L’Italia cova rabbia di fronte ad una classe politica sempre più distante

di Tatiana Santi

L’Italia post-Covid sta covando rabbia e la tensione sale con il rischio di esplodere. Le parole e le promesse non bastano più a chi ha perso il lavoro, i soldi e la fiducia nel futuro.

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Il Paese attende risposte concrete, ma la classe politica sembra sempre più distante dalla realtà e dai problemi dei cittadini. L’Italia che piano piano si libera dall’epidemia (…o falsa pandemia – ndr) è molto più povera e arrabbiata: gli aiuti promessi dal governo “faticano” ad arrivare e l’assenza di prospettive future spaventa le famiglie. La pazienza si sta trasformando in rabbia e nelle piazze si vedono le prime manifestazioni contro il governo.

La situazione è tragica, ma la classe politica sembra non rendersene conto. Se il governo non dovesse mettere in campo subito delle risposte e degli aiuti concreti, si rischia che la rabbia sociale si trasformi in rivolta? Sputnik Italia ne ha parlato con Corrado Ocone, filosofo e teorico del liberalismo.

– Il ministro dell’Interno Lamorgese ha dichiarato che “vanno erogati subito i fondi agli italiani, sennò si rischia che il senso di responsabilità si trasformi in rabbia”. Corrado Ocone, le manifestazioni di protesta del 2 giugno però mostrano che questo sta già avvenendo? Lo scontento sale fra gli italiani, non è vero?

Era prevedibile che questo succedesse per una serie di motivi. Partivamo già da una situazione di disagio, perché tutti i parametri italiani rispetto agli altri Paesi europei sono inferiori da parecchio tempo. Il disagio è stato sempre canalizzato dalle forze come il Movimento 5 stelle prima e Lega poi. Da un punto di vista storico, queste forze hanno svolto un ruolo importante perché hanno incanalato il disagio sociale, che l’italiano viveva da 10 anni oramai. L’Italia dalla crisi del 2008 non si è più ripresa. Parliamo di un disagio palpabile soprattutto nelle famiglie con bambini, questi genitori sanno che non possono garantire un futuro ai loro figli.

A tutto ciò si è aggiunta la pandemia, che ovviamente ha colpito un organismo già malato. L’Italia non ha un governo legittimato politicamente, ci siamo trovati ad affrontare la più grave delle crisi con il governo più debole e meno legittimato possibile. Il presidente del consiglio è stato molto scaltro, si è inserito ed ha cercato in maniera molto personalistica di accentrare tutti i poteri. Questo con una leggerezza incredibile, ha soppresso libertà fondamentali, non ha coinvolto nessuno nel dibattito. Gli italiani si trovano in una grossa crisi finanziaria e soprattutto non vedono prospettive, non si fidano più del governo”.

– Se non dovessero arrivare risposte concrete dalla politica, quali rischi si corrono con una rabbia sociale sempre più tangibile?

“Quando non si troverà più lavoro, i cittadini saranno senza una lira in tasca e pieni di debiti… a quel punto la protesta potrà diventare rivolta. Questa volta non funzionerà più secondo me l’opera di canalizzazione da parte delle forze politiche, perché ci troveremo di fronte ad una vera e propria débâcle. La prospettiva è quella delle rivolte che avvenivano un tempo.

Gli italiani percepiscono una sorta di lontananza con la classe dirigente e soprattutto con la classe al governo. Conte ha comunicato molto, però in tutta la comunicazione non c’è stato un sentore di verità. Quello di fare promesse è un vizio tutto italiano, però in una situazione del genere, è chiaro che una promessa la quale va ad impattare direttamente sulle tasche dei cittadini, se non si verifica, provoca una rivolta”.

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– Al governo, a suo avviso, c’è la consapevolezza di un sentimento di rabbia sociale sempre più diffuso?

“No, la casta politica è autoreferenziale. Vediamo ad esempio l’insistenza del sindaco di Milano Sala sul monopattino – è questo il momento per pensare ai monopattini? Ciò significa non vivere fino in fondo il dramma delle persone. Ho l’impressione che chi è al governo viva la situazione attuale come un turista in una zona sottosviluppata dell’Africa. I politici guardano, si impietosiscono (… mah, neanche poi molto – ndr) ma il tutto non li tocca. Si sta preparando per l’Italia un tragico destino, la storia questo ci insegna“.

– L’Italia che esce dall’epidemia è molto più povera e arrabbiata. Quali prospettive vede per il Paese?

Da ogni situazione di emergenza si è usciti con l’unità nazionale. Non si può pretendere di avere un’unità nazionale però dove si escludono gli altri. Perché un governo che non rappresenta gli italiani dovrebbe essere quello che poi rappresenta l’unità della nazione?

Solo un governo che coinvolge quasi tutte le forze politiche può garantire l’unità nazionale. Non c’è una cognizione vera della realtà, si pensa che possa arrivare in aiuto l’Europa. Si cerca di rimandare ancora la soluzione dei problemi. Per esempio con la proposta di creare gli Stati generali dell’economia. Dal governo mi aspetto che presenti il piano di rilancio dell’economia, non che crei gli Stati generali. Arriveranno ad una conclusione, se tutto va bene, fra 8 mesi.

Per unire la nazione attorno ad un progetto ci vuole una classe politica più credibile, sempre così è stato. Il default del Paese potrebbe essere una sciagura pure per l’Europa. Secondo me però questi aiuti l’Europa, sempre se arriveranno, ce li farà sospirare. La mentalità che vige nel Nord Europa è dell’italiano spendaccione. Nei nostri confronti continueranno ad avere questo atteggiamento”.

– E l’opposizione in questo contesto che ruolo ha?

Pure l’opposizione attuale non mi sembra all’altezza onestamente. Prima di tutto perché si fa imporre il tavolo di gioco dal governo. Ho l’impressione come se l’opposizione fosse rimasta schiacciata dal Coronavirus. Ovviamente l’epidemia ha spiazzato perché era un elemento imprevisto. Inoltre l’opposizione non è stata capace di riformularsi. Le forze della maggioranza si sono riformulate, magari solo da un punto di vista dell’immagine e a parole. L’opposizione non ha rinnovato il suo messaggio, non fa quello che dovrebbe fare, ovvero un’opposizione: creare cioè un governo parallelo, un piano di rilancio completamente diverso. La situazione del Paese è tragica!“.

Articolo di Tatiana Santi

Fonte: https://it.sputniknews.com/intervista/202006059170191-litalia-cova-rabbia-di-fronte-ad-una-classe-politica-sempre-piu-distante/

UN CORSO IN MIRACOLI
Edizione unificata e rivista
di Foundation for Inner Peace

Un Corso in Miracoli

Edizione unificata e rivista

di Foundation for Inner Peace

Questa edizione è la sola traduzione italiana autorizzata dalla Foundation for Inner Peace, detentore originario ed attuale del primo copyright internazionale dell'edizione inglese fornita dalla Dr.ssa Helen Schucman, scriba di Un corso in miracoli.

Un'opera che rappresenta una fonte ineguagliabile d'ispirazione per tutti coloro che desiderano cambiare positivamente la propria vita.

Un corso in miracoli è nato grazie all'improvvisa decisione di due persone di unirsi con uno scopo comune. I loro nomi erano Helen Schucman e William Thetford. Erano tutt'altro che spirituali. La relazione tra di loro era difficile e spesso tesa, e la loro preoccupazione era di essere riconosciuti e accettati personalmente e professionalmente, oltre che sul loro status sociale.

Helen racconta:

"Psicologa, educatrice, di idee tradizionaliste, atea, lavoravo in un ambiente altamente accademico e prestigioso. E poi accadde qualcosa che scatenò una serie di eventi che non avrei mai potuto prevedere. […]

La scrittura vera e propria fu preceduta da tre mesi sorprendenti, durante questo periodo Bill mi suggerí di scrivere i sogni altamente simbolici e le descrizioni delle strane immagini che mi arrivavano. Sebbene mi fossi maggiormente abituata all'inaspettato in quel periodo, fui nondimeno molto sorpresa quando scrissi: "Questo è Un corso in miracoli". Quello fu il modo in cui la Voce mi si presentò. Non emetteva alcun suono, ma sembrava darmi una specie di rapida dettatura interiore che scrivevo in un blocco per stenografia. La scrittura non era mai automatica, […] rappresentava una impresa collaborativa tra Bill e me, e molto del suo significato, ne sono sicura, si trova in questo".

Studiata per essere un vero e proprio "programma di insegnamento", quest'opera ha lo scopo di portarci fuori dal mondo della percezione per riconoscere l'unica verità, eterna, immutabile: il mondo che noi vediamo riflette la nostra propria struttura di riferimento interna, le idee, le emozioni e i pensieri.

La percezione è una funzione del corpo e pertanto rappresenta un limite alla consapevolezza. La via d'uscita dalla percezione è la visione cristica che riflette unità invece che separazione, amore invece che paura, forza invece che debolezza.

Il volume intende essere una guida spirituale e un manuale di autoapprendimento per la rivalutazione di noi stessi e del mondo. Il testo è stato udito come una sorta di "dettato interiore", nel corso di un periodo di sette anni, ed è focalizzato sulla "guarigione dei rapporti" in relazione all'esigenza di mutare il modo in cui entriamo in relazione con gli altri.

"Alcune delle idee presentate nel libro di esercizi ti risulteranno difficili da credere, altre potranno sembrarti alquanto sbalorditive. Questo non ha alcuna importanza. Ti viene semplicemente chiesto di applicare le idee secondo le istruzioni date. Non ti si chiede di giudicarle. Ti si chiede solo di usarle. Usandole acquisiranno per te significato e scoprirai che sono vere".

"Nulla di ciò che è reale può essere minacciato. Nulla di irreale esiste. In questo si trova la pace di Dio".

L'opera contiene:

  • prefazione
  • 669 pagine di testo
  • 448 pagine di esercizi per gli studenti (con 365 esercizi, uno per ogni giorno dell'anno)
  • 92 pagine di manuale per gli insegnanti
  • chiarificazione dei termini
  • supplementi
  • ... e molto altro!
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Un commento

  1. Riccardo Cantamessa

    condivido in tutto l’analisi di Tatiana Santi.

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