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La Commissione UE annuncia un Nuovo Green Pass, questa volta Permanente…

di Giorgia Audiello

La stessa tecnologia del Green Pass, ossia il Codice Qr, usato per attestare l’avvenuta vaccinazione contro il Covid 19, potrebbe ora essere utilizzata per le prescrizioni mediche elettroniche e per la tessera di vaccinazione dell’Ue, nel quadro dello Spazio europeo dei dati sanitari.

È questa l’iniziativa a cui sta lavorando la Commissione europea che dovrebbe presentare a breve i primi progetti pilota per entrambi i casi d’uso. Lo riferisce al portale Eunews, Stefan De Keersmaecker, portavoce della Commissione europea per la salute, comunicando anche che la Commissione non rinnoverà oltre giugno 2023 il regolamento che ha istituito il Green Pass.

Secondo De Keersmaecker, tuttavia, quella del “certificato verde” è stata una “storia di successo”, da riproporre, dunque, non solo per eventuali prossime pandemie, ma anche e soprattutto per implementare la trasformazione digitale dei dati sanitari, secondo l’agenda di Bruxelles, che non a caso sta facendo pressione per far decollare il progetto del “portafoglio europeo di identità digitale”. Il certificato digitale Covid dell’Ue ha facilitato il viaggio “libero e sicuro” per i cittadini ed è stato fondamentale per sostenere l’industria del turismo europea duramente colpita”, ha spiegato De Keersmaecker.

Quella del Green Pass, dunque, può essere considerata come una “sperimentazione” in vista di un metodo di organizzazione e controllo dei dati dei cittadini – attraverso il tracciamento digitale – strutturale e permanente. Del resto, già Mario Draghi – in una conferenza stampa del 2022 – aveva avvertito che la struttura emergenziale non sarebbe stata del tutto smantellata, ma si sarebbe trasformata in struttura ordinaria, come non aveva mancato di far notare fin dall’inizio L’indipendente, tra i primi a parlare del rischio in questione.

Le emergenze, infatti, si sono spesso rivelate come l’espediente per introdurre misure diversamente non accettabili dalla popolazione, per poi renderle permanenti anche dopo le criticità e modellare così nuovi assetti sociali e nuovi metodi di governo, in questo caso sempre più all’insegna del paradigma usato in alcune zone della Repubblica popolare cinese e per questo identificato come “modello cinese”.

Quest’ultimo si caratterizza per una stretta sorveglianza sui cittadini per mezzo degli strumenti digitali e lo stesso Klaus Schwab del World Economic Forum (WEF) non ha mancato di elogiarlo. Non è un caso, dunque, che sia proprio il forum di Davos a propugnare la cosiddetta “transizione digitale” alla quale sono destinati la maggioranza dei fondi del PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza) della Commissione europea. C’è, dunque, una stretta connessione e comunione d’intenti, tra organizzazioni private come quella di Davos e le istituzioni comunitarie europee.

Tornando a Mario Draghi, l’ex Goldman Sachs e banchiere centrale europeo, aveva detto esplicitamente, con riferimento ad alcune misure introdotte per fronteggiare l’infezione virale, che “gradualmente questa struttura perde i caratteri di emergenza e acquista quello di ordinarietà”. Dunque, potrebbe cambiare solo la forma attraverso cui uno strumento come il “certificato verde” viene richiesto.

Sebbene al momento non obbligatorio, infatti, la tessera vaccinale con Qr code potrebbe essere richiesta per accedere ad alcuni servizi, escludendo di fatto chi non la possiede. In questo modo la digitalizzazione della vita e della società, uno dei pilastri del mondo disegnato a Davos, diventerà inevitabile e ogni singolo dato della popolazione sarà registrato e tracciato, fino a ridurre gli stessi cittadini a codici Qr.

Si tratta della completa tecnicizzazione del mondo dove l’uomo appare sempre più dipendente dalla tecnica e in balia del controllo dello Stato: non più, dunque, un libero cittadino, ma un “codice” monitorabile.

Lo stesso Vittorio Colao, ex ministro della transizione digitale aveva messo in risalto questi aspetti. Aveva, infatti, spiegato che “il grande tema è l’interoperabilità delle piattaforme digitali abilitanti che è molto importante per ampliare i servizi ma anche per renderne la fruizione semplice attraverso il così detto principio del ‘One’s only’, cioè il principio in cui il cittadino una sola volta deve mettere le proprie informazioni dentro il sistema e poi è lo Stato da solo che lo va a cercare e lo vede”, aggiungendo anche che proprio il Green Pass è un grande esempio di interoperabilità, e che tra l’altro adesso sta facendo venire a mente tante altre possibili applicazioni meno drammatiche e meno di emergenza, in cui si potrebbe creare un sistema che permette in maniera istantanea di conoscere lo ‘stato’, il ‘diritto’ di attivazione o di fruizione di un servizio”.

A conferma delle anticipazioni di Draghi e Colao arriva, dunque, proprio in questi giorni la notizia che la Commissione UE sta lavorando a una nuova forma di Green Pass permanente che riguarderà sempre l’ambito sanitario, così da accelerare la transazione digitale, dando vita ad un sistema di sorveglianza impercepibile e ineludibile allo stesso tempo, dietro allo stendardo del progresso, dell’efficienza e della comodità.

Il Green Pass, dunque, lungi dall’essere una misura sanitaria, è stato il mezzo attraverso cui dare l’impulso alla transizione digitale in vista della nuova società e sanità 4.0, iper-tecnicizzata e irregimentata.

Articolo di Giorgia Audiello

Fonte: https://www.lindipendente.online/2023/04/11/la-commissione-ue-annuncia-un-nuovo-green-pass-questa-volta-permanente/

CASSANDRA È ANCORA MUTA
di Tomaso Montanari

Cassandra È Ancora Muta

di Tomaso Montanari

Chi parla contro il sistema non è tollerato. Bellissimo e interessante il connubio tra la il mito greco di Cassandra e la manifestazione della nostra società attuale dove sembra che più si è ipocriti e più si avanza al contrario di chi coraggiosamente decide di dire la verità ma non viene visto, riconosciuto e considerato proprio come Cassandra, una delle pizie preferite di Apollo.

Sono passati cinque anni dalla pubblicazione di Cassandra muta. Intellettuali e potere nell'Italia senza verità. È, per molti aspetti, cambiato il mondo.

Ma non è venuta meno, nel nostro Paese, l'abdicazione degli intellettuali al loro ruolo di osservatori critici della realtà, indipendenti dal potere.

E non è cambiato l'atteggiamento del potere nei confronti dei pochi intellettuali coerenti e rigorosi, considerati, come Cassandra, con fastidio e irritazione.

Negli ultimi tre anni la pandemia prima e la guerra poi hanno aggravato la situazione, portandola fino al punto di rottura e al rischio di non ritorno.

Gli intellettuali e i media sono sempre più portavoce del potere e quelli che non si allineano alla propaganda sono oggetto di ostracismo, di irrisione, di scherno.

Proprio nel momento in cui il pensiero critico sarebbe più necessario. Costruire una società critica, una società del dissenso, è la condizione vitale per il futuro della democrazia, soprattutto al tempo della guerra.

Ma Cassandra è ancora muta, sempre più muta. Lo evidenzia, in questo aggiornamento dell'analisi, uno dei pochi intellettuali capaci, quando occorre, di dire ostinatamente di no.

Premessa alla nuova edizione

Se Cassandra è muta, la democrazia soffre

In questi anni, ho pagato un prezzo per l’espressione del mio dissenso. Per aver contestato la canonizzazione civile di Franco Zeffirelli o l’istituzione del Giorno del Ricordo, per aver espresso il mio dissenso verso l’operazione Draghi guidata dal presidente Mattarella o anche solo perché un mio testo è uscito tra quelli da commentare alla maturità, mi sono trovato al centro di campagne violente guidate dai capi stessi di alcuni dei principali partiti italiani. E ho perso il conto delle querele, penali e civili, con le quali si è provato a farmi tacere.

Il risultato è che sono sempre più convinto della necessità di non tacere: se Cassandra resta muta, per la democrazia non c’è speranza.

Da qui la decisione di ripubblicare questo libro così com’era, pur sapendo che alcuni passaggi potranno apparire legati al contesto in cui esso fu scritto. Ho dunque aggiunto una postfazione, per mostrare come anche negli eventi degli ultimi anni, e in quelli ancora in corso, il pensiero dissenziente sia ancora e sempre il nemico principale del potere.

Il messaggio di fondo del libro resta terribilmente attuale: oggi abbiamo ancora più bisogno di un’altra politica. Mostrare ostinatamente che il re è nudo, e che un’alternativa è dunque necessaria, è la premessa indispensabile perché quella politica nuova, prima o poi, si manifesti.

Tomaso Montanari, Firenze-Siena-Porto Ercole, luglio 2022

Introduzione di Cassandra muta, 2017

In modo certo arbitrario, ho sempre letto questa vicenda come una impressionante rappresentazione della condizione dell’intellettuale moderno nella sua declinazione forse più interessante: quella dello studioso, dello scienziato, che è anche, appunto, intellettuale pubblico.

Apollo è la conoscenza, la scienza che ti prende come una vocazione: che ti strappa al mondo, e ti vorrebbe possedere, per così dire, in esclusiva. La scienza come sacerdozio, come monachesimo: che ti innalza, e ti separa dalla vita della comunità.

Ebbene, Cassandra è chi accetta la vocazione, e dedica la propria vita allo studio: ma non accetta il sacerdozio, fermandosi un attimo prima. Chi prende il sapere, ma non accetta di darsi fino in fondo: chierici, ma non monaci. Chi vuole rimanere nel mondo, e condividere quella conoscenza con tutti.

La maledizione, lo sputo di Apollo nella bocca, è la condanna a non appartenere fino in fondo né alla scienza, né al mondo: è la condanna a non essere “di nessuno”.

Questo è vero per quanto riguarda il campo d’azione dell’intellettuale. La scienza, mai come oggi, richiede una estrema specializzazione. Che rischia di sterilizzare il senso critico e paradossalmente anche l’attitudine alla ricerca, serrando chi la pratica in un settore sempre più ristretto: più ci si avvicina ai massimi livelli del sistema educativo, più oggi si è costretti entro un campo del sapere relativamente angusto.

Non è evidentemente interesse di nessuno screditare la competenza di per sé, purché non si consideri tale quella acquisita escludendo dal proprio orizzonte qualsiasi cosa non rientri in senso stretto nel proprio ambito specifico – poniamo: gli esordi della poesia d’amore vittoriana – o sacrificando la cultura generale a un ben preciso assieme di fonti convenute e idee canoniche.

Il prezzo, in tal caso, è francamente troppo alto.

E.W. Said, Dire la verità. Gli intellettuali e il potere (1994), Feltrinelli, Milano, 1995, p. 85

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