Caccia Russi impediscono a Israele di colpire nuovamente la Siria

di Maurizio Blondet 

Dieci anni di giochi sporchi degli Usa contro il popolo di Siria

L’esercito russo è passato dalle parole ai fatti e ha cominciato a impedire che l’IDF (Israel Defense Forces) bombardasse la repubblica araba. La riluttanza di Israele a rispettare gli accordi precedentemente raggiunti tra Benjamin Netanyahu e Vladimir Putin, sull’allentamento della situazione in Siria ha ora provocato problemi piuttosto seri per l’IDF. Quindi, il 17 marzo, gli aerei israeliani hanno cercato di colpire la capitale siriana dal confine libanese-siriano, ma i caccia delle forze aerospaziali russe erano già in cielo…

Secondo la risorsa di monitoraggio “Sentry Syria”, circa un’ora prima dell’attacco israeliano, l’intero spazio aereo occidentale della Siria era attivamente controllato da aerei militari delle forze aerospaziali russe, così come il 9 marzo, quando l’attacco israeliano è stato generalmente interrotto a causa del volo dei caccia Su-30 e Su-35, nonché dell’impostazione di potenti disturbi da parte di un sistema di guerra elettronica sconosciuto.

Non ci sono commenti ufficiali. Tuttavia, gli analisti attirano l’attenzione sul fatto che il lancio di attacchi missilistici all’aeroporto internazionale di Damasco dalle alture del Golan è stato inefficace per Israele, poiché un gran numero di sistemi di difesa aerea sono stati schierati in questa direzione, a seguito del quale, si presume, almeno tre missili siano stati abbattuti durante l’avvicinamento.

Articolo di Maurizio Blondet 

Fonte: www.maurizioblondet.it

Libri e varie...
FISSANDO IL SOLE
di Irvin D. Yalom

Fissando il Sole

di Irvin D. Yalom

"La tristezza mi entra nel cuore. Io ho paura della morte". Così quattromila anni fa Gilgamesh, l'eroe babilonese, commentava la morte dell'amico Enkidu.

La paura della morte ci perseguita da sempre. C'è chi la manifesta indirettamente, magari in un sintomo che non ha apparentemente nulla a che fare con essa; c'è chi la esplicita, come Gilgamesh, con tragica consapevolezza; c'è chi ne è a tal punto paralizzato da non potersi abbandonare ad alcuna felicità.

Come un'ombra oscura, la paura della morte entra nel cuore di ogni uomo, in ogni epoca, sotto ogni condizione. Al punto tale che non vi è stato scrittore degno di questo nome che non l'abbia affrontata e descritta.

Irvin Yalom l'affronta anche lui in questo libro, ma non per aggiungere un suo compendio di riflessioni alle illustri opere del passato. Il libro è piuttosto una ricognizione che nasce dal confronto personale con il problema della morte, confronto offerto dal dialogo con i pazienti e dalla frequentazione delle opere di quei pensatori che hanno tracciato la via per avere la meglio sul terrore della morte. L'esperienza mostra come sia davvero arduo vivere ogni istante consapevoli di dover morire. "E come cercare di fissare direttamente il sole: si riesce a sopportarlo solo per poco". Di qui i rituali compulsivi per attenuarne il terrore: la proiezione nel futuro attraverso i propri figli, la fede in un salvatore, la strenua lotta per diventare importanti e famosi.

L'angoscia della morte è però sempre in agguato, "occultata in qualche abisso nascosto della mente". Che cosa fare? Come misurarsi con essa? Più che Freud, Jung e gli altri grandi psichiatri della fine del diciannovesimo e dell'inizio del ventesimo secolo, sono i filosofi greci classici, in particolare Epicuro, a indicare, per Yalom, la via. È attraverso il pensiero di Epicuro - un filosofo lontanissimo da quella concezione di abbandono alla sensualità con cui viene generalmente tramandato - che l'idea della morte, anziché portare alla disperazione e a una vita priva di scopo, può essere una awakening experience, un'esperienza di risveglio, "una consapevolezza che conduce a una vita più piena".

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