Facebook Francia: i ‘moderatori’ sarebbero musulmani che vivono in Paesi islamici

di Yves Mamou

I “team di moderatori” per i social media della Francia, in genere, sono situati nei paesi francofoni con manodopera a basso costo, nel Nord Africa e in Madagascar. In Francia, circolano molte voci sul fatto che i moderatori di Facebook si trovino nei paesi musulmani francofoni come Tunisia, Algeria e Marocco. Il social network non conferma né nega.

In particolare, i diffusori musulmani di odio continuano a proliferare su Facebook, mentre gli anti-islamisti sono vittime di vessazioni e si ritrovano l’account cancellato. Questi utenti di Facebook, come decine e decine di altri, sembrano essere le vittime di “branchi” islamisti. Una volta che le opinioni e le analisi di questi utenti non passano inosservate, vengono denunciate al social network come “razziste” o “islamofobe” e i loro account eliminati.

Fatiha Boudjahlat, la cofondatrice del movimento laicista Viv(r)e la République, è una figura di spicco dell’anti-islamismo in Francia. Viene costantemente intervistata in tv e alla radio e i suoi editoriali sono regolarmente pubblicati su Le Figaro. Di recente, su Facebook, la Boudjahlat ha fortemente criticato un’impiegata governativa islamista, Sonia Nour, per aver definito “un martire”, l’slamista tunisino che ha ucciso due ragazze a Marsiglia. Qualche settimana dopo l’omicidio, l’account Facebook della Boudjahlat è stato cancellato.

Libri e varie...

Sotto il Burqa

di Deborah Ellis

SOTTO IL BURQA
di Deborah Ellis

La vita di Parvana in Afghanistan sotto il regime dei talebani era questa: un Paese in cui donne e ragazze non possono uscire di casa senza essere scortate da un uomo; devono indossare abiti che coprono ogni centimetro del tuo corpo, viso compreso.
 E questa è la vita a cui si ribella Parvana, undici anni, che non ha paura di travestirsi da ragazzo per poter uscire di casa e lavorare, per se stessa, per la sua famiglia, per cambiare le cose.
 La sua è una vita immaginata, ma basata su testimonianze vere raccolte dall'autrice nei campi per rifugiati pakistani.
 Perché tutte le Parvana del mondo hanno bisogno che si parli di loro.
 Età di lettura: da 10 anni....

Cristianesimo/Islam

di Frithjof Schuon

CRISTIANESIMO/ISLAM
di Frithjof Schuon

Questa opera è il coronamento di mezzo secolo di continuità di pensiero di Frithjof Schuon sulle ultime due religioni monoteistiche: il Cristianesimo e l'Islam, che vengono esaminate anche nelle loro espressioni principali: Cattolicesimo, Ortodossia, Evangelismo da una parte, Sunnismo e Sciismo dall'altra. L'Autore ne delinea, con la consueta maestria, le particolarità e ne spiega le differenze, ponendo in rilievo gli aspetti d'incontro esoterici, il cui richiamo è già nel sottotitolo del libro.
 Jean Canteins nella sua lunga recensione, apparsa nel 1982 su Études Traditionnelles, scrive tra l'altro: "L'opera di F. Schuon si è sviluppata rispetto a un punto centrale e tale punto è determinato dall'asse incrollabile della Verità; nello svilupparsi essa ha toccato molti punti del cerchio delle possibilità d'intellezione mutando però continuamente il piano cosicché, il cerchio non essendo mai chiuso, il processo somiglia alla spirale. Questo pensiero a spirale ci ha offerto approcci sempre più incisivi - poiché delimitanti sempre più da vicino l'asse ideale - su punti di teologia, di metafisica o d'esoterismo che traggono il loro significato dai presupposti anteriori, ogni volta ricordati per il lettore nuovo"....

Non Abbiamo abbastanza Paura

Noi e l'Islam

di Vittorio Feltri

NON ABBIAMO ABBASTANZA PAURA
Noi e l'Islam
di Vittorio Feltri

"Dobbiamo avere più paura di quella che abbiamo. Una paura così grande da trasformarsi nel coraggio di uccidere per non morire."
 In questo acuminato pamphlet di Vittorio Feltri la paura diventa, paradossalmente, la madre del coraggio. Il coraggio di riconoscere un nemico in tutta la sua pericolosità e, quindi, di affrontarlo. Oggi il nemico è quella parte del mondo musulmano che, con nomi diversi (al-Qaeda, Isis, Stato islamico, Califfato), si è organizzata militarmente e statualmente per conquistare l'Occidente, e che, con l'attentato terroristico alla sede della rivista satirica parigina "Charlie Hebdo", ha colpito la democrazia occidentale in uno dei suoi princìpi cardine: la libertà di espressione. Rendendo sempre più evidente quel mortale scontro di civiltà di cui Oriana Fallaci, come una moderna Cassandra, si fece premonitrice inascoltata nei suoi ultimi scritti.
 Dobbiamo avere più paura, ci ammonisce Feltri, perché questi terroristi non sono membri di cellule impazzite, bensì guerrieri di un esercito il cui cemento è l'odio per l'Occidente e l'assoluta intolleranza religiosa verso chiunque si discosti dall'islam e dalla "sharia", la legge che regola anche i costumi quotidiani e i rapporti familiari e interpersonali, calpestando la dignità delle donne con la totale sottomissione al potere maschile e indottrinando i figli a una pratica religiosa che, con la sua barbarie, travalica i limiti del più elementare concetto di umanità.
 Questo disprezzo per gli "infedeli" nella sua espressione più brutale e spietata non è esclusiva di gruppi islamisti dogmatici e settari. È anzi facilmente rintracciabile nel Corano, che Feltri cita puntualmente per mostrare come, leggendo le parole del Profeta, sia una contraddizione in termini parlare di "islam moderato": se le radici sono l'odio e la violenza contenuti nelle sure dettate da Maometto, la pianta che ne nasce può dare come frutto solo il cieco e sanguinario fanatismo oggi imperante.
 Siamo sotto assedio, in stato di guerra. L'islam ha scatenato la "jihad", la guerra santa, contro l'Occidente. Ecco perché dobbiamo avere più paura e con coraggiosa intransigenza difendere i nostri valori, la nostra identità culturale e le sue radici cristiane. Se continuiamo a addolcire le nostre posizioni con il miele del "politicamente corretto" più ottuso, a smussare i nostri argomenti con la lima dei sottili distinguo, se soffochiamo le grida di allarme con il silenzio di una miope tolleranza, se, insomma, non iniziamo ad avere veramente paura, avremo perso ancor prima di combattere, consegnandoci come vittime impotenti al furore del terrorismo integralista islamico....

Violenza e Islam

Conversazioni con Houria Abdelouahed

di Adonis

VIOLENZA E ISLAM
Conversazioni con Houria Abdelouahed
di Adonis

Un grande intellettuale arabo spiega le cause profonde del terrorismo islamico.
 Conosciamo tutti la follia di certi leader arabi, responsabili dei massacri dei loro popoli, e conosciamo il loro odio nei confronti delle libertà pubbliche. Ma oggi lo Stato islamico, invocando la legge della sharia, ostenta una barbarie che supera ogni immaginazione. Il suo compito sarebbe quello di ripulire la terra dell'islam da tutto ciò che minaccia la sua purezza. E in nome di questa purezza si commettono i crimini peggiori: uccisioni, stupri, massacri, saccheggi, vendita di donne, distruzione di siti archeologici e storici…
 La condanna dell'alterità va di pari passo con la desolazione e la rovina. "È la rovina" scrive Adonis "che caratterizza lo stato attuale del mondo arabo, un mondo in cui si politicizza la religione e si sacralizza la politica." Oggi è della massima urgenza riflettere sul senso di questa rovina.
 A partire da qui il nuovo, scottante libro di Adonis affronta il tema della violenza come aspetto costitutivo dell'islam e, passando al tempo presente, mette a fuoco i temi più drammaticamente attuali: il fallimento della Primavera araba, gli attentati terroristici, la nascita dell'Isis....

Il Feroce Saracino

La guerra dell'Islam. Il califfo alle porte di Roma

di Pietrangelo Buttafuoco

IL FEROCE SARACINO
La guerra dell'Islam. Il califfo alle porte di Roma
di Pietrangelo Buttafuoco

Più che la scimitarra, la forbice. Questa era la percezione dell'islam nell'immaginario degli italiani. Le forbici sul fez del Turco napoletano, una delle più fortunate maschere di Totò, la simpatia malandrina del Sarracino cantato da Carosone, o l'alone fiabesco del Saladino della pubblicità Perugina. Da religione residuale l'islam oggi è diventato l'incubo di tutti; bussa alla porta di ciascuno di noi, insinuandosi nella nostra più privata quotidianità.
 Della strage di "Charlie Hebdo" a Parigi resta un fotogramma: un musulmano che spara a un altro musulmano. Due individui colti nel momento in cui la guerra civile globale diventa – ben oltre l'immagine – un fatto conclamato. Il primo uccide in nome di Allah, il secondo muore invocandolo. È una  guerra civile all'interno dell'islam quella che, nel solco delle primavere arabe, dei flussi migratori e del dilagare del terrorismo internazionale, incendia la comunità musulmana. Si chiama fitna ed è la discordia insanabile, una faida che non trova tregua e che trascina nel proprio gorgo tutti.
 L'Isis cancella coi caterpillar l'antica città di Hatra. Come a Mosul, così a Nimrud. Di duemila anni di storia resta la polvere e una minaccia: la demolizione delle Piramidi in Egitto. Uno  scempio messo in atto dai terroristi che non risparmia neppure i luoghi santi della religione di Maometto. E senza risparmiare Mecca dove i fanatici, tra le tante memorie della devozione, non hanno esitato a distruggere la casa del primo califfo dell'islam e anche la dimora di Khadigia, la prima moglie del Profeta, per lasciare il posto a dei bagni pubblici....

Comprendere l'Islam

di Frithjof Schuon

COMPRENDERE L'ISLAM
di Frithjof Schuon

"Quello a cui miriamo, in questo libro, è in definitiva la scientia sacra o la philosophia perennis, la gnosi universale che è sempre stata e che sempre sarà. Pochi discorsi sono così spiacevoli come i lamenti convenzionali sulle "ricerche" mai soddisfatte dello "spirito umano"; in realtà, tutto è già stato detto, ma si è ben lontani dal fatto che tutto sia stato sempre compreso da tutti.
 Non sarebbe dunque il caso di presentare "nuove verità"; ciò che s'impone alla nostra epoca, anzi ad ogni epoca che si allontana dalle origini, è fornire ad alcuni chiavi rinnovate - più differenziate e più riflessive di quelle antiche, ma non migliori - per aiutarli a riscoprire verità che sono iscritte, con scrittura eterna, nella sostanza stessa dello spirito.
 Il libro si rivolge in primo luogo a lettori occidentali, considerata la sua lingua e la sua dialettica, ma non dubitiamo che lettori orientali di formazione occidentale - che abbiano forse perduta di vista la fondatezza della fede in Dio e della tradizione - possano ugualmente trame giovamento e comprendere, in ogni caso, che la tradizione non è una mitologia puerile e desueta, ma una scienza terribilmente reale." (dalla Prefazione di Frithjof Schuon)...

Ma non è la sola ad essere stata presa di mira dagli islamisti su Facebook. Leila Ourzik, un’artista che vive a Grigny, un sobborgo di Parigi ad alta densità islamica, è una musulmana che mangia e beve apertamente durante il Ramadan e si oppone all’uso del velo. A causa del suo comportamento non islamico, la donna viene pubblicamente offesa e minacciata quotidianamente, anche sui social network. Su Facebook, la Ourzik è diventata un bersaglio. Gli islamisti l’hanno vessata con insulti e minacce, hanno postato la sua foto su siti web porno e alla fine sono riusciti a ottenere la cancellazione del suo account su Facebook. All’improvviso, senza alcun preavviso, il suo profilo è stato chiuso. “Non una, ma molte volte”, dice al Gatestone. Per quale motivo? “Non lo so, non lo dicono mai. Ma un giorno, è finita, è stato cancellato tutto”.

Il profilo di Olivier Aron, un dentista e un ex politico, è stato rimosso da Facebook per settimane. Aron è attivo nei dibattiti sull’Islam e l’islamismo. Anche lui non ha paura. Sul social network contraddice gli islamisti, ma loro non sembrano interessati al dibattito. Preferiscono la censura. Secondo Araon, molti di loro si sono lamentati con Facebook. “Immagino che mi abbiano accusato di essere razzista e islamofobo”, ha detto Aron.L’intimidazione è dappertutto. Un uomo che non conosco ha scoperto il mio numero di telefono e i miei contatti e li ha inviati a tutti i suoi amici”. Le conseguenze non si sono fatte attendere. L’assistente dello studio dentistico di Aron ha ricevuto un’allarmante telefonata: “Di’ al dottor Aron che ‘Kelkal’ lo ucciderà”. Kelkal, un terrorista islamista algerino, era un membro del Gruppo Islamico Armato (GIA) e responsabile dell’ondata di attacchi in Francia, nell’estate del 1995. Anche se Kelkal è stato ucciso dalla polizia venti anni fa, per molti musulmani radicalizzati, rimane il prototipo del jihadista “moderno”.

La scorsa primavera, anche Michel Renard, un insegnante di storia a Saint Chamond, è stato cancellato da Facebook. “Senza alcun preavviso, senza alcuna possibilità di parlare con qualcuno, improvvisamente tutti i miei scritti sono spariti”, ha raccontato al Gatestone. Renard aveva postato online delle analisi molto dettagliate sull’islamismo. “Ma”, egli ha spiegato, “gli islamisti sono estremamente attivi su Facebook. Ti insultano. Ti minacciano“. Anche se Renard aveva rifiutato le richieste di amicizia sul social dei suoi alunni, “i loro genitori si sono lamentati con il dirigente della scuola. (…) Le intimidazioni sono ovunque, nella vita reale e in rete”.

Questi utenti di Facebook, come decine e decine di altri, sembrano essere le vittime di “branchi” islamisti. Una volta che le opinioni e le analisi di questi utenti non passano inosservate, vengono denunciate a Facebook come “razziste” o “islamofobe” e i loro account eliminati.

In Francia, Facebook cancella migliaia di account ogni anno. Sarebbe interessante sapere quanti di questi profili sono stati eliminati perché i loro proprietari hanno messo in discussione l’islamismo, ma nessuno lo sa: il social network divulga solo blande dichiarazioni standard, che sembrano ovviamente destinate a evitare di spiegare qualcosa.

Quello che sappiamo è che Facebook ha 4500 ‘moderatori di contenuti’ e di recente ha annunciato di volerne assumere altri 3000, secondo quanto riportato da The Guardian. Settemilacinquecento moderatori per più di due miliardi di utenti di Facebook? È ridicolo. Il Guardian continua: “Ci sono centri di moderatori in tutto il mondo, ma Facebook si rifiuta di rivelare il numero esatto o i luoghi”. E allora la domanda dovrebbe essere: Facebook ricorre a fonti esterne per la moderazione dei contenuti, e se sì, a chi?

In Francia, tre società sembrano competere come subappaltatrici per moderare i contenuti online: Netino, Concileo e Atchik Services. I “team di moderatori” per i social media della Francia in genere sono situati nei paesi francofoni con manodopera a basso costo, nel Nord Africa e in Madagascar. In Francia, circolano molte voci sul fatto che i moderatori di Facebook si trovino nei paesi musulmani francofoni come Tunisia, Algeria e Marocco. Il social network non conferma né nega di subappaltare il lavoro di “moderazione” a società che impiegano manodopera musulmana a basso costo in Nord Africa. I diffusori musulmani di odio continuano a proliferare su Facebook, mentre gli anti-islamisti sono vittime di vessazioni e si ritrovano senza account.

Tutto questo è un sintomo della negazione dominante nei media francesi che continua a ripetere – nonostante numerosissime prove indichino il contrario – che “l’islamismo non è in guerra con la cultura occidentale”. Di conseguenza, la libertà di espressione in Francia è ora moderata (con massimo conflitto di interessi) da musulmani che vivono in paesi islamici.

Paradossalmente, però, se Facebook affidasse la gestione della “moderazione dei contenuti” a società in Francia o Belgio il risultato sarebbe lo stesso. I musulmani estremisti cacciano in branco, mentre gli anti-estremisti sono essenzialmente dei solitari. Il Conseil supérieur de l’audiovisuel, ad esempio, l’autorità amministrativa indipendente francese con compiti di regolazione e di controllo nell’ambito della radiotelevisione, è travolta da un’ondata di proteste ogni volta che il giornalista francese anti-islamista Éric Zemmour appare in televisione. Zemmour viene citato in giudizio almeno due volte l’anno con l’accusa di “razzismo”, semplicemente perché organizzazioni islamiste come il Collectif contre l’islamophobie en France (Collettivo contro l’islamofobia in Francia) lanciano campagne per esortare i musulmani francesi a protestare contro “l’islamofobia” di Zemmour. È lo stesso sistema utilizzato per i social network? È possibile, vista la totale mancanza di trasparenza delle decisioni di Facebook.

Purtroppo, i contrattacchi contro queste campagne intimidatorie condotte da branchi di lupi sono ancora “in fase di costruzione”. Non solo Facebook censura i contenuti utilizzando i moderatori, ma la società ha anche creato una squadra di intervento che si occupa delle richieste da parte della polizia e delle agenzie di sicurezza. In Francia, tali richieste da parte dei tribunali e dei dipartimenti giudiziari sono aumentate passando da 3208 istanze nel 2013 a 8121 nel 2016. Secondo Le Journal du Net, un sito web d’informazione dedicato all’attualità dei media, nel 2015, “a seguito di richieste governative, Facebook ha cancellato in Francia 37.990 pagine, a fronte delle 30.126 rimosse durante lo stesso periodo in India, di 6574 in Turchia e solo 85 in Russia”.

Sono state cancellate esclusivamente le pagine con contenuti islamisti e jihadisti? Cos’altro? Contenuti scomodi? Per i governi in Europa, stranamente gli anti-jihadisti sono considerati un problema ancora più grave rispetto ai jihadisti.

Nell’aprile scorso, Facebook ha pubblicato un documento intitolato “Information Operations and Facebook”. A pagina 9, si può leggere, “in Francia, ad esempio, a partire dal 13 aprile, questi miglioramenti di recente ci hanno permesso di agire contro oltre 30 mila profili falsi”. I “miglioramenti” di cui parla il social network si riferiscono a nuove tecniche analitiche che consentono a Facebook di rimuovere gli account seriali che diffondono “fake news” – notizie bufala. E non sorprende che questi “profili falsi” siano stati particolarmente attivi durante la campagna per le presidenziali francesi nella primavera 2017.

Per Facebook e per i funzionari francesi, il grande dilemma non sembra essere: “L’islamismo è in guerra con la nostra libertà di espressione?”, ma piuttosto: “Vladimir Putin interferisce con la politica francese?” Facebook presta attenzione a questo. Il social network non può permettersi di ignorare le richieste dei politici. In ogni paese, i suoi introiti pubblicitari dipendono dai buoni rapporti che intrattiene con i poteri pubblici.

È importante ricordare come nel 2015, al culmine della crisi migratoria, la cancelliera tedesca Angela Merkel incalzò il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, a rimuovere migliaia di post attivi contro la migrazione di massa, pubblicati su Fb. “Ci stai lavorando?”, gli chiese la Merkel in inglese, e Zuckerberg replicò che “lo stava facendo”.

Due anni dopo, gli strumenti di intelligenza artificiale si apprestano a portare pace e tranquillità ai governi in cambio di profitti veloci, ma non la pace ai cittadini.

Articolo di Yves Mamou – Yves Mamou, vive in Francia, ha lavorato per vent’anni come giornalista per Le Monde.

Fonte: http://www.imolaoggi.it/2017/10/30/facebook-francia-i-moderatori-sarebbero-musulmani-che-vivono-in-paesi-islamici/

Libri e varie...

Comprendere l'Islam

di Frithjof Schuon

COMPRENDERE L'ISLAM
di Frithjof Schuon

"Quello a cui miriamo, in questo libro, è in definitiva la scientia sacra o la philosophia perennis, la gnosi universale che è sempre stata e che sempre sarà. Pochi discorsi sono così spiacevoli come i lamenti convenzionali sulle "ricerche" mai soddisfatte dello "spirito umano"; in realtà, tutto è già stato detto, ma si è ben lontani dal fatto che tutto sia stato sempre compreso da tutti.
 Non sarebbe dunque il caso di presentare "nuove verità"; ciò che s'impone alla nostra epoca, anzi ad ogni epoca che si allontana dalle origini, è fornire ad alcuni chiavi rinnovate - più differenziate e più riflessive di quelle antiche, ma non migliori - per aiutarli a riscoprire verità che sono iscritte, con scrittura eterna, nella sostanza stessa dello spirito.
 Il libro si rivolge in primo luogo a lettori occidentali, considerata la sua lingua e la sua dialettica, ma non dubitiamo che lettori orientali di formazione occidentale - che abbiano forse perduta di vista la fondatezza della fede in Dio e della tradizione - possano ugualmente trame giovamento e comprendere, in ogni caso, che la tradizione non è una mitologia puerile e desueta, ma una scienza terribilmente reale." (dalla Prefazione di Frithjof Schuon)...

Il Feroce Saracino

La guerra dell'Islam. Il califfo alle porte di Roma

di Pietrangelo Buttafuoco

IL FEROCE SARACINO
La guerra dell'Islam. Il califfo alle porte di Roma
di Pietrangelo Buttafuoco

Più che la scimitarra, la forbice. Questa era la percezione dell'islam nell'immaginario degli italiani. Le forbici sul fez del Turco napoletano, una delle più fortunate maschere di Totò, la simpatia malandrina del Sarracino cantato da Carosone, o l'alone fiabesco del Saladino della pubblicità Perugina. Da religione residuale l'islam oggi è diventato l'incubo di tutti; bussa alla porta di ciascuno di noi, insinuandosi nella nostra più privata quotidianità.
 Della strage di "Charlie Hebdo" a Parigi resta un fotogramma: un musulmano che spara a un altro musulmano. Due individui colti nel momento in cui la guerra civile globale diventa – ben oltre l'immagine – un fatto conclamato. Il primo uccide in nome di Allah, il secondo muore invocandolo. È una  guerra civile all'interno dell'islam quella che, nel solco delle primavere arabe, dei flussi migratori e del dilagare del terrorismo internazionale, incendia la comunità musulmana. Si chiama fitna ed è la discordia insanabile, una faida che non trova tregua e che trascina nel proprio gorgo tutti.
 L'Isis cancella coi caterpillar l'antica città di Hatra. Come a Mosul, così a Nimrud. Di duemila anni di storia resta la polvere e una minaccia: la demolizione delle Piramidi in Egitto. Uno  scempio messo in atto dai terroristi che non risparmia neppure i luoghi santi della religione di Maometto. E senza risparmiare Mecca dove i fanatici, tra le tante memorie della devozione, non hanno esitato a distruggere la casa del primo califfo dell'islam e anche la dimora di Khadigia, la prima moglie del Profeta, per lasciare il posto a dei bagni pubblici....

ISIS. Lo Stato del Terrore

Chi sono e cosa vogliono le milizie islamiche che minacciano il mondo

di Loretta Napoleoni

ISIS. LO STATO DEL TERRORE
Chi sono e cosa vogliono le milizie islamiche che minacciano il mondo
di Loretta Napoleoni

Le decapitazioni dei prigionieri. La pulizia etnico-religiosa nelle zone occupate dell'Iraq. La proclamazione di un Califfato. Queste sono le cose che i media hanno cominciato a raccontarci nell'estate 2014 sull'Isis, i pochi frammenti di un mosaico nuovo e terribile, a cui il mondo non era pronto.
 Queste milizie hanno conquistato un territorio più vasto del Texas nel cuore del Medio Oriente, hanno dissolto i confini dettati dal colonialismo occidentale un secolo fa, hanno costretto gli Usa a tornare a bombardare l'Iraq. Ma chi sono, da dove vengono, come hanno fatto a diventare così potenti, e fin dove possono arrivare? 
 In questo libro Loretta Napoleoni, uno dei massimi esperti di terrorismo internazionale, offre al grande pubblico il primo e più completo ritratto dell'Isis – il cui stesso nome è mutato molte volte, a seconda delle diverse condizioni sul campo e nel sistema mediatico. Perché, scrive Napoleoni, "quel che distingue questa organizzazione da ogni altro gruppo armato che l'ha preceduta e quel che ne spiega l'enorme successo sono la sua modernità e il suo pragmatismo".
 Dimenticate i talebani, che tenevano l'Afghanistan nel Medioevo. Dimenticate al Qaeda, che aleggiava senza una vera e propria potenza militare, capace solo di colpi isolati, di scarso valore geopolitico. Questa nuova minaccia punta a un ambiziosissimo obiettivo: far nascere dalle ceneri dei conflitti mediorientali non un gruppo terroristico, ma un vero e proprio stato – con un suo territorio, una sua economia e un'enorme forza di attrazione per i musulmani fondamentalisti di tutto il mondo....

La Nuova Guerra Mondiale

Scontro di civiltà o guerra civile islamica?

di Massimo Introvigne

LA NUOVA GUERRA MONDIALE
Scontro di civiltà o guerra civile islamica?
di Massimo Introvigne

Dalla strage degli italiani a Nasiriyya del 12 novembre 2003 alle elezioni irachene del 2005, passando per l'11 settembre dell'Europa a Madrid e per l'11 settembre dei bambini a Beslan, questo libro ripercorre una fase cruciale della Quarta guerra mondiale (la Terza è stata la guerra, cosiddetta "fredda", fra mondo libero e comunismo) che l'ultra-fondamentalismo islamico ha dichiarato all'Occidente. Un periodo in cui la nuova guerra mondiale si è precisata sempre di più anche come guerra civile all'interno dell'islam. Non fra due soli campi – "moderati e "terroristi" – ma tra una pluralità di soggetti fra cui s'intrecciano alleanze e rotture: progressisti laici (isolati e minoritari), nazionalisti, conservatori aperti alla democrazia, tradizionalisti puritani d'ispirazione saudita, fondamentalisti, ultra-fondamentalisti che organizzano o sostengono il terrorismo. Una sequela di eventi troppo numerosi per ricordarli tutti, che il testo si sforza di sottrarre alla cronaca e d'inserire in un quadro coerente. Dalle morti di 'Arafat e del fondatore di Hamas, Yasin, alle elezioni in Afghanistan, Algeria, India, Indonesia, Stati Uniti, dai conflitti fin troppo noti – Palestina, Cecenia, Iraq – alle guerre spesso dimenticate nel Sudan, nelle Filippine, in Uganda, in Congo. E sangue, tanto sangue: Fabrizio Quattrocchi, Enzo Baldoni, le teste mozzate, le autobomba, i razzi di Hamas sugli asili israeliani, la strage degli innocenti in Ossezia. È la guerra dei tre B – Bush, Blair e Berlusconi – contro Osama bin Laden, ma anche contro un pacifismo no global che sempre più spesso gioca il ruolo di alleato oggettivo del fondamentalismo islamico, sostenuto anche dalle ambiguità della Francia e delle sinistre europee. Una guerra che non registra solo sconfitte, ma anche importanti vittorie contro il terrorismo globale. Una guerra, soprattutto, che si può vincere: purché alla forza delle armi si accompagni una forza morale capace di condannare tutti i terrorismi, davvero "senza se e senza ma"....

Sempre Connessi

Per non perdere le tracce dei propri ragazzi tra facebook e social network. una guida per genitori ed insegnanti

di Maria Calabretta

SEMPRE CONNESSI
Per non perdere le tracce dei propri ragazzi tra facebook e social network. una guida per genitori ed insegnanti
di Maria Calabretta

Un testo ricco di spunti, riflessioni e test per riflettere su come i ragazzi intendano e vivano i loro spazi ma anche per non sottovalutare i rischi che un'esposizione mediatica comporta quando si gioca con la propria identità.
 Un tempo esisteva il "diario segreto", oggi c'è la tendenza a divulgare qualsiasi cosa su facebook - pensieri, desideri, rabbie, solitudini... - sperando che qualcuno ascolti e risponda. Ma...
 
 - Quanto può essere sincero o solido un legame virtuale rispetto a quello virtuale?
 - Perché raccontare in rete ogni frammento della propria giornata, condividendo emozioni, nell'attesa che vengano commentate?
 - L'impulso a controllare se gli "amici" hanno risposto sulla bacheca personale, denuncia un'ossessione collettiva oppure si tratta soltanto di un nuovo e sano modo di comunicare?
  La rete è una grande risorsa per condividere emozioni e opinioni, ma il suo uso illimitato rischia di sfociare in dipendenza e a dare luogo a forme di disagio che possono compromettere i rapporti umani e condurre ad una visione distorta della realtà.
 Genitori, educatori ed insegnanti osservano un po' increduli e un po' spaventati i giovani. Facebook li sta portando via... Ma dove? E come reagire? Come controllarli senza essere invadenti? Come e quando aiutarli?...

La Rabbia e l'Orgoglio

di Oriana Fallaci

LA RABBIA E L'ORGOGLIO  - LIBRO
di Oriana Fallaci

Una scrittrice combattente irriducibile sempre controcorrente
 Con "La rabbia e l'orgoglio" (2001), Oriana Fallaci rompe un silenzio durato dieci anni, dalla pubblicazione di "Insciallah", epico romanzo sulla missione occidentale di pace nella Beirut dilaniata dallo scontro tra cristiani e musulmani e dalle faide con Israele. 
 Dieci anni in cui la Fallaci sceglie di vivere ritirata nella sua casa newyorchese, come in esilio, a combattere il cancro. Ma non smette mai di lavorare al testo narrativo dedicato alla sua famiglia, quello che lei chiama "il-mio-bambino", pubblicato postumo nel 2008, "Un cappello pieno di ciliege".
  L'undici settembre le impone di tornare con furia alla macchina da scrivere per dar voce a quelle idee che ha sempre coltivato nelle interviste, nei reportage, nei romanzi, ma che ha poi "imprigionato dentro il cuore e dentro il cervello" dicendosi "tanto-la-gente-non-vuole-ascoltare". Il risultato è un articolo sul "Corriere della Sera" del 29 settembre 2001, un sermone lo definisce lei stessa, accolto con enorme clamore in Italia e all'estero. Esce in forma di libro nella versione originaria e integrale, preceduto da una prefazione in cui la Fallaci affronta alle radici la questione del terrorismo islamico e parla di sé, del suo isolamento, delle sue scelte rigorose e spietate. 
 La risposta è esplosiva, le polemiche feroci. Mentre i critici si dividono, l'adesione dei lettori, in tutto il mondo, è unanime di fronte alla passione che anima queste pagine. Prefazione di Ferruccio De Bortoli....
I PERSUASORI OCCULTI
Il potere subdolo della pubblicità in un libro poetico
di Vance Packard

L'Alleanza tra scienza e pubblicità per orientare i gusti del pubblico
 Quando nel 1957 Vance Packard, quarantatreenne insegnante di giornalismo all'Università di New York, rivelò al grande pubblico americano e a quello di tutto il mondo che l'alleanza sempre piú stretta tra analisi e pubblicità minacciava subdolamente, ma scientificamente, la libertà d'opinione su qualsiasi argomento, venne arruolato nella schiera dei piú grandi allarmisti.
 I persuasori occulti è ancora oggi, a tanti anni di distanza, un testo urticante con cui fare i conti in un primo bilancio.
 Quante previsioni si sono avverate? Perché sí? Perché no?
 All'edizione originale lo stesso Packard ha aggiunto l'epilogo I persuasori occulti rivisitati negli anni ottanta, che aggiorna ulteriormente il suo discorso....

I Persuasori Occulti

Il potere subdolo della pubblicità in un libro poetico

di Vance Packard

L'Alleanza tra scienza e pubblicità per orientare i gusti del pubblico

Quando nel 1957 Vance Packard, quarantatreenne insegnante di giornalismo all'Università di New York, rivelò al grande pubblico americano e a quello di tutto il mondo che l'alleanza sempre piú stretta tra analisi e pubblicità minacciava subdolamente, ma scientificamente, la libertà d'opinione su qualsiasi argomento, venne arruolato nella schiera dei piú grandi allarmisti.

I persuasori occulti è ancora oggi, a tanti anni di distanza, un testo urticante con cui fare i conti in un primo bilancio.

Quante previsioni si sono avverate? Perché sí? Perché no?

All'edizione originale lo stesso Packard ha aggiunto l'epilogo I persuasori occulti rivisitati negli anni ottanta, che aggiorna ulteriormente il suo discorso.

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