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La Rabbia e lo Sconforto

di Marcello Veneziani

Chi ci difende dall’assedio quotidiano del nuovo catechismo politicamente corretto, del bombardamento mediatico-pubblicitario e dalla nuova Inquisizione?

Il politicamente corretto tollera tutto, tranne la verità | Pepeonline

La Chiesa di Bergoglio, il Quirinale, la Corte Costituzionale, l’altra politica, la magistratura, la cultura libera e pensante, la satira contro il potere, la stampa indipendente? Macché.

La rabbia e lo sconforto, per modificare un titolo famoso di Oriana Fallaci. La rabbia per l’assalto pervasivo della nuova ideologia correttiva alla realtà, al senso comune, alla natura, alle identità e alla tradizione; e lo sconforto perché non vedi argini, risposte alternative, opposizioni attrezzate, per rappresentare quel che sente, pensa e dice la trascurabile maggioranza della popolazione.

Nessun soggetto pubblico che affronti con mezzi adeguati l’Assedio quotidiano; nessuno che quantomeno bilanci, dia voce, garantisca il rispetto a chi dissente dal processo in corso. Un processo civile e incivile, politico e giudiziario… Da nessuna parte si profila una risposta compiuta e alternativa; l’unica strategia è perder tempo, assopire, frenare, voltare lo sguardo. O guadagnare un’ora sul coprifuoco…

Molti dei succitati argini o garanti sono schierati dalla parte opposta o hanno abdicato alla loro funzione di arbitri super partes; tacciono o parlano d’altro, o peggio pensano a galleggiare per sopravvivere e perciò assecondano il mainstream. Chi si oppone fa solo la conta dei sondaggi ma non attrezza risposte confacenti su alcun piano; basta un’opinione al volo, una battuta in video e il compito è assolto, la coscienza è a posto. Gioco di rimessa.

La solitudine di massa è quel che avvertiamo ogni giorno di più; a poco servono anche le ultime munizioni rimaste nelle nostre mani, come il voto, quando verrà il suo tempo, se non hai una strategia e un quadro di riferimento.

La cosa più insopportabile del Politicamente corretto è che rinfaccia a ciascuno di essere quel che è; è un’istigazione costante a rifiutare la storia e la memoria, la cultura e la natura come sono nella realtà, nella vita e nella mente. Si prendono casi estremi, episodi di intolleranza, per rovesciare la realtà, i codici di vita e di legge, i sentimenti e le ragioni comuni. Si rassicura che la cosa non tocca tutti gli altri, ma si ridefinisce la realtà demolendo le identità.

Devi vergognarti di essere italiano, europeo, occidentale, cristiano o perlomeno figlio della civiltà cristiana, cattolica in modo particolare. Devi vergognarti di essere padre, madre, figlio, erede di una tradizione e una civiltà. E di essere maschio, etero, identificato secondo natura e consuetudine.

Il Politicamente Corretto ti rimprovera di essere quello che sei e come hai vissuto finora. Hai sbagliato nelle scelte e nelle inclinazioni, nei rapporti umani e nella tua vita, nel tuo lessico e nella tua sfera privata. La realtà così com’è, è un vizio oscuro da cancellare, un’abitudine retrograda da cui liberarsi; l’essere cede il posto al dover essere e ai desideri soggettivi.

Ognuno di noi ha commesso tanti errori nella sua vita e tanti sono pronti a riconoscerli. Ma la cosa peggiore di questo autodafè permanente, personale e collettivo, è che non ti rinfacciano i tuoi errori, i tuoi peccati, ma quasi tutto quel che non rientra in essi. Anzi, in molti casi, il nuovo canone ti chiede di vergognarti delle cose migliori della tua vita e di quello di più caro in cui hai creduto, pensato e vissuto; devi vergognarti delle tue origini e della tua cultura, devi vergognarti della tua identità e della tua educazione, devi vergognarti della tua famiglia, della tua preferenza per i figli e per gli affetti più cari, del tuo modo d’amare e di corteggiare, della tua fedeltà e lealtà verso un modo di essere e un mondo di pratiche e valori civili, religiosi, patriottici e familiari. Non devi vergognarti delle tue incoerenze e contraddizioni, semmai di non averle portate fino in fondo, cioè fino a rinnegare ciò che sei e ciò che furono i tuoi genitori.

Devi vergognarti di essere quello che sei e da cui provieni, devi amare ciò che ti è più lontano, chi ti è più estraneo, cosa è più remoto dal tuo mondo. Amare ciò che ti viene meno naturale. La preferenza per l’alien a scapito dell’idem, del lontano rispetto a chi ti è più vicino. È questo l’aspetto tirannico, disumano, irreale dell’inquisizione. Che soffoca la vita, la libertà, la spontaneità, la varietà, la passione per la verità e l’amore della realtà.

La motivazione per rifiutare la realtà è che non l’ho scelta io: essere italiano, europeo, maschio, bianco, etero, figlio di quei genitori, non è dipeso da me. Tutto ciò che deriva dal destino e dalla natura va rifiutato o privato di valore; vale solo quel che scegli e vuoi essere e fare.

Ma non definire più una persona come maschio o femmina, padre o madre, italiano o indiano, è come negare la propria età, la propria data di nascita, i propri genitori e il proprio luogo di nascita. Se hai, per esempio, cinquant’anni, sei maschio e coniugato, hai famiglia, cognome, luogo e data di nascita, sei libero di vivere come se avessi trent’anni, come se fossi di altro sesso rispetto a quello che la natura ti ha dato; puoi lasciare il tuo paese d’origine, puoi farti chiamare con altro nome, puoi lasciare la tua famiglia.

Ma se si stabilisce per legge che la realtà, la natura, l’età e la storia non contano più, ma conta solo la tua volontà di essere quello che ti va, come e dove ti va, hai trasformato una società civile in un manicomio invivibile. Non si può confondere la libertà delle tue scelte private, che nessuno vuol negare, con una legge che revochi per decreto la realtà e l’identità, per riconoscere solo i desideri soggettivi e mutanti.

È solo rovinosa barbarie, e follia. E da oggi riprende l’assedio con la giornata mondiale contro le fobie… Verrà un giorno che usciremo da questa allucinazione indotta e ritroveremo la realtà; verrà un giorno che saranno riconosciute e rispettate le ragioni di chi oggi reclama nel deserto?

Articolo di Marcello Veneziani – La Verità 16 maggio 2021

Fonte: https://www.marcelloveneziani.com/uncategorized/la-rabbia-e-lo-sconforto/

HOMO STUPIDUS STUPIDUS
L'agonia di una civiltà
di Vittorino Andreoli

Homo Stupidus Stupidus

L'agonia di una civiltà

di Vittorino Andreoli

È possibile scongiurare l'agonia in cui sta scivolando la nostra civiltà? Che ne è dell'uomo quando smarrisce i benefici garantiti dalla parte più evoluta del suo cervello? Quando delega le sue funzioni ad appendici digitali, vere e proprie protesi, innescando una regressione che cancella ogni traccia del salto evolutivo per cui è stato definito Homo sapiens sapiens, diventando Homo stupidus stupidus? Quando la nostra mente perde progressivamente la razionalità e l'affettività, e intanto muore l'etica, muoiono gli dèi, che vengono sostituiti dal denaro e dal successo?

Vittorino Andreoli sa che l'uomo si può "rompere", come psichiatra ha seguito e curato molti pazienti aiutandoli a sollevarsi dalle loro cadute. Ecco perché non ha perso la fede nell'uomo e nelle sue possibilità.

In questo suo nuovo libro vuole lanciare un allarme e spingerci a riflettere sulla regressione del nostro tempo, che rischia di cancellare le conquiste che hanno segnato la storia deM'Occidente.

Convinto che la morte di una civiltà possa essere osservata e testimoniata, e che se ne possano indicare i segni premonitori, mette a fuoco tre comportamenti talmente diffusi da essere diventati regole: la distruttività, la caduta dei princìpi primi che sono alla base del vivere sociale e l'uomo senza misura.

Intorno a questi tre grandi temi, svolge la sua analisi arrivando alla conclusione che l'uomo vada ormai escluso dall'ambito della sapienza. Il tratto che oggi lo definisce meglio è l'essere stupidus, secondo il significato etimologico, che condivide la radice con "stupore".

Lascia infatti attoniti, sbalorditi, che un uomo possa assumere gli atteggiamenti dominanti nel nostro tempo, ma ancora più incredibile è che lo possa fare una comunità intera, un popolo.

Un margine per invertire la rotta ancora c'è, per farlo occorre però riaffermare i princìpi che permettono il procedere della ragione, la bellezza della cooperazione contro l'esasperato individualismo, integrando sentimenti e razionalità.

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