La GDO Confessa: Sui Prodotti del Progetto Pilota (Allevamenti Sottoposti a Vaccini mRNA) c’è il Buio Totale

“L’attuale quadro legislativo e le disposizioni del Ministero della Salute non prevedono l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza da allevamenti sottoposti al piano vaccinale”.

Le diffide formali notificate dall’Associazione Trilly APS ai colossi dei supermercati stanno producendo i primi effetti sismici…

Costretta a rispondere formalmente via PEC per non incorrere in responsabilità legali dirette, una nota catena della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) ha appena messo nero su bianco una verità inquietante.

Rispondendo all’istanza di un cittadino (i cui dati omettiamo per privacy), la Direzione del supermercato ha confessato due fatti gravissimi che confermano in pieno l’allarme lanciato dalla nostra Associazione:

1. La tracciabilità si interrompe prima del supermercato. La GDO ha ammesso per iscritto: “Non avendo accesso a questi dati da parte dei produttori non siamo purtroppo in grado di fornire garanzia scritta di esclusione”. Questo significa che i grandi marchi non forniscono i dati sui lotti ai supermercati. Il rivenditore finale vende al buio.

2. Il Consenso Informato è negato per legge. Il supermercato si difende confermando l’assurdo vuoto normativo da noi denunciato: “L’attuale quadro legislativo e le disposizioni del Ministero della Salute non prevedono l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza da allevamenti sottoposti al piano vaccinale.

Falso mito sfatato: Questa ammissione ufficiale demolisce definitivamente la falsa rassicurazione (circolata sui social in questi giorni) secondo cui “basterebbe leggere i codici di stalla sull’etichetta” per salvarsi. Se non li conosce il supermercato, non può certo trovarli il consumatore.

Mentre chiacchieroni e disinformatori diffondono consigli inutili, Trilly APS continua a produrre giurisprudenza e documenti ufficiali. Questa PEC costituisce l’ennesima prova schiacciante dell’impossibilità del consumatore di difendersi e sarà immediatamente allegata ai nostri esposti formali presso i NAS e le Procure.

La lotta continua. Pretendiamo etichette trasparenti, non rassicurazioni vuote.

Il Dato Oggettivo: I Codici di Allevamento

1. I codici identificativi dei 5 stabilimenti inclusi nel progetto pilota sono i seguenti: tre riguardano i tacchini da carne (060VR701, 096VR206, 096VR606) e due le galline ovaiole (053MN728, 053MN726). Tali identificativi emergono direttamente dalla documentazione istituzionale (nello specifico, dalla nota di verifica ministeriale relativa alla presentazione del progetto pilota) e risultano regolarmente registrati nella Banca Dati Nazionale (BDN).

2. L’errore fatale: L’inganno dell’etichetta al supermercato. L’illusione consiste nel credere che per “scegliere cibo sano” e tutelarsi sia sufficiente cercare questi codici sulle vaschette di carne o sui cartoni delle uova al supermercato per evitare il prodotto vaccinato. Questo è normativamente e logisticamente falso.

I codici sopra elencati sono Codici Aziendali (o Codici Allevamento) a uso strettamente interno della filiera e delle autorità sanitarie (ASL, Ministero, IZSVe). Questi identificativi viaggiano esclusivamente sui Documenti di Accompagnamento elettronici (DDA) per lo spostamento degli animali vivi dall’allevamento al macello o al centro di imballaggio uova.

Una volta che gli animali superano i cancelli del macello (o le uova entrano nel centro di confezionamento), il prodotto viene trasformato, sezionato e imballato. Sull’etichetta finale destinata al consumatore, il codice dell’allevamento d’origine scompare. L’etichetta riporterà il marchio commerciale (es. AIA, Veronesi) e il bollo CE dello stabilimento di macellazione/confezionamento, non il codice della singola stalla in cui l’animale ha vissuto.

3. La Confessione del Ministero sull’Etichettatura. La prova tombale che rende inapplicabile qualsiasi forma di autodifesa basata sui codici di stalla proviene dal Ministero della Salute stesso. Nel riscontro ufficiale inviato il 23 luglio 2026 (Prot. 0021975), il Ministero ha messo nero su bianco che la legge europea sull’informazione alimentare (Reg. UE n. 1169/2011) “non prevede l’obbligo di riportare in etichetta i trattamenti farmacologici effettuati sugli animali”.

Inoltre, come già cristallizzato nei vari esposti depositati dall’Associazione, lo Stato si avvale del “Considerando 16″ del Regolamento CE 1829/2003 per esentare la carne trattata con vaccini biotecnologici (come il vettore virale OGM rHVT-H5) dall’obbligo di riportare la dicitura OGM in etichetta.

Sintesi dell’Effetto Strategico: “L’Anestetico Sociale”

La falsa credenza secondo cui basterebbe “leggere l’etichetta” agisce come un formidabile anestetico per la coscienza civile, generando due risultati disastrosi per la tutela della salute pubblica:

Disarma la protesta: Il cittadino pensa di avere ancora il potere di scelta e smette di lottare per fermare il progetto alla radice.

Innesca una caccia ai fantasmi: I consumatori andranno nei supermercati a cercare codici (060VR701, ecc.) che non troveranno mai stampati sulla vaschetta del petto di tacchino. Non trovandoli, compreranno la carne convinti che sia “pulita”, finendo per consumare a loro insaputa esattamente i prodotti del progetto pilota.

La realtà forense è una sola: senza un obbligo legale imposto allo Stato o alla Grande Distribuzione (motivo per cui Trilly APS ha depositato formali diffide a tutela del Consenso Informato alimentare), il cittadino italiano comprerà e consumerà questi prodotti totalmente al buio!!!

Fonte: https://www.trillyapslagentecomenoi.it/la-gdo-confessa-sui-prodotti-del-progetto-pilota-ce-il-buio-totale-la-gdo-confessa-sui-prodotti-del-progetto-pilota-ce-il-buio-totale/

Letto su: https://sadefenza.substack.com/p/la-gdo-confessa-sui-prodotti-del

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