza credere più a quello che leggeva, vedeva o sentiva.

Tratto da: Dylan Dog n.374 – La Fine dell’Oscurità (Soggetto e Sceneggiatura: Mauro Uzzeo; Disegni: Giorgio Santucci; Copertina: Gigi Cavenago)

Fonte: https://vladbad.typepad.com/vladbad_news_center/2018/01/la-fine-delloscurita.html

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Più ci si sforza di comprendere, più ci si accorge che tutti gli aspetti della realtà - economici, sociali, politici, tecnici, culturali, spirituali - sono strettamente correlati; e che il problema fondamentale dell'uomo d'oggi è la mancanza di una visione unficatrice della vita, nonché di una chiara e veritiera idea di se stesso, del suo posto nel mondo, del suo ultimo destino.

Più ci si sforza di comprendere, sgombrando la mente da pregiudizi, semplificazioni di comodo, forme compulsive di attaccamento alle cose e al proprio ego, più ci si rende conto che premessa indispensabile per vedere con chiarezza è il recupero di una radicale onestà interiore, di una capacità di scegliersi, riconoscersi, perdonarsi senza troppa indulgenza e riscuotersi senza ipocriti moralismi.

Sia il desiderio di agire su cose e situazioni, modificando la realtà, sia quello di scoprire, apprendere e tesaurizzare nuove conoscenze, possono trasformarsi in valori solo a patto di individuare un progetto di espansione e purificazione della coscienza, senza il quale si cade nella sopravvalutazione tanto dell'agire, quanto del contemplare.
In altre parole, è più che mai attuale il vecchio motto dell'oracolo di Delfi: "Conosci te stesso".

L'azione e la cultura, per quanto bene intenzionate, non hanno alcun potere di modificare positivamente la realtà, se non vengono messe al servizio di una rivoluzione interiore che, attraverso un atto di fondamentale umiltà e lealtà verso se stessi, sia anche un segno di suprema gratitudine alla vita e di amorosa apertura alla dimensione dell'Essere, dal quale proveniamo e al quale aspiriamo, con tutta l'anima, a fare ritorno...

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