Il futuro distopico della Cina

di Carlo Peroni

Potremmo chiederci se è la Cina a essere come “Black Mirror” o se, invece, è la serie antologica di fantascienza distopica a ispirarsi al “Paese del Dragone”.

Ormai viviamo nel futuro, anche se noi occidentali abbiamo preferito trovare una fuga mentale in un’idea completamente distorta di passato e tradizione. In Cina, la tradizione non è d’intralcio a nessuno: il paese, come molti altri stati asiatici, è in fuga spedita verso il futuro.

Ma quale futuro? Senza gli intralci di privacy e diritti civili (tranquilli: sembra che anche qua da noi verranno presto superati) la Cina riesce a centralizzare qualsiasi decisione politica in modo efficiente. Senza doversi preoccupare di lacci e lacciuoli, dei pesi e dei contrappesi tipici delle obsolete democrazie liberali, lo Stato Centrale cinese può imporre le proprie decisioni ai suoi 1,4 miliardi di abitanti. È un bene? È un male? Sicuramente è qualcosa a cui dovremmo iniziare a pensare, perché il futuro del pianeta è nelle mani dei paesi asiatici e non più in quelle dei paesi occidentali.

Sull’internet cinese molto è stato scritto. La Grande muraglia che respingeva le invasioni mongole, ha trovato una nuova metaforica vita nel “Great Firewall” che isola l’internet cinese dalle influenze dei big della Silicon Valley: niente FaceBook, niente Google, niente Whatsapp e Instagram. Gli analoghi sono Baidu, WeChat, Weibo. I cittadini sanno benissimo che non possono comunicare liberamente quando sono online su queste piattaforme e il governo è molto solerte a bloccare gli interventi critici.

Ultimamente ha fatto molto discutere il “citizen score”, noto anche come social credit: i cittadini cinesi hanno un punteggio derivato dal loro comportamento sui social, che può procurare loro sconti nell’utilizzo di alcuni servizi. Mentre il “sistema di credito sociale” diventerà obbligatorio in Cina nel 2020, è attualmente in fase di sperimentazione in progetti pilota che sono stati lanciati attraverso società private.

L’esempio più discusso è “Sesame Credit”, che è stato sviluppato da “Ant Financial” e utilizza algoritmi informatici per ottenere punteggi da 350 a 950 per ogni utente, come è stato riferito dal “The Guardian”. Paragonato al primo episodio della terza serie di Black Mirror, Sesame Credit valuta le persone su fattori quali relazioni interpersonali e abitudini di consumo, incluso l’acquisto di videogiochi.

Sembra che lo stato monopartitico autoritario, creda che qualcuno che gioca alla “PlayStation” sia una persona pigra (il che, può anche esser vero… ma ovviamente non è questo il punto). I cittadini con una valutazione bassa entrano in una vera e propria black list. Ciò significa che non sono in grado di prenotare un volo aereo, acquistare o affittare una casa, non possono ottenere un prestito o soggiornare in un hotel di lusso.

Sin dai primi anni 2000, il partito comunista cinese parla di un leggendario database chiamato “Golden Shield Project”, progettato per accedere alle registrazioni di ogni cittadino e collegare la sicurezza nazionale, regionale e locale in un unico onnipresente e onnisciente sistema. Il progetto, fino a pochi anni fa, sembrava irrealizzabile, ma oggi vediamo che pian piano alcune funzionalità, allora solo immaginate, incominciano ad essere implementate. Il tempo corre veloce e il continente asiatico potrebbe nel giro di pochi decenni, mettere in pratica tutto quello che fino ad ieri sembrava una paranoia da complottisti.

Il controllo statale è molto presente, la propaganda è capillare, coadiuvata da un sistema privato che lavora in piena sinergia con le direttive del governo. Tutto questo rende tecnologicamente possibili cose che da noi sarebbero troppo complesse da realizzare, come è evidente se si guarda al titanico sistema di videosorveglianza nazionale, che tra qualche anno farà impallidire le più estreme distopie fantascientifiche.

Il governo raccoglie un’enorme quantità di informazioni attraverso le telecamere posizionate sulle strade e in tutte le principali città. Se commetti un crimine, gli algoritmi di riconoscimento facciale abbinano le riprese video del tuo viso alla tua foto in un database nazionale. Non passerà molto tempo prima che la polizia si presenti alla tua porta, oppure verrai fermato mentre cammini tranquillamente per strada.

Le conseguenze di tutta questa tecnologia su oltre un miliardo di individui sono difficili da immaginare. Il fatto è che il governo cinese non ha paura di sbagliare, poiché riesce a gestire senza problemi eventuali critiche di dissidenti interni. Anche la pressione esterna è venuta meno: tutti gli stati occidentali, indeboliti nella loro posizione non più dominante a livello globale, non se la sentono più di fare la voce grossa sui diritti civili e su questioni astratte come la privacy o, tantomeno, la democrazia. Qualsiasi critica, in ogni caso, potrà essere barattata da qualche apertura a livello commerciale da parte dei cinesi.

Oltre alla parte più legata a internet e alle tecnologie digitali, ancora più spinto è l’impegno cinese nell’ingegneria genetica. Grazie ai progressi della tecnica di “editing genetico” nota come “CRISPR”, modificare il DNA di piante e animali è diventato più veloce ed economico. Gli OGM per l’agricoltura sono ampiamente impiegati, ma anche a livello sperimentale, i ricercatori cinesi sono liberi di operare in modi che in Europa e Stati Uniti vengono ritenuti non solo illegali, ma anche immorali.

Un’inchiesta del “Wall Street Journal” afferma che l’editing genetico umano tramite CRISPR, è stato effettivamente utilizzato negli ospedali cinesi, per trattare malattie umane come il cancro già dal 2015. La Cina consente ai suoi comitati etici di approvare eventuali interventi su esseri umani, anche nell’arco di pochi giorni o, addirittura, entro un pomeriggio.

Anche a livello energetico, il “paese del dragone” ha deciso di fare sul serio. Ben note sono le immagini delle iper-inquinate città cinesi, che sembrano uscite direttamente dal film “Blade Runner”. Per ovviare a questo gigantesco problema, oltre che costruire depuratori grossi come palazzi, il governo ha iniziato a investire seriamente sulle energie rinnovabili. La Cina in questo frangente dimostra tutta la sua ambiguità. La nazione più popolosa del mondo è, infatti, il più grande responsabile per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico e marittimo, ma è anche il paese che sta investendo maggiormente nelle energie pulite.

Il governo ha imbracciato con molto ardore la missione per diventare la prossima superpotenza green. Il Paese è il più grande investitore nelle energie rinnovabili, con un investimento di circa di 125 miliardi di dollari nel settore nel solo 2017: un aumento del 30% rispetto all’anno precedente. Il fotovoltaico è una parte importante di questi investimenti. Entro il 2020, la Cina spera di generare 110 gigawatt di energia solare, sufficienti per alimentare più di 30 milioni di case, come parte di un ambizioso piano per ridurre le emissioni di carbonio.

Non contenti di quello che stanno facendo sul pianeta, i cinesi stanno puntando direttamente allo spazio. Come ogni vera super-potenza che si rispetti, sanno che ogni dominazione planetaria passa dai cieli e dalla luna. Il programma satellitare è già ben avviato, ma le ambizioni sono ben più ampie. Ancora sulla carta, sono stati presentati alcuni piani per costruire una base lunare abitabile, che potrebbe anche funzionare come piattaforma di lancio per le missioni su Marte.

Da questa carrellata di tecnologia e innovazione, è evidente come la Cina sia oggi un paese dinamico e proiettato verso uno sviluppo che non è solo economico. I progetti cinesi non sono solo globali, ma, letteralmente, interplanetari. Noi occidentali, stretti in una visione sempre più chiusa dei nostri orticelli, non abbiamo molto da dire a questo proposito. Possiamo indignarci o scuotere il capo con superiore e distaccata disapprovazione, ma possiamo fare poco o niente per fermare il progresso della gigantesca nazione. Quello che distingue la Cina dai paesi occidentali è, infatti, un governo non democratico che è tuttavia libero di progettare il futuro e di fare piani a lungo termine.

Il leader del partito Xi Jinping è infatti riuscito ad abolire i limiti del mandato presidenziale, un colpo di stato politico epocale, che gli spiana la strada per rimanere al potere per gli anni a venire. Se la deriva autoritaria è innegabile, la capacità di progettare sul lungo termine è una cosa che la nostra politica occidentale – costretta a cercare il consenso sul brevissimo periodo – non è più in grado di fare.

Articolo di Carlo Peroni

Fonte: http://www.dolcevitaonline.it/il-futuro-distopico-della-cina/

LA CIVILTà DELL'ORTO
La Coltivazione Elementare
di Gian Carlo Cappello

La Civiltà dell'Orto

La Coltivazione Elementare

di Gian Carlo Cappello

Cosa significa “non fare” in agricoltura? E come può un orto coltivato senza fatica rendere a tal punto da avere tutto il cibo di cui si ha bisogno?

Gian Carlo Cappello, agrotecnico con decenni di esperienza sulle spalle, ci spiega questa apparente contraddizione in un libro che è a metà tra un manuale agricolo e una riflessione sulla società di oggi.

Il libro racconta l'idea del progetto “Civiltà dell’Orto”, natoe per la sussistenza alimentare dei/delle partecipanti.

Ogni persona che contribuisce, sia con il lavoro sul campo sia con beni e/o servizi, può accedere al raccolto condiviso. Il Non-metodo di Coltivazione Elementare sviluppa il principio definito del «non fare».

Cosa non viene fatto:

  • nessuna lavorazione del terreno, neppure superficiale e neppure all'inizio della coltivazione;
  • nessun uso di fertilizzanti, antiparassitari, ammendanti e diserbanti (né chimici né organici né omeopatici) né E.M.;
  • nessuna rotazione colturale, consociazione varietale, compostaggio, sovescio, progettazione, calendarizzazione;
  • riduciamo al minimo l'apporto di acqua irrigua;
  • nessun intervento contro le cosiddette “malattie” né contro l'erba spontanea poiché considerate parte dei processi naturali di ripristino dell'equilibrio non comprensibili alla mente razionale;
  • non scegliamo dogmaticamente sementi antiche

Cosa viene fatto:

  • preserviamo il naturale equilibrio della terra e del contesto di coltivazione;
  • consideriamo la crescita delle coltivazioni come conseguenza dell’equilibrio della biosfera;
  • cerchiamo di rendere le piante coltivate quanto più «selvatiche» possibile;
  • promuoviamo il cambiamento e la crescita interiore, affiniamo l'intuito, il sentire, la saggezza innata e l'intrinseca capacità creativa di risoluzione dei problemi;
  • sosteniamo l'autosufficienza alimentare e il superamento dell'economia capitalista.
  • favoriamo l’inserimento di nuovi/e partecipanti che condividano questi principi.

Il cambiamento è possibile!

Perché leggere questo libro:

  • Per scoprire perché in agricoltura "non fare" è meglio di "fare".
  • Per sentire la voce di un esperto agrotecnico con oltre 30 anni di esperienza nel campo.
  • Perché non si tratta solo di un manuale di agricoltura, ma anche di un'inaspettata riflessione sulla società e sui comportamenti comunemente accettati, talvolta inspiegabili, dell'essere umano.

Le parole dell'autore

La Coltivazione Elementare è la realizzazione più avanzata della filosofia del «non fare», concepita ormai mezzo secolo fa dal contadino giapponese Masanobu Fukuoka. Essa rivisita con creatività ed estemporaneità nel contesto di per sé perfetto della Natura l'esperienza di una ruralità tramandata di generazione in generazione.

Se la tecnologia ci rende dipendenti dalla razionalità allontanandoci dalla nostra vera dimensione naturale, la Coltivazione Elementare ci può affrancare dai disastrosi tentativi dell'umanità di controllare la vita.

Nei processi naturali c'è già la ricchezza per ottenere con ottimi raccolti l'autosufficienza alimentare delle comunità. La nostra esistenza si può allineare alla perfezione imperscrutabile che è dentro di noi.

Ciò che ho scritto non è e non vuole essere soltanto un manuale, ma ripercorre i miei cinquant'anni di esperienza sul campo ed è rivolto ai lettori e alle lettrici che già coltivano o coltiveranno e ai borderline desiderosi di liberarsi dal peso della città e della società capitalista.

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Un commento

  1. C’è un prezzo da pagare per ogni cosa: per esempio, 180 milioni tra diabetici e pre-diabetici (risultato dell’inquinamento e interferenti endocrini); sono il 13% della popolazione cinese.

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