Dal Nobel Joseph Stiglitz, l’ultima chiamata per l’Italia: “Cosa vi succederà se non uscite subito dall’euro”

di Francesco Specchia

L’euro è la nostra peste, la Germania il suo cocciuto untore.

All’appena insediatosi “governo italiano euroscettico” Joseph E. Stiglitz – Nobel con l’elmetto, Torquemada della moneta unica – consiglia di “introdurre una moneta parallela” e “usare una moneta elettronica sempre più semplice ed efficace” per evitare di morire straziati dall’economia Ue, dominata dalla Germania e dall’euro “cattivo”.

Non è un’idea nuova, quella che l’economista della Columbia University, propone in un articolo per la testata Politico Global Policy Lab e che accenna tra le pagine nella nuova edizione del suo “La globalizzazione e i suoi oppositori” (Einaudi, dove il tema sono gli Usa).

Libri e varie...

Non è un’idea nuova, la sua evocata uscita dall’euro da parte dell’Italia. Ma stavolta la prende più alla larga. Stieglitz, sostiene che l’euro così com’è, abbia “aumentato le divisioni all’interno della Ue, in particolare tra paesi creditori e debitori” e che sia alla base della “crisi migratoria, in cui le norme europee impongono un onere ingiusto ai paesi in prima linea che ricevono migranti, come la Grecia e l’ Italia”; e ancora… che, in realtà, la vera causa del disallineamento dei tassi di cambio potenziali, sia nella politica fiscale e salariale molto “stitica” della Merkel.

Sicché, per Stiglitz, “se la Germania non è disposta a prendere i passi fondamentali necessari per migliorare l’unione monetaria, dovrebbe lasciare l’eurozona” perché “il valore dell’euro si ridurrebbe e le esportazioni dell’Italia e di altri paesi dell’Europa meridionale aumenterebbero”. Però – sembra spiegare il templare dell’antiglobalizzazione a Salvini e Di Maio – siccome la Germania che molla è un sogno shakespariano, be’, a questo punto… mollate voi!

“I benefici per l’Italia di lasciare l’euro sono chiari e considerevoli. Un cambio più basso consentirà all’Italia di esportare di più e i consumatori sostituiranno le merci italiane per le importazioni. I turisti troveranno nel paese una destinazione ancora più attraente. Tutto ciò stimolerà la domanda e aumenterà le entrate del governo. La crescita aumenterà e l’alto tasso di disoccupazione in Italia (11,2%, con il 33,1% di disoccupazione giovanile) diminuirà…”.

Stiglitz cita le gestioni personalistiche negli approcci economici di Trump e Berlusconi dominati da “corrotti cercatori di rendite”; e afferma che fuori dall’euro, il Belpaese “avrebbe maggiori probabilità di cooperare in altri settori chiave con l’Europa: migrazione, una forza di difesa europea, sanzioni contro la Russia, politica commerciale”. Un crescendo epico.

Ed ecco, poi, il cambio di passo: l’Italia chieda, in pratica, di ristrutturare il suo debito, pagando in titoli di Stato. A quel punto gli altri membri Ue avrebbero due strade: o espellerci (ma, data la possanza del nostro debito, 3° al mondo, crollerebbe l’intera Ue); o, addottando con successo una moneta più flessibile – un “euro morbido” – e creando una sorta di “zona euro meridionale vicino a un’area valutaria ottimale”, accadrebbe che altri paesi ci seguirebbero.

E Stiglitz ricorda le vicissitudini finanziarie della Grecia. La quale, messa malissimo, era lì lì per introdurre il meccanismo di una nuova dracma, ma venne fermata dalla Banca Centrale europea, che la “strangolò”. E anche se ora pare uscita definitivamente dalla crisi, la cura da cavallo a cui si sottopose, fu per anni un dramma euripideo e ha lasciato segni indelebili.

Stiglitz è comunque onesto. Non nega che l’addio all’euro possa essere dolorosetto: “alcune aziende falliranno, altri vedranno il declino dei loro redditi reali”. Ma se la Germania non avesse agito con egoismo, “se l’economia italiana avesse trascorso i 20 anni dalla crescita della creazione dell’euro, al tasso della zona euro nel suo insieme, il suo Pil sarebbe stato del 18% più alto”.

Cari Salvini e Di Maio, volete uscire dalla gabbia Bruxelles? Parliamone. La replica dei nostri – e del ministro dell’economia Tria – non è tuttora pervenuta.

Articolo di Francesco Specchia

Fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/economia/13355709/joseph-stiglitz-nobel-ultima-chiamata-italia-uscite-euro.html

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È L'ECONOMIA CHE CAMBIA IL MONDO
Quando la disuguaglianza mette a rischio il nostro futuro
di Yanis Varoufakis

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Com'è nato il denaro? Da quando il lavoro è una merce? Che ruolo ha avuto il debito nelle società di mercato?

In una lettera appassionata alla figlia adolescente, l'ex ministro delle Finanze del governo Tsipras ripercorre le tappe fondanti della storia dell'umanità alla ricerca delle origini della disuguaglianza, attraversando i grandi temi dell'economia "per consentire al lettore di vedere la crisi con occhi diversi e di capire le vere ragioni per cui i governi si rifiutano caparbiamente di prendere le decisioni che porterebbero alla liberazione delle nostre società, in Europa, in Grecia e in tutto il mondo".

Economista radicale e militante anti-austerity, Yanis Varoufakis si rivela anche uno straordinario narratore, capace di raccontare l'economia come un'epopea in cui i contadini senza terra e gli eroi dell'Iliade, gli operai inglesi e Oscar Wilde lottano fianco a fianco per un'idea di società alternativa a quella imposta dal capitale. "È incredibile la facilità con cui tendiamo a considerare 'logica', 'naturale' e 'giusta' la distribuzione della ricchezza che abbiamo sotto gli occhi, specialmente se ci favorisce. Quando ti sembra di propendere per questo tipo di pensieri, ricorda: tutti i bambini nascono nudi, ma per alcuni è già stata pronunciata la condanna alla fame, allo sfruttamento e alla miseria. Non cedere mai alla tentazione di accettare una spiegazione logica per le disuguaglianze che finora, da ragazza che sei, hai ritenuto inaccettabili."

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Un commento

  1. Leggersi volentieri il libro dI Varoufakis,
    Solo che dalla prefazione mi.sembra più filosofia che economia,ma forse è proprio qui il suo punto di forza.

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