Il Governo dei peggiori (criminali) ne spara un’altra…

di Nicola Giordanella

Peste suina, il governo chiude i boschi di Genova: per sei mesi divieto di trekking e mountain bike.

mappa peste suina genova

L’ordinanza del ministero prevede lo stop ad ogni attività con “interazione diretta o indiretta coi cinghiali infetti”. Caccia di selezione esclusa.

Dopo gli allarmi di queste ore sulla presenza di peste suina tra Liguria e Piemonte, arriva il provvedimento del governo, e arriva a “gamba tesa”. L’ordinanza messa a punto nella notte tra il 13 e il 14 gennaio (qui il testo) e sottoscritta dai ministri Speranza e Patuanelli, prevede infatti che nella “zona rossa”, che comprende 114 comuni tra cui Genova, sarà vietata per sei mesi ogni attività che possa avere un contatto con i cinghiali, tra cui la raccolta dei funghi e tartufi, la pesca, il trekking, il mountain bike e le altre attività di “interazione diretta o indiretta coi cinghiali infetti”.

Una vera e propria chiusura dei boschi e dei monti di Genova e dei comuni liguri interessati, e che potrebbe avere risvolti inediti e devastanti per molte località dell’entroterra, che vivono sul turismo escursionistico e per la vita di decine di migliaia di genovesi.

Stando alla interpretazione letterale dell’ordinanza, infatti, fino a luglio sarebbero vietate le gite e le escursioni in tutto l’entroterra genovese. Ma senza andare troppo lontano, in teoria sarebbero vietate anche tutte le attività nei boschi urbani cittadini (è già perché i cinghiali ci sono anche nei parchi cittadini… – ndr), dove migliaia di genovesi, quotidianamente, vanno per correre, camminare, portare il proprio cane a sgambare. Tutto ciò nonostante sia cosa certa l’impossibilità di trasmissione del virus verso altre specie, umani compresi.

Nel testo dell’ordinanza viene poi specificato che “i servizi regionali competenti, su richiesta degli interessati, possono autorizzare, su motivata e documentata richiesta, lo svolgimento delle attività vietate, sulla base della valutazione del rischio da parte del CEREP”. Vale a dire che per le attività comprese dal decreto tra quelle sospese nella zona rossa ci potranno essere delle deroghe, ma per averle bisognerà passare dagli uffici regionali, che si rifaranno alle valutazioni del Centro di Referenza Nazionale per lo Studio delle malattie da Pestivirus e da Asfivirus. Insomma, il caos.

Paradossalmente viene ammessa la caccia di selezione, che potrà essere autorizzata dai servizi regionali competenti “sulla base di una valutazione tecnica che tenga conto della natura dell’attività e delle specifiche caratteristiche dell’area coinvolta”, mentre viene vietata quella generica: il provvedimento, infatti, punta a dare rassicurazioni a livello economico per quanto riguarda l’export di carni e salumi italiani, di cui ieri è arrivata la sospensione di importazione da parte di paesi come Cina, Giappone, Svizzera e Taiwan. Un giro d’affari da circa 1,7 miliardi di euro che il governo prova a tutelare con questa mossa (che gran buffonata… )

Nella grandissima zona rossa prevista dal governo ci sono complessivamente 114 comuni, 78 in Piemonte e 36 in Liguria. Questi sono quelli compresi nell’area metropolitana genovese: Arenzano, Bogliasco, Ceranesi, Ronco Scrivia, Mele, Isola del Cantone, Lumarzo, Masone, Serra Riccò, Genova, Campo Ligure, Mignanego, Bargagli, Busalla, Savignone, Torriglia, Rossiglione, Sant’Olcese, Valbrevenna, Sori, Tiglieto, Campomorone, Cogoleto, Pieve Ligure, Davagna, Casella, Montoggio Crocefieschi e Vobbia. Per la provincia di Savona invece sono compresi: Albisola Superiore,  Celle Ligure, Stella, Pontinvrea, Varazze, Urbe e Sassello.

Per quanto riguarda le sanzioni, sono ancora da chiarire le modalità di controllo e di vigilanza sull’applicazione di questa norma, visto che nell’ordinanza vengono genericamente demandate “ai Servizi veterinari delle Aziende sanitarie locali territorialmente competenti in collaborazione con le Forze dell’ordine”.

Stando ad una prima interpretazione, da confermare, in assenza di altre disposizioni più specifiche si potrebbe applicare l’articolo 650 del codice penale, che recita: “Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, o d’ordine pubblico o d’igiene, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a euro 206”.

L’Italia è in mani criminali… non c’è più niente da dire! I cittadini vengono vessati e continuamente puniti, distrutti economicamente con pretesti ridicoli… purtroppo però il “cittadino-pecorone” medio non se ne avvede ancora… (ndr)

Articolo di Nicola Giordanella

Rivisto da Conoscenzealconfine.it

Fonte: https://www.genova24.it/?p=290358

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