La Dipendenza Affettiva e le sue molteplici sfumature

cuori infrantiLa dipendenza affettiva è una problematica molto diffusa, e può assumere le più svariate e molteplici forme. Ma tutte accomunate da un aspetto importante: l’individuo cerca compulsivamente qualcosa fuori da sé, cerca amore che non ha sviluppato verso se stesso, cerca una compensazione a qualcosa che non ha avuto.

Ed utilizza tutte le proprie energie per cercarlo nella persona, nella dimensione o con le modalità sbagliate, finendo con l’aggiungere dolore e mancanza alla propria vita. Perché in realtà ciò che il dipendente affettivo cerca ostinatamente fuori, può trovarlo innanzitutto solo dentro di sé. E solo a partire da questo potrà farlo anche all’esterno nel modo più giusto e soddisfacente.

Il dipendente affettivo può essere:

  • Colui che ha sete d’amore e lascia nelle mani dell’altro, ad esempio, il partner, la responsabilità della propria felicità. E’ sottomesso e non si ama;
  • Colui che diviene dipendente da un’amicizia;
  • Genitori che amano troppo;
  • Figli che si aggrappano alla famiglia e faticano a trovare la propria strada;
  • Chi dipende dal proprio lavoro.

Come possiamo ben comprendere, si tratta di qualcosa non facilmente riconoscibile a volte, ma che può coinvolgere e causare un vero e proprio squilibrio in qualsiasi ambito della nostra vita.

Dipendenza affettiva e amore

L’ambito a cui più facilmente facciamo riferimento quando sentiamo parlare di dipendenza affettiva, è quella che coinvolge due partner.

Il dipendente affettivo nei confronti del partner spesso vive in funzione dell’altro, si sottomette, si aggrappa, ha l’aspettativa che questo debba pensare ad ogni sua necessità. E può arrivare ad accettare e subire tradimenti, maltrattamenti ed abusi, pur di non perdere la persona amata, di cui crede di avere grande bisogno. Nel caso in cui questa per qualche motivo venga a mancare, è in genere portato a cercare in breve tempo una nuova figura di riferimento a cui aggrapparsi.

A volte metterà a dura prova il partner con il proprio comportamento (che nel caso in cui si tratti di una persona matura e sana da un punto di vista emotivo) si renderà conto di tale gioco perverso, e sarà portato ad allontanarsi, a cercare un rapporto con un partner più stabile. In questo modo si materializzerà ciò che il dipendente affettivo teme maggiormente, e cerca ad ogni costo di scongiurare, l’abbandono.

Nel caso in cui entrambi i partner siano dipendenti affettivi tali dinamiche potrebbero reiterarsi a lungo, ma come possiamo immaginare non senza sofferenza per la coppia.

Amicizia e dipendenza affettiva

La dipendenza affettiva può annidarsi anche nell’amicizia. In questo caso il dipendente mette se stesso in secondo piano ed impiega molte delle proprie energie per compiacere l’altro, allo scopo di meritarne amore e riconoscimento.

Come l’amore però anche l’amicizia vissuta a senso unico prima o poi genera l’impressione di essere stati sfruttati, di aver solo dato e aver ricevuto poco in cambio. Il dipendente affettivo si crogiola nel proprio ruolo di vittima e non occupandosi anche di se stesso, finisce per attirare persone che hanno sempre bisogno ma che non hanno mai niente da dare.

Dipendenza affettiva e genitorialità

Anche i genitori possono essere dipendenti rispetto ai propri figli. Che differenza c’è tra un genitore che si dedica completamente ai propri figli e uno che ama troppo? Il genitore che soffre di dipendenza affettiva di fronte ad un figlio divenuto adulto può sentirsi perso e disorientato. Può essere geloso degli amici, imporre la sua volontà e privarsi delle proprie attività in attesa magari di una telefonata.

Certi genitori si sentono colpevoli di provare piacere e pensare a se stessi. Sono continuamente focalizzati sui figli anche quando questi sono divenuti autonomi.

Figli e dipendenza affettiva

Come ci sono genitori che amano troppo, ci sono anche figli che faticano ad acquisire una propria autonomia. Si tratta di coloro che provengono da contesti nei quali sono stati molto viziati, o poco incoraggiati e responsabilizzati.

Figli che faticano a prendere le proprie decisioni, a portare avanti progetti concreti, profondamente ansiosi, che credono poco in se stessi e continuano a procrastinare giunti al momento di realizzarsi su un piano personale. Figli provenienti da ambienti disfunzionali talmente “indeboliti dalla vita”, che faticano a trovare un proprio spazio distinto da quello della famiglia d’origine.

Dipendenza affettiva e lavoro

Tale individuo è in genere iperefficiente, dotato di talento, un gran lavoratore e cerca attraverso il successo professionale di provare il suo valore personale. È pronto a sacrificare tutto e il lavoro diviene l’unica fonte di valorizzazione.

Il dipendente affettivo da lavoro, ha sete di riconoscimento e dipende dall’approvazione altrui. Troppo e continuamente focalizzato sugli altri non conosce se stesso, il proprio valore, e i propri limiti. Il lavoro diviene la sua droga e come qualsiasi altra sostanza, anche lui la utilizza per non pensare e sentire altro. Per nascondere a se stesso ciò che prova e dovrebbe in realtà affrontare.

Alla base della dipendenza affettiva e di tutte le sue sfumature, troviamo in sostanza sempre un’insaziabile mancanza di amore ed autostima, che tuttavia è possibile risolvere trovando un nuovo equilibrio interiore.

Fonte: http://www.lopsicologoonline.it/dipendenza-affettiva/

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Una persona alla volta, un sorriso alla volta. È così che si cambia il mondo
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Se ti dicono che il mondo è sbagliato e non puoi fare nulla per aggiustarlo, hai due possibilità: ti rassegni a vivere una vita che non è la tua, con il dubbio di sprecare tempo prezioso, o ti rimbocchi le maniche e provi a migliorare le cose, un bambino alla volta. È quello che sceglie Nicolò, vent'anni carichi di domande, di energia e di un'inestinguibile ricerca di senso.

A casa, in Italia, mancano le risposte, le prospettive di un futuro che lo riempia, così sceglie di partire. Lo zaino che si porta è leggero: è convinto di trattenersi in India, nell'orfanotrofio di Dayavu Home, per qualche mese. Ma non sa che in quell'angolo remoto di mondo la sua vita è destinata a cambiare. Perché presto scoprirà che una vacanza da "volonturista" non è quello che sta cercando.

I venti bambini che incontra sono stati abbandonati dalla società ma nonostante questo, ogni giorno gli insegnano che si può sempre rinascere. E anche se Nicolò sa bene che la battaglia contro il male è persa in partenza, capisce che vale la pena di rischiare tutto per regalare un solo sorriso ai suoi ragazzini.

Così decide di restare: Dayavu Home diventa la sua Casa, Joshua, direttore dell'orfanotrofio e suo mentore, un secondo Padre e i bambini la sua Famiglia. "Bianco come Dio" è la loro storia, il racconto che Nicolò ha scritto - prima su un blog e poi su Facebook - per raccogliere fondi destinati alla struttura e agli studi dei ragazzi.

È la testimonianza semplice e sincera di una passione contagiosa che vuole cambiare il mondo, sorriso dopo sorriso.

"Chi sei? Chi vuoi diventare?"

"A vent'anni partii per fare volontariato. Non ne potevo più, ero vuoto e lo ero da tanto, e così, quando misi piede in questo piccolo orfanotrofio nell'India meridionale, i miei bambini trovarono spazio in abbondanza in cui insediarsi. Quello spazio era il mio cuore."
Nicolò Govoni

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